| Materie: | Appunti |
| Categoria: | Letteratura |
Voto: | 1.5 (2) |
| Download: | 94 |
| Data: | 17.04.2001 |
| Numero di pagine: | 2 |
| Formato di file: | .doc (Microsoft Word) |
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Testo
Il Carnevale nel Medioevo e il mondo alla rovescia secondo Bachtin
Nel testo di Bachtin ci viene spiegata l'importanza delle feste popolari, dei divertimenti nelle strade e nelle piazze; l'autore infatti ci descrive i momenti della festa popolare più importante di quel periodo: il Carnevale, era un periodo dove tutte le persone di tutte le classi sociali si dovevano divertire, con giochi, con riti comici e con celebrazioni comiche come: "la festa dei folli", oppure "la festa dell'asino" ecc. I protagonisti di queste feste erano i giullari, giganti, nani, i buffoni, che avevano il compito di "dirigere" in un certo senso lo svolgimento dei riti e degli spettacoli. Tutte queste feste, fiere, mercati, a differenza de quelle religiose e dello stato feudale, non rispecchiavano il mondo dove vivevano, non rispecchiavano e non tenevano di conto delle differenze tra classi sociali. Questo aspetto delle feste popolari viene chiamato da Bacthin: "dualismo del mondo", proprio perché le persone che le vivevano si sentivano uguali, era l'unico periodo dell'anno in cui nessuno era più importante dell'altro: " Il carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l'abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù………………nel carnevale tutti erano considerati uguali…….". Questo era invece impossibile nelle feste ufficiali dove, ci spiega Bachtin, le differenze di classe sociale erano evidenti: "…….in esse bisognava apparire con tutte le insegne del proprio titolo, grado e stato, e occupare il posto assegnato al proprio rango.". Tutte queste feste "inufficiali" erano molto importanti non solo per le classi sociali più basse del popolo, ma anche per i riscontri che hanno portato con la divulgazione da parte dei giullari e dei vagantes di una nuova forma di lingua: il volgare.
