Pitagora

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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PITAGORA

Pitagora è originario di Samo e forse è stato allievo di Anassimandro. E’ molto difficile parlare di Pitagora non solo per le poche notizie attendibili che abbiamo sulla sua vita, ma anche perché la maggior parte di ciò che viene presentato come suo pensiero, pur partendo dal suo insegnamento, è in realtà il frutto dell’elaborazione di una sua scuola. E’ quasi certo che Pitagora non abbia scritto nulla. Conobbe da vicino l’orfismo, e ne sarebbe stato coinvolto accettando pienamente la teoria della trasmigrazione delle anime da un corpo ad un altro (metensomatosi). Pitagora era vegetariano per evitare, mangiando la carne, di mangiare un animale ove si era incarnata l’anima di qualcun altro.

Con Pitagora ci si trova in quella fase di transizione dal mondo del “mitos” al mondo della ragione. Per Pitagora “arkè” di tutte le cose è il numero, poiché ritiene che tutte le cose abbiano qualcosa d’identico essendo tutte in rapporto tra di loro, un rapporto di tipo numerico. L’idea di un rapporto implica, pertanto, la possibilità di vedere in che modo le opposizioni hanno delle armonie. Dice, inoltre che principio di tutto è la Diade (pari e dispari assieme). L’Uno, che è causa e garanzia dell’armonia dell’universo poiché “genera” tutti i numeri, permane in tutte le cose, ma esso non esiste se non è in rapporto/intesa con il 2, vale a dire che da solo non esiste; ciò vale per tutti i numeri, i quali non possono esistere se non sono in relazione con altri numeri. Quindi, se tutto è definibile da relazioni, bisogna che queste siano stabilite, non rimandate all’infinito. Pitagora parla anche di numeri associati a figure geometriche: numeri quadrati, triangolari, cubici…
Pitagora definisce i numeri pari “imperfetti” e i numeri dispari “perfetti” (filosofia dualistica): il pari è limitato, cioè non compiuto, non terminato, aspetta di essere bloccato; il dispari, invece, è limitato, cioè determinato e compiuto. Per Pitagora il numero perfetto era la “tetraktys” (10) dato che da ogni angolo essa consentiva di arrivare allo stesso risultato.
Quindi, i capisaldi della dottrina pitagorica erano:
1. l’immortalità dell’anima (che era conseguenza del 2° punto)
2. la metensomatosi
3. l’eterno ritorno (dall’Ade sulla terra, cercando un nuovo corpo)
4. l’omogeneità strutturale di ogni essere animato

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