Pittura e scultura nell'arte romanica (italia settentrionale)

Materie:Altro
Categoria:Arte
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Testo

Il romanico nell’Italia settentrionale
Scultura
La scultura, in età romanica, ha, soprattutto, funzione didattica. L’ornamentazione scultorea, come nel tempio greco, ha lo scopo di educare, di far comprendere ai fedeli le verità divine attraverso l’immagine. Si trova soprattutto nei portali, nei capitelli, nei pulpiti e nei pontili. Spesso troviamo figurazioni escatologiche, come nei Giudizi Universali, storie bibliche o animali, reali, fantastici o mostruosi (bestiari). Qualsiasi tema acquista il potere suggestivo della favola, per commuovere incitare o impaurire. L’immagine, infatti, ha il ruolo di attirare l’attenzione del fedele e quindi, nella chiesa occidentale, assume quasi un valore propagandistico della fede. Tra le serie d’immagini che si ripetono in più architetture ricordiamo le Bibliae pauperum. La scultura romani trova, nella valle padana, due grandi esponenti: Wiligelmo e Antelami.
Il nome di Wiligelmo strettamente legato a quello di Lanfranco e alla cattedrale di Modena, è uno dei massimi scultori dell’arte romanica. Egli viene menzionato in un’epigrafe della facciata come dignus onore. Fra i più noti rilievi dell’artista sono da ricordare le “Storie della genesi”. Da esse emergono le qualità fondamentali dell’autore aderenza al tema trattato, immediatezza espressiva, forza della sintesi. Uno dei particolari degni di nota è la “creazione della donna”: l’ambiente naturale entro cui ha luogo il miracolo è indicato, sulla destra, dalla roccia tondeggiante, sotto la quale, rappresentata con elementi semicurvi ripetuti e incastrati l’uno all’altro, scorre l’acqua dei fiumi del paradiso. Tutto ciò sembra essere una trasformazione del simbolismo romano, non più modo per far intuire un’idea ma per far sentire la realtà del luogo. Non importa che tutto sia descritto nel dettaglio perché il lettore deve poter immaginare. Nella stessa scultura infatti vi è Adamo posto su un fianco che appare come un corpo pesante a causa della netta linea che delimita i contorni della sua figura. Tutto contribuisce a rendere l’inerzia dell’uomo dormiente: la testa sostenuta dalla mano, l’avambraccio obliquo, la disposizione della gamba sinistra. Dal corpo di Adamo nasce Eva, ugualmente greve e torpida. Dio è raffigurato in piedi ed esprime fermezza sia per la posizione della testa, sia per la sua veste triangolare. Questa è una raffigurazione che sintetizza tutto lo stile dello scultore Wiligelmo ma ne abbiamo molte altre. Nella prima lastra della chiesa si trova la raffigurazione della creazione dell’uomo, della donna e del peccato originale; nella seconda quella del rimprovero del signore, della cacciata dal paradiso terrestre e del lavoro dei progenitori. Nella terza e nella quarta vi sono le rappresentazioni del sacrificio in onore di dio da parte di caino e abele, di caino che uccide abele, di dio che maledice caino, del cieco Lamech che uccide caino, dell’arca di noè e di noè e i figli che tornano sulla terra al termine del diluvio. Le quattro lastre si trovano nella facciata del duomo, due ai lati del portale maggiore, due sopra quelli minori.
Antelami fu un altro scultore di grande rilievo in età romanica. La sua opera più antica giunta a noi è la Deposizione del duomo di parma. Essa esprime le maggiori peculiarità della sua scultura, che riceve influssi da molte arti. Osservando la scultura si rivelano i seguenti elementi d’origine classica: la base della lastra marmorea, le rosette che ornano il bordo superiore, le personificazioni del sole e della luna. Essi però sono filtrati dal bizantinismo, da cui deriva anche la simmetrica disposizione delle figure e la simbolica misura delle teste, ma, che si manifesta soprattutto nella tecnica della niellatura (riempimento a mastice del disegno graffito) e nella bidimensionalità dell’ornato. Il predominio delle linee è provenzale mentre la punteggiatura di alcuni vesti, mediante buchetti fatti col trapano, è borbognona. Altre caratteristiche da notare sono sicuramente la presenza delle cornici, inferiore e superiore, che conferiscono, all’evento che si svolge all’interno dell’incasso, il ruolo di protagonista. Le stesse figure rappresentate sembrano essere coscienti del dramma che si sta concludendo e, per questo, sembrano staccarsi, isolate, dal fondo. Il loro movimento si accentua inoltre da sinistra verso il centro fino ad equilibrare la spinta del corpo di cristo morto. Prevalgono su tutta la composizione le pieghe della veste del condannato col loro scatto quasi nervoso che viene arrestato dalla cerchia dei quattro soldati sovrastanti. In quadro complessivo tutto appare bilanciato, difatti le linee oblique verticali o rette sono relazionate tra loro. In questo si manifesta, infatti, il significato più profondo del classicismo dell’Antelami, che si fonda e si amalgama con la calma e la profonda accettazione del dolore che si ritrova nella scultura. Oltre al duomo di Parma anche il battistero, posto nella stessa piazza, presenta sculture realizzate da Antelami. Egli svolge all’interno e all’esterno dell’edificio una complessa figurazione, summa della sua arte de della cultura religiosa medievale. I temi presenti sono davvero numerosi; tra questi, esempi ne sono: -La leggenda di Barlaam, in uno dei portali, con la quale vuole ricordare all’uomo la fugacità della vita. In esse la materia plastica si fa quasi fluida e i rilievi si staccano dal fondo senza urti, in maniera graduale.- la figurazione dei mesi, collocati all’interno del battistero ( che racchiudono il significato del lento trascorrere del tempo e del faticoso lavoro dell’uomo nelle varie stagioni dell’anno).

Il romanico nell’Italia settentrionale
Pittura
La pittura dei secoli XI e XII in valle padana, sviluppa, senza novità sensibili, i caratteri degli affreschi di Galliano. Nel veneto, dove sono forti i contatti con l’arte bizantina, si riprende l’antica tradizione del mosaico, soprattutto per i valori cromatici che offre e che gli permettono di integrarsi con la natura. Se è vero che si riprendono i motivi bizantini è anche vero che si insiste, come in tutto il romanico, sulla linea, attribuendole non solo il significato di confine, quanto, piuttosto, quella di muovere l’immagine, di esprimere drammaticità.

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