| Materie: | Appunti |
| Categoria: | Letteratura |
| Download: | 622 |
| Data: | 16.11.2001 |
| Numero di pagine: | 12 |
| Formato di file: | .doc (Microsoft Word) |
Download
Anteprima
petrarca-vita-opere_1.zip (Dimensione: 13 Kb)
trucheck.it_il-petrarca,-vita-ed-opere.doc 64 Kb
readme.txt 59 Bytes
Testo
PETRARCA
LA VITA
Petrarca nacque in Toscana, ad Arezzo, il 20 luglio 1304, da una famiglia fiorentina di condizioni borghese.Il padre Ser Petracco, era un notaio, e fu mandato in esilio dopo che la parte nera si impadronì del potere di Firenze.
Nel 1309 in cerca di una sistemazione si trasferirono ad Avignone, dove risiedeva la curia papale.
Francesco dopo i primi studi, all’età di 12 anni fu mandato all’università di Montepellier, per cominciare gli studi di diritto, poi all’età di 16 anni passò con il fratello Gherardo a Bologna, che era uno dei centri universitari più prestigiosi d’Europa.
La sua vocazione era sicuramente letteraria, infatti proprio a Bologna, durante gli anni degli studi, cominciò a comporre i suoi primi versi.
Quando nel 1326 il padre morì, Francesco tornò ad Avignone senza terminare i corsi.
Si dedicò allo studio degli scrittori classici per i quali nutriva una sconfinata ammirazione.
I suoi maestri furono Virgilio e Cicerone, ma con se teneva sempre un piccolo libro, LE CONFESSIONI, di Sant’Agostino. Si delinearono così due tendenze fondamentali della cultura petrarchesca, cioè, il culto dei classici e un’intensa spiritualità cristiana.
La lingua che usava per scrivere era il latino, ma coltivava anche il genere della poesia lirica volgare.
L’uso del volgare era una scelta letteraria, come un omaggio alla sua lingua.
Seguendo il modello dei poeti d’amore volle raccogliere tutti i motivi della sua poesia intorno ad un’unica figura femminile, a cui diede il nome di Laura, nome ricco di risonanze simboliche, in quanto richiamava il lauro, che era la pianta sacra ad Apollo, dio della poesia.
Petrarca sostiene più volte nelle sue liriche che l’incontro con Laura avvenne il 6 aprile del 1327, in una chiesa di Avignone.
Sono nate molte discussioni sull’effettiva realtà di questo amore, e si è giunti anche a dubitare dell’esistenza storica di Laura.Attorno a Laura il poeta concentrò tutti gli elementi della sua travagliata vita interiore, le sue contraddittorie aspirazioni, le debolezze e le colpe.
Egli sentiva anche il bisogno della tranquillità.Allora la carriera quella più adatta a lui era quella ecclesiastica.
Petrarca prese perciò gli ordini minori, che non implicavano la cura delle anime, ma consentivano di accedere a cariche e a rendite lucrose.Si valse dunque delle sue doti intellettuali e del suo fascino personale per entrare nelle grazie dei potenti personaggi della curia papale.A questi bisogni però si contrappone una perpetua inquetudine, una curiosità inesausta di conoscere, che lo spinge a viaggiare, infatti nel 33 percorse la Francia settentrionale, le Fiandre e la Renania, nel 37 andò a Roma. Per Petrarca ogni viaggio è occasione di arricchire la propria cultura.
Nei vari luoghi in cui si reca cerca nelle biblioteche dei monasteri e delle abbazie scoprendo testi di classici latini che giacevano dimenticati.
Tuttavia a questa irrequietudine che lo spinge ad esplorare continuamente il mondo esteriore si contrappone una tendenza di segno opposto, il bisogno di chiudersi nell’interiorità, di indagarsi e di approfondire la conoscenza di se stesso.
L’esperienza dell’ascesa al monte ventoso è narrata in un famoso epistola delle Familiari.
Il 26 aprile del 1336 il poeta con il fratello Gherardo sale sul monte ventoso presso Avignone, e si rallegra a spingere lo sguardo per tutta la vasta estensione del paesaggio, allo scorgere in lontananza le alpi coperta di neve e il mare di Provenza.
Assorto nella meditazione, apre le confessioni, di Sant Agostino, che porta sempre con se e legge una frase per lui illuminante; e vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e trascurano se stessi.
