La riforma.

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Testo

IL SUCCESSO DELLA RIFORMA, FRUTTO DELL’INTEGRAZIONE DI VARI FATTORI
Riforma protestante L'insieme dei movimenti religiosi che nel XVI secolo produssero la frattura della cristianità, dando vita alle Chiese protestanti. Assieme al rinnovamento culturale prodotto dall'Umanesimo e dal Rinascimento, questa storica trasformazione del modo di intendere e vivere l'esperienza religiosa si colloca agli albori della storia moderna dell'Occidente. Benché la Riforma abbia avuto inizio nel XVI secolo, quando Martin Lutero sfidò l'autorità della Chiesa, le sue origini vanno ricondotte ad eventi di carattere politico, economico e culturale risalenti ai secoli precedenti. Nel XIV secolo il riformatore inglese John Wycliffe attaccò direttamente il papato, sia criticando il commercio delle indulgenze, i pellegrinaggi e il culto smodato dei santi, sia denunciando la corruzione delle gerarchie ecclesiastiche. In precedenza, la cosiddetta "cattività avignonese" dei papi e il Grande Scisma avevano gravemente minato l'autorità della Chiesa, divisa al suo interno tra sostenitori dell'uno o dell'altro papa. Le autorità ecclesiastiche riconoscevano la necessità di una riforma, che fu discussa al concilio di Costanza dal 1414 al 1418, senza però determinare mutamenti decisivi. L'Umanesimo, la riscoperta della cultura classica, la nascita della filologia e l'esaltazione dei valori mondani, fenomeni che ebbero inizio in Italia nel XV secolo, soppiantarono lo strapotere della filosofia scolastica nelle università e nelle istituzioni culturali europee, privando le autorità ecclesiastiche del monopolio del sapere. L'invenzione della stampa a caratteri mobili accrebbe notevolmente la circolazione di libri e idee in Europa. Umanisti, come Tommaso Moro in Inghilterra, formularono nuovi approcci esegetici alle Scritture.
Nascita della Riforma
La Riforma protestante ebbe inizio in Germania, quando Martin Lutero, nel 1517, pubblicò le sue 95 tesi schierandosi contro il commercio delle indulgenze.
Movimenti nazionali. La Germania e la Riforma luterana
Invitato a ritrattare le proprie tesi e a sottomettersi all'autorità della Chiesa, Lutero divenne più intransigente, reclamò una radicale riforma della Chiesa, attaccò il sistema dei sacramenti, affermò che la religione si fonda sulla fede individuale di ciascun credente, illuminata e alimentata dalla Bibbia. Minacciato di scomunica dal papa, Lutero bruciò pubblicamente la bolla di scomunica e con essa un libro di diritto canonico: quest’atto di sfida simboleggiava una rottura definitiva con l'istituzione ecclesiastica. Nel tentativo di arginare l'ondata di rivolta, nel 1521 l'imperatore Carlo V convocò Lutero dinanzi alla Dieta di Worms, ordinandogli di ritrattare. Questi rifiutò e fu bandito dall'impero. Per quasi un anno Lutero visse nascosto nel castello di Wartburg, sotto la protezione del principe elettore Federico il Savio, scrivendo opuscoli che esponevano i suoi principi e traducendo il Nuovo Testamento in tedesco. Benché i suoi scritti fossero stati proibiti per editto imperiale, essi furono venduti pubblicamente, rivelandosi così un potente strumento di propaganda che trasformò le grandi città tedesche in centri di diffusione del luteranesimo. Il movimento si diffuse rapidamente tra la popolazione e, quando Lutero lasciò il suo ritiro, fu accolto a Wittenberg come un rivoluzionario. La Germania era divisa: i più interessati al mantenimento dell'ordine tradizionale (tra questi l'imperatore, la maggior parte dei principi e l'alto clero) difendevano la Chiesa cattolica, mentre il luteranesimo era sostenuto dai principi tedeschi del Nord, dal basso clero, dai commercianti e da buona parte dei contadini, che accoglievano il cambiamento come occasione per conquistare una maggiore indipendenza, sia nella sfera economica sia in campo religioso. Lo scontro esplose nel 1524 con l'inizio della guerra dei contadini, un'insurrezione scoppiata in Svizzera e rapidamente diffusasi in quasi tutta