Questione sociale

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LA QUESTIONE SOCIALE Mara Bulzariello5c

La rivoluzione industriale alla fine del 18º secolo aveva posto le premesse per un radicale mutamento del sistema produttivo e quindi della stessa struttura della società occidentale.
L'industrializzazione fu accompagnata da un forte incremento demografico destinato a modificare profondamente la società europea per il fatto che a differenza di ciò che era successo fino a quel momento si unì all'incremento demografico anche un aumento delle risorse disponibili. Ciò è possibile uno stato di maggior benessere (almeno per la classe media) grazie le migliori condizioni igieniche e abitative, in miglioramento delle diete alimentari e progressi della medicina.
accanto all'aumento del numero degli individui, e direttamente connesso con questo, da grande fenomeno che riguardò alla popolazione europea dell'ottocento fu un'accentuata mobilità territoriale. Le trasformazioni produttive sociali nelle campagne, con i loro effetti di sovrappopolazione agricola, sommandosi alla crescita demografica, furono all'origine di un'importante e duraturo flusso migratorio verso luoghi più industrializzati.
Da città ottocentesca divenne un grande polo di attrazione economica e la crescita dei trasporti urbani permise alle metropoli di estendersi a macchia d'olio inglobando i comuni circostanti .
Ma la città rappresentava il simbolo stesso della modernità dei suoi profondi contrasti infatti messa il progresso, i traffici, la ricchezza si affiancavano alle stridenti disuguaglianze sociali, la vita degradata dei quartieri operai. Per lungo tempo, cioè fino alla fine del secolo, la mortalità in città, specie la mortalità infantile, rimase più alta che in campagna. L'inquinamento prodotto dalle fabbriche a carbone; e miserabili condizioni igieniche e abitative nelle vie tutte le malsane istruzioni al delinquente alcolismo erano gravi fattori di rischio che rendevano difficile la vita nei quartieri poveri delle città .