La pagina è assunta da Petrarca a simbolo di tutta la sua esperienza spirituale, diviso tra i richiami dei beni terreni e il bisogno di una vita più pura e raccolta, interamente indirizzata al perfezionamento interiore e alla salvezza.
Questa tendenza al perfezionamento si concreta nel ritiro a Valchiusa, presso le sorgenti del Sorga.Qui, nel paesaggio sereno ed idillico, Petrarca ama rifugiarsi lontano dalle preoccupazioni quotidiane e dal tumulto della vita cittadina, dedicandosi alla lettura dei classici, alla scrittura ed infine alla meditazione.
Valchiusa diviene per Petrarca il simbolo di un’attività indipendente, libera dai legami e dai condizionamenti che derivano dalla vita sociale e dai rapporti con il potere politico, nella quale l’intellettuale realizza più compiutamente il suo ideale di una vita autentica, non dispersa dietro cose vane e futili.
Ma l’attività letteraria per Petrarca non è solo otium, non mira solo all’elevazione e all’affinamento dello spirito nella solitudine.
In primo luogo, vi è in Petrarca un prepotente bisogno di gloria, di riconoscimenti e di onori.
Tale desiderio è appagato dall’incoronazione poetica.
L’incoronazione avvenne soprattutto grazie all’appoggio dei Colonna , avvenne a Roma, sul Campidoglio, nel 1341, in una solenne cerimonia.
Dopo questo però in Petrarca ci fu una crisi religiosa.Il fatto che fece precipitare la crisi fu il gesto improvviso del fratello Gherardo, che nel 1343 si ritirò nella certosa di Montrieux.
Petrarca era molto attaccato al fratello.In lui, nello stesso anno, nacque la vergogna per la nascita della figlia naturale cioè nata fuori dal matrimonio, Francesca, che è come l’emblema tangibile della sua vita troppo immersa negli interessi e nei piaceri mondani.
In lui la crisi si traduce in un tortuoso processo interiore senza alcuno sbocco risolutivo in cui si alternano l’ansia di purificazione, nutrita di sottili asami di coscienza che mettono a nudo la sua umana debolezza, e il sorgere di interessi mondani, letterari e politici.
Qui emerge chiaramente il dissidio fondamentale della sua personalità.In secondo luogo l’esercizio letterario è anche strumento d’impegno sia politico che civile.In contrasto con il bisogno di solitudine tranquilla e studiosa, Petrarca sente vivamente i grandi problemi del suo tempo.
Petrarca usa il suo prestigio e la sua eloquenza per perorare il ritorno del papa a Roma, e per incitare la chiesa a recuperare la sua purezza originaria, e invoca una pace durevole: partecipa ad ambascerie e missioni diplomatiche; ma soprattutto si entusiasma per il tentativo politico di Cola di Rienzo, dove sogna di riportare la città alla sua grandezza antica, facendola centro di una rinnovata cristianità.
Petrarca, spirato dagli stessi ideali e dallo stesso culto della Roma classica, invia varie lettere a Cola, per esortarlo a indicargli la via da seguire.
Petrarca lascia Avignone e soggiorna a lungo in Italia.Nel 50 di passaggio a Firenze conosce di persona Boccaccio e stringe legami con il gruppo di intellettuali fiorentini che già sono precursori dell’umanesimo e lo vedono come un maestro.
Nel 53 decide di stabilirsi definitivamente in Italia, cadendo agli inviti del vescovo Giovanni Visconti, signore di Milano.
Petrarca qui non ha obblighi precisi è semplicemente un’illustre ospiti che onora la corte con la sua fama di dotto e di poeta.Ma nel 61, per sfuggire ad una pestilenza che devastò Milano lascia la città e si rifugia a Venezia.
Poi nel 67 passa a Padova, dove è accolto con grande onore dai signori del luogo, i da Carrara.Gran parte dei suoi ultimi anni la trascorre in una villetta presso Arquà.
Qui confortato dalla presenza della figlia Francesca è sempre assorto nelle attività a lui più care, cioè studiare e scrivere.Per Petrarca il lavoro intellettuale non è fatica ma gioia e sollievo.
Petrarca muore ad Arquà tra la notte del 18 e 19 luglio del 1374: la leggenda dice che la morte lo cogliesse chino su di un codice del suo amato Virgilio!!!
PETRARCA COME UNA NUOVA FIGURA DI INTELLETTUALE
Petrarca rappresenta una figura di intellettuale nuova rispetto agli scrittori del 1200 e a Dante.
