La Crisi del Trecento

Materie:Tesina
Categoria:Storia

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Testo

Falone Luca
Tesina di Storia
A.S. 2005/2006
LA CRISI DEL TRECENTO

L’Europa agli inizi del Trecento: i segnali della crisi
Tra la fine del ‘200 e gli inizi del ‘300 si moltiplicarono i segnali di difficoltà:
o Si ebbe un rallentamento della crescita demografica, poiché carestie ed epidemie agirono sui tassi di mortalità. Il deficit alimentare faceva sì che gli organismi fossero incapaci di opporre resistenza all’aggressione di malattie epidemiche, e le difficoltà di approvvigionamento spingevano gli uomini a mettersi in cammino, moltiplicando le occasioni di contagio e di diffusione delle malattie. L’aumento della mortalità riduceva la possibilità di una ripresa produttiva.
o La cristianità non si espandeva più; la conquista e la coltura di nuovi territori si stava arrestando e non esisteva più una frontiera in grado di assorbire l’aumento della popolazione.
o Le carestie divennero più frequenti: di particolare gravità fu quella che colpì l’Europa settentrionale fra il 1315 e il 1317. Agli inizi del ‘300 le situazioni di penuria alimentare si aggravavano ed erano seguite da periodi di depressione.
o L’espansione commerciale stava arrestandosi: la crisi della costruzione politica mongola in Asia e l’offensiva dei Turchi rendeva impraticabili le vie commerciali con l’Asia e con le fiere della Champagne.
o Si fecero più acute le tensioni sociali: nell’area delle Fiandre, il malessere, dovuto alle difficoltà dell’industria tessile, sfociò in scioperi e rivolte urbane. In località inglesi, francesi e italiane si verificarono tumulti popolari, che assunsero connotati religiosi e confluirono in movimenti ereticali.
o Il settore dell’edilizia segnò un rallentamento a causa dei costi.
Le interpretazioni degli storici
La situazione agli inizi del ‘300 si presenta in Europa con segni di una diffusa tendenza recessiva.
Alcuni storici hanno dato importanza ai fattori climatici, poiché le variazioni sull’andamento climatico potevano ripercuotersi con conseguenze gravissime. Nei primi anni del ‘300 ebbe inizio, nell’Europa settentrionale, una fase di piccola glaciazione, accompagnata da una piovosità eccessiva che faceva marcire i raccolti, invece nell’Europa meridionale le difficoltà insorsero a causa di periodi di siccità.
Alcuni hanno prospettato una spiegazione in termini sociali: furono i meccanismi della società feudale ad inceppare le potenzialità di sviluppo dell’economia europea. I prelievi attuati da clero e aristocrazia a spese delle popolazioni contadine raggiunsero i limiti; la situazione poteva essere sbloccata solo da alterazioni dei precedenti rapporti socio – economici. Hanno un rilievo determinante le rivolte sociali, sintomi e fenomeni d’accelerazione della crisi di trapasso da una formazione socio – economica all’altra.
Le popolazioni tendono ad accrescersi più rapidamente delle risorse disponibili, creando squilibri riaggiustati dalle crisi demografiche. Agli inizi del ‘300, la popolazione europea era cresciuta in modo sproporzionato rispetto ai mezzi di sussistenza, così che il sovrappopolamento spingeva ad allargare le coltivazioni sui terreni marginali, dove le rese diventavano insufficienti. Il deficit dei raccolti produceva un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, costringendo le popolazioni a spendere il loro reddito nell’alimentazione, provocando un calo nella produzione manifatturiera, con conseguente crescita della disoccupazione.
Alcuni ritengono che furono le guerre ad aggravare le difficoltà dell’economia europea, poiché nel ‘300 esse furono più frequenti e più lunghe che nelle epoche precedenti, ed erano combattute da soldati mercenari, che integravano lo stipendio col saccheggio e si trasformavano in briganti.
La peste
La peste arrivò in Occidente nel 1348, quando il morbo, proveniente dall’Asia centrale, aveva attaccato la colonia genovese di Caffa sul Mar Nero nel 1347, diffondendosi in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo.
In alcuni decenni la popolazione europea si ridusse del 30 %; infatti, nel XVI secolo molte regioni europee ritornarono ai livelli di popolazione degli inizi del XIV.
