La Conquista delle Americhe e le civiltà Precolombiane

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Testo

La Conquista delle Americhe e le civiltà Precolombiane

Il nuovo mondo, l’ America, era abitata da tre grandi civiltà: i Maya, gli Aztechi e gli Inca.
Quella dei Maya aveva inventato il calendario astronomico vicinissimo al nostro.
Quella degli Aztechi era una popolazione guerriera.
Quella degli Inca era la più vasta ed organizzata.
Tutte e tre le civiltà non conoscevano né l’ aratro né la ruota; per coltivare,i i contadini, usavano il sistema del foraterra, che consisteva nel fare un foro in terra, e immetterci il seme. Visto che non conoscevano
La ruota, trasportavano i pesi a mano.
I Maya erano comandati da un piccolo, ma potente gruppo di sacerdoti.
Gli Aztechi, da nobili guerrieri.
Gli Inca dall’ Imperatore e da quattro Governatori.

Maya
Al tempo della conquista spagnola la società maya presentava una rigida organizzazione gerarchica, al cui vertice stavano l'aristocrazia e la casta sacerdotale. Il ceto più basso era costituito dagli schiavi, in maggioranza prigionieri di guerra appartenenti ad altre popolazioni, che potevano essere comprati e venduti e spesso erano destinati ai sacrifici. La massa della popolazione, composta da agricoltori, artigiani e commercianti, rimase sempre estranea alle grandi produzioni spirituali e artistiche degli strati sociali superiori. L'organizzazione politica, basata sulle città-Stato (che solo per un certo periodo del nuovo Impero furono in parte federate fra loro), era originariamente controllata da sacerdoti-governatori.
Del periodo classico si sa che i Maya esercitavano un attivo commercio in tutta la regione occupata, soprattutto con il Messico e, via mare, con le regioni costiere del golfo del Messico. Allo scopo avevano costruito un sistema di strade rialzate, che collegavano le città, edificate intorno a cisterne naturali o artificiali. Cellula sociale ed economica era la famiglia, a struttura monogamica, che lavorava su un appezzamento di 36 m², ma non si sa a quali condizioni. La terra, disboscata a fuoco, era proprietà comune e veniva amministrata dal tempio e, durante il nuovo Impero, dai governatori nobili delle varie città; le norme per la coltura dei campi seguivano un preciso rituale strettamente legato al pantheon maya. I contadini dovevano prestare il loro lavoro per l'edificazione delle varie opere pubbliche (strade, pozzi, magazzini, ecc.), dei templi e dei luoghi culturali, delle case dei nobili e dei commercianti; non si sa se esistessero corporazioni di artigiani, sebbene la ceramica, la tessitura, la metallurgia (oro, argento, rame) fossero assai perfezionate. Le famiglie contadine vivevano in semplici dimore rettangolari, con pareti di graticcio e fango e tetti di paglia; i nobili, i commercianti e i sacerdoti abitavano grandi case spesso in pietra. L’ abbigliamento era assai semplice: gli uomini cingevano le reni con una larga fascia di stoffa, le cui estremità orlate di piume ricadevano davanti e dietro il corpo, le donne portavano una sottana e una corta tunica aperta ai lati. Entrambi i sessi tenevano capelli lunghi, calzavano sandali o scarpe. I ceti superiori usavano ornarsi, portavano un mantello e fastosissimi copricapi piumati. Le armi erano rudimentali: asce, pugnali, mazze e lance di pietra, una caratteristica spada lignea, archi e frecce o giavellotti con propulsore. A scopo di difesa erano adottati leggeri e robustissimi scudi in vimini ricoperti in pelle e corazze di tela, imbottite di cotone indurito. Come presso altri popoli precolombiani, diffusissimo era il gioco della palla.
