La controriforma

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Testo

LA CONTRORIFORMA
Osservazioni preliminari
Con “età della Controriforma” si intende il periodo compreso tra il Concilio di Trento e la fine della Guerra dei Trent’Anni.
Esso è contrassegnato dalle iniziative attuate dalla Chiesa di Roma, per riorganizzarsi e per proporsi con un programma di restaurazione cattolica e di riconferma del suo magistero.
Gli anni coincidono con le guerre di religione in Francia, con la rivolta antispagnola nei Paesi Bassi, con il successo dell’anglicanesimo in Inghilterra, con i propositi di Filippo II di assecondare l’azione della Controriforma e di mantenere le vicende europee sotto il controllo della Spagna, con i tentativi perseguiti dagli Asburgo per ampliare il potere imperiale sui territori tedeschi.
Il termine “Controriforma” fu introdotto nel 1776 da un giurista tedesco per indicare la strategia della Chiesa romana per arginare il protestantesimo. Il termine “Riforma cattolica” è entrato nell’uso dopo il 1880, per segnalare quei tentativi cattolici volti a promuovere una riforma della Chiesa che non ne modificasse i principi dottrinari; esso è contrassegnato da profonda ambiguità, in quanto le posizioni dei riformatori cattolici furono così eterogenee da risultare contrastanti.
Dopo la battaglia di Lepanto e la strage della notte di San Bartolomeo, le possibilità di un’intesa tra cattolici e protestanti si esaurirono del tutto; dagli ultimi decenni del ‘500, la Chiesa romana intraprese un programma di riaffermazione della propria influenza e del proprio potere.
I nuovi Ordini religiosi
Il desiderio di correggere la dubbia moralità del clero e la volontà di intervenire nella società portarono, nel Cinquecento, alla formazione di nuovi Ordini religiosi, i cui seguaci svolsero la loro opera senza porre questioni dottrinarie o disciplinari.
I Teatini favorirono un ideale di vita acetica, i Cappuccini si dedicarono alla predicazione popolare e alla cura degli appestati, i Somaschi (o Compagnia dei Servi dei poveri) si impegnarono nell’assistenza, i Barnabiti e le Orsoline perseguirono scopi pedagogici e di istruzione, i Padri dell’Oratorio si occupavano della guida dei giovani, gli Oblati furono creati da Carlo Borromeo, i Camillini erano incaricati di curare gli ammalati, gli Scolopi realizzarono le Scuole Pie, la Congregazione della missione fu fondata per assistere gli incurabili, i poveri e i galeotti.
La Curia romana ottenne, nelle ultime sessioni del Concilio di Trento, che fossero fissate regole generali per tutti gli ordini monastici.
Furono i Gesuiti ad interpretare il programma di nuova espansione e di riscossa del cattolicesimo romano. Concepito come militia Christi, l’Ordine dei Gesuiti fu fondato da Ignazio di Loyola, un nobile spagnolo che, grazie alla lettura della Leggenda aurea di Jacopo da Varazze e della Vita Christi di Ludolfo di Sassonia, fu indotto a riflettere sugli errori della vita passata ed a pensare ad un cambiamento. Nel 1522, Ignazio si ritirò vicino a Montserrat e a Manresa iniziò la stesura degli Esercizi spirituali; frequentò alcune università spagnole per prepararsi alla salvezza e alla cura delle anime e, nel 1528, si recò a Parigi per iscriversi al collegio Montaigu. Nel 1534, dette vita al sodalizio che costituì la base per la fondazione dell’Ordine, che fu chiamato Compagnia di Gesù; il riconoscimento papale venne nel 1540 con la bolla di Paolo III.
I Gesuiti divennero il centro della Controriforma: agirono nella lotta contro i protestanti e i dissidenti religiosi, ricoprirono cariche inquisitoriali, furono abili negoziatori, fondarono collegi, riorganizzarono la cultura cattolica sulle fondamenta del tomismo, svolsero l’opera missionaria in tutti i continenti.
La struttura dell’Ordine era gerarchica e centralizzata; ne facevano parte i professi, che pronunciavano tutti i voti ed erano impegnati nel proselitismo, i coadiutori temporali e i coadiutori spirituali, cui spettava la direzione delle case e dei collegi, e al vertice il Preposto generale, eletto a vita, che convocava la congregazione generale, sceglieva i professi, i loro incarichi e le revoche.
