La civiltà Inca

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Testo

GLI INCA
L'Impero Inca, che comprendeva l'attuale Bolivia, l'Ecuador, la Perù e la parte settentrionale del Cile e dell'Argentina, ha una durata di soli 83 anni - dal1450 al 1533.Per quanto riguarda la fondazione dell'Impero INA, essa è avvolta nella leggenda. Si racconta, infatti, che i sudditi del re di Cucco, sconfitti in battaglia, si rifugiarono a nord, sui fianchi del monte Mach Picche, dove fondarono la città omonima, che ebbe suoi regnanti per 500 anni, finché non salì al trono il mitico fondatore degli INA: manco Capoc, figlio del Sole, che riprese Cucco. Da questa leggenda si deduce quindi che gli INA sarebbero discesi dal nord e che il nucleo tribale dinastico si sarebbe attribuito carattere sacro, come prole del dio Sole, e avrebbe esteso il culto solare a tutti i sudditi delle tribù assoggettate. Non si sa precisamente quanti siano stati i successori di Manco, tuttavia alcuni nomi sono legati ad importanti opere: ad esempio sappiamo che l'imperatore Pachacutet vinse definitivamente due tribù ribelli, perfezionò la struttura sociale in senso aristocratico, impose a tutte le province, la lingua ufficiale quechua, che contenevano un gran numero d'elementi lessicali polinesiani e in cui vi era la mancanza della B e della D e la presenza di declinazioni e affissi; inoltre avviò un imponente progetto di riforme che prevedevano l'obbligatorietà del servizio militare e dell'istruzione, un censimento della popolazione e l'organizzazione delle strade. Con gli imperatori seguenti ci fu un consistente ampliamento dei confini, fino ad arrivare alla massima estensione dell'Impero. A questo punto a causa della vastità e della lotta di successione tra Huascar e Atahualpa, l'impero si indebolì notevolmente e di ciò approfitto Francesco Pizarro, giunto con l'incarico di governatore del Perù per mandato del re di Spagna. Atahualpa, uscito vincitore dalla guerra civile, fu giustiziato nell'Agosto del 1533, dopo alcuni mesi di prigionia in cui forse sperò di essere riscattato dall'oro che gli Indios portavano agli Spagnoli. Pizarro incoronò il principe Manco, di cui si fidava, ma questi organizzò in segreto la resistenza e fondò uno stato neoincaico a Machu Picchu. Tuttavia gli Spagnoli imposero il proprio dominio in pochi decenni, agendo con rapidità e avvalendosi della paura provocata dai cavalli e dalle armi da fuoco. Da questo momento in poi gli Spagnoli si resero padroni di tutto il territorio INA, sfruttandone la popolazione per diversi secoli.
Il nucleo politico-sociale della società INA era l'ayllu, comunità agraria, organizzata in piccoli agglomerati di capanne, i cui membri erano legati da parentela e avevano un unico dio-animale protettore. La proprietà comune dell'ayllu veniva suddivisa fra i membri di esso, ma non era privata. Piano piano gli ayllu si svilupparono in complessi tribali più ampi, formati da confederazioni di villaggi e città stretti intorno ad un santuario e governati da un curaca (anziano). La terra assegnata ad ogni ayllu era divisa in tre parti i cui raccolti spettavano al clero, al re e ai capi famiglia dei clan, di cui questo era l'unico possedimento privato. Gli strumenti dell'agricoltura erano vanghe, zappe e roncole, prima di legno, poi di bronzo. Poiché il territorio era assai sfavorevole all'agricoltura, rimediava per mezzo di terrazzamenti che permettevano di sfruttare i versanti scoscesi dei monti e ad ingegnosi sistemi di irrigazione. I prodotti principali erano pepe, cotone, coca lana carne mais e patate. Questi venivano barattati tra i vari ayllu, poiché non c'era un sistema di pesi o misure, né moneta di scambio.
L'Impero Inca si fondava su una solida gerarchia politico-amministrativa, che affidava alla nobiltà e ai molti funzionari il controllo di ogni nucleo territoriale. La loro autorità finiva dove cominciava il potere supremo del re, che era tenuto a sposare la sorella, ma che, tuttavia, possedeva un harem di concubine che abitavano la "Casa delle donne del Sole".
Il sistema sociale era fondato su classi:
- la casta reale (gli Inca propriamente detti);
- la classe dirigente laica ed ecclesiastica;
- i contadini;
- gli schiavi (yanacuna).
Esisteva anche una suddivisione della popolazione in classi d'età, in base alle quali veniva distribuito il lavoro:
- le persone oltre i 50 e sotto i 16 anni avevano lievi mansioni;
- le persone dai 16 ai 20 anni erano addette alla raccolte delle foglie di coca nelle piantagioni dello stato;
- le persone dai 20 ai 25 anni erano in gran parte chasqui, cioè corrieri che formavano una rete di staffette che assicurava un servizio rapidissimo per un paese che non conosceva la ruota;
- la categoria degli uncucruna comprendeva i malati e gli inabili al lavoro, che ricevevano assistenza e protezione.
Anche il sistema legislativo e giudiziario era ben organizzato. Presso Cuczo funzionava un supremo organo giudiziario di 12 membri, che si basava sul Codice di Tupac Yupanqui, il quale raccoglieva tutte le leggi e i castighi relativi alla violazione. In esso si condannavano l'ozio, l'invidia, la menzogna, quasi quanto il furto, l'assassinio e l'adulterio. Tra le pene quelle più significative erano il "supplizio della pietra", in base al quale una grossa pietra veniva fatta cadere sulla schiena del condannato in modo da spezzargliela, le frustate, le bastonate o il fatto di rinchiudere il malfattore in una caverna abitata da animali letali: se sopravviveva veniva liberato.

La religione degli Inca si presenta come una mescolanza di culti naturalistici, di credenza animiste e di cerimonie complesse e raffinate, fortemente venate di magia. La divinità principale era Inti, il Sole, il cui potere sulla terra era esercitato per mezzo del re, alla cui potenza e salute si sacrificavano anche vittime umane. Al Sole erano sacri il puma e il condor; alla Luna, sua sposa, il serpente e la volpe. Vicaria, era dio della fecondità, signore della folgore, datore di pioggia, legato alla sfera dell'acqua e al lago Titicaca, da cui sarebbe uscito per creare l'universo. Al culto della Terra Madre (Pachamama) era legata la venerazione per le pietre e le montagne; nei riti le si offriva la birra di mais e focacce di granturco. Anche i morti venivano venerati e in particolare i nobili a cui spettavano le dimore più alte del cielo, al seguito del dio Sole. Accanto alla mummia del defunto, avvolta in stoffe e deposta, con le ginocchia sotto il mento, in fosse o grotte, venivano posti arnesi da lavoro, amuleti e una porzione di mais; la mummia dell'imperatore, col volto coperto da una maschera d'oro, veniva portata in solenne processione al tempio del Sole. Ogni luogo sacrale era detto huaca e veniva custodito da un sacerdote. In particolari occasioni della vita degli Inca (carestie, guerre, ascesa al trono o malattia del sovrano) si sacrificavano agli dei uomini, donne e anche bambini: la vittima veniva strangolata, sgozzata, murata viva o squarciata nel petto per estrarne il cuore. Il lama era l'animale da sacrificio per eccellenza. Guaritori e sciamani curavano le malattie (le più diffuse erano polmonite, tubercolosi, lebbra e sifilide) con rimedi di origine vegetale o animale, come la scorza di china, sangue di condor, erbe dal potere narcotico.

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