L'unità nazionale italiana

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Testo

guerre d' indipendenza

conflitti che permisero il compimento dell'unità nazionale italiana

c Prima guerra d'indipendenza.
Venne dichiarata all'Austria dal re di Sardegna Carlo Alberto il 23 marzo 1848, successivamente alle sollevazioni di Milano e Venezia. L'esercito piemontese (con l'appoggio in un primo tempo di truppe inviate da Ferdinando II, re delle Due Sicilie, e del papa Pio IX, oltre che di migliaia di volontari di diverse regioni italiane) si spinse in profondità nel territorio veneto, giungendo sino all'Adige. La controffensiva austriaca, guidata da Radetzky, portò alla sconfitta piemontese a Custoza (25 luglio), al ritiro delle forze piemontesi sino al Ticino (con la conseguente riconquista austriaca di Milano, il 6 agosto) e infine all'armistizio firmato il 9 agosto a Vigevano dal generale Salasco, con la conferma del precedente confine austro-piemontese. Le pressioni del movimento democratico spinsero tuttavia Carlo Alberto a denunciare l'armistizio il 12 marzo 1849 e a riprendere le operazioni belliche, immediatamente favorevoli agli Austriaci, che con la vittoria di Novara (23-24 marzo) costrinsero alla capitolazione l'esercito di Carlo Alberto. Questi abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele, che il 10 agosto firmò la pace di Milano

o Seconda guerra d'indipendenza.
Preparata diplomaticamente da Cavour con gli accordi segreti stretti con l'imperatore francese Napoleone III a Plombières (20 luglio 1858), la guerra scoppiò il 23 aprile 1859 in seguito alle continue volute provocazioni piemontesi all'Austria, che finì per mobilitare le sue forze e invadere il regno sabaudo. La reazione franco-piemontese portava alle vittorie di Palestro (31 maggio) e Magenta (6 giugno) e alla conquista di Milano, mentre il corpo dei Cacciatori delle Alpi comandato da Garibaldi si assicurava il controllo di Varese, Como, Bergamo e Brescia. Sollevazioni popolari antiaustriache scoppiarono intanto a Parma e a Modena e nelle Legazioni pontificie, instaurando governi filopiemontesi. Il tentativo di controffensiva austriaco veniva stroncato nelle decisive battaglie di Solferino e S. Martino (24 giugno). Temendo una eccessiva estensione del moto di insurrezione popolare per l'unità italiana, Napoleone III propose tuttavia unilateralmente agli Austriaci un armistizio, firmato a Villafranca l'8 luglio; per protesta Cavour si dimise. La successiva pace di Zurigo (10 febbraio 1860) sancì la cessione della Lombardia (tranne Mantova) alla Francia, che a sua volta la passò al Piemonte. Nel frattempo, tuttavia, plebisciti popolari sancirono l'annessione al Piemonte di Toscana, Parma e Modena (11-12 marzo). La spedizione dei Mille (partita da Quarto il 6 maggio) portò successivamente all'annessione della Sicilia, del Mezzogiorno, delle Marche e dell'Umbria

Terza guerra d'indipendenza.
In seguito al trattato di alleanza stretto con la Prussia (8 aprile 1866) allo scoppio della guerra austro-prussiana, Vittorio Emanuele II dichiarò guerra all'Austria (20 giugno), subendo due pesanti sconfitte nella battaglia campale di Custoza (24 giugno) e in quella navale presso Lissa; Garibaldi con la vittoria della Bezzecca (21 luglio) si apriva invece la via per la conquista del Trentino, a cui dovette però rinunciare per il sopraggiunto armistizio austro-prussiano (26 luglio). Con la pace di Vienna (3 ottobre 1866) l'Italia otteneva da Vienna il Veneto e Mantova.

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