la Germania. Il programma dei rivoltosi, ispirato all'insegnamento di Lutero e formulato in termini religiosi, reclamava la liberazione dalla servitù della gleba e da una serie di servizi pretesi dalla nobiltà e dal clero. Lutero negò che le istanze di riforma religiosa potessero essere utilizzate al fine di giustificare il sovvertimento della struttura socioeconomica dell'impero, ma esortò in ogni modo la nobiltà a soddisfare le richieste dei contadini per giungere ad una soluzione pacifica del conflitto. Ben presto, però, si schierò contro i contadini e, in un opuscolo del 1525, condannò fermamente la nuova ondata di violenza invitando i principi tedeschi a reprimere senza pietà le rivolte. I contadini furono sconfitti nel 1525, ma la frattura tra cattolici e protestanti si approfondì. Si raggiunse un compromesso con la Dieta di Spira del 1526, in cui, ai principi tedeschi che lo avessero desiderato, fu riconosciuto il diritto di abbracciare il luteranesimo; durante la seconda Dieta di Spira, convocata tre anni dopo, la maggioranza cattolica abrogò l'accordo, la minoranza luterana protestò contro tale provvedimento e per questo motivo fu definita "protestante". I primi protestanti furono dunque luterani, e il significato del termine fu poi esteso fino a comprendere tutte le sette cristiane nate in seguito alla rivolta contro l'autorità del papato. Nel 1530 il riformatore religioso tedesco Melantone tracciò una sintesi conciliante delle tesi luterane, la confessione di Augusta, che fu presentata all'imperatore Carlo V. Questo documento non riconciliò cattolici e luterani, ma rimase la base della Chiesa e del credo luterani. Le forze cattoliche furono all'inizio vittoriose; in seguito, però, il duca Maurizio passò al fronte luterano e Carlo V fu obbligato a trattare la pace. La guerra civile religiosa terminò con la pace di Augusta nel 1555. Questa stabiliva che ciascun governante degli stati tedeschi, che ammontavano a circa trecento, scegliesse tra cattolicesimo e luteranesimo, e imponesse ai sudditi la fede scelta. Da allora circa la metà della popolazione tedesca è luterana ed ebbe fine l'unità religiosa dell'Europa occidentale sotto l'autorità del papa.
L’intelletuale che più di ogni altro lasciò un segno incisivo nel campo della teoria politica fu senza dubbio il fiorentino Niccolò Machiavelli (1469-1527). La vasta esperienza, che Machiavelli ebbe modo di approfondire sugli affari di stato e di governo, lo portò a delineare la figura di un governante ideale, in grado di reggere uno stato forte e di affrontare con successo sia gli attacchi esterni sia le sollevazioni dei sudditi all'interno. Nella maggior parte dei suoi scritti tratteggiò un'analisi politica molto realista della situazione a lui contemporanea, confrontandola con esempi tratti dalla storia, soprattutto da quella romana.
Valla, Lorenzo (Roma 1407-1457), umanista italiano, il più influente del nostro rinascimento. Studiò i classici con l'assistenza di insegnanti greci e latini e nel 1431 divenne docente di retorica presso l'Università di Pavia, che dovette tuttavia abbandonare dopo due anni in seguito a una disputa. Successivamente fu nominato segretario di Alfonso V d'Aragona, destinato a diventare re di Napoli. In questo periodo scrisse il suo trattato più discusso, La falsa donazione di Costantino (1440), che, dimostrando false le motivazioni e le origini del potere temporale dei papi, metteva in questione l'ingerenza della Chiesa cattolica nelle vicende politiche e nei rapporti di potere fra le nazioni. L'ardire di Valla provocò aspre controversie che culminarono nell'intervento dell'Inquisizione nel 1440; l'umanista fu rilasciato solo grazie all'intercessione del re. Dal 1448 alla morte Valla ebbe incarichi dalla curia papale. Insistendo sul predominio dei valori interiori rispetto all'ostentazione esteriore, spianò la strada alla Riforma protestante del secolo seguente, pur dichiarandosi sempre fedele servitore della Chiesa di Roma, che con i suoi moniti cercò instancabilmente di migliorare.
