La schiavitù

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Categoria:Storia
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Il fenomeno della schiavitù ha avuto una grandissima importanza nella storia dell'umanità, giungendo a caratterizzare le strutture economiche e sociali di intere civiltà, sia primitive, sia evolute. Il ricorso al lavoro di un grande numero di schiavi è determinato dalla necessità di disporre di forza-lavoro a un prezzo bassissimo; l'esperienza storica dimostra tuttavia che il lavoro di schiavi è, a parità di condizioni, assai meno produttivo di quello svolto da lavoratori liberi salariati.
In campo internazionale la schiavitù venne ufficialmente condannata, come contraria ai diritti dell'uomo, dalle conferenze di Berlino (1885) e di Bruxelles (1890), dal patto della Società delle Nazioni, dalla convenzione di Saint-Germain-en-Laye (1919), dalla convenzione di Ginevra sulla schiavitù (1926) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU (1948). Tuttavia, nonostante le ripetute condanne, la schiavitù ancora sussiste in alcune regioni del mondo e, inoltre, si è andata delineando nell'ultimo quarto del secolo un nuovo tipo di abuso che consiste nella tratta di donne e bambini, ridotti appunto in schiavitù, per poterli sfruttare sessualmente. In Italia sono state adottate misure legislative di protezione per le donne che vogliano sottrarsi a tale situazione (legge 3 agosto 1998 n. 269).

La schiavitù è illegale e formalmente bandita: la ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo’ (1948) afferma all’art. 4, "nessuno deve essere tenuto in stato di schiavitù o servitù; la schiavitù e il traffico di schiavi devono essere proibiti in tutte le loro forme", successivamente (1956) è stata elaborata la ‘Convenzione supplementare relativa all’abolizione della schiavitù, della tratta degli schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù’. Dal 1839 è attiva l’organizzazione inglese Anti-Slavery International (ASI) impegnata nella lotta alla schiavitù, mentre gli Stati i loro ideologi relegano la schiavitù a tutto il 1800 e ai primi del ‘900 negandone l’attuale esistenza. Secondo la stima, per difetto, di un militante dell’ASI gli schiavi mondiali, nel 2000, sono 27 milioni, ed il profitto generato dal loro lavoro ammonta a 13 miliardi di dollari. Alla base di questa schiavitù vi è una condizione di precarietà, di profondo bisogno e di povertà, mentre le aree di maggiore diffusione sono l’Asia, l’Africa e l’America Latina. Insomma il cosiddetto Terzo Mondo o paesi in via di sviluppo, il cui sottosviluppo è un prodotto dello stesso sviluppo del capitalismo. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: in questi paesi, ma non solo in questi, i pochi ricchi diventano sempre più ricchi, mentre la stragrande maggioranza di poveri diventa sempre più povera. Il solo dato sulla divisione del reddito mondiale denota chiaramente lo stato di povertà della stragrande maggioranza della popolazione mondiale: nel 1990 il 60% della popolazione mondiale deteneva il 5,6% del reddito mondiale, il 20% ricco ne deteneva l’82,7%. Questa situazione mette a disposizione del capitale una sovrabbondanza di proletari poveri che possono entrare nella spirale della nuova schiavitù. Andiamo ora ad elencare quali sono le forme di questa schiavitù. La schiavitù da debito è la forma più comune di schiavitù: un individuo impegna se stesso e la famiglia in cambio di un prestito in denaro, ma la durata e la natura del servizio non sono definite, il vincolo non ha scadenza e si può estendere alle generazioni future. Inoltre il lavoro erogato, non pagato, non va a ridurre il debito originario che deve essere restituito.
Il 23 agosto è stata giornata internazionale contro la schiavitù. Ma gli schiavi, più o meno manifesti, sembrano non finire mai nella storia. Cosa altro sono oggi, se non schiavi, i "boat people" che continuano a solcare miseramente il Mediterraneo? E le bambine e i bambini 'arruolati' come militari da pseudo-signori della guerra? E i minori sfruttati in lavori pericolosi e non dalle multinazionali? E le donne del sud del mondo o dell'Europa dell'est sfruttate come colf illegali e malpagate nelle eleganti dimore europee? Sono forse liberi gli "yes-men" che pullulano in alcuni governi e nelle grandi aziende di tutto questo nostro mondo 'globale'?
Yanga, Zumbi dos Palmares, 'Nanny', Toussaint Louverture: in qualche modo tutti "eroi dei due mondi", eppure oggi tutti sconosciuti o quasi. E dire che nella giornata internazionale odierna scelta dall'Onu "in ricordo del commercio degli schiavi e della sua abolizione" - momento alto dell'intero 2004 dedicato allo stesso tema - dovrebbero essere più che mai i veri protagonisti. Perchè oggi?
L'Unesco, ente del Palazzo di Vetro per l'istruzione, la scienza e la cultura, in un messaggio del suo direttore generale Koichiro Matsuura, ricorda: "La data del 23 agosto si riferisce all'insurrezione che cominciò nella notte tra il 22 ed il 23 agosto 1791 nell'isola di Santo Domingo (oggi divisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana) condotta da Toussaint Louverture, il primo generale nero. La rivolta condusse alla prima decisiva vittoria di schiavi contro i loro oppressori nella storia dell'umanità".

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