| Materie: | Appunti |
| Categoria: | Italiano |
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| Numero di pagine: | 7 |
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Testo
La Divina Commedia
Tempi di composizione
Dopo aver lasciato in sospeso il Convivio e il De vulgari eloquentia1, Dante dà avvio alla composizione del poema, le cui tre cantiche – Inferno, Purgatorio, Paradiso, stese in tempi diversi, cosicché esse circolarono separatamente. In base ai riferimenti cronologici presenti in ciascuna cantica si ritiene che:
- L’Inferno è stato scritto prima del 13092
- Il Purgatorio è stato scritto prima del 1313
- Il Paradiso è stato scritto prima del 1316
Titolo
Il titolo originario è “Commedia”. L’aggettivo “divina”fu usato per la prima volta da Boccaccia ed integrato al titolo originario solo a partire dal cinquecento.
Dante usa il titolo di commedia, per due motivi:
1) Perché il genere letterario della commedia prevede la compresenza di livelli stilistici diversi, che permette pertanto di adeguarsi alla varietà della materia.
2) Perché il genere letterario della commedia parte da una situazione difficile ed arriva ad un esito felice (Dante stesso fa questa precisazione nella lettera a Cangrande della Scala – a cui dedica Il Paradiso - )
Struttura dell’opera
La Divina Commedia narra il viaggio compiuto da Dante nei tre regni oltremondani: questo viaggio, che ha inizio l’8 aprile del 13003, notte del venerdì santo, e dura una settimana.
Il numero 3 è ricorrente in tutta la opera, perché è il numero della perfezione, ed allude chiaramente alla Trinità.
3 sono i regni che dante visita, 3 sono le cantiche, 3 sono i versi che compogono ogni strofe – si tratta di terzine appunto4 - .
Le tre cantiche si compongono ciascuna di 33 canti, eccetto l’Inferno che conta 34 canti, perché il primo funge da proemio per tutta l’opera. La somma del numero dei canti ( 34 dell’Inferno, 33 del Purgatorio; 33 del Paradiso) da 100, altro numero che richiama la perfezione.
Tra i tre regni c’è una perfetta simmetria: sono infatti divisi ciascuno in 10 parti.
Interpretazione
Dante rivendica più volte, nel corso dell’opera, la veridicità del viaggio:
Il viaggio è : 1)un percorso di redenzione e di riscatto verso la salvezza
2)l’immagine esemplare di ogni esperienza umana.
La Divina Commedia è un’opera dottrinale: trasmette verità religiose, dottrinali e morali.
Ma per pervenire alla conoscenza di tali verità, non basta la sola ragione: è necessaria la fede. Ragione e fede, strumenti della conoscenza umana, sono simboleggiati dalle
guide di Dante: Virgilio, che accompagna Dante nell’Inferno e nel Purgatorio, è simbolo della ragione umana, Beatrice, che accompagna dante nel Paradiso, è simbolo della fede.
Benché simboli, questi personaggi sono concreti e reali nei loro moti d’animo.
Fonti
Molteplici sono le fonti, di cui si serve Dante, tutte radicate nel pensiero medievali:
- Fonti filosofiche: la filosofia aristotelica (nell’interpretazione di san Tommaso, Alberto Magno, Averroè); la filosofia platonica, da cui ricava l’idea dell’impulso dell’anima a salire verso Dio.
- Fonti scientifiche: scienze geografiche ed astronomiche medievali
- Fonti etiche: Cicerone e i classici latini
Concetti fondamentali per la lettura de “La Divina Commedia”
- Centralità del libero arbitrio nella vita dell’uomo: ciò spiega e giustifica la distinzione delle anime nelle tre schiere dei dannati; dei penitenti; e dei beati.
L’uomo è stato creato, dopo la cacciata, dal Paradiso terrestre, degli angeli ribelli, capeggiati da Lucifero.
- Centralità della tematica politica (su cui si incentra il sesto canto di ciascuna cantica) : per Dante la compromissione della Chiesa con il potere temporale, ha generato la confusione dei due poteri (chiesa e imperatore) assegnati alla guida dell’uomo. Ne consegue una dilagante corruzione.
- Continuo riferimento alla realtà umana, o perché oggetto di rimpianto, o perché oggetto di nostalgia o come semplice materia per le similitudini
- Dante può vedere le anime che incontra per la teoria del corpo aereo (Purg. XXV): le anime mantengono un’apparenza corporea per la condensazione dell’area attorno al luogo occupato. Nel giorno del Giudizio, si avrà il recupero del proprio corpo, e si decreterà o la dannazione o la beatitudine eterna.
- Sperimentalismo linguistico: una notevole varietà di registri stilistici si incontra. Nel passaggio da una cantica all’altra, anche lo stile si piega per rendere un’ambientazione diversa; in generale si può dire che: l’Inferno è dominato dalla rappresentazione della sofferenza fisica; il Purgatorio si caratterizza per una rappresentazione più sfumata e delicata, il Paradiso, invece, è un trionfo di luci e di colori. Dante, proprio per la Divina Commedia, è stimato il “padre della lingua italiana”: dopo di lui il volgare fiorentino sarà alla base degli sviluppi della lingua italiana.
