La Restaurazione in Italia:problemi politico-economici

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Testo

LA RESTAURAZIONE IN ITALIA: PROBLEMI POLITICO-ECONOMICI

Il principio di legittimità stabilito dal Congresso di Vienna secondo cui i vecchi sovrani dovevano essere nuovamente insediati nei loro troni fu applicato puntualmente anche in Italia dove si tornò all’assetto territoriale pre-napoleonico, con pochissime varianti. La vittima principale di questa restaurazione fu il novello Regno d’Italia, voluto da Napoleone, primo nucleo di un eventuale stato italiano unito e indipendente; nonché le repubbliche di Venezia e Genova, che non conservarono la loro indipendenza. I territori italiani furono divisi nel seguente modo :
- Regno lombardo-veneto: fu annesso all’impero asburgico, di cui diventò una sorta di riserva agraria. Essendo escluso da qualsiasi attività politica lo riguardasse, tutte le decisione venivano prese da Vienna, si volse soprattutto alle attività economiche e culturali. Il governo austriaco, pur concedendo ai cittadini italiani gli stessi diritti di quelli austriaci, impose ben presto una forte censura a queste attività sociali, che sfociarono così nella cospirazione. Il governo di Vienna cercava principalmente di cancellare l’identità nazionale del popolo “italiano”, per creare un unico stato centro-europeo.
- Regno di Sardegna e del Piemonte : questo regno si distinse soprattutto per il suo carattere retrivo. Vittorio Emanuele I abolì il codice napoleonico, ripristinò il foro ecclesiastico, riammise i Gesuiti e restituì al clero il monopolio dell’istruzione. In questo modo il paese si autocondannava ad un isolamento rispetto al resto dell’Europa, e non solo: furono stabilite anche delle barriere doganali interne, che colpirono lo sviluppo economico di Genova. Fu così che si gettarono le basi per la nascita delle società segrete. Malgrado questo fosse lo stato meno progredito d’Italia, era l’unico a cui si poteva far capo in una eventuale unificazione: era infatti l’unico a non essere legato con vincoli dinastici o diplomatici all’Austria.
- Granducato di Toscana : Ferdinando III di Lorena tornò alla tradizione dell’assolutismo illuminato della sua famiglia. Sostituì il codice napoleonico con il codice leopoldino, concedendo nuovi vantaggi ai cittadini del granducato e appoggiò lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria. Ma soprattutto incoraggiò una vivace vita culturale, tanto che dopo l’inizio delle persecuzioni dei patrioti nel lombardo-veneto, Firenze divenne il centro del liberismo moderato.
- Stato pontificio : il ritorno di Pio VII a Roma, malgrado i propositi riformisti del collegio cardinalizio segnò un intransigente ritorno all’ordine antico. Roma torno la città-parassita che vive alle spalle della corte papale e nelle campagne del Lazio, abbandonate ad una coltura estensiva e al pascolo erano infestate dalla malaria e dal brigantaggio. Malgrado ciò si registrò una forma di progresso. Nacquero i mercanti di campagna, che ruppero il ristagno economico nei centri rurali. Fortunatamente nelle Legazioni la situazione era ben diversa: l’autogoverno locale aveva permesso un maggiore sviluppo economico, fiorirono le sette e si viveva in un’atmosfera di malcontento verso la Curia romana.
- Regno di Napoli e di Sicilia : Ferdinando di Borbone, pur volendo inizialmente adottare una politica di repressione, si rese conto ben presto che era impossibile ristabilire il quadro politico pre-napoleonico napoletano. Pur mantenendo il codice napoleonico restituì alcuni privilegi ai nobili, o meglio ad una classe emergente di grandi proprietari terreni, ma soprattutto restituì tutti i poteri al clero, arrivando a ripristinare il foro ecclesiastico. In questo clima nacque la carboneria, che raccoglieva tutti gli scontenti del paese. Inoltre nel 1812 sorse anche il problema della Sicilia: con il tentativo di unificarla al regno di Napoli, la si privò della sua secolare autonomia, stimolando il fenomeno del separatismo.
- Ducato di Parma e Piacenza : Maria Luisa d’Austria governo con moderazione, evitando le persecuzioni e le censure tipiche di questa età.
- Ducato di Modena e Reggio : Francesco IV fu un intransigente e fanatico reazionario, che si accostò alla carboneria sfruttandola, senza però ottenere risultati positivi.

“Se era possibile reinsediare sul trono perduto le dinastie spodestate e ricostruire le vecchie frontiere(…), era praticamente impossibile, o per lo meno molto arduo, passare un colpo di spugna sulle profonde modificazioni che vent’anni di predominio francese avevano introdotto nel tessuto della società, nei rapporti tra gli uomini e le classi.”
Per questo la politica seguita dai governi della restaurazione fu molto contraddittoria : si cercava di governare contro le nuove classi sociali, per tornare all’anciens regimes, ma allo stesso tempo si cercava l’appoggio di quelle stesse classi, per evitare il rischio di una nuova eventuale rivoluzione. A questo proposito in tutti gli stati, tranne che nel regno dei Savoia, si ammise il codice napoleonico, o lo si sostituì con qualcosa di analogo, e ,soprattutto, non si tornò agli antichi regimi di tipo feudale. I beni requisiti durante il periodo napoleonico non furono recuperati, se non in minima parte, dai legittimi proprietari, e allo stesso modo non si restaurarono i diritti e i privilegi aboliti.
Non solo, questo nuovo regime fu esteso anche a quegli stati che non avevano ancora subito cambiamenti simili, come in Sicilia.
Ma questi non erano gli unici problemi che gli Stati italiani si trovavano a dover affrontare: infatti, se nel ventennio di dominio francese si era cominciato a sentire uno spirito nazionalista italiano, nella restaurazione questo venne completamente ignorato. Tutti gli stati italiani “in misura naturalmente diversa, praticavano una politica di vincolismo economico in funzione degli interessi della capitale, della corte e delle coalizioni di interessi che facevano capo all’una e all’altra. Il commercio dei prodotti italiani era fortemente sfavorito dal dilagante fenomeno del brigantaggio, e inoltre gli Stati avevano imposto numerose tasse e dazi doganali, non solo tra Stato e Stato, ma anche all'interno dello stesso regno, come nel caso della Repubblica ligure.
Tutto ciò mantenne ad una profonda divisione delle regioni italiane, a cui si aggiunse il grande risentimento siciliano, che in questo periodo si trovavano accomunate solo dalla nascita ovunque delle società segrete.

BIBLIOGRAFIA:
Desideri, Themelly Storia e storiografia 2 , Casa editrice G.
D’Anna, Milano 1998
Procacci Storia degli italiani 2 , Laterza,Bari1968

Laura De Stefani
II tr. B

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