L’obbedienza era una legge ferrea nella Compagnia di Gesù, e questo fu il motivo della distanza tra il cristianesimo di Erasmo e il cattolicesimo di Loyola: il filologo umanista, difensore della libertà del cristiano, aveva inteso attivare nell’uomo l’esercizio di una consapevole moralità; il fondatore della Compagnia di Gesù ritenne importante agire sulla volontà, giudicando indispensabili la disciplina e l’assolutezza dottrinaria.
I Gesuiti fondarono collegi per la formazione dei giovani, frequentati da coloro che erano destinati a svolgere funzioni preminenti nella vita sociale; gli alunni erano avviati a tre corsi fondamentali: grammaticale, filosofico e teologico. L’impegno sul fronte scolastico e culturale conferì ai Gesuiti una presenza di rilievo nella società del tempo.
I Gesuiti si mostrarono comprensivi verso quei comportamenti umani che potevano essere influenzati dai costumi dell’epoca; per questo, la loro dottrina fu sottoposta e critiche perché considerata viziata di lassismo, poiché prendevano in eccessiva considerazione le debolezze umane, e incline alla casistica, a causa della propensione a prescindere dal riferimento a principi generali nella valutazione dei comportamenti umani.
Il Concilio di Trento
Nel Cinquecento, la convocazione di un Concilio era stata sollecitata dai protestanti, per far valere le proprie argomentazioni basate sulla Scrittura, dai protagonisti dell’evangelismo, per promuovere una rigenerazione della Chiesa e cercare una riunificazione della cristianità, e da Carlo V, per ricomporre i dissidi religiosi e politici e per assicurare all’Impero la possibilità di garantire la pace universale.
Nel 1536, Paolo III indisse un Concilio a Mantova, ritenendo necessario instaurare la pace in Europa e lottare contro l’eresia, cosa che rese contrari gli esponenti del mondo protestante, che reagirono con la proposta di un Concilio nazionale tedesco. Il progetto di Paolo III si arenò a causa di tendenze dilatorie, di difficoltà procedurali e di ragioni politiche; nel 1541, fallirono i colloqui di Ratisbona e, nel 1542, fu riorganizzata l’Inquisizione romana. Nella Curia romana aumentò il peso della corrente intransigente, che chiedeva la difesa dei dogmi cattolici ed una risposta da parte della Chiesa romana contro il dilagare dell’eresia protestante.
Paolo III fissò per il 1542 la convocazione del Concilio di Trento, i cui lavori iniziarono solo nel 1545 e furono successivamente sospesi e riaperti, dando luogo a tre fasi distinte.
o I problemi dottrinari affrontati nella prima fase furono quelli concernenti la Sacra Scrittura, il peccato originale, la giustificazione e i sacramenti.
Alla Sacra Scrittura venne aggiunta, tra le fonti della fede, la dottrina canonica e fu riconosciuta valida la versione datane da San Girolamo nella Vulgata.
Circa il peccato originale, si affermò che il battesimo lo cancellava; il decreto sulla giustificazione ripresentava la questione della giustificazione per sola fede, con l’esclusione delle opere: il decreto ripropose la giustificazione attraverso la fede e le opere.
I sacramenti furono riproposti nel numero di sette, e si ribadì che la loro efficacia dipendeva dal fatto stesso di essere somministrati; fu fatto divieto di cumulare benefici ecclesiastici e furono regolamentati l’insegnamento e la predicazione della Sacra Scrittura.
o Durante la seconda fase si discusse dell’eucarestia e dell’estrema unzione.
Nel decreto sull’eucarestia si ribadì la tesi della transustanziazione, sconfessando le posizioni luterane, sulla consustanziazione, e calviniste, sulla commemorazione.
La penitenza doveva avvenire attraverso la confessione verbale al sacerdote e all’estrema unzione fu riconosciuto pieno carattere sacramentale.
o Nelle ultime sessioni furono discusse le questioni concernenti la comunione, la messa, il purgatorio, il sacramento del matrimonio e il sacramento dell’ordine.
Circa la comunione, fu stabilito di amministrarla ai fedeli solo attraverso l’ostia; alla messa fu riconosciuto il carattere di sacrificio reale, nel senso che si ripeteva la passione e la morte di Cristo. Fu ribadita l’esistenza del purgatorio, riconfermando il valore dei suffragi, delle messe per i defunti e della dottrina delle indulgenze; del matrimonio si decretò il carattere di vincolo perpetuo e indissolubile.
