L'invenzione dell'aeroplano

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Categoria:Storia
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LA NASCITA DELL’AEROPLANO

Nella primavera dell’anno 1900 gli abitanti di Kitty Hawk, una regione della Carolina del Nord, vedevano ogni giorno due uomini di circa trent’anni trascorrere lunghe ore sulle dune della spiaggia. Erano indaffaratissimi, ma non si capiva bene a quale lavoro fossero intenti: la prima impressione era che stessero piuttosto giocando con degli enormi aquiloni. Dall’alto delle colline sabbiose lanciavano al vento dei grandi e complicati cervi volanti; poi, col naso all’aria, per ore ed ore osservavano il loro comportamento sotto la spinta del vento che soffiava impetuoso dall’oceano. Con un ingegnoso sistema di funicelle riuscivano a variare la curvatura della superficie dell’aquilone, in modo da mantenerlo in equilibrio anche sotto le raffiche più potenti.
Che strano gioco era quello? Non era per nulla un gioco: quei due, che erano fratelli e si chiamavano Wilbur e Orville Wright stavano, infatti, lavorando alla costruzione della macchina più prodigiosa del XX secolo: l’aeroplano.

DUE RAGAZZI INGEGNOSI
Wilbur e Orville erano nati a Dayton, una cittadina dello stato dell’Ohio. Erano figli di un pastore protestante; pare che la passione per le “macchine volanti” nascesse in loro in seguito ad un regalo paterno: questi un giorno donò loro un “pipistrello” costruito con cannucce di legno e carta e mosso da due eliche azionate da elastici; lo strano giocattolo era in grado di compiere piccoli voli. I due ragazzi ne furono estasiati ed è certo che allora essi si posero per la prima volta la domanda: perché non costruirne uno così grande che l’uomo potesse usarlo come mezzo di trasporto? Nelle mani dei due fratelli quel giocattolo ebbe certo breve durata, ma essi impararono a costruirne da sé; e poiché li facevano volare per le strade è probabile che i fratelli Wright divenissero i beniamini dei ragazzi del vicinato.
A Wilbur ed Orville il destino non serbò una gioventù molto facile; la povertà del padre impedì loro di proseguire gli studi; ma i due erano tanto ingegnosi e ricchi di spirito pratico che trovarono sempre rapidamente una soluzione ai loro guai.
Dapprima fondarono un giornale intitolato “La zanzara”; n’erano autori, editori, stampatori e venditori. Ma poi la passione per la meccanica ebbe il sopravvento e fondarono una piccola fabbrica di biciclette. Lavoravano così bene che gli affari andavano a gonfie vele. Finalmente ebbero una certa agiatezza economica, che permise loro di dedicarsi, con una sufficiente larghezza di mezzi, al progetto più caro: una macchina volante.

