La fine della 1° guerra mondiale

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

La fine della guerra e la nuova Europa

1 Dall’immobilità al crollo degli Imperi centrali

Le inutili offensive del 1916. Nel 1916 i tedeschi dopo pesanti sconfitte da parte della Russia cercarono di sfondare nei confini francesi vicino a Verdun, usando gas asfissianti e lanciafiamme. I francesi riuscirono a resistere anche se dopo soli cinque mesi si contavano 650.000 morti. Poi i francesi con l’aiuto degli inglesi attaccarono per la prima volta con i carri armati sul fiume Somme, ma non ottennero significativi risultati e la situazione restò immutata. Sul fronte orientale i russi riuscivano a impegnare le potenze centrali. L’Austria a maggio diede il via alla spedizione punitiva contro l’ex-alleato italiano che respinse l’attacco e conquistò la Gorizia.

La guerra sul mare. La guerra non si svolgeva solo su terraferma ma anche in mare soprattutto fra inglesi e tedeschi. L’inglesi avevano istituito un blocco navale per impedire che le materie prime arrivassero in Germania, che li attacco, ma la vittoria tedesca non fu tale da forzare il blocco e quindi i tedeschi rinforzarono la guerra sottomarina con gli U-boote e affondavano ogni nave che si avvicinava ai porti inglesi per impedire l’arrivo di materie prime e anche di armi che le venivano fornite dall’America.

L’entrata in guerra degli Stati Uniti e i “quattordici punti” di Wilson. Gli Stati Uniti fino ad ora erano rimasti neutrali limitandosi a rifornire Francia e Inghilterra di armi ma quando la Germania minacciava l’incolumità delle navi americane e quando l’Imperi centrali stavano vincendo, e l’Intesa non avrebbe restituito i debiti che aveva con gli Stati Uniti decisero di dichiarare guerra alla Germania il 6 aprile 1917. L’americani si giustificarono dicendo che volevano difender la politica dell’Intesa e di essere contro l’assolutismo tedesco, ma in realtà era solo per interessi personali. Gli obbiettivi americani vennero esposti nel gennaio del 1918 nei “quattordici punti” del presidente Wilson, che affermavano:
1. La libertà di navigazione e commercio.
2. La definizione dei confini che tenesse conto della nazionalità.
3. La riduzione degli armamenti.
4. Una società delle Nazioni che vegliasse sulla pace.

L’abbandono della Russia. La Russia aveva una crisi interna che portò nel 1917 alla caduta degli zar e alla presa del potere dei comunisti con a capo Lenin, che stipulò con la Germania la pace di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918 con grave perdite territoriali per la Russia. Alleggerendo l’esercito sul fronte russo sembrava che l’Imperi centrali avessero la vittorie in pugno.
L’offensiva sul fronte italiano. Le potenze centrali sapevano che dovevano sferrare un attacco decisivo prima che arrivassero le potenze americane. Così, il 24 ottobre 1917, l’Italia fu attaccata a Caporetto l’esercito costretto a indietreggiare riuscì a fare un nuovo fronte all’altezza del fiume Piave. Di seguito il ministro Paolo Boselli (Governo di Coalizione) lasciò il posto a Vittorio Emanuele Orlando. Poi Cadorna, comandante dell’esercito fu cacciato e al suo posto venne eletto Armando Diaz.

Le debolezze degli Imperi centrali. L’Imperi centrali nei primi mesi del 1918 erano arrivati a pochi chilometri da Parigi ma c’erano i segni di una crisi interna. La Germania era sfinita da i quattro anni di guerra ed aveva sempre più difficoltà a procurarsi materie prime e generi alimentari. L’Austria invece fu travolta da i progetti d’indipendenza degli stati sottomessi.

La resa dell’Austria e della Germania. Fra il settembre e l’ottobre del 1918 l’Imperi centrali si arresero alle truppe inglesi e francesi. E in Austria e in Germania venne proclamata la Repubblica. Il nuovo governo firmò l’11 novembre 1918 l’armistizio che poneva fine alla prima guerra mondiale. Anche
l’Austria che era stata sconfitta militarmente dall’Italia firmò a Vittorio Veneto, l’armistizio.

2 Una pace difficile

La conferenza di Parigi. Nel gennaio del 1919 le potenze vincitrici si riunirono a Parigi e gli Stati Uniti proposero di ispirarsi ai quattordici punti di Wilson, ma le potenze vincitrici avrebbero voluto che la Germania si disgregasse come l’Austria. Invece l’Italia voleva che si rispettassero le trattative stabilite nel patto di Londra.

Le pesanti condizioni imposte alla Germania. Con il trattato di Versailles la Francia riprese alla Germania l’Alsazia, la Lorena, la Renaina, la Saar e la Ruhr. Poi aveva un debito di guerra di 132 miliardi di marchi-oro. E perse tanti territori e anche le colonie africane e giapponesi.

La fine dell’Impero austriaco. L’Austria con il trattato di Saint-Germain stabiliva le divisioni: La Repubblica austriaca, la Repubblica cecoslovacca e il Regno di Iugoslavia che comprendeva Slovenia, Croazia, Bosnia e Montenegro.

La vittoria mutilata. L’Italia voleva, come promesso la Dalmazia e la città di Fiume che voleva annettersi, ma la scusa del congresso fu che l’Italia non aveva aspettato la fine del congresso di pace, anche se questi territori non le sarebbero stati assegnati comunque. Poi D’Annunzio diffuse l’espressione “vittoria mutilata” cioè aver vinto ma senza aver avuto il giusto riconoscimento.
La debolezza della Società delle Nazioni. Realizzando la volontà di Wilson fu creata una Società che garantisse la pace nel mondo, ma era appena nata ed ancora troppo debole infatti ne l’URRS ne la Germania ne facevano parte. Poi le sanzioni per chi non rispettava le loro decisioni erano di scarsa efficacia.

3 Un’Europa distrutta

Milioni di morti. Quella che doveva essere una guerra lampo durò quattro anni e le vittime 10 milioni fra cui la maggior parte della popolazione attiva poi i feriti erano circa il doppio e gravemente invalidi. Poi dal marzo del 1918 c’era un epidemia chiamata la febbre spagnola che in due anni causò la morte di 27 milioni di persone.

I problemi economici e i contrasti sociali. Le conseguenze più gravi non erano solo i morti ma le città al confine totalmente distrutte poi le fabbriche erano costrette o a smettere di produrre armi o chiudere. Le città si stavano riempiendo di disoccupati perché lo stato non poteva permettersi le ricompense promesse. Naturalmente qualcuno si era arricchito durante la guerra e cioè i “pescecani di guerra” che con le fabbriche belliche producevano un prodotto richiesto con poche spese per la mano d’opera.

I conflitti fra le nazionalità. L’Europa era cambiata erano sorti 26 nuovi stati e molti territori erano in evidente rischio di contesa anche l’Italia si sentiva derubata dei propri territori. Quindi la guerra non aveva risolto l’egoismo e l’ostilità degli stati.

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