La discussione sul sacramento dell’ordine fu collegata al problema dell’obbligo di residenza dei vescovi, facendo riemergere due questioni: come dovesse raffigurarsi il rapporto tra la Curia romana e le Chiese nazionali, e quale potestà fosse superiore tra quella papale e quella episcopale. Fu decretato che i vescovi dovevano svolgere le funzioni legate al loro ministero, fu richiesta l’istituzione, in ogni diocesi, di un seminario, e furono fissate regole precise per gli Ordini monastici, per i cardinali e per i principi cristiani; ricevettero conferma il culto della Vergine e dei santi e la venerazione delle reliquie.
Il Concilio fu chiuso nel 1463 e, nel 1564, Pio IV approvò i decreti. Esso non fu innovativo: riconfermò i dogmi della Chiesa romana, respingendo le posizioni espresse dalla Riforma protestante, vietò il cumulo dei benefici, stabilì la dipendenza gerarchica, impose agli ecclesiastici il rispetto dei voti tradizionali e li rese edotti sull’importanza dell’istruzione.
Nel 1564, Pio IV promulgò una ricapitolazione delle tesi ortodosse, la Professio fidei Tridentinae, e ne impose l’osservanza a tutti i membri del clero secolare e regolare; fu istituita una congregazione cardinalizia, incaricata di dirimere i dubbi sull’interpretazione dei decreti tridentini, e si introdussero il catechismo romano, il breviario romano e il messale romano.
L’Inquisizione e l’Indice
L’Inquisizione romana e l’Indice dei libri proibiti furono gli strumenti istituzionali che la Chiesa cattolica predispose per rendere operativo l’intento di combattere l’eresia.
Il Sant’Uffizio romano dell’Inquisizione generale fu istituito nel 1542 da Paolo III; il primo indice dei libri proibiti fu emanato nel 1559, sotto il pontificato di Paolo IV Carafa. Attraverso queste iniziative, si palesò il prevalere nella Curia delle posizioni più intransigenti di restaurazione cattolica.
Il Sant’Uffizio era formato da sei cardinali e da un commissario scelto nell’ordine dei Domenicani, ed era diretto da un inquisitore generale; aveva il compito di vagliare tutti i casi di eresia, al fine di riaffermare il ruolo della Chiesa romana come unica interprete della verità cristiana e di salvaguardare l’intangibilità dei dogmi.
Nel 1588, il carattere centrale fu potenziato con l’istituzione della Congregazione del Sant’Uffizio romano ad opera di Sisto V, con cui la Chiesa romana intendeva recuperare i tribunali ecclesiastici condizionati dal potere politico.
Sotto il peso dei processi inquisitoriali caddero in migliaia, sottoposti a tortura; tra coloro che furono vittime dell’Inquisizione, Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei.
Il programma antiereticale si avvalse della promulgazione dell’Indice dei libri proibiti, con cui la Chiesa si proponeva di esercitare un controllo diretto su tutta la produzione libraria; nel 1571, Pio V istituì, inoltre, la Congregazione romana dell’Indice.
Furono colpiti autori considerati eretici o sospettati di eresia, oppure giudicati pericolosi, come Erasmo da Rotterdam; fu vietata la lettura di Bibbie in volgare e le Accademie di Modena e di Napoli furono sciolte.
Aspetti della vita religiosa italiana nell’età della Controriforma
Sulla vita religiosa italiana gravò pesantemente il clima della Controriforma; la pressione dell’Inquisizione ed il controllo sui comportamenti delle persone facilitarono la disposizione all’obbedienza; l’impegno del clero e le iniziative pastorali diedero lustro alle cerimonie collettive, alle pratiche devozionali, alle processioni, al culto dei santi.
Alcuni si diedero al nicodemismo: si mostravano apparentemente docili ai precetti ecclesiastici, pur mantenendo l’adesione ad idee religiose diverse da quelle del cattolicesimo romano.
Nella cornice storica del secolo, la Chiesa cattolica propose l’immagine di un’istituzione autorevole e benefica; nuovo impulso ricevettero il culto mariano e le processioni, tra cui quella del Corpus Domini. Nell’attività episcopale, costituì un modello l’opera di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, che fondò seminari e collegi, fece costruire chiese, allontanò i preti indegni, svolse opere di carità, seguì la vita delle parrocchie, fondo la Confraternita della dottrina cristiana e istituì, a Milano, il Collegium Helveticum. Dall’obbligo di residenza dei vescovi, dalla disciplina e dalla miglior preparazione del clero, la vita nelle diocesi ricevette un incremento.
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