Francesco Petrarca, un nuovo modello di intellettuale

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Testo

Francesco Petrarca
Un nuovo modello di intellettuale
Le prime avvisaglie del cambiamento intellettuale che animava i centri culturali italiani si manifestò grazie alle personalità di Salutati e soprattutto di Petrarca. Questo autore rappresenta bene il nuovo e durevole modello di intellettuale che ebbe fortuna non solo in Italia ma a livello europeo. La crisi dei valori universali della Chiesa e dell'Impero, già evidenziata da Dante, porta all'accentuarsi dell'individualismo, frutto di una maggiore introspezione. Petrarca, infatti, alimentandosi delle letture agostiniane, si allontana dagli schemi culturali prettamente duecenteschi costituiti dalla filosofia scolastica e dai dettami aristotelico-tomistici.

Francesco Petrarca

L'analisi dei sentimenti e la coscienza del poeta, piena di inquietudini, diventano i temi principali della poesia, attraverso un continuo dialogo che si manifesta in una sorta di confessione interiore. In questo itinerario spirituale alcuni avvenimenti (l'incontro con Laura, la crisi religiosa del fratello Gherardo) divengono momenti centrali per arricchire le riflessioni e si traducono in una serie di tensioni emotive che investono la sua produzione lirica. A rafforzare la modernità di questo personaggio contribuisce la concezione della poesia, alla quale viene riconosciuto un valore autonomo di conoscenza.

Le scritture umaniste

L' amore per i classici si tradusse nella ricerca di forme eleganti, chiare e raffinate ed ebbe sulla scrittura effetti interessanti. Nel Trecento circolavano ancora i manoscritti su pergamena e su carta filigranata, con ingombranti legature. I manoscritti erano vergati in mercantesca, scrittura prevalentemente usata dai commercianti, ricca di abbreviazioni e di ghirigori, o in minuscola cancelleresca, grafia caratterizzata da tratti meglio leggibili e più eleganti. Soprattutto con Francesco Petrarca e Coluccio Salutati si rafforza e si diffonde l'esigenza di adottare una scrittura più comprensibile e di ridurre il formato dei codici, che cominciano ad assumere una forma decisamente più maneggevole, potendo così esser letti con maggiore agilità e non necessariamente su un leggio, come avveniva nel passato.

La vita
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304 da una famiglia agiata. Il padre ser Petracco, notaio fiorentino, era un fuoriuscito politico come Dante, suo amico, essendo stato esiliato dalla fazione dei Neri nel 1302. Nel 1309, revocata la condanna, la famiglia decise di trasferirsi ad Avignone, per trovare più sicura sistemazione. Sicché Francesco, dopo i primi studi, a 12 anni cominciò a frequentare l'università di Montpellier per apprendere le materie giuridiche. Trasferitosi a Bologna a 16 anni con il fratello Gherardo, iniziò a comporre i primi versi in volgare. Allontanatosi dagli studi di diritto che non si sentiva congeniali, tornò ad Avignone nel 1326. Nel pieno di una vita dissipata, si dedicò all'attività poetica ispirata a una donna incontrata il 6 aprile 1327 nella chiesa di Santa Chiara, alla quale si rivolge con il senhal di Laura. Spinto dal desiderio di una vita agiata, prese gli ordini minori grazie ai quali ebbe accesso a cariche lucrose, e poté frequentare personaggi potenti e vicini della curia papale.
Fedele alle istanze classiche, in base alle quali l'esercizio letterario non deve limitarsi a elevare lo spirito, ma anche a conseguire la fama terrena, Petrarca concretizzò la sua aspirazione nel 1341, quando ricevette in Campidoglio l'incoronazione poetica da parte di Roberto I d'Angiò per il poema Africa.
Seguì un periodo nel quale il contrasto fra il desiderio di gloria mondana e l'aspirazione a quella ultraterrena si acuì a tal punto da sfociare in una vera e propria crisi religiosa, alimentata dalla consacrazione del fratello Gherardo a monaco cistercense. Negli stessi anni si colloca l'impegno politico e civile di Petrarca, fervido sostenitore di Cola di Rienzo, con il quale intraprese una fitta corrispondenza, e degli ideali della restaurazione della Repubblica romana.
Tra il 1348 e il 1351 iniziò a visitare le corti di vari signori italiani, e finì con lo stabilirsi presso Giovanni Visconti, dove rimase fino al 1361. Nel 1367 scelse Padova come sua dimora definitiva e morì ad Arquà nel 1374.

L'epistolario e le opere polemiche

La perfetta conoscenza della lingua latina e la duttilità con la quale ne fece uso traspaiono dall'epistolario del Petrarca. Suddiviso in Rerum familiarum (350 epistole in ventiquattro libri, scritte fino al 1336), Rerum senilium (120 epistole in diciassette libri, dal 1361 al 1374), Variae (57 lettere), l'epistolario è costituito da componimenti letterari squisitamente rifiniti. Ogni riferimento a persone, fatti, luoghi è eliminato e tuttavia il poeta affida ai suoi scritti il proprio io travagliato, desideroso di confessarsi. Nella raccolta di 19 lettere, denominata Sine nomine perché pubblicate senza il nome del destinatario, Petrarca si scaglia contro la corruzione della curia avignonese, auspicando un ritorno alla purezza evangelica e schierandosi a favore di una funzione laica della politica, promotrice dei valori di libertà e di pace. Il divario culturale che sussiste tra la generazione di Dante e quella di Petrarca e le conseguenti scelte ideologiche appaiono evidenti in due opere polemiche, le Invectivae contra medicum (scambio di accuse tra il poeta e un medico della corte avignonese, scritte tra il 1352 e il 1355) e il De sui ipsius et multorum ignorantia, composto tra 1367 e 1370. Se nella prima si sostiene la superiorità del sapere letterario-morale su quello tecnico-scientifico, nella seconda il dibattito si sposta su questioni prettamente filosofiche.