DUEMILA VOLI DI PROVA
Ed è così che nella primavera del 1900 troviamo i due fratelli intenti ad eseguire prove su prove su una spiaggia collinosa lungo l‘Atlantico. Il risultato di quella prima stagione di lavoro fu la costruzione di un grande libratore (una specie di aliante) fornito di due ali rettangolari sovrapposte, di pattini per l’atterraggio e di timone di direzione e di profondità. Altri avevano già costruito macchine simili, benché non così robuste; ma quella dei fratelli Wright aveva una caratteristica nuova e molto importante: con un semplice dispositivo composto di funi era possibile curvare verso l’alto o verso il basso l’estremità posteriore del piano delle ali. Se una forte raffica di vento rialzava una delle ali minacciando di capovolgere l’apparecchio, si curvava verso l’alto il bordo di questa e verso il basso il bordo dell’altra; questa manovra riportava il libratore in perfetto equilibrio. Solo Leonardo, prima di loro, aveva previsto la necessità di un simile dispositivo nelle macchine volanti e lo aveva indicato nei suoi appunti. Le prove di volo di questo apparecchio costruito dai Wright furono eccellenti.
Anche nelle estati dei due anni seguenti (1901 e 1902) i fratelli lasciarono la loro fabbrica di biciclette, a Dayton, per recarsi nella Carolina a proseguire gli esperimenti. Costruirono un libratore capace di sostenere in aria il peso di una persona; uno di loro si sdraiava sul piano dell’ala inferiore, mentre l’altro fratello ed un aiutante spingevano il libratore giù per un pendio di una duna di sabbia; ben presto il grande aquilone s’involava sostenuto dal vento che soffiava in direzione opposta alla corsa. Era un volo di qualche decina o centinaia di metri; ma i fratelli dopo circa duemila di queste prove potevano già dirsi degli esperti… piloti. Sapevano levarsi sfruttando le correnti d’aria, virare, mantenersi in equilibrio sotto i colpi del vento impetuoso e infine planare senza danni. Ora occorreva solo munire la loro macchina di un motore che le imprimesse un forza motrice propria. Un motore! È presto detto al giorno d’oggi, perché esistono motorini di pochi chili capaci di sviluppare incredibili energie. Ma a quel tempo un motore appena sufficiente non pesava meno di un paio di quintali. I due Wright non arretrarono neppure di fronte a questa difficoltà e decisero di costruirsene uno per conto loro: realizzarono un motore a quattro cilindri del peso di 110 chili capace di sviluppare una potenza di 12 cavalli-vapore. Era quanto bastava. Poi venne il problema dell’elica. Tutto quanto si sapeva in materia era dato dall’esperienza fatta sulle eliche marine; i due fratelli studiarono, calcolarono e alla fine sperimentarono: si trovò finalmente la forma adatta. Notarono però che una sola elica, ruotando, tendeva a far capovolgere l’apparecchio nella direzione opposta al suo moto: decisero allora di dotare il velivolo di due eliche, ruotanti in senso opposto; in questo modo ognuna avrebbe annullato l’effetto dell’altra. Battezzarono l’apparecchio così ottenuto col nome di “Flier” (volatore).

IL PRIMO VOLO
“Domani si vola! Chi vuol vedere l’uomo volare si trovi alle 10 a Kill Devil Hill”. Questo fu l’avviso diffuso dai Wright nelle fattorie dei dintorni, per annunciare il tentativo al quale si accingevano. Il giorno fissato era il 17 dicembre 1903. Kill Devil Hill era il nome della collina dalla quale il Flier avrebbe spiccato il volo. Ma non più di quattro o cinque persone presero la cosa sul serio; il primo volo di un apparecchio a motore ebbe pochi e increduli spettatori. L’aereo fu tratto dal capannone che i fratelli avevano costruito sulla collina e posto controvento. Vi salì a bordo Orville. Si sdraiò come al solito sull’ala inferiore: a destra aveva la leva del gas, a sinistra il comando del timone; alla vita aveva annodate le funi che regolavano l’inclnazione delle estremità delle ali: le avrebbe comandate con dei movimenti del corpo. Ecco, Wilbur avvia le eliche; Orville, da bordo, accelera i giri. Tutta la macchina vibra ed oscilla; poi i suoi pattini cominciano a scorrere su di una rotaia disposta sul terreno; Wilbur l’accompagna correndo, con una mano sull’ala. Ad un certo punto sente che questa si sostiene da sé, tende ad alzarsi… si alza! Tutto l’apparecchio si leva da terra, prima di pochi decimetri, poi, rapidamente, di più. Il primo aeroplano ha cominciato a volare. A dire il vero fu poco più di un balzo a pochi metri di quota: circa trentasei metri superati in 12 secondi. Ma subito i fratelli vollero ripetere la prova: secondo tentativo, 59 metri; terzo tentativo, 60 metri; quarto tentativo, 255 metri in 59 secondi. Questo era un vero piccolo volo! L’aeroplano era nato.

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