La Prima Guerra Mondiale

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Testo

L'ASSASSINIO DI SARAJEVO E IL CROLLO DEGLI EQUILIBRI INTERNAZIONALI
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo vengono assassinati Francesco Ferdinando e la sua consorte da un gruppo di studenti.
Questo fatto ebbe ripercussioni durissime sui già fragili equilibri politici, economici e sociali vigenti in Europa in questo periodo. L'assassinio non è dunque il fatto determinante ma solo la goccia che fa traboccare il vaso innescando reazioni a catena che andranno a coinvolgere anche Stati Uniti e Giappone, grandi potenze extra europee.
A fine ottocento con la politica di Bismarck (tedesco), vigeva un sistema basato su tre cardini: isolamento francese; formazione di un blocco di stati alleati alla Germania (triplice alleanza); neutralizzazione della Gran Bretagna.

NAZIONALISMO TEDESCO, PROGRAMMA PANGERMANISTA E "GUERRA RIGENERATRICE"
In Germania con le dimissioni di Bismarck (1890), sale al potere Guglielmo II il quale attuò una politica espansionistica che suscitò i malumori della Gran Bretagna che vedeva in pericolo oltre alla sua egemonia commerciale, anche quella coloniale. E' in atto in questo periodo una nuova corsa alle colonie anche se queste sono tutte già state assegnate; l'unico modo per ottenerne delle nuove è quello di sottrarre a stati stranieri i propri possedimenti combattendo.
Ad infastidire ulteriormente gli inglesi vi era inoltre il programma pangermanista, caldeggiato dagli imprenditori tedeschi, che prevedeva la riunificazione dei popoli tedeschi in un unico stato (in questo modo si sarebbe sviluppata l'industria bellica per i combattimenti) e alla volontà di combattere per stabilire un nuovo ordine in Europa.
Per i tedeschi la guerra viene vista come il male peggiore in quanto le lotte dei lavoratori e le rivendicazioni del popolo, si possono sfogare non sullo stato ma contro il nemico come una sorta di valvola di sfogo delle tensioni sociali.

EUROPA DELLE NAZIONI E IMPERI MULTINAZIONALI: LA LUNGA CRISI BALCANICA
I conflitti nazionali balcanici sono in questo periodo il più denso focolaio di tensioni. Accanto ai problemi dell'impero asburgico, dal quale richiedevano l'indipendenza sloveni, croati, ungheresi e cechi, si aggiungono anche i problemi in particolare della Serbia (con Grecia, Bulgaria e Montenegro) nei confronti dell'impero ottomano.
DUE GUERRE BALCANICHE 1912 e 1913 portano la Serbia a diventare (in seguito alle vittorie) il primo avversario dell'impero asburgico nonché ad essere un punto di riferimento politico per i nazionalisti slavi.

DECLINO DELL'EGEMONIA INGLESE, COMPETIZIONE SUI MERCATI INTERNAZIONALI, ECONOMIA DI GUERRA
In tutto l'800 la Gran Bretagna era stata uno stato neutrale che garantiva gli equilibri politici europei in seguito ai suoi contatti diplomatici. Tutto ciò si basava su una leadership economica che viene meno nel '900 quando Germania e Francia oltre a Russia e Austria provano ad imporsi.
Vi era inoltre il problema coloniale che vedeva la Germania molto agguerrita per creare il proprio impero (non c'erano terre di nessuno) a scapito di Inghilterra e Francia. Da questo fatto trae giovamento l'industria siderurgica e meccanica ma restando legata al militarismo.
LA CRISI DELL'ORDINE EUROPEO: LA FORMAZIONE DI DUE BLOCCHI CONTRAPPOSTI
Il timore della Gran Bretagna verso i tedeschi la spinge ad un'alleanza con i francesi i quali avevano anch'essi i problemi coloniali. In contrapposizione a questi vi erano Germania Austria e in principio la Russia che poi si unisce all'altro fronte per contrasti con l'Austria.
I due sistemi contrapposti sono dunque:
Inghilterra, Francia e Russia
Germania, Austria e Italia