I Maya avevano elaborato un sistema numerico di venti numeri ed erano pervenuti, prima che nel Vecchio Mondo, a determinare la posizione dello "zero". Tale tecnica di numerazione e le osservazioni astronomiche a occhio nudo servirono ai Maya per il computo del tempo. I Maya usavano tre calendari, il primo (haab) era costituito da 18 mesi di 20 giorni più un periodo (uayeh) di 5 giorni; il secondo (tzolkin) era formato da 260 giorni e aveva valore sacro; il terzo, detto "conto lungo", calcolava i giorni a partire dal 3113 a.C.; la datazione veniva stabilita in base al conto lungo e all'integrazione fra haab e tzolkin, che veniva effettuata con un originale sistema a due ruote dentate, comprensibile anche ai semplici contadini, sulle quali erano riprodotti in una i glifi dei giorni (kin) dell'anno sacro e sull'altra i glifi dei giorni e dei mesi (uinal) dell'anno civile. Il periodo di 18 mesi di venti giorni era detto tun; i Maya avevano previsto la fine del mondo per il 2012, ma loro, purtroppo, non vissero fino a questa data, perché furono annientati dagli Spagnoli.
Per i Maya esistevano dei per quasi ogni attività umana (come Ek Chuah, dio della guerra) e fenomeno naturale (come Chac o Chaak, dio della pioggia, uno dei più venerati).Il più antico dio, creatore del mondo, era Hunab. I Maya ritenevano che la terra fosse sovrastata da tredici cieli, ciascuno retto da un dio (Oxlahuntiku) e nove mondi sotterranei presieduti da altrettanti dei (Bolontiku); esistevano poi il dio del mais e delle foreste (Yum Kaax), il dio della morte (Ah Puch), il dio della Stella Polare (Xaman Ek), la dea della maternità, della tessitura e delle inondazioni (Ixchel), la dea del suicidio (Ixtab), il dio del vento (Kukulkan) e il dio del sacrificio umano. Al di sopra di tutti vi era Itzamna, figlio di Hunab, signore dei cieli e della terra, del
giorno e della notte.
Nel campo delle arti minori, molto raffinate ed evolute presso i Maya, va ricordata anche la lavorazione delle pietre dure (specie giada e giadeite), con testine-ciondolo e placche incise con figure umane e glifi calendariali. Nella parte più settentrionale dell'area maya, lo Yucatán, i monumenti del periodo classico sono simili a quelli dell'area meridionale, pur con differenze, specie decorative, dovute a un'evoluzione stilistica locale: c'è infatti abbondanza di decorazioni, specie geometriche, e si dà più importanza ai palazzi che alle piramidi; inoltre la falsa volta viene usata sia come elemento di costruzione sia come monumento isolato (arco di trionfo di Labná). Gli edifici yucatechi sono decorati secondo lo stile puuc o chenes; nel primo l'ornamentazione si svolge sulla parte alta della parete, spesso sormontata da un altissimo fastigio decorativo; nel secondo i motivi sono invece diffusi su tutta l'altezza dei muri. In genere il soggetto più raffigurato è la maschera del dio della pioggia Chac.

Aztechi
Gli Aztechi, erano, un antica popolazione dell'America Centrale, la cui civiltà si sviluppò nell'odierno Messico.
Le fonti a disposizione non consentono ancora di essere precisi circa l'origine degli Aztechi. È certo comunque che essi appartenevano al gruppo etnico nahua, giunto dal N nell'antico Messico intorno al VI-VII secolo. La zona che vide lo sviluppo di quell'insediamento fu la valle dell'Anáhuac, nella parte centrale del Paese, dove altre genti nahua (Toltechi, Chichimechi, ecc.) avevano dato origine a compagini statali. L'ascesa degli Aztechi avvenne dopo che nel 1325 sotto la guida di Tenoch, ebbero edificato la città di Tenochtitlán.Circa due secoli dopo, Montezuma II, realizzò ulteriori conquiste, ma a lui toccò anche confrontarsi con gli Spagnoli, sbarcati nel 1519 al comando di Hernán Cortés. Dopo alterne vicende, Montezuma morì, in seguito a ferite, nel giugno 1520; ereditò il potere suo fratello Cuitláhuac, che tentò invano di respingere Cortés. Scomparso pure Cuitláhuac, continuò a lottare contro gli Spagnoli il nipote Cuahtémoc (figlio di Tilalcopatal, sorella di Montezuma e di Cuitláhuac), ma Cortés occupò Tenochtitlán (13 agosto 1521) e fece prigioniero il giovane principe, per poi farlo assassinare nel 1525. L'impero degli Aztechi non esisteva più. Lo Stato che essi avevano costruito era di tipo monarchico: il sovrano veniva eletto dal Consiglio dei dignitari di corte fra gli appartenenti agli strati sociali più elevati; ma generalmente lo scettro si trasmetteva di padre in figlio o quanto meno restava nell'ambito di uno stesso clan. La società presentava un impianto verticale: il primo nucleo era la famiglia; più famiglie costituivano un