Inferno
L’Inferno, il regno della dannazione eterna, è una voragine che si apre nei pressi di Gerusalemme, e al cui centro, in profondità, è conficcato Lucifero. Esso riflette, in particolare, la corruzione del mondo comunale. A partire dalla selva oscura, in cui si imbatte nelle tre fiere – lonza, simbolo della lussuria; leone, simbolo della superbia; lupa, simbolo dell’avarizia – Dante scende attraverso i 10 cerchi concentrici, in cui si articola l’Inferno e in cui, come nel Purgatorio, le pene sono assegnate mediante il criterio del contrappasso (la pena viene assegnata cioè per opposizione o corrispondenza al vizio, che impregnò di sé la vita del dannato)
ANTINFERNO: IGNAVI
I CERCHIO LIMBO5
In II CERCHIO LUSSURIOSI
conti III CERCHIO GOLOSI
nenti IV CERCHIO AVARI E PRODIGHI
V CERCHIO IRACONDI E ACCIDIOSI
VI CERCHIO ERETICI
VII CERCHIO VIOLENTI
FRAUDO
LENTI contro chi non si fida: VIII CERCHIO
Contro chi si fida: IX CERCHIO
LUCIFERO
Purgatorio
Attraverso la “natural burella”, Dante e Virgilio approdano nel Purgatorio, un monte, che si eleva su un’isola, che sorge agli antipodi di Gerusalemme.
Tutte le anime sono chiamate a percorrere – solo di giorno - ogni balza del monte e a sostare in ogni cornice in relazione al ruolo giocato nella sua vita dal determinato vizio, che la cornice punisce. Le sette cornici, in cui si articola il sacro monte, corrispondono infatti ai sette vizi capitali, e ciascuna presenta un angelo che incarna la virtù opposta. Sulla fronte dell’anima purgante sono infatti presenti sette “P”: esse sono cancellate ad una ad una, man mano che si procede verso l’alto.
Il Purgatorio è caratterizzato da: la nostalgia per la terra, la polemica politica, solidarietà umana. Le anime con cui Dante sosta, chiedono inoltre al poeta di pregare per loro una volta tornato sulla terra, perché la preghiera rende più veloce l’ascesa.
Una volta giunto in cima al monte, ove si dispiega il Paradiso terrestre, appare Beatrice, che rimprovera aspramente Dante. Ma dopo aver assistito ad una processione sulla storia dell’umanità e della chiesa, e dopo esser stato immerso nelle acque dei fiumi Lete ed Eunoè (che cancellano il ricordo dei peccati e mantengono la memoria delle opere buone), Dante è pronto a salire in Paradiso.
(Della struttura del Purgatorio Dante parla nel XVII canto):
Paradiso terrestre
VII CORNICE: LUSSURIOSI
VI CORNICE: GOLOSI
V CORNICE: AVARI E PRODIGHI
IV CORNICE: ACCIDIOSI
IIICORNICE:IRACONDI
IICORNICE:INVIDIOSI
I CORNICE: SUPERBI
Porta del Purgatorio
ANTIPURGATORIO:
Valletta fiorita: Principi
SECONDO BALZO Morti per violenza
PRIMO BALZO Pentitisi in fin di vita
SPIAGGIA: Scomunicati
Paradiso
Dante, nel corso dell’ultima cantica, più volte sottolinea la difficoltà a scrivere di tale materia, per cui spesso il Paradiso si presenta come un trionfo di luci, colori, e suoni. Molte sono le digressioni dottrinali, nel tentativo di spiegare ciò che fugge alla ragione. Ritorna anche qui la tematica politica: si insiste specialmente sulla corruzione della Chiesa. I canti XV , XVI, e XVII sono incentrati sull’incontro con il trisavolo Cacciaguida, a cui è affidata la profezia dell’esilio dantesco.
Dal punto di vista strutturale il Paradiso si articola in 9 cieli, presieduti ciascuno da un’intelligenza angelica. Le anime, disposte in una candida rosa, in cui fruiscono in eterno di Dio, sono dislocate nei singoli cieli per favorire la visione sensibile di Dante.
I Cielo della Luna: spiriti che non adempirono ai voti
II Cielo di Mercurio: spiriti amanti per desiderio di gloria
III Cielo di Venere: spiriti amanti
IV Cielo del Sole: spiriti sapienti
V Cielo di Marte: spiriti militanti
VI Cielo di Giove: spiriti giusti
VII Cielo di Saturno: spiriti contemplanti
VIII Cielo delle Stelle fisse: trionfo di Cristo, di Maria e dei Beati
IX Primo mobile: Trionfo degli angeli
1 L’idea di stendere un’opera originale come la Divina Commedia doveva essere presente nel poeta già prima di lasciare Firenze. Chiude infatti la Vita nuova, scrivendo a proposito di Beatrice con il proposito di “dicer di lei quello che mai non fu detto d’alcuna”.
2 Secondo la tradizione i primi sette canti furono scritti mentre Dante si trovava ancora a Firenze. In realtà è più plausibile sostenere che la DIVINA COMMEDIA è l’opera dell’esilio.
3 Il ‘300 è l’anno del primo giubileo. Retrodatare il suo viaggio rispetto all’epoca in cui scrive consente a Dante di inserire molte profezie post eventum.
4 Per quanto riguarda la struttura metrica, si tratta di terzine di endecasillabi, legati da rima incatenata, secondo lo schema ABA BCB…
5 Nel Limbo risiedono i bambini e i grandi uomini del mondo classico (come Virgilio): malgrado a loro, vissuti prima della venuta del Cristo, sia negata la grazia divina, sono tuttavia riconosciuti valori civili e giustizia morale.
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