L'unificazione

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Testo

L'unificazione politica della Germania
All'indomani del Congresso di Vienna (1815) venne costituita la Confederazione Germanica formata da 39 Stati, senza alcuna rappresentativitа popolare o elettiva, in cui l'Austria conservт solo formalmente la presidenza. Nei fatti l'egemonia sugli stati tedeschi fu assunta dalla Prussia, grazie anche al forte impulso economico che le permise di realizzare nel 1834 l'unione doganale ("Zollverein") fra 25 Stati tedeschi sotto la sua presidenza, avviando l'industrializzazione del paese. A ciт non corrispose un'evoluzione democratica delle strutture politiche, mentre in Germania cominciavano a diffondersi le idee liberali espresse dalla "Societа dei Giovani", rafforzate dalla Rivoluzione francese del 1830, cui seguirono disordini che costrinsero i principi a concedere delle Costituzioni in Sassonia, Brunswick, Assia-Kassel e Hannover (revocata nel 1837). Solo dopo la Rivoluzione francese del 1848, l'uscita del Manifesto dei comunisti di Marx ed Engels che sostennero anche le lotte liberali contro l'assolutismo, l'insurrezione popolare a Vienna e i disordini scoppiati a Berlino, il nuovo re Federico Guglielmo IV concesse alcune riforme e formт un governo liberale. Ma il suo tentativo di realizzare una unificazione senza l'Austria attraverso l'intesa fra i principi protestanti fallм, osteggiato dai principi cattolici e dall'Austria che, con l'aiuto russo, impose lo scioglimento del Parlamento di Erfurt (1850) sotto egemonia prussiana. Conseguentemente i contrasti fra Austria e Prussia si acuirono, mentre all'interno si aggravava il conflitto fra Guglielmo I e i liberali. In questa situazione nel 1862 venne affidato l'incarico di primo ministro a Otto von Bismarck, che un mese dopo diviene anche presidente del consiglio e ministro degli esteri: il Landtag venne messo da parte, la legge sulle spese militari fatta valere con l'approvazione della sola camera dei signori, e attuata la riforma che dava alla Prussia un esercito ben addestrato di 300.000 uomini. Bismarck instaurava cosм a poco a poco una vera dittatura: bilancio stabilito con ordinanze reali, libertа di stampa ridotta, consuetudine nelle elezioni di candidature ufficiali che, pur rafforzando l'autoritа dello Stato, gli valsero tuttavia una profonda impopolaritа fra i liberali. Egli potй sostenere la sua posizione poichй dal 1862 fra il re e il suo ministro cominciт un'efficace collaborazione che sarebbe durata fino alla morte del sovrano (1888), nonostante le violente discussioni che talvolta opponevano Guglielmo I, fedele alla parola data e al principio di legittimitа, al realismo freddo e calcolatore di Bismarck. Tuttavia per l'interesse dello Stato il vecchio monarca sacrificт preferenze, idee e amicizie. Dal 1864 al 1871, Bismarck realizzт l'unitа della Germania in due tempi. In una prima fase estromise l'Austria con la guerra dei Ducati contro la Danimarca (1864) e la convenzione di Gastein (1865), divenuta pretesto per la guerra con gli Asburgo, che Bismarck era riuscito a isolare diplomaticamente (incontro di Biarritz con Napoleone III, ottobre 1865; alleanza con l'Italia, aprile 1866). Con la pace di Praga (23 agosto 1866), che consacrт la vittoria prussiana di Sadowa (3 luglio 1866), l'Austria accettт la dissoluzione della Confederazione germanica, la ricostituzione, senza la sua partecipazione, di una confederazione della Germania del Nord comprendente gli Stati a nord del Meno sotto l'egida della Prussia, cui fu inoltre riconosciuto il diritto di annettere i tre ducati danesi e gli Stati della Germania di Nord-Ovest che avevano appoggiato l'Austria (Hannover, Assia-Nassau e Assia-Darmstadt, con Francoforte sul Meno). In un secondo tempo, Bismarck riuscм a isolare la Francia che, impedendogli di incorporare gli Stati a sud del Meno, gli aveva reso impossibile compiere giа nel 1866 l'opera di unificazione. Il suo migliore alleato a questo proposito fu lo stesso Napoleone III che, mercanteggiando la propria neutralitа in cambio della riva sinistra del Reno, del Belgio, poi del Lussemburgo ("politica delle mance"), provocт la diffidenza dell'Europa nei suoi riguardi e la rinascita, a proprie spese, del sentimento nazionale tedesco. Le rivelazioni, accuratamente dosate, di queste trattative alla stampa straniera e, piщ tardi, nel luglio 1870, a proposito della candidatura di un Hohenzollern al trono di Spagna, l'ingegnosa riduzione (e non alterazione) del dispaccio di Ems portarono alla guerra franco-prussiana, desiderata tanto da Bismarck quanto dal Capo di Stato Maggiore von Roon e da von Moltke, i quali vedevano con chiarezza che una vittoria tedesca avrebbe reso possibile incorporare alla Germania gli Stati a sud del Meno e cementare questa