Vico

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Testo

GIAMBATTISTA VICO

Giambattista Vico
(Napoli, 1668 - 1744)

Nato a Napoli nel 1668, Giambattista Vico condusse disordinati studi letterari, filosofici e giuridici. Mentre era precettore a Portici pubblicò componimenti d’occasione e orazioni latine, finché nel 1699 entrò nell’Accademia Palatina ottenendo anche, per concorso, la cattedra di retorica all’università di Napoli con l’obbligo di comporre le orazioni inaugurali dell’anno accademico. Nel 1710 pubblicò De antiquissima italorum sapientia che precorre lo storicismo di Kant, quindi, dal 1725, La scienza nuova. Raccontò le sue difficoltà esistenziali nell’Autobiografia del 1728. Morì a Napoli nel 1744.
Opere principali: Affetti di un disperato (1693); Orazioni inaugurali (1699-1706); Criterio degli studi del nostro tempo (1708); De antiquissima italorum sapientia (1710); Vita di Antonio Carafa (1716); Principi di una scienza nuova intorno alla comune natura delle nazioni (1725, 1730, 1744); Autobiografia (1728); Vindiciae (1729); De mente heroica (1732-33).
Opponendosi al razionalismo aprioristico e matematico cartesiano, Vico rivendica una “nuova scienza” basata sul valore del criterio storico e sociale. Poiché la conoscenza della natura è preclusa all’uomo, il sapere è valido solo nell’ambito storico, in quanto la storia, dove il vero e il fatto coincidono, è opera nostra. Essa ci mostra una sempre rinnovata successione di tre fasi nei popoli: una primitiva e teoretica, una eroica e poetica, una civile e veramente umana. Questi corsi e ricorsi storici avvengono nel tempo e per opera umana, ma secondo un piano eterno, provvidenziale, divino. Notevole in Vico è il principio, poi universalmente seguito, d’interpretare la vita dei popoli antichi dai documenti che ne restano (in primo luogo la lingua), cercando così di fondare la filosofia sociale sull’analisi delle radici comuni dei vari vocaboli usati dalle genti.

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