La Rivoluzione scientifica

Materie:Appunti
Categoria:Storia
Download:145
Data:04.05.2001
Numero di pagine:6
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
rivoluzione-scientifica_4.zip (Dimensione: 6.65 Kb)
trucheck.it_la-rivoluzione-scientifica.doc     27.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA

Il periodo considerato si apre con le scoperte astronomiche del tedesco Keplero, e dell’italiano Galileo Galilei che fa uscire proprio nel 1610 il trattato astronomico SIDEREUS NUNCIUS . Termina con l’opera in cui l’inglese Isaac Newton espone le sue leggi sulla gravitazione universale,Principi matematici della filosofia naturale del 1687. il Seicento, è il secolo della rivoluzione scientifica, quello in cui si afferma un nuovo modo di concepire la scienza. La concezione tolemaica e aristotelica viene abbandonata, seppure a prezzo di drammatici contrasti. Fra la fine del seicento e
l’inizio del settecento si puo’ per la prima volta parlare di autonomia della scienza.Questa sta diventando indipendente non solo dalla religione, ma anche dalla magia, con cui pure aveva convissuto largamente sino alla meta’ del secolo.Decisivo risulta, a questo proposito, l’uso della matematica, che costringe ad abbandonare i procedimenti analogici e le connessioni intuitive della magia. Contemporaneamente anche la medicina, la biologia, la chimica fanno registrare enormi progressi grazie agli studi del fisiologo inglese William Harvey.Ne esce trasformata l’idea del mondo, che da qui in avanti comincia ad essere immaginato come una macchina di cui occorre studiare il funzionamento.Non casualmente, la macchina universale viene vista, gia’ da Keplero.Gia’ questa idea mostra l’importanza decisiva che ora assumono l’osservazione diretta, la sperimentazione, la manipolazione tecnica. La tecnica cessa di essere considerata un’arte servile e viene giudicata invece un momento indispensabile dell’indagine scientifica. D’altra parte è la tecnica che costruisce le macchine e gli strumenti attraverso cui condurre la ricerca.Il telescopio, il microscopio, il termometro, il barometro diventano strumenti indispensabili.La tecnica tende a diventare tecnologia e a sposarsi alla ricerca astratta,fondata sulla matematica. Proprio l’incontro stretto fra tecnica e matematica è alla base della Rivoluzione Scientifica operata da Galileo e da Newton. Alla base di tale rivoluzione sta un modo nuovo di concepire la ricerca, sia quella filosofica che quella scientifica.Decisivo diventa il metodo della ricerca; il suo valore dipendera’, cioè, non dalla sua corrispondenza a una supposta verita’ generale, ma dal modo con cui viene condotta.Il metodo della ricerca deve essere liber da qualsiasi pregiudizio e da qualsiasi autorita’. È il dubbio metodico a ispirare la ricerca, che deve obbedire solo alla propria logica interna. Ne deriva, in tutti questi pensatori, una critica alla istituzione scolastica vigente e alla scuola stessa dei gesuiti.Comincia ad affermarsi l’esigenza di una rivoluzione pedagogica coerente con la rivoluzione scientifica in corso.Nel corso del seicento vengono posti tutti i problemi fondamentali dell’epoca moderna, da quello dell’autonomia della scienza a quello del rapporto fra scienza e potere.Da un lato la scienza mira ad affermare la propria autonomia da qualsiasi autorita’ esterna, sia di tipo religioso che di tipo politico, per obbedire solo alle esigenze della propria ricerca e del metodo sperimentale; dall’altro lato, invece, ha sempre piu’ bisogno di appoggiarsi al potere politico esistente:legandosi alla tecnica, e divenendo tecnologia ha bisogno di ampi finanziamenti e dunque della protezione del ceto dominante.La rivoluzione scientifica del seicento tende a rendere autonoma la scienza dalla religione.Nel 1616 la Chiesa attraverso la Congregazione dell’Indice, “sospese” le opere che sostenevano la teoria eliocentrica e diffido’ Galileo dal diffonderne le tesi. Arrivo a concedere solo che la visione copernicana venisse assunta come ipotesi matematica.come appare chiaro da una lettera di Galileo del 1613, egli all’inizio si oppose a tale posizione della Chiesa, cercando di dimostare che quanto scriveva la bibbia non poteva essere preso alla lettera. Il libro della natura e il libro di Dio rivelerebbero la stessa verita’, il primo in un linguaggio che solo gli scienziati possono capire, il secondo in modo favolistica. Ovviamente questa tesi dava una posizione di vantaggio alla interpretazione scientifica dei fenomeni rispetto a quella ecclesiastica, e quindi venne respinta dalla Chiesa,che nel 1633 condanno’ Galileo benché questi, nel frattempo, per evitare le accuse avesse cercato un compromesso e accettato di parlare della concezione copernicana