UNA NUOVA IDEA DI NAZIONE LONTANA DALLA TRADIZIONE LIBERALE OTTOCENTESCA
Il nazionalismo (in particolare tedesco, francese, italiano, balcanico) fu caratterizzato da una rivolta ideologica e culturale contro i valori della democrazia, dell'uguaglianza, del confronto e del pluralismo politico. Esso inneggiò a idee di patria e di nazione, a valori di guerra e di aggressività imperialistica, di sopraffazione di una nazione sulle altre, di intolleranza verso culture diverse dalla propria. Entrano in crisi i valori delle grandi ideologie ottocentesche: socialismo e liberalismo.

LA "RIVOLTA IDEALE": I VALORI DEL NAZIONALISMO CONTRO LA CULTURA LIBERALEDEMOCRATICA
Alfredo Oriani in "La rivolta ideale" esprime con chiarezza le idee dettate dal nazionalismo ovvero una rivolta contro la democrazia e l'uguaglianza, contro la pace a favore della guerra esaltando l'idea di una selezione elitaria. Espandersi in tutti i campi e in ogni modo è l'unico mezzo per trionfare in un gioco dal quale è impossibile sottrarsi. Socialismo e liberalismo non riescono a tenere testa alle nuove idee incominciando così a sbiadirsi in favore di una politica che si trasformò nell'ideologia della piccola borghesia desiderosa di eliminare la vecchia ideologia liberale da tutta l'Europa.

L'IMPOTENZA DELLA CULTURA PACIFISTA E INTERNAZIONALISTA DEL MOVIMENTO OPERAIO
La mobilitazione sociale dei ceti medio e dei nuovi ceti proletarizzati, costrinse il movimento operaio socialista a modificare la sua ideologia politica in quanto la classe sociale (aristocrazia operaia) che rappresenta non è che una piccola parte di tutta la masse operaia.
I socialisti hanno sempre ritenuto la guerra come qualche cosa che fa essenzialmente gli interessi dei borghesi a scapito della massa mandata a combattere. Con la guerra mondiale, il movimento operaio socialista decide di sostenere gli interessi nazionalistici in quanto la nazione viene considerata più importante di tutto.

GLI INTELLETTUALI DI FRONTE ALLA GUERRA E ALLA CRISI DELLE CERTEZZE RAZIONALISTICHE
La crisi di tutti i valori che si erano diffusi in tutta l'Europa fa porre in essi le radici della guerra. Viene meno un grande periodo di pace (dal 1870) e con esso anche la condizione di prosperità, di progresso sociale e soprattutto viene meno l'idea di progresso che diventa piuttosto illusoria. Lo scrittore dal suo punto di vista è conteso tra la volontà di partecipare alla guerra oppure continuare a svolgere il suo ruolo impegnano il suo ingegno nella battagli ideologica contro i nemici.

VALORI EROICI CONTRO SPIRITO MERCANTILE: LA GUERRA COME MISSIONE
Per i tedeschi è importante affrontare la guerra anche a livello culturale ed è per questo motivo che i maggiori intellettuali di Germania mettono la loro penna a disposizione dello stato per contrapporsi alle ideologie francesi e britanniche fondate su valori borghesi e liberaldemocratici e soprattutto sullo spirito mercantile.

