| Materie: | Appunti |
| Categoria: | Latino |
Voto: | 1 (2) |
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| Data: | 03.05.2001 |
| Numero di pagine: | 4 |
| Formato di file: | .doc (Microsoft Word) |
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Testo
Cap.35
Ma caddi in un punto che deve essere trattato prima degli argomenti su cui il mio discorso s’era già inoltrato. Quale fu la tua fuga, quale la tua paura in quel giorno luminosissimo, quale la tua disperazione nella vita a causa della consapevolezza dei tuoi delitti, quando tu in seguito a quella fuga ti rifugiasti nella tua casa, per grazia di coloro che hanno voluto che tu fossi salvo per vedere se saresti rinsavito. O come sono state vane le mie veritiere predizioni sul futuro! Dicevo sul Campidoglio a quei nostri liberatori, poiché essi volevano che io venissi da te, per esortarti a difendere la repubblica, che finché avevi paura avresti promesso qualunque cosa, ma che saresti tornato te stesso non appena avessi smesso di temere. Pertanto rimasi fermo nella mia opinione, mentre gli altri ex consoli andavano e venivano: e non ti vidi quel giorno né il giorno successivo, e credetti che non poteva essere stretta alcuna alleanza, con alcun patto affatto opportuno, con un nemico da parte degli ottimi concittadini. Dopo il terzo giorno (dall’omicidio) mi recai controvoglia nel tempio della dea Terra, mentre uomini armati presidiavano tutte le uscite. Che giorno fu quello per te, Marco Antonio! Benché tu ti sia dimostrato da subito mio nemico, tuttavia ti compatisco, poiché ti sei rivelato invidioso di te stesso.
Cap. 36
Quale uomo, dei immortali, quanto grande saresti stato se avessi mantenuto l’atteggiamento di quel giorno! Avremmo la pace, che era stata assicurata per mezzo del giovane nobile, nipote di M. Bambalio, garante. Sebbene la paura, che insegna la via del potere non per lungo tempo, ti rendesse buono, ti rese disonesto quell’audacia che non si allontanò da te finché ci fu il timore. Anche allora, quando ti credevano un galantuomo, cosa dalla quale io dissentii sempre, sovrintendesti in modo veramente scellerato al funerale del tiranno, se quello si può definire funerale. Fu tuo quel bell’elogio, tua la compassione, tua l’esortazione: tu, tu sottolineo, desti fuoco a quelle fiaccole, sia a quelle con le quali fu bruciato a mezzo il corpo, sia a quelle che incendiarono la dimora di L. Bellino; tu spingesti nelle nostra case l’impeto di quegli uomini sbandati, in massima parte schiavi, che noi respingemmo a viva forza. Tu tuttavia, quasi dissoltasi la cenere, nei giorni seguenti proclamasti in Campidoglio i famosissimi senatus consulta, affinché dopo le idi di marzo non venisse affisso alcun decreto riguardo a immunità dai tributi o qualche altro beneficio. Ti ricordi cosa dicesti degli esuli, e sai (cosa dicesti) dell’immunità. La cosa migliore fu il fatto che togliesti per sempre il titolo di dittatore dello stato; fatto ciò sembrava che ti avesse colto un tale odio verso il potere da cancellare ogni suo nome a causa della recente dittatura. Agli altri sembrava che lo stato fosse stato consolidato, a me assolutamente no, a me che temevo ogni sorta di naufragio finché fosse stato al timone della nave. Infatti, mi sono forse sbagliato, o potè essere più a lungo diverso da se stesso? Mentre voi guardavate, tavole sono state affisse in tutto il Campidoglio e non venivano messe in vendita immunità solo ai singoli cittadini, ma ad intere province; il diritto di cittadinanza era stato concesso non già ad una sola città, ma ad intere province. Quindi se questi abusi, che non possono esistere in una repubblica stabile, permangono, o senatori, avete perso tutte le province e non solo le entrate dell’erario, ma anche l’autorità del popolo romano, che è stato sminuito dai traffici domestici di costui.
Cap. 42Q
Mentre tu ti eri allontanato, quale famoso giorno ebbe il tuo collega, quando distrusse quel famoso monumento sepolcrale, che tu sembravi venerare! Annunciata a te questa cosa, come risultava chiaro a quelli che furono insieme a te, ti venne un accidente. Ignoro ciò che avvenne in seguito. Credo che abbiano avuto il sopravvento la paura e le armi, certamente hai fatto in modo che diventasse non proprio simile a te, almeno fin’ora, ma certo non più uguale a quello che era. In realtà quindi da là quale ritorno a Roma, quale sconvolgimento di tutta la città! Ricordavamo la smodata potenza di Lucio Cinna, dopo Silla che dominava [come dittatore]; avevamo di recente visto Cesare che regnava [con potere sovrano]; ci erano probabilmente armate; ma non nascosti e non così tanti. In realtà quale e quanta barbarie è questa! [I soldati di Antonio] inseguono in formazione di battaglia con le spade, vediamo essere portate lettighe colme di scudi. E certamente, o senatori, abbiamo, già fatto il callo a queste cose radicate. Il primo giugno, volendo noi andare in senato come era stato stabilito, impauriti siamo fuggiti rapidamente. Ma questo, poiché non aveva bisogno del senato, né desiderò qualcuno ma piuttosto si rallegrò del nostro allontanamento e subito mise in atto quei mirabili piani. Egli, che aveva difeso i documenti autografi di Cesare per un suo lucro, abolì le leggi di Cesare e quelle migliori per poter rovinare la repubblica; promulgò di anni il governo delle province e inoltre, dovendo essere il difensore degli acta caesaris, annullò gli stessi sia nelle cose pubbliche che nelle private. Abrogò alcune leggi senza piena pubblicazione e propose altre per abolire e rese nullo il testamento, che è rispettato anche da cittadini infimi. Statue e quadri, che Cesare lasciò per testamento al popolo insieme ai giardini, questo trasportò in parte nei giardini di Pompeo, parte nella villa di Scipione.

cicerone seconda filippica 2,3,4