come di una pura ipotesi matematica. Per secoli era stata la Chiesa a definire cio’ che era vero e ciò che era falso nella concezione dell’universo; la ricerca scientifica doveva adeguarsi a illustare verità precostituite e comunque industriarsi a mostrare come le scoperte fatte fossero del tutto conciliabili con la verità della fede. Ora, invece, i ruoli cominciano a rovesciarsi e ben presto sarà la Chiesa a dover spiegare come le proprie verità non siano in contrasto con le rivelazioni della scienza. È questo un passaggio decisivo. La scienza, affrancandosi dalla religione, diventa una ricerca del tutto laica, empirica, sperimentale. Nello stesso tempo, però, non può più aspirare a dettare verità universali e assolute. Da un lato, sono i sensi, la capacità empirica di sperimentazione, la vista soprattutto a determinare la verità scientifica e dunque il senso del mondo; dall’ altro tale senso si rivela sfuggente, relativo, incerto e può colmare il proprio bisogno di assoluto solo rivolgendosi a una verità religiosa che appare ormai distante da quella scientifica e si presenta per ciò come puro atto di fede. Se si aggiunge che l’uomo avvertiva di essere abbandonato in un universo infinito che non riusciva più a controllare e a padroneggiare mentalmente, mentre le storia del mondo gli appariva assai più antica di quanto sino allora si fosse sospettato e quasi sprofondata in remoti millenni su cui le ricerche geologiche cominciavano appena a fare luce; se si aggiunge, cioè, che, in questo periodo, si modificarono ampiamente le tradizionali concezioni del tempo e dello spazio, si può capire il senso diffuso di relativismo, di precarietà e di smarrimento che caratterizzano l’immagine del Seicento. Sul piano sociale, il senso di paura e di precarietà si traduce in un bisogno d’ ordine, di sicurezza e di autorità. Nascono gli ospedali e le case di lavoro dove sono internati i vagabondi e i poveri. Si afferma l’opposizione lavoro/ozio come opposizione fra virtù e vizio: il m omento produttivo si trasforma in valore, coerentemente con l’affermazione della nascente ideologia borghese. Nell’ immaginario religioso e artistico, l’uomo si percepisce sempre più in preda a rapido trascorrere del tempo. Alla natura immutabile della tradizione aristotelica e scolastica si sostituisce l’idea da una natura in trasformazione, essa stessa sottoposta alle vicende della storia e delle caducità. In campo religioso ciò induce a sottolineare l’umiltà dell’uomo, la sua miseria di fronte all’ immensità dell’ universo e alla caducità dell’esperienza sensoriale e della stessa osservazione scientifica. Nell’ architettura, nella pittura, nella scultura, al di là delle differenze , si riscontrano le seguenti caratteristiche comuni: 1) L’interartisticità, cioè la tendenza alla collaborazione fra architettura, scultura e pittura nella ricerca di effetti spettacolari e scenografici.
2) La predilezione per la forma aperta e in conclusa, strutturalmente irrazionale.
3) La prospettiva inquieta e disturbata, comunque alterata: si previliggono torsioni, primi piani, contrappunti vilenti di ombra e di luce.
4) La mancanza di un’ ordinamento gerarchico degli elementi rappresentati: come il cosmo appare ormai privo di un centro e ridotto a un insieme di parti di eguale valore, così l’arte barocca pone i particolari sullo stesso piano.
5) L’ ansia di infinito, evidente nello sforzo dell’ artista di rimandare “altrove” gli scorci prospettici e gli effetti di luce.
Nel periodo passato a Padova Galileo dovette impiegare molto del suo tempo migliore per rispondere alle esigenze della Repubblica di Venezia che gli richiedeva sempre nuove invenzioni di tipo tecnico e pratico. Proprio a contatto con l’ ambiente dei tecnici e degli artigiani, e in particolare con i vetrai di Murano, che sapevano vigare le lenti di cristallo, nel 1609 Galileo, prendendo spunto da esemplari di cannocchiale provenienti dall’Olanda, fece costruire il primo telescopio. Nell’ inverno del 1609 egli passò la maggior parte delle notti a puntare il cannocchiale verso il cielo, scoprendo che la superficie della luna non era diversa da quella della terra, il numero delle stelle era infinito. Mentre di notte lavorava, di giorno Galilei trascriveva le proprie scoperte lavorando al SIDEREUS NUNCIUS : si trattava di un rendiconto scientifico che comunicava ai dotti di tutto il mondo le nuove scoperte. L’opera di Galileo ebbe una fortuna immensa, rivoluzionando l’ immaginario dell’ uomo settecentesco e segnando una svolta epocale. L’ uomo cessava di essere il centro del mondo. L’ universo non era finito e delimitato dalle Stelle Fisse, ma infinito e popolato da infiniti mondi, come Giordano Bruno aveva sostenuto.

Esempio