Il primo movimento riformatore svizzero, contemporaneo della Riforma tedesca, fu guidato dal umanista svizzero Huldrych Zwingli, divenuto celebre nel 1518 per la sua vigorosa denuncia della vendita delle indulgenze. A Zurigo, dal 1523 al 1525, Zwingli fece abolire quanto restava delle pratiche cultuali e liturgiche cattoliche, mantenendo una versione semplificata della comunione; questi provvedimenti, con i quali la città si separava dalla Chiesa cattolica, furono adottati legalmente, grazie ai voti del Consiglio cittadino di Zurigo. Altre città svizzere, come Basilea e Berna, adottarono riforme simili; le zone agricole rimasero invece cattoliche dal momento che, come in Germania, l'autorità politica centrale era troppo debole per imporre un'uniformità confessionale e prevenire una guerra civile. Scoppiarono due conflitti di breve durata tra cantoni cattolici e protestanti nel 1529 e nel 1531. Nel secondo, a Kappel, Zwingli fu ucciso. Raggiunta la pace, si consentì a ciascun cantone di scegliere la propria religione. In seguito, la principale figura di riformatore fu Giovanni Calvino, teologo protestante francese, che, per fuggire le persecuzioni religiose, nel 1536 si stabilì nella repubblica di Ginevra, da poco indipendente. Calvino rese esecutivi i provvedimenti di riforma adottati precedentemente dal concilio di Ginevra ed esercitò una pressione politica in direzione di riforme ulteriori. L'organizzazione calvinista della Chiesa accoglieva elementi di governo rappresentativo: pastori, insegnanti, presbiteri e diaconi erano eletti da membri della comunità. Benché Chiesa e Stato fossero teoricamente separati, essi cooperavano così strettamente che Ginevra era, di fatto, una teocrazia. Per imporre la disciplina morale Calvino organizzò un Consiglio, composto da pastori e laici, dotato di ampi poteri coattivi sulla comunità. Furono prescritti minuziosamente abbigliamento e comportamento, vietati danza, giochi d'azzardo e altri svaghi; bestemmie e oscenità erano punite severamente, e chi non si conformava era perseguito e persino messo a morte. Per favorire la lettura e la comprensione della Bibbia, a tutti i cittadini era impartita almeno un'istruzione elementare. Nel 1559 Calvino fondò a Ginevra un'università, alla quale fu affidata la formazione di pastori e insegnanti. Le grandi doti organizzative di Calvino, la sua influenza sull'educazione e l'ampia circolazione dei suoi scritti furono all'origine delle "Chiese riformate", nome collettivo che designa le Chiese protestanti in Svizzera, Francia e Scozia.

Esiti della riforma
Nonostante le discrepanze confessionali fra le varie forze rivoluzionarie del XVI secolo, in Europa la Riforma ebbe conseguenze ampiamente omogenee. In generale, il potere e la ricchezza della nobiltà feudale e della gerarchia cattolica passarono alle classi medie e ai monarchi degli stati nazionali. Varie regioni europee raggiunsero l'indipendenza politica e religiosa. L'importanza riconosciuta al giudizio individuale favorì lo sviluppo di governi democratici; l'eliminazione delle tradizionali restrizioni religiose su commercio e operazioni finanziarie aprì la strada alla nascita del capitalismo.

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