La pestilenza ebbe un’incidenza differenziata per ceti sociali e per fasce d’età: le persone agiate avevano maggiori probabilità di sopravvivere, mentre le popolazioni povere erano le più colpite, insieme a conventi e monasteri. I bambini erano i più esposti al contagio, sia per la maggiore fragilità biologica, sia perché la disgregazione della vita familiare li poneva in condizioni di rischio.
La peste era una malattia dovuta ad un bacillo che si riproduce nell’organismo dei roditori i quali vivono in un clima caldo – umido; le pulci ne ingeriscono il sangue infetto e trasmettono la malattia all’uomo. Dopo giorni di febbre, comparivano dei bubboni scuri: era la peste bubbonica, essa poteva dar luogo anche alla peste polmonare, ed aveva un tasso di letalità molto alto che poteva trasmettersi da uomo a uomo. Le sue cause restavano sconosciute: poteva essere stata provocata da una corruzione dell’aria, dovuta a sfavorevoli condizioni astrologiche, e si consigliava di purificarla bruciando legni aromatici; l’unica precauzione utile era la fuga dai luoghi infetti.
I poteri pubblici cercarono di intervenire e individuarono nell’isolamento degli individui colpiti la misura essenziale, scontrandosi con difficoltà burocratiche, organizzative e finanziarie.
Se si considerava la peste come un castigo inviato da Dio, la salvezza si raggiungeva con la penitenza; i movimenti Flagellanti favorivano la diffusione del contagio: organizzando processioni la peste si considerava un dono del demonio, bisognava individuarne gli agenti, individuati nei Musulmani, negli eretici, negli stranieri e negli Ebrei, che venivano bruciati sul rogo.
Si ebbe l’invenzione del macabro, con le rappresentazioni delle danze macabre; rimaneva nell’ombra il tema dottrinale della morte come passaggio verso il regno dei cieli.

Le conseguenze della crisi demografica nelle campagne
Dalla metà del ‘300 alla metà del ‘400 scomparve un gran numero di villaggi in Germania, Inghilterra, Italia meridionale e insulare, nella Penisola Iberica e nelle regioni francesi. Nei villaggi spopolati dalla peste la vita diventava impossibile per i sopravvissuti che emigravano verso le città; la disponibilità di terreni, i cui coltivatori erano scomparsi, consentiva di abbandonare le terre meno redditizie; il passaggio degli eserciti spingeva gli abitanti a concentrarsi in località più sicure; aree coltivate furono adibite all’allevamento del bestiame, provocando l’arretramento delle coltivazioni.
I passaggi della peste furono seguiti da fasi di rialzo dei prezzi, poiché si accresceva la quantità di moneta; la carenza di manodopera faceva lievitare i salari. Solo i prezzi dei cereali registrarono un declino: la diminuzione della popolazione provocava una contrazione della domanda superiore a quella registrata dalla produzione. Ma i prezzi di altri generi alimentari e dei prodotti manifatturieri continuarono a crescere, poiché l’alleggerita pressione demografica consentì un innalzamento del tenore di vita medio.
I costi crescenti della manodopera convinsero molti proprietari a modificare l’utilizzazione dei terreni: si diffusero le coltivazioni di piante d’uso “industriale” e l’allevamento del bestiame bovino.
La signoria fondiaria subì una decurtazione dei redditi, a causa dell’aumentato costo del lavoro, del ribasso del valore dei cereali, delle distruzioni belliche e del maggior carico fiscale.
o Dove non esistevano città, i signori legarono i servi alla terra, aggravandone i carichi, con il risultato che i contadini dell’Est si trovarono legati alla gleba e obbligati a prestare servizi nelle riserve signorili. Nella Penisola Iberica e nell’Italia meridionale la debolezza dei poteri politici favorì la formazione dei latifondi.
o In alcuni casi i proprietari rinunciarono alla conduzione diretta e diedero le terre in affitto ai contadini; i proventi degli affitti consentivano di concentrare maggiori risorse sui terreni in conduzione diretta, riconvertendoli in coltivazioni più redditizie.
o In altri casi i signori compensarono la caduta dei redditi con un aumento delle esazioni, che dipesero dall’amministrazione della giustizia locale, dai monopoli, dalle privative e dalle imposte sui consumi.
o Nelle regioni dove la proprietà signorile era stata sottoposta a erosione, la crisi causò trasferimenti di proprietà di terreni; aumentò la quantità delle terre dei cittadini.
o In Toscana e nella Francia meridionale si diffusero l’appoderamento, cioè il raggruppamento di appezzamenti in un’unica azienda, e il contratto di mezzadria, secondo cui il proprietario riceveva metà dei prodotti.