L'ULTIMATUM DELL'AUSTRIA ALLA SERBIA
La guerra rappresenta una cesura epocale ovvero fa da spartiacque tra due grosse epoche; gli storici infatti fanno iniziare il '900 con la prima guerra mondiale.
Con l'attentato di Sarajevo, per Austria e Germania c'è la possibilità di attuare le proprie volontà di guerra, gli austriaci volevano risolvere il problema balcanico mentre i tedeschi volevano sistemare i francesi prima che si mobilitasse la Russia in loro soccorso.
Riponendo troppa fiducia nell'esercito del Reich i tedeschi sono convinti di attuare una guerra lampo della durata di poche settimane; sarà tutto il contrario, cioè una guerra di posizione con un enorme dispendio di vite umane.
Il 23 luglio l'Austria da un ultimatum alla Serbia, ultimatum che va ad interessare gli affari interni di questo stato e quindi considerato inaccettabile.
Il 28 luglio l'Austria dichiara guerra alla Serbia allargando il conflitto in tutta Europa; i russi si mobilitano pro Serbia per evitare l'allargamento nei Balcani del fronte austriaco mentre la Germania dichiarò guerra a Russia (1 agosto) e Francia (3 agosto).

GLI SCHIERAMENTI E LA NEUTRALITA' DELL'ITALIA
La Germania invase subito Lussemburgo e Belgio per colpire i francesi, entrarono così in guerra gli inglesi (4 agosto) per difendersi dall'espansione tedesca sulla Manica. Il 23 agosto entra in guerra il Giappone che vuole i territori tedeschi in Cina, la guerra diventa mondiale.
L'Italia resta estranea a questi fatti non onorando la Triplice Alleanza in quanto questa viene considerata non operativa in quanto avrebbe dovuto avere solamente carattere difensivo.

GUERRA DI POSIZIONE: FRONTE OCCIDENTALE E FRONTE ORIENTALE
L'invasione del Belgio e la resistenza di questo permise alla Francia di organizzarsi meglio sul piano difensivo e nel settembre 1914 sconfisse i tedeschi sul fiume Marna rispedendoli fuori dalla Francia. I due schieramenti si affrontarono nuovamente sui fiume Aisne e Somme ma li furono create trincee e fortificazione; la guerra stava diventando di posizione. Questo accadeva sul FRONTE OCCIDENTALE.
Sul FRONTE ORIENTALE, i russi vengono sconfitti a Tannenberg e sui laghi Masuri ma si rifanno a Leopoli dove riequilibrano le sorti del conflitto.

UN NUOVO FRONTE: GUERRA SUI MARI E GUERRA SOTTOMARINA
Un nuovo fronte si delinea sul MARE DEL NORD dove si affrontano Germania e Gran Bretagna; la seconda vuole bloccare i rifornimenti bellici e l'economia dell'avversario e nel 1915 vi furono molte vittime in seguito alla mancanza dei generi alimentari più comuni razionati dal governo.
Per far fronte al blocco economico la Germania scatenò la guerra sottomarina ma coinvolse involontariamente una nave passeggera neutrale con a bordo 198 americani; gli USA minacciarono di entrare in guerra ma ed i tedeschi attenuarono gli attacchi sottomarini.

IL CONFLITTO SI ALLARGA: L'INTERVENTO ITALIANO A FIANCO DELL'INTESA
Al conflitto aderiscono anche Turchia e Bulgaria a fianco degli imperi centrali mentre a favore dell'intesa si schierano Portogallo e Romania (1915). In questo periodo, venendo meno ai contratti con Austria e Germania, entra in guerra anche l'Italia al fianco di Francia e Gran Bretagna, dando origine ad un nuovo fronte bellico, quello sud.

I NEUTRALISTI: CATTOLICI, SOCIALISTI, LIBERALI GIOLITTIANI
In Italia, in seguito alla "settimana rossa" (grandi scioperi operai), si svilupparono grosse tensioni sociali e la maggioranza politica si schierarono a favore di una neutralità dell'Italia nel conflitto. Le figure più importanti, cattolici e socialisti basarono questa neutralità su ragioni di principio (i socialisti erano inoltre convinti che la guerra era voluta dalla ridotta schiera della borghesia imprenditoriale ai danni della maggioranza della popolazione mandata a combattere e morire). I liberali di Giolitti, invece, ritenevano che un ingresso in guerra avrebbe comportato un enorme dispendio di vite umane (a cause delle nuove armi da guerra) e soprattutto una fuoriuscita di capitali che l'Italia non era in grado di permettersi.
L'industria dal canto suo era indecisa tra la posizione neutrale (che avrebbe consentito di rifornire tutti gli schieramenti) e quella di uno schieramento al fianco dell'intesa (per limitare il capitale tedesco nell'industria italiana).