Non è più un intellettuale comunale, legato ad un preciso ambiente cittadino, ma è un intellettuale cosmopolita, senza radici in una tradizione municipale.
Ciò si manifesta nella sua continua voglia di viaggiare, nel variare continuamente il luogo dei suoi soggiorni, Avignone, Parma, Milano, Venezia e Padova.
È evidente la distanza che lo separa da Dante, che girando per l’Italia rimpiageva di aver lasciato nella sua città le cose a lui più care, e pensava di non ritornarci mai più.
In petrarca semmai è significativa la scelta Italiana, in nome di un ideale non più municipale ma nazionale.
In secondo luogo Petrarca non è più un’intellettuale cittadino che partecipava attivamente alla vita politica del suo comune, infatti Petrarca è pienamente un’intellettuale cortigiano, cioè che vive presso un signore, accetta la nuova istituzione della signoria, che si è ampiamente affermata in Italia, ha una funzione pubblica: infatti dà consigli e ammonimenti ai signori, dà lustro con la sua fama alla corte, è impiegato in incarichi prestigiosi, e in cambio ha rendite, pubblici onori e protezione.
Tuttavia resta geloso della sua autonomia di intellettuale, e per questo rifiuta incarichi che lo vincolerebbero troppo istituzionalmente alla struttura del potere, come quello di segretario papale.
Con i vari signori come i da Carrara, i da Correggio, i Visconti non ha veri rapporti istituzionali, resta più che altro un’illustre ospite con rapporti d’amicizia.
Quando accoglie l’invito dei Visconti, gli intellettuali fiorentini, fieri delle istituzioni repubblicane delle loro città, lo rimproverarono di essersi asservito ai tiranni, ma Petrarca si difende, sostenendo di aver conservato tutta la sua libertà e dignità.
Garanzia di questa indipendenza sono le rendite ecclesiastiche, che lo preservano dal dipendere dai favori di un signore.Anche in questo Petrarca partecipa una figura di intellettuale che diverrà in seguito sempre più diffusa: il chierico, che è colui che trae sostentamento da cariche e benefici ecclesiastici, e da essi ricava la possibilità di dedicarsi agli studi a tempo pieno.
Grazie alle rendite Petrarca può considerarsi ricco, conduce una vita agiata, e ha il privilegio di risiedere nei luoghi più incantevoli.Può anche disporre di tutti i libri che vuole: questo infatti era un lusso riservato a pochi, dato il costo altissimo che allora avevano i libri manoscritti.
La letteratura viene considerata come la più alta manifestazione dello spirito umano, l’attività in cui si compendia l’essenza stessa dell’umanità.
Il letterato è colui che, con i suoi studi e la sua dottrina fa rivivere il mondo antico ed è anche colui che con i suoi scritti, assicura l’immortalità della fama presso i posteri.
Petrarca è l’interprete più consapevole dell’umanesimo; per lui nelle lettere si compendiano i più alti valori umani, e si possono individuare gli strumenti per la formazione complessiva della persona.
Perciò esse non devono essere asservite a fini pratici, ma devono restare un’attività assolutamente disinteressata.
Petrarca ostenta disprezzo per un sapere puramente tecnico e scientifico, per le arti meccaniche: le lettere invece, che apparentemente non sono neccessarie, sono veramente utili e costruttive, perché riconducono alla meditazione e alla riflessione interiore, e perché portano alla vera conoscenza di sé e confortano l’anima, rendendolo saldo di fronte ai colpi di fortuna.
Per questo Petrarca ha un’idea altissima della dignità del poeta, che per lui è il sacerdote di un vero e proprio culto, ed ha il potere di consacrare all’immortalità se stesso e coloro di cui si tratta.
LE OPERE RELIGIOSI E MORALI
La maggior parte dell’opera petrarchesca è scritta in latino, in volgare ha scritto solo il canzoniere e i trionfi.
La produzione latina può essere suddivisa in due gruppi di opere, quelle religiose morali e quelle umanistiche.Petrarca rinuncia di affrontare il mondo esterno, quindi si richiude in se stesso alla ricerca del proprio io, nell’analisi delle proprie inquetudini e delle proprie contraddizioni interiori.
La più importante opera morale religiosa è il secretum.Petrarca non giunge ad un saldo proposito di cambiar vita; anche se vorrebbe farlo subito, riconosce che non può vincere la sua natura.Petrarca è ormai l’uomo di crisi.