Nell’Europa occidentale scomparve la servitù e i ceti signorili allentarono il controllo sulla terra e sui lavoratori agricoli, puntando sulla rendita fondiaria.
Le rivolte contadine
Nel XIV e XV secolo le campagne europee furono teatro di rivolte contadine, ora più frequenti e di maggior portata rispetto ai secoli precedenti.
La crisi aveva fatto sentire i suoi effetti sui piccoli proprietari, colpiti dalla caduta del prezzo dei cereali e privi di risorse sufficienti, così che crebbe il numero di contadini privi di terre proprie; i signori aggravarono la pressione fiscale per finanziare le guerre.
Una rivolta di grandi dimensioni scoppiò in Francia nel 1358 quando, dopo la sconfitta di Poitiers del 1356, il futuro Carlo V aveva convocato gli Stati Generali per ottenere i finanziamenti per la ripresa della guerra. La borghesia, con a capo Etienne Marcel chiese, in cambio della concessione di nuove tasse, un maggior potere di controllo; la tensione sfociò in un’insurrezione popolare nella campagna dell’île de France. I Jacques francesi assaltarono chiese, monasteri, castelli; la ribellione dilagò nel Nord del Paese, ma non riuscì a saldarsi con il movimento della borghesia parigina e fu repressa.
Un’altra rivolta si ebbe in Inghilterra nel 1381, all’origine di cui vi fu la decisione del Parlamento di introdurre una nuova tassa; la ribellione scoppiò nelle campagne dell’Essex e si estese nelle regioni limitrofe. I rivoltosi tentarono di marciare su Londra, sotto la guida di Wat Tyler e John Ball, per ottenere l’appoggio del re; la presenza del clero distinse la rivolta inglese, spiegabile con la diffusione del moto di riforma religiosa dei Lollardi. Nei mesi successivi la rivolta fu domata e i suoi capi furono uccisi.
I territori tedeschi furono invasi dalle rivolte, alla base di cui furono i conflitti tra le comunità contadine e i signori, che scaricavano sulle masse rurali il peggioramento delle proprie condizioni. I signori limitarono l’estensione delle terre comuni e inasprirono i vincoli di servaggio; le comunità contadine si richiamarono alle consuetudini che i signori cercavano di spezzare, ma affiorava nelle rivolte un motivo religioso. I contadini tedeschi dimostrarono l’incapacità di comprendere l’irreversibilità dei processi di diversificazione sociale. Più efficaci di esse furono le lotte condotte dalla collettività rurale contro le pretese signorili: il bracconaggio, il rifiuto del pagamento dei canoni, il contrabbando.
I riflessi della crisi sull’economia e sulle società urbane
La diminuzione della popolazione e la scarsità della manodopera, con l’aumento dei salari e del prezzo dei prodotti, portarono ad una contrazione della produzione manifatturiera; ogni città cercava di difendere i propri mercati e adottava politiche protezionistiche.
Nella prima metà del ‘300, alcune compagnie finanziarie toscane erano fallite; ne era seguita una catena di fallimenti di case commerciali e di botteghe artigiane che aveva determinato un aumento della disoccupazione. Le cause stavano nei prestiti concessi a sovrani europei e nell’impossibilità di rientrarne in possesso dei capitali dopo l’inizio della Guerra dei Cent’Anni.
Nella seconda metà del ‘300, il progressivo esaurimento delle miniere d’argento europee, sottoposte ad uno sfruttamento intensivo, e le difficoltà nell’approvvigionamento dell’oro africano determinarono una situazione di carestia monetaria, che abbassava i prezzi e determinava un minore stimolo alla produzione e al commercio. Tutto ciò provocava esplosioni di violenza contro i mercanti stranieri, accusati di fare incetta di monete pregiate.
o La decadenza della produzione laniera sollecitò processi di ristrutturazione; crebbe la produzione di tessuti meno costosi e si diffuse il lavoro a domicilio. Queste localizzazioni industriali portarono ad una specializzazione nelle diverse aree e ad un’accentuazione della divisione internazionale del lavoro.
o In Inghilterra si ebbe un balzo in avanti nella produzione dei panni di lana (new draperies); il calo nelle esportazioni di lana greggia fu legato all’aumento nell’esportazione di manufatti.
o Si registrò un’espansione nella produzione di articoli di lusso, come tessuti di seta e broccati.
o L’incremento del settore edilizio si ebbe con la costruzione di palazzi più grandi e ricchi.
o Le guerre producevano ricchezza: il loro ripetersi stimolò lo sviluppo dell’industria metallurgica legata alla fabbricazione delle armi.