GLI INTERVENTISTI: DEMOCRATICI, CONSERVATORI, NAZIONALISTI, SINDACALISTI, IRREDENTISTI
In Italia vi erano anche delle piccole minoranze favorevoli ad un intervento bellico. Si distinguono quindi gli interventisti democratici (guerra a fianco dell'intesa per porre fine alle guerre d'indipendenza; l'Italia non è stata del tutto unificata in quanto si considera come confine l'arco alpino, manca Gorizia che non vede alcun vantaggio a diventare italiana ed accoglie con freddezza l'esercito), i conservatori di Sidney Sonnino, gli irredentisti (guerra come mezzo per sottolineare l'italianità di Trentino e Venezia Giulia), i gruppi nazionalisti (si esprimevano, vedi D'Annunzio, mediante retoriche declamazioni prima a favore della Triplice Alleanza ed in seguito a favore dell'Intesa) ed infine i socialisti rivoluzionari (guidati da Mussolini che espulso dal partito, fonda "Il popolo d'Italia" strumento di propaganda bellica.

IL PATTO DI LONDRA E L'INIZIO DELLE OPERAZIONI DELL'ESERCITO ITALIANO
Una sorta di colpo di Stato attuato da Sonnino, con la stipulazione del patto di Londra (aprile 1915) impegna l'Italia, all'insaputa del parlamento, a schierarsi entro un mese al fianco dell'Intesa in cambio, in caso di vittoria del Trentino, del Sud Tirolo, di Trieste, dell'Istria, della Dalmazia Fiume esclusa e di Valona.
Il governo organizzò delle giornate tumultuose con manifestazioni di piazza, le "radiose giornate", usato come maschera per far credere che a volere la guerra sia la gente comune mentre in realtà tale volontà appartiene solamente alla alte sfere militari. Nonostante l'estremo tentativo pacifista di Giolitti, il governo ebbe la meglio e il 4 MAGGIO l'Italia denuncia la Triplice Alleanza e il 24 MAGGIO l'esercito varca il Piave. Queste decisioni sono dettate dalla volontà di instaurare un maggiore ordine nel paese nel tentativo di porre fine alle tensioni interne che dimostrano la fragilità dello stato liberale il tutto con un atto al limite della legalità.

LA TRINCEA, SIMBOLO DI UNA GUERRA LENTA E LOGORANTE
Nonostante l’ingresso dell’Italia nel conflitto con l’apertura del nuovo fronte sul Carso e l’Isonzo, i valori degli schieramenti non cambiano. La guerra lampo si trasforma in una lenta guerra di logoramento dove i soldati nascosti in chilometri di trincee combattono a distanza senza affrontarsi in battaglie campali.
Questo equilibrio provano a romperlo i tedeschi con le battaglie di Verdun e dello Jutland (sui mari) che non diedero alcun esito se non migliaia di morti.

LA RIPRESA DELLA GUERRA SOTTOMARINA
Il nuovo comandante tedesco ordina la ripresa della guerra sottomarina visto che nonostante la vittoria nello Jutland la Germania non è in grado di limitare l’egemonia inglese sui mari. Questo operazione oltre a portare grosse perdite di navi agli inglesi produce l’effetto, dannoso alla Germania, di vedersi ridurre sempre più i rifornimenti in seguito all’appoggio americano alla marina inglese.