clan, o calpulli; più calpullis formavano una tribù; ogni tribù inviava un proprio rappresentante al Consiglio dei dignitari che assisteva il monarca. Gli uomini erano catalogati sulla base del loro mestiere: il che favoriva una certa stratificazione di classi. Le donne, pur nell'ambito di uno status inferiore a quello degli uomini, godevano di molti diritti. In ordine alla scala sociale, all'apice stavano il sovrano e le supreme gerarchie, alla base i plebei e gli schiavi; fra i due estremi, i ceti che oggi sarebbero definiti medi. All'istruzione si attribuiva grande valore; funzionavano due modelli di scuole: il telpuchalli, o scuola aperta a tutti, e il calmecac, o scuola per l'ordinamento sacerdotale. La proprietà era collettiva, nel senso che ciascun calpulli, inteso come distretto amministrativo all'interno del quale viveva la collettività di un clan, disponeva della terra e degli altri mezzi necessari alla vita. Ma veniva riconosciuta pure la proprietà privata. Al sovrano erano dovuti a titolo di omaggio, beni e servigi, nonché l'esenzione da qualsiasi tributo. L'economia era basata prevalentemente sull'agricoltura e sull'artigianato, mentre il commercio si svolgeva soltanto mediante baratto. I militari erano tenuti in alta considerazione e appunto militare era, il più delle volte, il primo consigliere del monarca, una specie di viceré dotato di vasti poteri (celebre fu Tlacaélel, al servizio di Montezuma I).
Il tratto più saliente della religione azteca, quello che più impressionò i cronisti spagnoli, è senza dubbio il sacrificio umano. Un'importante divinità, Xipe, sembrerebbe personificare l'idea stessa del sacrificio umano tipicamente azteco. In questo genere di sacrificio si è voluto vedere una specie di mortificazione della materia in vista di una rinascita «spirituale». Durante le feste di Xipe avvenivano carneficine sacrificali: prigionieri di guerra (di guerre sostanzialmente «rituali», distinte dalle guerre di conquista), decapitati e scuoiati, erano i «sostituti» dei catturatori che danzavano tenendo in mano le loro teste, mentre le pelli venivano indossate da altri che rappresentavano la condizione migliore ottenuta con la morte. Le carni della vittima erano ritualmente mangiate in un banchetto offerto dal catturatore ai suoi amici. Il catturatore otteneva una sua salvezza personale con una cerimonia che affonda le sue radici nella pratica primitiva della caccia di teste. I sacrifici umani, servivano per placare l’ ira degli dei. Gli Aztechi credevano nel dio e nella dea del sole,nel dio tribale e guerriero (Huitzilopochtli), nel dio mago e dalla forza bruta (telcatlipoca),
e nel dio con le sembianze di serpente piumato, che era saggio e dio del vento. Il dio più importante era
quello del sole; infatti, ogni anno, nella festa di Telcatlipoca, moriva un dio per far vivere il dio sole.
Nei primi trent'anni del sec. XV gli Aztechi, costruivano templi di pietra e alla fine di quel secolo essi erano alla pari, almeno per quanto riguarda l'architettura, con le civiltà che li avevano preceduti. Gli edifici religiosi erano certamente più imponenti rispetto a quelli civili, poiché anche i palazzi in fondo non erano che l'ampliamento del tipo comune di abitazione e rispettavano uno schema con camere rettangolari che si aprono su di un cortile interno. I templi erano costruiti su grandi piramidi tronche terrazzate, in cima alle quali si arrivava per mezzo di una ripida scalinata, fiancheggiata o divisa in due rampe da balaustre, che terminavano nella parte inferiore con la testa del Serpente Piumato. Numerose altre sculture, rappresentanti serpenti o crani umani, ornavano la piattaforma superiore della piramide. Il vero e proprio tempio era costituito da una cella che ospitava la statua del dio e da un'altra cella che serviva agli officianti, davanti alla quale era un altare di pietra. Malgrado la grandiosità degli edifici, l'architettura azteca non presenta particolari elementi di originalità, mentre la scultura a tutto tondo e il bassorilievo sono di livello molto elevato. Il disegno e la pittura sono modesti e anche gli affreschi di Tizatlán e Malinalco non sono di qualità superiore ai disegni che si vedono nei codici, che però hanno una certa attrattiva e molti caratteri umoristici. La pittura denota una preferenza per i colori forti, e un tipo di disegno secco e convenzionale. Gli artigiani aztechi fecero anche notevoli lavori nel campo dell'oreficeria, della ceramica (in genere decorata a motivi neri su fondo rosso o arancione), della glittica e dell'arte plumaria (scudi, ventagli, acconciature).

