L'Umanesimo

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Categoria:Storia

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Testo

L'Umanesimo
Sebbene in fenomeni culturali del principio del Trecento, e in particolare nei cenacoli letterari veneti che facevano capo ad Albertino Mussato, Lovato de' Lovati, Ferreto de' Ferreti, si diano significative anticipazioni dell'Umanesimo, и col Petrarca che lo studio della letteratura e della civiltа antica cominciт a essere coltivato con spirito critico e venne posto a fondamento di una nuova concezione della vita e della missione dell'uomo. Il medioevo dai tempi di san Girolamo e sant'Agostino alla cosiddetta Rinascenza carolingia e alle scuole monastiche francesi del XII sec., lungi dal rifiutare la cultura antica, l'aveva considerata suo patrimonio inalienabile, come dimostra la conservazione dei classici latini di cui andiamo debitori agli amanuensi medievali. Ma mentre nel medioevo ci si limitт a conservare i monumenti letterari dell'antichitа, in etа umanistica si esercitт su di essi un'attenta indagine filosofica e per interpretarli si costituм una scienza dell'antiquaria fondata, oltre che sulla letteratura, sull'archeologia, sull'epigrafia e altre scienze sussidiarie. Dai tempi del Petrarca a quelli di Poggio Bracciolini venne ridato alla luce pressochй tutto il patrimonio della letteratura latina a noi noto. Ma per la nuova cultura furono decisivi anche gli studi di greco, cui diede un forte impulso la presenza in ltalia di dotti bizantini, quali Gemisto Pletone e il Bessarione, al tempo dei concili di Ferrara e Firenze, e piщ tardi l'emigrazione di altri (G. Argiropulo, D. Calcondila, C. Lascaris), dopo la conquista turca di Costantinopoli. A tanto fervore di ricerche giovт la convinzione che la cultura antica potesse servire a fondare una nuova civiltа nella quale, sovvertiti i valori fondamentali del cristianesimo, ritrovavano credito contro l'ideale ascetico proprio del medioevo le attivitа mondane. La stessa arte della parola, nella quale gli antichi erano stati abili maestri, venne apprezzata come strumento di persuasione capace di guidare le "civili repubbliche", e unitamente alla logica, scienza del pensiero, ebbe pari credito la retorica, per le finalitа pratiche e politiche da essa perseguite. Soprattutto a Firenze, per merito del Salutati e di L. Bruni, attivi nel campo degli studi non meno che nella vita politica della cittа, questa consapevolezza fu ben chiara; ma le implicazioni tra Umanesimo e politica sono ben evidenti anche nella Venezia di Francesco ed Ermolao Barbaro e nella Lombardia dei Visconti e degli Sforza per opera del Decembrio, del Barzizza. L'idea della funzione formativa della cultura portт al tempo stesso a una concezione nuova dell'educazione ispirando nella teoria e nella pratica la pedagogia di P. P. Vergerio, di Guarino de' Guarini, di Maffeo Vegio, di Vittorino da Feltre. Quello che in ogni campo si faceva valere era comunque il principio della dignitа dell'uomo, tema essenziale, che dal De dignitate et excellentia hominis di Giannozzo Manetti alla sintesi tentata dal Ficino tra cristianesimo e platonismo, costituм l'obiettivo piщ alto del pensiero umanistico. La linea di sviluppo dell'Umanesimo, benchй segnata da una fondamentale coerenza che porta a riconoscere nell'etа che va dal Petrarca al Poliziano un fenomeno storico unitario, fu tuttavia complicata non solo dal rapido progresso degli studi con le conseguenti ripercussioni nel campo sia speculativo sia pratico, ma anche dall'evolversi della societа italiana. Nella crisi che portт dal tramonto delle ultime libertа comunali a un regime di signorie e di principati venne affermandosi una societа capitalistica, i cui ideali e le cui contraddizioni si rispecchiano nella filosofia degli umanisti. Cosм se la difesa delle virtщ pratiche nel Bracciolini significa soprattutto il rifiuto dell'ascetismo medievale, l'epicureismo del Valla e il suo tentativo di accordare nel De libero arbitrio la concezione epicurea con la morale cristiana segnano il passaggio a una piщ drammatica situazione storica. D'altra parte la difesa della famiglia come dell'istituto che, grazie a un'avveduta amministrazione, offre all'uomo la sola sicura difesa contro i colpi della fortuna, sta a testimoniare nell'Alberti una motivata diffidenza verso un assetto politico dal quale la giovane societа capitalistica riceveva impulso senza peraltro ottenere le desiderate garanzie di stabilitа. И pur vero che, se il mecenatismo dei principi consentм agli umanisti di dedicarsi agli studi in condizioni privilegiate, esso venne altresм a condizionare e a limitare la loro indipendenza, e non fu questa l'ultima causa del progressivo esaurirsi degli impulsi morali e politici che avevano favorito l'affermarsi della nuova cultura. A una sempre piщ raffinata padronanza degli strumenti dell'indagine filologica ed erudita, a un uso sempre piщ sapiente della lingua latina nella prosa e nella poesia quale si dа nello stesso Poliziano, nel Pontano, nel Marullo, si accompagnт una progressiva consunzione dei valori etici e ideologici sui quali l'Umanesimo fondava la sua ragione d'essere, e il carattere aristocratico ed estetizzante della nuova cultura finм per prevalere, provocando anche reazioni violente quale fu quella del Savonarola a Firenze. Ma intanto l'ereditа della nuova cultura si trasmetteva alla letteratura volgare del maturo Rinascimento e avrebbe dato i suoi frutti fuori d'Italia, non solo nella grande filologia di Reuchlin, Erasmo da Rotterdam, G. Budй, H. Estienne, G. G. Scaligero, ma nel pensiero stesso dei riformatori, che in condizioni sociali diverse, interpretando alla luce dello spirito critico diffuso dall'Umanesimo esigenze delle masse popolari, attuarono una rivoluzione gravida di conseguenze, oltre che sul piano religioso, su quello politico e sociale.

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