LA SVOLTA DEL 1917: L'USCITA DELLA RUSSIA DALLA GUERRA
Il 1917 è un anno ricco di avvenimenti, l'uscita dalla guerra della Russia, l'ingresso degli USA e il fenomeno del rifiuto della guerra tra i soldati.
In Russia nascono una serie di rivolte in quanto le perdite umane e la cattiva condotta militare aveva gettato la popolazione in condizioni disperate; il popolo reagisce con scioperi e manifestazioni che evidenziarono ulteriormente il distacco dello zar dalla sua gente. Una rivolta di soldati nel marzo 1917 a Pietroburgo, costrinse Nicola II ad abdicare in favore di un governo provvisorio che in un primo momento tende a proseguire lo sforzo bellico reclutando contadini promettendo terre. Un tremenda sconfitta in Galizia, dove i soldati russi fraternizzarono con austriaci e tedeschi tornando poi a casa, obbligò il nuovo governo a patteggiare con gli avversari l'uscita della Russia dalla guerra (3 MARZO 1918).

LA SVOLTA DEL 1917: L'INTERVENTO AMERICANO AL FIANCO DELL'INTESA
Con la ripresa della guerra sottomarina dei tedeschi contro gli inglesi, gli Stati Uniti scesero in guerra (2 APRILE 1917) superando le correnti pacifiste interne allo stato. Accanto ai motivi militari vi erano anche motivi economici (tutelare i prestiti all'Intesa e le esportazioni in Europa con i paesi in guerra) e la volontà di sostenere forme di governo simili a quella americana (Francia e Gran Bretagna) contro monarchie militaristiche quali quelle vigenti negli imperi centrali.

LA SVOLTA DEL 1917: IL RIFUTO DELLA GUERRA
Gli episodi verificatisi sul fronte russo non erano sporadici, bensì comuni a tutti gli eserciti in quanto gli uomini erano costretti a vivere in condizioni disumane stremati dalla fatica e dalle malattie. Le nuove armi avevano decimato tutti gli schieramenti e il disfattismo serpeggiava tra gli eserciti, non solo tra i soldati semplici ma anche tra gli ufficiali; vengono usate pene disciplinari drastiche (anche fucilazione). In Francia, esempio emblematico, si verifica l'ammutinamento di reparti interi.

LA RISPOSTA AUTORITARIA ALLE RIVOLTE POPOLARI CONTRO LA GUERRA E LA MISERIA
L'insubordinazione degli eserciti si ripercuote anche sulla società in quanto a causa della guerra c'è la difficoltà a reperire generi alimentari e il rialzo dei prezzi unito alla diminuzione dei salari, ai quali si aggiungono le speculazioni di guerra, inducono la popolazione a violente lotte di protesta (vedi Torino 1917).
I paesi impegnati in guerra, per far fronte a questo ulteriore problema, risposero con politiche autoritarie; la Francia decide di stroncare ogni rivolta interna e la Germani decide un rafforzamento dei poteri militari. Anche in Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti avvengono i medesimi processi.

L'OFFENSIVA AUSTRO-TEDESCA: LA DISFATTA ITALIANA DI CAPORETTO
Risolto il problema sul fronte russo, gli imperi centrali, per anticipare l'intervento degli Stati Uniti, decisero di attuare un grande sforzo per verso il fronte italiano.
Ad attenderli trovano un esercito, comandato da Luigi Cadorna, stremato dalla fatica che non è in grado di reggere all'urto. Alcuni errori strategici fecero il resto. Con la disfatta di Caporetto, gli italiani, che avevano perso 400 mila uomini si ritirarono sul Piave.
L'Italia ebbe però un'ottima reazione, si formò un nuovo governo di solidarietà nazionale presieduto da Vittorio Emanuele Orlando ed un nuovo esercito comandato da Armando Diaz. Questi basandosi sul principio "la terra ai contadini" promette a chiunque decide di arruolarsi degli appezzamenti di terra alla fine del conflitto. La disfatta italiana viene arginata. Udine diventa la capitale della guerra, il governo provvisorio di emergenza si stanzia infatti qui anche se la popolazione civile sfolla in cerca di rifugio in quanto le terre friulane sono occupate dai tedeschi. L'esercito italiano esce dalla battaglia molto depresso, la promessa di Diaz inoltre genererà frustrazione e collera nei combattenti insoddisfatti che si schiereranno con il partito di Mussolini che diverrà in seguito partito fascista.