Il dissidio sempre aperto tra il richiamo dell’ascesi e gli inviti della realtà mondana, la nostalgia di un totale annegamento in Dio, sentito ormai come impossibile.
Petrarca è il rappresentante emblematico di un’età di trapasso, che vede il disgregarsi della spiritualit medievale ma è ancora lontana dall’assestarsi entro i confini di una civiltà nuova, quella umanistica rinascimentale.
La fede nei valori della cultura classica gli consente una forma di superamento del dissidio, e gli fornisce un centro stabile, intorno a cui organizzare le forze disperse del suo animo.
Il de vita solitaria è stata scritta pochi ani dopo il secretum, esalta la solitudine che deve essere rallegrata dalle bellezze della natura, ma soprattutto dalla presenza dei libri.
La solitudine può essere fonte di purificazione interiore mediante la meditazione e la preghiera, ma anche di elevazione di scrittura dell’animo mediante lo studio dei classici e l’esercizio della poesia.
Petrarca era consapevole che per lui l’ideale assoluto di un’eroica ascesi era irragiungibile, quindi ripiega verso un ideale più modesto e patricabile, la vita appartata e tranquilla del letterato, che non contraddice la religione, perché l’attività intellettuale è un modo per migliorare se stessi, e l’esercizio della cultura non distoglie dalla perfezione cristiana, ma va nella stessa direzione, costituendo un avviamento ad essa.
Per questo nacque l’umanesimo cristiano.Dopo una visita alla certosa di montrieux, dove si era ritirato il fratello Gherardo, fu composto il De Otio Religioso, cioè l’ozio dei religiosi.Il poeta, colpito dalla vita serena e gioiosa dei monaci, che gli appaiono, come non uomini ma angeli.
LE OPERE UMANISTICHE
PETRARCA E IL MONDO CLASSICO
Nasce l’attività filologica di Petrarca.Egli senta la viva curiosità di conoscere anche quegli autori e quelle opere che la cultura medievale aveva lasciato ai margini.Perciò durante i suoi numerosi viaggi in Europa e in Italia, fruga nelle antiche biblioteche, in cerca di quei testi di cui si era perduta la tradizione.
Petrarca compie un accurato lavoro di confronto tra quelli che può consultare, per correggerli dagli errori dei copisti, si preoccupa poi di annotare i testi.
Petrarca si apporta agli scrittori classici.In egli trova un modello insuperabile di sapienza, di magnanimità nell’azione, e di perfezione stilistica.Infatti petrarca vedeva che gli antichi riuscirono a fondare una cultura meravigliosa ed erano persone brave e molto intelligenti.
Inoltre Petrarca non conoscendo il greco cercava opere scritte in latino.
Attraverso la lettura assidua delle loro pagine nasce in lui il bisogno di emularli, di conformare al loro esempio sia la sua vita quotidiana sia la sua attività letteraria.La nostalgia lo porta a divenire quasi un loro contemporaneo.
Petrarca attese lungo tutto l’arco della sua vita a raccogliere, ordinare e rielaborare le sue lettere in prosa latina.Le lettere erano dei veri e propri componimenti letterari.
Nel raccogliere e rivedere tutto il materiale, Pertrarca lo sottopone ad una ulteriore elaborazione, togliendo ogni riferimento troppo preciso a fatti, a persone e a luoghi, sostituendo a nomi reali di persona degli pseudonimi e ai nomi di luoghi, delle perifrasi classiccheggianti.La conseguenza è che quelle lettere petrarchesche non sono dei documenti immediati di vita vissuta, ma trasfigurazioni letterarie della realtà.In esse c’è il bisogno di esplorare la propria interiorità, di studiarsi e di confessarsi.
Petrarca vuole fissare un’immagine ideale del letterato e del dotto, che abbia un valore esemplare.
Gli elementi che lo compongono sono la fede in una cultura disinteressata, il fastidio per le attività pratiche e gli affari quotidiane, il sogno idillico di una vita quieta ed appartata, ma per contro anche la consapevolezza del fatto che l’elevatezza intellettuale e morale del dotto devono assumere una funzione pubblica, per cui la dottrina del letterato deve ammonire, consigliare e offrirsi come guida al proprio tempo.
IL CANZONIERE
Il canzoniere è scritto in versi in lingua volgare. È una raccolta di opere, queste poesie erano frammenti del suo animo.Petrarca riteneva di essere il continuatore degli autori classici.Petrarca era convinto della maggior dignità del latino.
