L'ottocento: uno sguardo all'europa

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

L’Ottocento: uno sguardo all’Europa.

Tra il 1850 e il 1870 l’Europa visse un’epoca di grande espansione economica favorita dalll’adozione del libero mercato e dall’introduzione di nuove tecnologie. Fu questo periodo che consolidò il sistema capitalistico e si precisò una nuova fase del processo di industrializzazione (seconda rivoluzione industriale) i fattori di tale espansione, riscontrabile anche nel settore agricolo, furono l’incremento demografico, l’aumento della produzione di metalli economici (come l’acciaio metallo più usato per costruire l’ossatura dei paesi industriali), la razionalizzazione dell’organizzazione industriale (la produzione di massa, il taylorismo, la catena di montaggio), l’evoluzione del sistema bancario (in Italia, ad esempio, nel 1893 fu istituita la Banca d’Italia), dei sistemi di comunicazione (ferrovie, navi ecc.), la scoperta dell’oro in California e Australia, nonché l’interventismo dello stato. A beneficiare della ripresa economica furono le nuove classi della borghesia capitalista che consolidarono il loro potere politico e affermarono il liberalismo, decretando il tramonto dell’ideologia reazionaria.

La fase di espansione economica non migliorò le condizioni del proletariato, classe che restoò esposta alla disoccupazione causata dalle crisi di sovrapproduzione. Per questo dli operai si organizzarono in leghe e sindacati ottenendo il diritto di sciopero; parallelamente si registrò un maggiore intervento della Stato nella questione sociale con lo scopo di regolare i rapporti di produzione e di lavoro. Man mano che cresceva la coscienza dei lavoratori si affermava il movimento socialista che cercò di unificare i vari partiti europei con la formazione a Londra dell’Internazionale socialista (la Prima internazionale :’74 – ’76; la Seconda Internazionale fu fondata nel 1889 e si impose con una linea riformista). Nata come punto di riferimento per le associazioni operaie e socialiste dei vari paesi, l’Internazionale venne sciolta nel ’76 a causa del contrasto dei vari movimenti europei, soprattutto tra la corrente marxista, che mirava alla rivoluzione operaia e alla dittatura del proletariato, e quella anarchica (Michail Aleksandrovic Bakunin ) che mirava alla rivoluzione universale scatenata con azioni terroristiche contro ogni forma di governo.
Anche la chiesa elaborò una sua posizione sulla questione sociale esprimendo la condanna del socialismo, in quanto incompatibile col cristianesimo per la sua concezione atea e materialistica della vita e per il rifiuto della proprietà privata, che la chiesa considerava indispensabile allo sviluppo della personalità umana. Per far fronte alla povertà il cattolicesimo propose un distribuzione più equa della ricchezza e il potenziamento dell’attività assistenziale. Ben presto la chiesa si rese conto che i tempi erano maturi per affrontare la questione non solo su basi caritatevoli, per ragioni morale e religiose. C’era bisogno di un intervento in favore degli oppressi, anche per porre un freno alla diffusione delle dottrine socialiste. Fu Leone XIII che con l’enciclica raerum novarum (1891) pose le basi della dottrina sociale cattolica, in cui egli si schierava contro l’egoismo liberale borghese, contro le dottrine sociali che predicano la lotta di classe. Il papa invece proclamava la collaborazione della classi da cui sarebbero nate le soluzione per i conflitti economici e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori.

Nella seconda metà dell’ottocento, nell’”Età Vittoriana”, si alternarono alla guida del governo inglese: Disdraeli conservatore, e il liberale William Gladstone. Gladstone, più attento ai problemi di politica interna, attuò una serie di riforme tese a modernizzare la struttura dello Stato e riconobbe ufficialmente i sindacati. Disdraeli si dedicò prevalentemente all’espansione coloniale portando avanti una politica imperialistica che assicurò all’Inghilterra il controllo dell’India, Sud-Africa, Cipro, Australia e Nuova Zelanda, che vfennereo legati alla corona sotto il nome di Commonwealth. Egli adottò anche una legislazione sociale molto avanzata che garantì all’Inghilterra un lungo periodo di pace, offuscato dal riacutizzarsi della questione irlandese.

In Francia Napoleone III, dopo aver perso popolarità tra i conservatori e la chiesa cercò consensi tra in liberali concedendo alcune importanti riforme. Ma, di fronte alla vittorie elettorali ottenute dai repubblicani, egli tornò ad appoggiare i conservatori e adottò una politica di ampliamento coloniale.

In Russia le innovatrici riforme adottate dallo zar Alessandro II(abolizione della servitù della gleba, riordino dell’attività agraria, creazione di assemblee elettive, le dume, norme giuridiche garantiste, leva obbligatoria) non riuscirono a modernizzare il paese. Anzi, tali riforme fomentarono l’ostilità dell’intellicencja (intellettuali), e delle organizzazioni terroristiche.

In Prussia, grazie allo sviluppo industriale, si affermò un ceto borghese deciso ad ottenere un regime più liberale e l’unificazione di tutti gli stati germanici. Nei progetti di re Guglielmo I e del primo ministro Bismarck l’unità tedesca doveva avvenire sotto l’egemonia della Prussia con una politica militaristica e illiberale. Ciò provocò l’ostilità dei regni tedeschi, che preferivano il controllo austriaco. Si aprì così la guerra dei Ducati che si concluse con l’unità della Germania sotto la Prussia. Il progetto di aggregare sotto la propria egemonia tutti gli stati tedeschi preoccupò la Francia, che occupò Berline che fu successivamente sconfitta nella battaglia di Sedan del 1870.
Con questa sconfitta cadde Napoleone III e nacque la terza repubblica, che decise di continuare la guerra con la Prussia, che era arrivata ad assediare Parigi. Nel 1871 Parigi si arrese e, con l’armistizio di Versailles, cedette alla Prussia l’Alsazia e la Lorena. L’umiliazione ricevuta fece insorgere, nel marzo 1871, il popolo parigino che diede vita alla Comune. Questo primo esperimento di regime socialista spaventò il governo che organizzò una feroce repressione contro i “comunardi”.
Intanto in Prussia nacque l’Impero Germanico (Reich) sotto il regime del Kaiser (imperatore) Guglielmo I. la Francia era in crisi, divisa tra repubblicani e monarchici, ma le elezioni del 1875 diedero vittoria ai repubblicani che vararono una nuova costituzione di carattere laico e democratico.

Secondo Reich
Negli anni Sessanta del XIX secolo, il cancelliere prussiano Otto von Bismarck fu il protagonista dell’unificazione tedesca. Dopo aver sconfitto l’Austria, nel 1866 creò la Confederazione della Germania del Nord. Sconfitta la Francia nel 1870, la Prussia accolse nella confederazione gli altri stati tedeschi ancora indipendenti e si annetté l’Alsazia e la Lorena. Nel 1871 venne proclamato l’impero germanico, il Secondo Reich, uno stato di grandissima potenza.
Otto von Bismarck
Allo statista Otto Edward Leopold von Bismarck, nato a Schönhausen nel 1815, si deve l'unificazione dei vari stati germanici nell'impero tedesco, il Reich. Di origini aristocratiche, Bismarck fu il primo cancelliere del Reich, tra il 1871 e il 1890
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