Mentre nel settore agricolo le innovazioni dovute al progresso tecnico ebbero un'affermazione limitata, con la seconda rivoluzione industriale un radicale cambiamento dei meccanismi produttivi si sarebbe invece affermato nel settore manifatturiero.
L'industria moderna fu caratterizzata da tre elementi principali: 1) l’introduzione su grande scala dei macchinari, riuniti in determinati luoghi, destinati esclusivamente ad accogliere le attività produttive;
2) l'impiego, all'interno di queste strutture, di manodopera salariata proveniente dal proletariato; 3) la nascita della classe ristretta degli imprenditori-capitalisti, cioè i detentore dei capitali necessari all'acquisto delle materie prime e delle attrezzature, oltre cha al finanziamento delle opere di manutenzione 3) l'organizzazione del lavoro in diverse fasi (catena di montaggio), per cui ogni singolo lavoratore realizza solo una parte del prodotto e non l'opera finita, come invece avveniva nelle botteghe artigiane.
L'uso di navi a vapore e la crescita delle ferrovie provocarono inoltre un impensabile allargamento del mercato, accelerando la velocità dei mezzi di trasporto. Le comunicazioni furono poi agevolate anche dall'invenzione del telegrafo. L'ampliamento del mercato implicava però l'inasprimento della concorrenza e quindi la necessità di aggiornare i macchinari in base alle nuove scoperte, che spesso rendevano superflua parte della manodopera, e di rendere i dei propri prodotti sempre più competitivi, abbassando i prezzi. Questo implicava però anche il licenziamento o la riduzione dei salari degli operai. Nello stesso tempo si era evidenziata la fondamentale funzione degli istituti di credito, insostituibili nella gestione e nell’investimento dei capitali. L'evoluzione dell'economia in senso industriale aveva provocato anche un profondo cambiamento all'interno della società europea. Accanto infatti ai ceti aristocratici e ai proprietari terrieri, si erano venuta a formare. una classe capitalistica, composta dai proprietari delle industrie, e un proletariato (così chiamato perché il suo unico bene era la prole, cioè figli), impegnato nel lavoro in fabbrica.
Mentre la borghesia capitalista si batté durante l'ottocento per dare un peso politico la propria preponderanza economica a nome della libera concorrenza, il proletariato moderno combatté invece per un radicale cambiamento delle proprie condizioni di vita. Privo di qualsiasi forma di assistenza rappresentanza, esso era infatti sottoposto al completo arbitrio delle padrone, che impiegava i lavoratori, anche donne e bambini, per 12 o 14 ore al giorno. La legge della concorrenza imponeva inoltre il frequente ribasso degli stipendi, già al minimo potere d'acquisto o addirittura la chiusura delle fabbriche e quindi la disoccupazione. Come ricorda M. Reberioux era normale che il carattere primario del lavoro operaio fosse la sua precarietà; ma la spinta demografica, l'urbanizzazione e il potere assoluto di dare e togliere il lavoro sono tutte condizioni nuove per le masse di uomini e bambini dell’800.
Così - egli spiega - nella manifattura è possibile in ogni momento il licenziamento del lavoratore non qualificato (o che non è al passo con le nuove tecniche produttive) e ciò è vantaggioso per l’imprenditore che dispone sempre di folle di disoccupati, cioè di riserva continua di capitale.
La crisi di sovrapproduzione rese ancora più critica la posizione del proletariato, ponendo le premesse per una sempre più consapevole affermazione delle sue rivendicazioni contro gli abusi più gravi, come il lavoro minorile, che portò alla nascita di un movimento politico che aveva nel suo programma la difesa delle condizioni di vita dei lavoratori: il socialismo. A guadagnarsi il sostegno del movimento socialista per quanto concerneva la modalità del superamento della situazione socioeconomica vigente fu Karl Marx, con la costante collaborazione di Friedrick Engels, il quale elaborò la più incisiva analisi dell'evoluzione del sistema capitalistico e delle sue caratteristiche.
Il primo scritto in cui le teorie di Marx e Engels trovarono compiuta l'espressione fu il manifesto del partito comunista pubblicato a Londra nel febbraio 1848. Max aveva compreso come la società fosse sempre stata divisa in classi lotta per la supremazia. Tale situazione si stava ripetendo nell'epoca contemporanea con l'opposizione tra il ceto dei capitalisti e quello proletariato. Come precedenti, anche il conflitto attuale avrebbe dovuto essere superato. Meramente illusoria era quindi la convinzione dell'economia classica che si fossero mai pervenuti a una forma stabile dell'economia. La rivoluzione teorizzata dal manifesto avrebbe dovuto avere per protagonista e proletariato moderno, una volta che esso fosse finalmente divenuto cosciente della situazione di sfruttamento a cui era sottoposto. Il partito comunista avrebbe quindi assunto in questa azione un ruolo guida del movimento operaio, rappresentandolo nel suo complesso. Il primo passo verso un nuovo ordine sarebbe stata l'acquisizione del potere politico da parte del proletariato. Dalla rivoluzione sociale, i cui germi erano insiti nella lotta di classe, che domina tutta la storia, sarebbe quindi scaturita la dittatura del proletariato a cui poi sarebbe seguito radicale mutamento non solo dei processi produttivi ma della struttura sociale nel suo complesso. Come esprime invece nel capitale l'operaio dovrà quindi lottare contro questa struttura di classe, che lo costringe a vendere la propria forza lavoro al proprietario, il quale ha poi diritto di appropriarsi del profitto determinato dalla differenza di valore (plusvalore) tra le merci prodotte e di salario corrisposto al lavoratore. La rivoluzione che ne conseguirà dovrà coinvolgere tutto il ceto operaio, guidato dei comunisti, cioè coloro che hanno individuato i reali meccanismi dell'accumulazione capitalistica grazie l'appropriazione plusvalore. Il successo del progresso rivoluzionario, che troverà agire su un fronte internazionale, porterà alla dittatura del proletariato, alla collettivizzazione dei mezzi di produzione e, infine, alla nascita di una nuova società in cui il problema della dialettica conflittuale evidenziato dalla storia passata sarà superato grazie alla soppressione di qualsiasi classe sociale.

Esempio



  


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