Inca
Gli Inca erano una popolazione dell'antica America Meridionale, localizzata nella zona di Cuzco. La società incaica cominciò a consolidarsi verso la fine del sec. XII e soprattutto agli inizi del XIII. Subito dopo prese avvio la fase espansiva. Ne derivarono scontri con i popoli limitrofi, conclusisi sempre con la vittoria degli Inca. Gli artefici delle prime conquiste furono gli incas (signori) delle due grandi dinastie Hurincusco e Hanancusco. Nel 1438 salì al trono Pachacútec: sotto il suo scettro lo Stato incaico raggiunse il massimo della potenza, riuscendo fra l'altro a debellare il regno degli Huanca e a sottomettere definitivamente, più a nord, quello del Gran Chimú. Il decimo inca, Túpac Yupanqui (1471-93), riorganizzò l'impero, che prese il nome di Tahuantinsuyo: la parola significava «le quattro regioni unite». Queste quattro regioni erano: Collasuyo, Antisuyo, Chinchayusuyo e Cuntisuyo. Come capitale fu confermata Cuzco.Ormai l'impero era in declino(1493-1525), minato dalle mollezze e dalla corruzione. Huayna Cápac,che era l’ inca di quel tempo, si unì a una principessa della tribù degli Scyris, che gli diede un figlio di nome, Atahualpa. Ma esso mori’ nel 1533, catturato da Pizarro, fu garrotato. Si concluse in tal modo la vita dell'impero incaico, divenuto colonia del re di Spagna. La sua impronta, però, rimase nella storia latino-americana, perché esso aveva rappresentato il centro di una progredita civiltà.
Da molti definito erroneamente «socialista», lo Stato degli Inca aveva una struttura politica verticale: capo assoluto era l'imperatore, o inca, fonte primaria di tutti i poteri. Egli, venerato come figlio del Sole, assegnava i singoli incarichi di governo e li ripartiva secondo una rigida gerarchia di caste. I membri della famiglia imperiale costituivano l'aristocrazia dirigente e fra loro il sovrano sceglieva i più alti funzionari. Seguivano i curacas, ossia dignitari di rango inferiore, pur sempre importanti. L'impero era così amministrato nelle sue maggiori circoscrizioni territoriali: alla guida di ciascuna delle regioni dell’ impero, l'inca, poneva un viceré (apo), generalmente scelto fra i suoi parenti più stretti (fratelli o zii); le province erano affidate ai tukrikuk, o governatori. Non esistevano organi di rappresentanza popolare.
Sacerdoti e militari collaboravano con i politici alla gestione del potere. L'unità di base della società incaica era l'ayllu, istituzione precedente alla formazione dell'impero e mantenuta dagli Inca. L'ayllu preincaico era costituito da un gruppo umano apparentato o considerato tale, insediato in un determinato territorio e venerante un antenato comune di cui si conservava la tomba o la mummia, ma l'impero lo privò delle sue caratteristiche «etniche» e religiose e ne fece un'unità territoriale a livello amministrativo. Costituì nuovi ayllu, in tale funzione, affidandoli come feudi a personaggi importanti che, dopo morti, tenevano il luogo dell'antenato comune. Ogni ayllu era governato da un capo eletto dai suoi membri e da un Consiglio di anziani. I beni erano della comunità, non dei singoli. Quanto al diritto di proprietà, esso apparteneva all'inca, monarca assoluto di origine divina; egli, tuttavia, ne disponeva il godimento, dividendo i beni dello Stato in tre porzioni: la prima la cedeva al dio Sole, la seconda la riservava a se stesso, la terza la consegnava agli ayllu. La coltivazione delle terre del Sole e dell'inca spettava alla comunità. L'uomo comune era monogamo; poligamo poteva essere soltanto il nobile. L'inca aveva una moglie principale – che per purezza castale generalmente era una sua sorella – e varie mogli secondarie o concubine. Il villac umu, sommo sacerdote, apparteneva di diritto all'ayllu reale, a conferma dello spirito teocratico che informava l'impero.
