Il caffè - le riviste

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Testo

LETTERATURA ITALIANA
IL CAFFE’
L’ACCADEMIA DEI PUGNI
Pietro Verri esponeva le sue teorie economiche sia nei trattati sia negli articoli sul “Caffè”, rivolti a un pubblico più largo, certamente dotato di cultura ma non di una preparazione specialistica. In età rinascimentale una distinzione del genere non sarebbe stata possibile. Siamo di fronte ad una nuova realtà che comporta cambiamenti sia negli strumenti, nei mezzi di comunicazione, sia nelle modalità stilistiche.
Sulla scia del “Journal des Savants”, primo esempio di giornale letterario che inizia le pubblicazioni a Parigi il 1° gennaio 1665, sorge a Roma nel gennaio 1668 per merito dell’abate Francesco Nazzari il “Giornale de’ Letterati”. Nel 1710 esce a Venezia il “Giornale de’ Letterati d’Italia”, diretto da Apostolo Zeno e con periodicità trimestrale.
Un diverso modello di giornale fu la “Gazzetta Veneta”, che il conte Gasparo Gozzi pubblicò a Venezia. Si tratta di una pubblicazione che si collega al tradizionale avviso, si presenta cioè come semplice notiziario di compravendite e scambi e altre notizie utili o dilettevoli per il pubblico. Il giornalista scriveva una serie di brevi storie, tratte dalla vita quotidiana, in cui acquistavano un rilievo eccezionale fatti del tutto banali, o venivano descritti in modo molto efficace piccoli incidenti.
“Il Caffè”
Confrontato con i giornali contemporanei, “Il caffè” palesa subito la sua fisionomia particolare. Fu pubblicato a Brescia in “fogli” di 8 pagine ciascuno, con una periodicità di circa dieci giorni dal 1° giugno 1765 al 20 maggio 1776.
“Il Caffè”, voluto e finanziato dal conte Pietro Verri, era l’espressione di un gruppo, costituito quasi per intero da esponenti dell’aristocrazia, legato da solide amicizie e già culturalmente affiatato per la comune appartenenza ad una polemica accademia che, fondata anch’essa da Pietro Verri, si fregiava del significativo titolo di Accademia dei Pugni. Già il titolo del giornale metteva in evidenza la sua disponibilità tematica, esso non era vincolato a settori ed ambiti privilegiati: nel “Caffè” si immagina infatti di trascrivere o di sviluppare conversazioni avvenute nella bottega di Demetrio, caffettiere d’origine greca trasferitosi a Milano, uomo saggio e d’ingegno aperto.
Già dal primo numero risultano evidenti l’ampiezza e la varietà degli interessi e la dimensione europea che si intendono perseguire. Lettori degli illuministi, questi intellettuali aprono le pagine del “Caffè” ad interessi e temi che mai prima si erano visti affiancati l’uno all’altro.
Il vasto spettro di temi è sorretto e giustificato da un obiettivo chiaro e unitario: portare l’attenzione sui punti nodali della società in vista di una razionalizzazione che significa trasformazione e riforma. Che questa fosse l’autentica vocazione del gruppo del “Caffè”, è dimostrato dal fatto che da lì a pochi anni parecchi di loro si impegnarono proprio nell’amministrazione della cosa pubblica, misero le loro competenze al servizio del riformismo illuminato del governo austriaco.
La concretezza dei problemi affrontati e delle relative analisi; l’”util sociale” come finalità ultima; l’attenzione, nello stesso numero, a problemi diversi e, secondo l’ottica tradizionale, inconciliabili fra di loro; l’apertura al dibattito europeo sono quindi le caratteristiche specifiche che connotano e differenziano il “Caffè” nel panorama del giornalismo contemporaneo, e ne fanno indubbiamente il più significativo giornale illuministico italiano e un esemplare esperimento di battaglia culturale.
Accademia dei Pugni: accademia sorta nel 1761 a Milano per iniziativa di Pietro Verri e destinata a promuovere la battaglia contro ogni forma di vieto conservatorismo, favorendo il rinnovamento della società e della cultura mediante la diffusione delle nuove idee illuministiche. Membri ne furono tra gli altri, oltre ad Alessandro Verri e a Cesare Beccaria, G. Biffi, A. Longo, G. R. Carli, P. Frisi, G. Visconti di Saliceto, S. Franci, P. Secchi, i quali assunsero, nelle adunanze della Società, nomi della storia romana (P. Verri era Silla, Beccaria T. P. Attico). Caratteristica dell'Accademia, che non formulò un preciso programma normativo, furono l'atteggiamento corrosivo e polemico (da cui le derivò la denominazione, coniata, a quel che pare, da un maestro di musica ostile ai Verri), il fervido impegno novatore e la concretezza d'interessi, alimentata dal dibattito sui problemi più vivi del momento e dallo studio dei contemporanei filosofi di Francia e d'Inghilterra. Organo della società fu, dal 1764, al 1766 il giornale Il Caffè, con la cui sospensione ebbe fine, per il disperdersi dei membri, anche la vita dell'Accademia.

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