L'ARRIVO DELLE TRUPPE AMERICANE E LA CONTROFFENSIVA DELL'INTESA: IL CROLLO DEGLI IMPERI CENTRALI
Caporetto è la prima offensiva degli Imperi centrali per sconfiggere l’Intesa prima dello sbarco in Europa degli americani.
L’attacco decisivo si ha sul fronte occidentale, a S.Quintino, nel marzo 1918. Le truppe anglo-francesi vengono sfondate fino alla Marna ma grazie alla creazione di un comando unico riescono a riorganizzarsi e a resistere alle truppe austro-tedesche.
In questa fase appaiono nuovi dispositivi bellici come il cannone Berta, dalla gittata di 120 Km, per i tedeschi e gli aerei e i carri armati Tanks per l’Intesa.
Il 18 luglio 1918 arrivano le truppe americane in Europa e dopo qualche ripiegamento tra l’8 e l’11 agosto si ha il definitivo sfondamento delle truppe tedesche presso Amiens.
Tra settembre e ottobre l’esercito italiano organizza una controffensiva sul fronte meridionale sconfiggendo a Vittorio Veneto (24 ottobre 1918) le truppe austriache.
Nel giro di un mese si ha la resa di Bulgaria e Turchia, l’armistizio con l’Austria (Padova 4 novembre 1918). L’impero asburgico viene disgregato; la Germania invece viene sconvolta da una grave crisi sfociata nell’ammutinamento della marina, nella fuga del kaiser Guglielmo II e nella proclamazione della repubblica nella città di Weimar. L’11 novembre 1918 anche la Germania è costretta all’armistizio.
LA CONFERENZA DI VERSAILLES, LA PACE DEI VINCITORI
Alla conferenza di Versailles del gennaio 1919 prendono pace solo i paesi vincitori mentre gli sconfitti vengono convocati solo per firmare i trattati di pace.
All’interno della conferenza c’era la prevalenza di 4 paesi: Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Si manifestano nel corso dell’incontro gravi contrasti tra l’indirizzo tradizione della democrazia europea (rappresentata dal primo ministro francese Clemenceau) e le tendenze di Wilson (presidente USA):
Clemenceau voleva sostanzialmente la divisione di 4 imperi (austriaco, tedesco, turco e russo) secondo la solita politica di annessioni territoriali costruendo un equilibrio diplomatico sull’egemonia anglo-francese
Wilson sintetizza il suo programma in 14 punti punta invece ad affermare il principio di autodeterminazione dei popoli.

L’ANNIENTAMENTO DELLA GERMANIA E LA CREAZIONE DELLA SOCIETA’ DELLE NAZIONI
Prevalse la politica del primo ministro francese e cosi la Germania fu costretta a firmare il trattato di Versailles che le fu imposto. Il trattato stabiliva modificazioni territoriali, alla Francia Alsazia e Lorena, smembramento imperi coloniali e come ultima cosa forti danni di guerra da pagare. Tuttavia la scopo di annientare la Germania non viene raggiunto.
La pace con l’Austria porta invece al riconoscimento di nuovi stati nati dallo smembramento dell’impero asburgico: Austria, Cecoslovacchia, Ungheria e Jugoslavia.
Viene ricostruita la Polonia con territori di Russia e Austria con la garanzia di uno sbocco sul mare presso Danzica dichiarata città libera.
L’Italia ottiene Trentino e Alto Adige, Trieste, Istria ma non Dalmazia.
Ultimo evento della conferenza di Versailles è la creazione della società delle nazioni voluta da Wilson a tutela della pace, giudice delle controversie internazionali. Ne restano escluse Germania, Russia e Stati Uniti.

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