impressionismo

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L’impressionismo: la relatività del nostro essere

Nato dal rifiuto delle tradizioni pittoriche contemporanee, a soggetto classico o sentimentale, e dello stile promosso dall'Accademia di belle arti di Parigi, l’impressionismo è una corrente pittorica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell'Ottocento. Il 15 aprile, a Parigi, si aprì una mostra in opposizione al Salon, l’esposizione ufficiale attraverso cui l'Accademia imponeva i modelli ai quali tutta l'arte francese avrebbe dovuto uniformarsi. La Exposition Impressioniste, come venne definita sul Charivari dal critico Leroy, con un neologismo di tono dispregiativo derivato dal titolo di un quadro di Monet (Impression, soleil levant, 1872; Parigi, Musée Marmottan), non fu compresa. Il termine "impressionista", criticamente efficace, fu invece accettato dai pittori stessi, entrando poi nell'uso comune. I pittori che organizzarono questa mostra rifiutarono quindi i dettami dell’Accademia, preferendo dipingere paesaggi, scene di strada e aspetti della vita quotidiana invece che episodi attinti alla classicità o alla storia aulica. Gli impressionisti rendono la realtà così come la vedono e non si limitano a rappresentare la realtà naturale, ma la comprendono tutta, anche quella umana e cittadina. Questa fu rappresentata nella sua totalità e continuità in quanto lo spazio non è definibile e non esiste solo in profondità verso il punto di fuga ma anche a destra e a sinistra. La nostra ragione, trascurando il superfluo e cogliendo solo l’ generale, opera una sintesi e comprende la realtà nella sua sostanza. La luce acquista un ruolo importante; questa colpendo gli oggetti, viene assordita e respinta, componendosi nei vari colori (anche le ombre sono formate da colori). Alla pittura in studio venne preferita la pittura all'aria aperta; le vibrazioni luminose del paesaggio, dell'oggetto, della figura umana immersa nell'atmosfera furono fissate con istantaneità nei loro aspetti mutevoli, ricreate attraverso la giustapposizione di rapidi tocchi di colore; eliminando il disegno e il chiaroscuro con effetti plastici. La tecnica adottata non seguì un metodo rigorosamente definito, come avvenne poi per alcuni movimenti posteriori (neo-impressionismo, divisionismo, puntinismo), ma si realizzò sul piano della sensibilità pittorica individuale. Nella fase formativa del movimento ebbe grande importanza il programma antiaccademico di Manet, che dal 1863, con l'esposizione del Déjeuner sur l'herbe al Salon des Refusés, poi di Olympia al Salon del 1865, infine con la polemica partecipazione all'Esposizione del 1867, divenne il portabandiera delle tendenze innovatrici. Affascinato dalla vita mondana, Manet dipinse una serie di tele ambientate in un bar, tra cui “Il bar alle Folies-Bergère”, dove viene ritratta una "giovane inglese dai capelli d'oro". La modella, Suzon, cameriera alle Folies-Bergere, e' raffigurata nello scenario dove abitualmente lavora.

(1882 cm 96X130 LONDRA, COURTAULD INSTITUTE)

Dopo anni d'incomprensione, l'artista conquista il successo con questo capolavoro.
E' la prima volta che Manet utilizza l'effetto dello specchio, già impiegato da Degas. Grazie ad un gioco di prospettive, sposta l'immagine riflessa delle bottiglie e della cameriera, anche se lo specchio e' perfettamente parallelo al bancone. Spostamento voluto, in quanto Manet dipinse la scena nel suo atelier, senza cercare di restituire fedelmente l'immagine della realtà. Questo artificio serve per permettergli di dipingere l'uomo con i baffi a cui Suzon indirizza lo sguardo: il pittore Gaston Latouche. La cameriera sembra interporsi tra il nostro sguardo e il mondo dei mondani d'alto bordo nella sala. Un'impressione di solitudine emana dalla sua grande figura, immobile, indifferente alla folla rumorosa. Qui Manet è moderno, non soltanto per aver rappresentato un momento qualunque di un luogo qualunque contemporaneo, quanto per averne reso la transitorietà, quella transitorietà che è in tutta la nostra vita.
Il maggiore esponente dell’impressionismo è comunque Claude Monet, tra i cui soggetti preferiti troviamo il mare o il fiume. L’acqua è proprio la protagonista di molti suoi quadri come nel “La Grenouillère” e nel “La regata ad Argenteuil”.

(1872 cm 48X75 PARIGI, MUSEE D'ORSAY)
In quest'opera, eliminando i neri dalla tavolozza e utilizzando passaggi di tono e movimenti lineari, egli restituisce una visione chiara ed immediata di una forte qualità luminosa. La natura non è rappresentata come qualcosa di distaccato da noi, ma noi viviamo in mezzo ad essa.

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