unitа con la creazione di un territorio del Reich (l'Alsazia-Lorena) tolto alla Francia, contro la quale avrebbe rappresentato una sorta di contrafforte e di avamposto. La proclamazione del II Reich germanico nella galleria degli Specchi di Versailles (18 gennaio 1871) e il trattato di Francoforte (10 maggio 1871) diedero piena realtа al sogno di Bismarck. Attuata l'unitа tedesca, l'onnipotente cancelliere si preoccupт di consolidare la sua opera. La rafforzт dapprima dal punto di vista costituzionale (ammissione nella confederazione della Germania del Nord degli Stati a sud del Meno, allargamento dei poteri dell'imperatore e del cancelliere), poi da quello finanziario (emissione del marco da parte di una banca del Reich, 1872), dal punto di vista giudiziario (codici di procedura civile e penale, 1872-1876), da quello militare (legge del settennato militare, 1874), e infine culturale (germanizzazione delle minoranze nazionali). Il suo autoritarismo incontrт fatalmente, sul piano interno e parlamentare, forti opposizioni, che egli cercт di frantumare adottando un atteggiamento abilmente opportunista, malgrado l'apparente rigidezza. Perт la sua stessa situazione personale (cancelliere del Reich e presidente del consiglio prussiano), se gli assicurava un'eccezionale posizione di arbitro, complicava il suo compito, poichй da una parte lo poneva di fronte a un'assemblea relativamente liberale (il Reichstag, eletto a suffragio universale) e dall'altra a un'assemblea molto conservatrice (il Landtag, eletto col sistema delle classi). In un primo periodo (1871-1878), Bismarck urtт contro la duplice ostilitа dei conservatori protezionisti (egli era favorevole al libero scambio) e dei cattolici (riuniti intorno a L. Windthorst, nel partito del Centro), contro cui mise in atto il Kulturkampf, per eliminare l'influsso romano sul clero tedesco e impedire ogni collusione fra i cattolici tedeschi e le minoranze polacche, alsaziane e lorenesi della stessa confessione ("leggi di maggio", che laicizzavano lo stato civile, che espellevano le congregazioni, ecc.). In un secondo periodo (1878-1890), per ragioni economiche e politiche (protezione dell'agricoltura prussiana, elezione di dodici deputati socialisti nel 1877), il cancelliere dovette cambiare la sua politica. Per soddisfare i conservatori agrari, rinunciт al libero scambio (legge del 1879), ma si alienт cosм gli industriali e il partito nazional-liberale. Per combattere i socialisti cercт quindi l'appoggio del Centro (abrogazione delle "leggi di maggio"), riconoscendo cosм il fallimento delle sue iniziative anticattoliche. Seguм poi una politica di repressione contro la socialdemocrazia (leggi eccezionali del 1878), ma anche di apertura verso le masse operaie, cercando di realizzare una specie di socialismo di Stato (leggi sociali sulle assicurazioni obbligatorie, 1883-1889). Ma i suoi sforzi in questo senso fallirono, come dimostrт l'aumento dei voti socialisti: 312.000 nel 1881, 1.427.000 nel 1890. Politico realista, ma talvolta infelice nella direzione degli affari interni tedeschi, Bismarck ebbe piщ successo in campo internazionale. Desideroso soprattutto di mantenere la pace, che riteneva necessaria per conservare l'unificazione della Germania, il cancelliere, nonostante le sue minacce di ricorrere alla forza contro la Francia (allarmi del 1874 e 1875; affare Schnoebelй, 1887), si preoccupт soltanto di ritardarne il risollevamento, di isolarla e di distruggere ogni sua ambizione verso l'Alsazia-Lorena. Preoccupato della possibilitа di una guerra su due fronti nel quadro di un eventuale accordo franco-russo, attuт un sistema complesso ma efficace di alleanze, appoggiandosi sia all'Austria-Ungheria sia alla Russia. In questo piano si inquadra anche la Triplice Alleanza stipulata con l'Italia e la monarchia austro-ungarica nel 1882 e rinnovata nel 1887. La maestria con cui mantenne l'intesa sia con l'Austria sia con la Russia, tra loro rivali nei Balcani, alle quali si trovava legato con accordi dai termini spesso inconciliabili, fece di Bismarck l'arbitro riconosciuto della politica internazionale, come prova la parte da lui sostenuta nel congresso di Berlino (1878), dove frenт il panslavismo russo nei Balcani, e alla conferenza di Berlino (1884-1885), dove presiedette alla delimitazione delle sfere d'influenza europee in Africa. Bismarck rifiutт di lanciare la Germania nella corsa per la spartizione dell'Africa ritenendo piщ importante consolidare la situazione interna. Di tutt'altra opinione era il nuovo imperatore Guglielmo III (1888-1918). Giovane, ambizioso e desideroso di condurre personalmente il governo del paese, si scontrт ripetutamente con il vecchio cancelliere, indotto infine alle dimissioni nel 1890.

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