| Materie: | Appunti |
| Categoria: | Letteratura |
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| Data: | 14.02.2001 |
| Numero di pagine: | 4 |
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LA COSCIENZA DI ZENO
Italo Svevo scrisse "La coscienza di Zeno" nel 1923 dopo gli altri due romanzi "Una vita" e "Senilità".
Quando Svevo scrive queste opere è un industriale, lavora in una fabbrica di vernici sottomarine. Suona il violino. Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale, vive a Trieste, la fabbrica viene chiusa, le bombe distruggono gran parte dei suoi beni.
Nel 1919 comincia a scrivere "La coscienza di Zeno" e in una lettera a Eugeni Montale dice che "La coscienza di Zeno è un'autobiografia, ma non è la mia".
"La coscienza di Zeno" porta già nel titolo il nome del protagonista, Zeno Cosini, il quale si rivolge al lettore in prima persona e narra gli eventi della sua vita attraverso i 6 capitoli del libro e ognuno di essi affronta un tema: il vizio del fumo e gli sforzi per liberarsene; la morta del padre; la storia del proprio matrimonio; il rapporto con la moglie e la giovane amante; la storia dell'associazione commerciale con il cognato Guido Speier.
Zeno è invitato da uno psicoanalista a raccontare la sua vita; infatti "La coscienza di Zeno" è il racconto delle memorie pubblicate dal Dottor. S. al quale si rivolge per guarire. La narrazione è al passato e solo nell'ultimo capitolo vi è la forma del diario.
"La coscienza di Zeno" è la memoria propedeutica di una cura destinata al medico più che al lettore. Attraverso le confessioni di Zeno, il lettore capisce che è un borghese, che ha un rapporto difficile con il padre, che intraprese più volte studi di chimica, che vuole sposare la figlia di un ricco industriale ma che invece sposa la sorella che non ama.
Inoltre dalla prefazione si capisce che Zeno è malato e vecchio e che si sottrae alla cura. Nelle memorie di Zeno c'è sia finzione che verità. Zeno è l'eroe, ma vi è un altro personaggio: il Dottor. S., che è il primo inerlocutore ed ha il compito di analizzare le memorie di Zeno. Il Dottor. S. riconosce l'antipatia che Zeno ha per lui, ma questo fa parte del Transfert (rapporto paziente- dottore). Dottor. S. richiama il nome di Freud: Sigmund. Svevo nelle lettere scritte a Valerio Jahier (1912), descrive il suo rapporto con Freud. Per scrivere "La coscienza di Zeno" egli parte dall'esperienza del cognato, in cura da Freud, che dopo lunghi anni di analisi lo dichiarò incurabile. Svevo, grazie al cognato, conosce l'opera di Freud. La fiducia di Svevo nella psicoanalisi è dunque limitata e afferma che l'opera di Freud è importante per i romanzieri enon per i malati, perché la malattia è connaturata nell'uomo. Diverso è invece se4 c'è la sofferenza perché quest'ultima deve essere eliminata.
ZENO: chi è?
Le risposte date a questa domanda sono state tante e spesso sono state contraddittorie.
Zeno va accostato ai protagonisti dei libri precedenti: ad Alfonso Nitti di "Una vita" e a Emilio Brentani di "Senilità".
- G. de Benedetti collega i personaggi dei tre romanzi tra di loro, ne coglie i tratti comuni e li vede come la realizzazione di una figura storica, quella dell'ebreo, perché l'ebreo è l'uomo smarrito, che dal 1400 è costretto a vagare, è diseredato, è privato di ogni felice istinto di vivere, è passivo e i personaggi di Svevo sono proprio così, sono degli inetti (passivi, incapaci). "Un inetto" è il primo titolo del romanzo "Una vita", inetti sono questi personaggi in quanto il loro mondo, la loro vita, si sgretola e sfugge loro senza che questi riescano ad afferrarla come l'ebreo descritto da Otto Weingher in "Sesso e carattere", citato anche nella Coscienza.
- Guido Guglielmini, per lui Zeno è l'uomo dai buoni propositi, colui che vorrebbe trovare un senso alla sua vita, ma attende dall'esterno ciò che non può fare da sé. Zeno tenta di difendersi dalla crisi dei valori che colpisce tutta la società dei primi del'900 attraverso la parola. È alienato nelle cose ed è sanato solo nella parola, che appunto riesce a sanarlo, ad equilibrarlo. Ecco perché decide di scrivere un romanzo autobiografico (decisione indipendente dall'invito del Dottor. S. che lo aveva incitato a scrivere), è la scrittura che lo guarisce.
- Eduardo Saccone legge Zeno come malato, che non può guarire, è incurabile perché la sua malattia è il sintomo, è la metafora di un malessere generale. Zeno, infatti, è affascinato dalla malattia, tanto è vero che nel romanzo descrive la malattia e la morte del padre, quella dell'amico Copler e della cognata Ada.
Poiché Zeno come tutti i personaggi non ha esistenza autonoma al di fuori dell'opera, interrogarsi su di lui significa interrogarsi sulla costruzione dell'opera. Alcone tecniche narrative usate da Svevo nella Coscienza sono:
L'IRONIA O UMORISMO
È il tratto caratteristico del romanzo ed è legato all'atteggiamento analitico di Zeno e può essere interpretata in due modi opposti: come mezzo per guadagnare le simpatie del lettore; come risultato involontario della cecità di Zeno, della sua incapacità a capire, della sua falsa coscienza.
LA NARRAZIONE IN PRIMA PERSONA
Il narratore parla in prima persona rievocando il passato. Il lettore si trova così chiuso per tutto il romanzo dentro il mondo del protagonista. Alcuni critici hanno parlato, a proposito del discorso del narratore della Coscienza, di monologo interiore; altri hanno escluso che si possa parlare di questa tecnica per il discorso di Zeno. Effettivamente l'uso che Svevo fa della narrazione in prima persona è diverso da quello di Joyce nell'Ulisse. Qui non abbiamo un discorso immediato, infatti, Zeno scrive a distanza di tempo; il suo è un discorso volontario e fin troppo raziocinante.
IL TEMPO
Svevo è stato spesso definito un "Proust italiano". Ma De Benedetti ha dimostrato che il concetto di tempo in Svevo è opposto a quello di Proust. Infatti, mentre il francese è volto al recupero del passato per sottrarlo alla fuga del tempo, Svevo è preoccupato della dissipazione del presente. Poiché Zeno si lascia trasportare dalla scrittura, gli avvenimenti e la loro cronologia passano in secondo piano.
La Coscienza può essere letta sia come autobiografia che come romanzo analitico. Nel primo caso Zeno viene visto come Svevo; nel secondo caso l'oggetto del racconto non è la vita, ma la malattia; quindi il romanzo non è in ordine cronologico, ma raggruppato per temi.
I punti di vista di Zeno e del Dottor. S. eslcudono l'autore.
Le figure femminili sono figure che servono per farci capire meglio Zeno. Sono donne che fanno parte della borghesia. Augusta accetta le norma borghesi: vive segregata nel presente, ignora passato e futuro, non ha amanti perché è contro la legge, tutto nella sua vita rimane a ore fisse. Crede di essere sana sempre.