Lo si può verificare chiaramente nella lettura in cui discute con boccaccio della commedia, dove, pur riconoscendo la grandezza di Dante, sosteiene che avrebbe raggiunto un più alto livello letterario se avesse usato il latino.
Anche se convinto che la lingua per eccellenzaa era il latino, Petrarca voleva dimostrare che era possibile far poesia di livello alto anche in volgare.
Con Petrarca il latino riconquista la sua supremazia.Il latino petrarchesco è ben diverso dal latino medievale ma è una lingua che mira a riprodurre l’idioma letterario antico in tutta la sua purezza.Il titolo che Petrarca pone sula manoscritto definitivo è RERUM VULGARIUM FRAGMENTA, frammenti di cose scritte in volgare.
L’opera si suole anche designare con la formula, rime sparse, ricavata dal primo verso del sonetto, che funge da proemio, oppure, più semplicemente come canzoniere.
Esso è costituito da 366 componimenti, la maggior parte di sonetti, 317, ma anche canzoni, ballate e sestine.
La materia del canzoniere è costituita dall’amore del poeta per una donna, chiamata Laura.La incontrò il 6 aprile, in una chiesa di Avignone.Nel libro si percorre il diagramma di una passione tutta umana e terrena, che non esclude l’aspetto sensuale.E’ un amore continuamente inappagato e tormentato.
Poiché Laura era sempre lontana sia nello spazio che nel tempo, Petrarca si nutre di vane speranze.Questa vicenda ha una svolta con la morte di Laura, nel 1348.
In tal modo il canzoniere risulta nettamente diviso in due parti, le rima in vita e le rime in morte di Laura.
Alla morte della donna amata il mondo sembra improvvisamente scolorire, farsi vuoto e squallido.Ma non per questo la passione si estingue.
Il poeta si volge indietro con desolato rimpianto verso un tempo che non può ritornare, crede di vedere Laura, proprio come se fosse ancora viva.
Nel sogno Laura appare, più bella e meno altera, più mite e compassionevole verso le sue sofferenze.
Ma dopo il lungo vanneggiare il poeta sente il peso del peccato e il desiderio di una purificazione; guarda con angoscia il trascorrere del tempo, che trascina con se tutte le cose belle della vita, e sente che la morte si avvicina inesorabilmente.
La morte a Petrarca non appare come un porto tranquillo dove trovare rifugio, ma come un dubbioso passo pieno di insidie e 0ericoli.Il libro si conclude con una canzone di preghiera alla Vergine, in cui il poeta esprime il desiderio di superare ogni conflitto, e di trovare finalmente la pace.
E Pace è appunto l’ultima emblematica parola della canzone, la parola che suggella e chiude il libro.
Il canzoniere non è solo l’insieme delle poesie tra di loro indipendenti, ma vuole offrirsi come un libro compiuto.Alla base del canzoniere c’è un’esperienza reale e sinceramente vissuta.
Laura è molto più umane delle remote immagini femminili degli stilnovisti di Dante, poiché è inserita nella dimensione del tempo, e sottoposta alla sua azione disgregatrice.Compaiono spesso nel canzoniere notazioni riferite alla sua bellezza fisica.
L’immagine complessiva di Laura, è il vago profilo di una bella donna bionda.
Ma anche il paesaggio è rappresentato da elementi estremamente stilizzati, come, erbe, fiori, fronde, monti, selve, acque limpide, e cieli sereni.
Leggendo il canzoniere si ha l’impressione che la realtà esterna non esista, se non come remota, e che l’unica realtà sia l’interiorità del poeta.
Ciò che caratterizza la spiritualità di Petrarca è un di assoluo e di eterno, di un approdo stabile in cui l’animo trovi una pace perfetta.
La gloria, che Petrarca stesso tanto desisera, è una cosa vana.Anche l’amore è un sogno che la realtà delude.Il canzoniere è il viaggio dell’anima che non può concludersi e il dissidio interiore al termine del libro non trova una soluzione.
SPIEGAZIONE FRASE DI BOSCO:
Il canzoniere riflette non solo una crisi individuale ma anche la crisi di un’epoca, mentre il conflitto tra terra e cielo era tipico della visione medievale, la conciliazione tra umano e divino sarà invece il grande sogno filosofico del Rinascimento.
DISSIDO: amare le cose terrene ma allo stesso tempo sentire il bisogno di coltivare la propria anima.L’ansia di purificazione e il sorgere di interessi mondani letterari e politici.