La decadenza delle fiere della Champagne determinò la fortuna di nuovi centri commerciali, ma fu anche il sintomo delle trasformazioni del commercio internazionale. Il mercante si muoveva sempre meno e operava attraverso agenti e utilizzava nuove tecniche nel campo dell’associazione, dell’assicurazione, dei mezzi di pagamenti, del trasferimento di merci e capitali.
Le città hanseatiche declinarono nel XV secolo, lasciando l’eredità alle città olandesi.
I progressi delle tecniche nautiche e la costruzione di navi più grosse posero la penisola iberica in una posizione nevralgica, negli scambi tra il Sud e il Nord dell’Europa.
Il malessere sociale nelle città. Povertà e rivolte
Nelle città medievali ci furono sempre molti poveri, ma, dalla metà del ‘300, la situazione peggiorò a causa delle trasformazioni economiche nelle città e nelle campagne.
La popolazione povera costituiva una minaccia per l’ordine pubblico, poiché i suoi comportamenti sfociavano spesso in rivolte; le risposte delle classi dirigenti cittadine si collocarono tra pietà e forca. Nacquero ospizi, ospedali, orfanotrofi, congregazioni di carità; gli Ordini Mendicanti allargarono l’area sociale dei benefattori: i Francescani promossero l’istituzione dei Monti di pietà, con la finalità di concedere prestiti alle classi più povere contro il pegno di beni mobili, che furono riconosciuti ufficialmente dal V Concilio Lateranense nel 1515.
Su questo sfondo di diffusa miseria si collocarono le rivolte urbane del ‘300 – ‘400, che ebbero carattere impetuoso e caotico e furono provocate da aumenti di prezzo.
A Firenze la massa dei salariati nel settore della produzione laniera era in condizione di subordinazione nei confronti dei proprietari, che controllavano il ciclo produttivo e detenevano il governo della città. Nel 1378, gli operai insorsero e imposero la costituzione di tre nuove Arti, dei Sarti, dei Tintori e dei Ciompi, costituenti il Popolo di Dio, e ottennero la nomina di Michele di Lando a Gonfaloniere di Giustizia, fino a quando i Ciompi furono abbandonati dalle due Arti nuove; il tumulto dei Ciompi non produsse risultati effettivi.
L’antisemitismo nel Medioevo
Col termine antisemitismo si indicano tutte le forme di ostilità che si sono manifestate contro gli Ebrei.
Nel mondo romano, gli Ebrei si posero in antitesi con il cosmopolitismo della filosofia stoica, e furono accusati di attaccamento a tradizioni e superstizioni che appartenevano solo a loro.
Il cristianesimo aggravò la situazione, ma grazie all’opera di Paolo di Tarso prevalse l’interpretazione secondo cui Cristo aveva portato la salvezza a tutta umanità.
Quando la Chiesa fu in grado di condizionare la politica imperiale, fece in modo che fossero presi provvedimenti contro gli Ebrei, accentuando le discriminazioni antiebraiche.
Un inasprimento dell’atteggiamento cristiano verso gli Ebrei si manifestò nel clima delle crociate, in cui prese piede l’accusa di praticare l’omicidio rituale dei cristiani.
L’odio verso gli Ebrei si manifestò ripetutamente con saccheggi e massacri. Queste persecuzioni ebbero conseguenze sulle comunità ebraiche, spinte ad accentuare la diffidenza verso il resto della popolazione, e creando la figura dell’ebreo – usuraio. Nel Medioevo, la Chiesa proibiva il prestito ad interesse, ma gli Ebrei, esposti al rischio delle persecuzioni, preferivano disporre di denaro liquido, specializzandosi nell’usura.
Le difficoltà della crisi del ‘300 suscitarono una nuova ondata di persecuzioni antiebraiche; contro di loro si diresse il bisogno popolare di trovare i responsabili delle sciagure: nel ‘400 ebbe fortuna l’abbinamento tra Ebrei e il diavolo.
Tutto questo sfociò, alla fine del Medioevo, nella creazione dei ghetti, di quartieri urbani dove gli Ebrei erano obbligati a risiedere separati dai cittadini cristiani.

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