Ritratto di Sant'Agostino

Il poeta contesta le sterili quaestiones della scolastica medievale, facendo leva sul pensiero platonico pervenutogli attraverso l'attenta rilettura di sant'Agostino. Queste dispute, a suo parere, non consentono di sviluppare una coscienza personale e tantomeno favoriscono una crescita intellettuale, in quanto si trincerano dietro l'autorità del verbo aristotelico.

Le opere filosofiche

Con Petrarca, dunque, entra in crisi quell'incrollabile fede dantesca in un ordine perfetto del mondo, dominato dai rigorosi schemi concettuali del sillogismo. Petrarca predilige la contemplazione del proprio io che si manifesta in opere ispirate agli ideali del cristianesimo. Nel Secretum, concepito tra il 1342 e il 1343 e rimaneggiato fra il 1353 e il 1358, attraverso un dialogo in tre libri tra il poeta e sant'Agostino, Petrarca compie un esame della propria anima, identificando nell'amore smodato per la gloria terrena e nella passione per Laura le colpe più gravi che lo sviano dal pensiero delle cose eterne. Nonostante il poeta ambisca alla pace dell'anima, tutte le contraddizioni rimangono insolute di fronte alla debolezza della sua volontà, incapace di sottrarsi all'orgoglio della propria intelligenza, al desiderio di una vita agiata e alla lussuria. In questo esame di coscienza Petrarca trova conforto nello studio dei classici, che egli considera anticipatori delle verità cristiane.
La conciliazione tra cultura pagana e cristianesimo caratterizza anche il De vita solitaria, scritta nel 1346. In quest'opera l'esaltazione della solitudine è motivo di purificazione dell'anima, attraverso la preghiera, e di elevazione tramite il colloquio con i classici e l'esercizio poetico. A seguito di una visita al fratello Gherardo, il poeta compose, nel 1357, il De otio religioso, nel quale esalta la vita monastica a fronte della vana aspirazione a conseguire onori.
Nel De remediis utriusque fortunae, una sorta di enciclopedia morale scritta durante il soggiorno milanese, si espongono tutti i mezzi con il quale l'uomo può sottrarsi ai colpi della fortuna.

L'Africa e le altre opere minori

La repubblica a Roma

L'influenza dei classici condiziona la redazione del poema epico l'Africa, concepito tra il 1338 e il 1339. In nove libri composti in esametri, prendendo a modello l'Eneide di Virgilio e ricavando materiale storiografico dall'opera di Livio, Petrarca esalta la gloria e la grandezza di Roma nel momento in cui si venne affermando durante la seconda guerra punica a opera di Scipione l'Africano. Contemporanea alla stesura del poema è il De viris illustribus, una raccolta di biografie di personaggi romani caratterizzate dalle considerazioni sulla miseria della condizione umana.
Vicini alla storiografia medievale per il fine moralistico degli exempla proposti sono invece i Rerum memorabilium libri, raccolta di aneddoti raggruppati in categorie per illustrare vari tipi di virtù. Sempre di ispirazione virgiliana è il Bucolicum carmen, scritto tra il 1346 e il 1348. In dodici ecloghe, nelle quali fa ampio ricorso all'allegoria, il poeta tratta di argomenti storici e morali. Sulla stessa scia si collocano le Epistulae metricae, 66 lettere in tre libri riordinati nel l363, che affrontano temi politici e morali insieme all'esaltazione della poesia e dell'importanza del rapporto con la tradizione classica sia greca che latina.

Il Canzoniere

Il maestro della lirica

Capolavoro del Petrarca, il Canzoniere si compone di 366 liriche, sonetti, canzoni, ballate, madrigali, sestine, ordinati in via definitiva nel 1374 e suddivisi nelle due partiIn vita e In morte di madonna Laura. Tema dominante dell'opera è l'amore per Laura (una donna che non è stato possibile identificare) nella varietà dei suoi aspetti: passione, sofferenza per la sua ritrosia, conflitto fra amore e coscienza religiosa, dolore per la morte di lei, rimpianto, preghiera alla Vergine perché, infine, chiuda il travaglio di questa vicenda.Tuttavia il Canzoniere non è, o non soltanto, un resoconto d'amore, quanto un diario interiore, la storia segreta di un animo con tutte le sue contraddizioni, errori e debolezze.
Proprio il conflitto interiore costruisce la novità nella tradizione lirica giacché, mentre Guinizelli e Dante avevano potuto non avvertire la contraddizione tra amore per una donna e amore per Dio (avendo fatto della donna un angelo), Petrarca si sforza di adeguarsi all'ideale cristiano ma non riesce ad armonizzarlo con i moti "terreni" dell'anima. I temi vengono ripresi con i Trionfi (1351-1374), poema didattico-allegorico in terza rima nel quale Petrarca intendeva tracciare dantescamente l'itinerario che dalla passione amorosa conduce a Dio. L'autore immagina di assistere prima al trionfo di Amore, poi di Castità, e, in un graduale ascendere, a quello della Morte, della Fama, del Tempo e della Eternità o Divinità, in cui tutto ciò che è umano e creato si annega e si annulla.

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