Quanto alle comunicazioni, gli Inca ebbero un sistema viario abbastanza efficiente. Due furono le arterie principali: la strada regia o andina, lunga 5200 km, che dal limite settentrionale attraverso l'Ecuador, il Perú, la Bolivia, una fascia dell'Argentina e il Cile fino al Maule, correva lungo la Cordigliera e si concludeva a Purumauca, la stazione più a sud; e la strada costiera, lunga oltre 4000 km, che scendeva da Túmbes, a nord, anch'essa fino al Maule. questi percorsi erano percorsi a piedi da tutti.
Il sistema religioso che edificava e sosteneva la struttura imperiale degli Inca si configura come un politeismo orientato dal culto del dio-Sole Inti, quasi una personificazione divina dell'Impero. A Inti si offrivano quotidianamente pasti e sacrifici di lama. Solstizi ed equinozi erano alla base di un calendario festivo tipicamente solare. A capitale dell'Impero sorgeva il più importante tempio del Sole, il cosiddetto coricancha, dove ardeva un fuoco solare perenne. Il Coricancha era una specie di Pantheon che accoglieva tutte le divinità ufficialmente riconosciute, le tradizionali divinità inca, e quelle delle varie popolazioni sottomesse: Illapa («Tuono-Lampo»), un dio comune a tutta la regione andina; Pachacamac, una specie di Essere Supremo della costa centrale, immesso dalla conquista inca nel novero degli dei governati da Inti; una serie di «madri» divine: Madre Luna (Mama Quilla) sposa di Inti, Madre Mare (Mama Cocha) evidentemente connessa con un'esperienza ignota agli I. fino alla conquista della regione costiera, Madre Terra (Pacha Mama) importante dea pan-peruviana, e Madre Mais (Mama Sara) che, nel culto privato, poteva anche identificarsi con singole piante di mais eccezionalmente cresciute. Oltre agli dei veri e propri, il Coricancha accoglieva anche certi oggetti venerati che, in un certo senso, avevano la capacità di concentrare in sé la sacralità dei territori conquistati, da cui essi provenivano. Si potrebbe dire che li rappresentavano sul piano della religione, confermando alla città di Cuzco che li ospitava il ruolo di capitale dell'impero. Genericamente col termine huaca si designavano cose (immagini, pietre, alberi, ecc.), luoghi (sorgenti, alture, ecc.) ed edifici (cappelle, tombe, ecc.) considerati «sacri». L'impero si suddivise in due metà, la «superiore» e la «inferiore», a loro volta suddivise in due sezioni: si ebbero così quattro seyu, determinati da due linee ideali che s’ incontrano a Cuzco, che diventava il centro culturale comune, un mondo aperto alla conquista o da recepire nello schema quadripartito dell'impero, detto «Terra delle Quattro Regioni». L'inca, l'imperatore, risiedente a Cuzco, era il «figlio del Sole», un dio vivente. Della sua stessa famiglia era il sommo sacerdote, il villac umu..
Gli Inca lasciarono tracce notevoli della loro presenza in tutte le aree in cui si diffusero. Restano ovunque molte costruzioni, in adobes sulla costa e in pietra sull'altopiano, che presentano sempre caratteristiche aperture trapezoidali. Nella zona di Cuzco si costruiva con grandi blocchi di pietre poligonali (bastioni, muri di sostegno) oppure con blocchi di pietra rettangolari (edifici). L'architettura incaica è visibile in tutta la sua mole e bellezza a Machu Picchu, città riscoperta nel 1911 da Hiram Bingham. La ceramica incaica lucida e policroma produsse vasi e altri recipienti di eccellente fattura. Per quanto riguarda la metallurgia, l'innovazione più importante fu la diffusione dell'uso del bronzo in tutto l'impero, ma gli oggetti più belli (figurine, ornamenti, oreficerie varie) sono in oro e in argento; la produzione dovette essere abbondantissima e di valore inestimabile (si pensi al famoso giardino annesso al Tempio del Sole di Cuzco, con riproduzioni in oro di figure di divinità, di animali e di piante), ma venne in gran parte distrutta dagli Spagnoli.

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