| Materie: | Appunti |
| Categoria: | Latino |
Voto: | 1.5 (2) |
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| Data: | 29.09.2000 |
| Numero di pagine: | 3 |
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Testo
Melibeo: o Titiro,tu adagiando all’ombra di un frondoso faggio stai modulando un carmen silvestre sulla tua sottile zampogna;noi invece dobbiamo lasciare i confini della terra natale e i dolci campi,noi ce ne andiamo via come esuli dalla patria;tu Titiro,rilassato all’ombra insegni ai boschi ad echeggiare il nome della bella Amarillide.
Titiro: o Melibeo,и un dio quello che ci ha concesso questi momenti di tranquillitа:sм,sarа sempre davvero un dio,per me,quell’uomo;e spesso un tenero agnello,tratto dai nostri ovili,irrigherа col suo sangue il suo altare.Egli,come vedi,permise che i miei buoi pascolassero qui attorno,e che anche io componessi con la mia rustica zampogna le canzoni che voglio.
Melibeo:non ti invidio davvero;la mia piuttosto и meraviglia:su tutti i campi,ecco,da ogni parte c’и confusione fino a questo punto.Ecco,io stesso a malincuore conduco avanti le mie caprette;anche questa io conduco a fatica,Titiro:giа perchи poco fa,in mezzo ai fitti noccioli,ha partorito sulla nuda selce e ha lasciato due gemelli,speranza del gregge,ahimи!Questa disgrazia,se la mia mente non fosse stata ingenua,ricordo che giа ce la predicavano le querce colpite dal fulmine.Ma tuttavia permettici,o Titro,di sapere chi и questo Dio.
Titiro:La cittа,che chiamano Roma,caro Melibeo,stoltamente io la giudicai simile a questa nostra (borgata),dove tante volte noi pastori siamo soliti condurre i teneri nati delle nostre pecore.E cosм io sapevo che i cagnolini sono simili ai cani adulti,e cosм anche che i capretti assomigliano alle madri;e alo stesso modo ero solito paragonare le realtа grandi a quelle piccole. Perт questa (Roma)ha sollevato il suo capo tra le altre cittа,tanto quanto in mezzo ai viburni flessibili solgono sollevarsi i cipressi.
Melibeo:E quale motivo tu avesti cosм pressante per vedere Roma?
Titiro:La libertа,che pur in ritardo,tuttavia volse gli occhi a me che oziavo,dopo che ormai la barba,giа piuttosto bianca,mi stava cadendo quando mi radevo;comunque mi rivolse lo sguardo e,dopo lungo tempo,arrivт,dopo che Amarillide si и impadronita del mio cuore e Galatea lo ha lasciato. Sм perchи,e in veritа lo confessт,finchи era Galatea ad occupare il mio cuore non avevo speranza di libertа,nи preoccupazione per il mio peculio.Sebbene dai miei recinti uscissero numerose bestie per i sacrifici,e benchи si preparasse anche dal grasso formaggio per la cittа ingrata,mai la mia destra tornava a casa carica di danaro.
Melibeo:Sм,mi chiedevo meravigliato perchи tu invocassi Amarillide addolorata agli dei,per chi tu lasciasti pendere dall’albero i suoi frutti:perchи Titiro era lontano da qui. Titro,i pini stessi,le stesse sorgenti,e persino questi arbusti ti chiamavano.
Titiro:Che avrei dovuto fare?Non mi era possibile (altrimenti)uscire dalla schiavitщ,nи d’altra parte conoscere altrove (se non a Roma)divinitа tanto propizie.Laggiщ io vidi,o Melibeo,quel famoso giovane per il qule ogni anno i nostri altari sacrificano le vittime per 12 giorni;laggiщ quel giovane per primo diede risposta alla mia domanda:”Ragazzi,pascolate pure i buoi come prima;aggiogate pure i tori.”.
Melibeo:Fortunato vecchio,allora i tuoi campi ti rimarranno,e per te saranno sempre abbastanza grandi,sebbene la nuda pietra e la palude con il suo limaccioso giunco,ricoprono i pascoli.Pascoli non abituali incideranno sugli animali prossimi a partorire,e i contagi pericolosi dell’armento del vicino non recheranno danni. O fortunato vecchio,in questo luogo tu godrai della fresca ombra fra corsi d’acqua ben noti e fonti sacre;e da questo punto,partendo dal vicino confine del campo la siepe che sempre ha costituito col suo fiore di salice il nutrimento per le api iblee,spesso li richiamerа al sonno clo suo lieve mormorio;da questo punto,sotto un’alta rupe,lo sfrontatore canterа al cielo e nel frattempo,tuttavia,le rauche colombe,che sono la tua preoccupazione,e la tortora dall’olmo svettante non cesseranno di emettere il loro lamento.
Titiro:Dunque gli agili cervi andranno a pascolare nell’etere e il mare lascerа sul lido i nudi pesci.E dopo aver percorso il territorio di entrambe i popoli gli esuli Parti berranno le acque dell’Arari,o i Germani quelle del Tigri prima che il volto di quell’uomo scompaia dalla nostra mente.
