L'Europa Centro-Orientale e le relazioni internazionali nel primo dopoguerra. 1919 al 1925

Materie:Riassunto
Categoria:Storia
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Testo

(capitolo 48)
L’Europa Centro-Orientale e le relazioni internazionali nel dopoguerra
48.1 Il dopoguerra in Germania
In Germania il dopoguerra ebbe un inizio molto difficile. Il 6 novembre il cancelliere Max Von Baden si decise a chiedere le dimissioni dell’imperatore Guglielmo II, che nella notte dell’8 e il 9 fuggì in Olanda; l’8 novembre a Monaco di Baviera fu proclamata la Repubblica.
Il 9 novembre il cancelliere passò le consegne al presidente del Partito socialdemocratico, Friedrich Ebert. Esso si impegnò ad avviare un ritorno alla legalità e a indire al più presto possibile le elezioni per l’assemblea costituente.
Il generale Wilhelm Groner garantì al nuovo governo la fedeltà dell’esercito. Lo stesso 9 novembre, anticipando le mosse dell’opposizione di sinistra, il leader socialdemocratico Philipp Scheidemann annunciò la nascita della Repubblica tedesca alla folla. Il giorno seguente il comitato del consigli degli operai e soldati appena formatosi nella capitale, riconfermò l’incarico ad Ebert, con la specifica indicazione di formare un governo provvisorio di commissari del popolo. Esso risultò composto da tre socialdemocratici e da tre socialisti del USPD.
L’11 novembre, una delegazione del Reichstag guidata dal deputato dello Zentrum cattolico, firmò l’armistizio con gli Anglo-Francesi.
I veri responsabili della guerra e della sconfitta erano gli ambienti nazionalisti e i vertici militari, i quali tentarono subito di accreditare la leggenda secondo cui l’esercito tedesco, invincibile sui campi di battaglia, era stato “pugnalato alle spalle” dai traditori interni, ossia dai politici della nascente Repubblica.
Nel movimento socialista esistevano tre orientamenti diversi.
• SPD. era l’organizzazione di Ebert e di Scheidemann. Sosteneva posizioni riformiste, intendeva operare per dare alla Germania istituzioni democratico-parlamentari e considerava i consigli come un’istituzione transitoria, in attesa che le istituzioni del nuovo Stato fossero fondate sul libero voto di tutti i tedeschi.
• USPD. Questa organizzazione si era formata nel 1917, durante la guerra. I socialisti indipendenti tenevano una linea più radicale: proponevano la nazionalizzazione di alcune industrie strategiche e la suddivisione dei latifondi della Prussica Orientale; in quanto alle elezioni chiedevano che fossero rinviate e che nel frattempo fossero mantenuti in vita i Consigli per una maggiore democrazia.
• LEGA DI SPARTACO. Nata nell’11 novembre 1918 come corrente interna dell’USDP. I maggiori esponenti erano Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. La Luxemburg considerava i consigli l’embrione di una nuova organizzazione del potere, fondata sulla rappresentanza diretta dei lavoratori.
A Berlino dal 16 al 21 dicembre si fece il primo congresso dei consigli degli operai e dei soldati. Questo congresso era composto a grandissima maggioranza da delegati che si riconoscevano nelle idee della SPD e ratificarono la proposta del governo di tenere le elezioni il 19 Gennaio 1919. Questo creò una frattura tra SPD e USPD e la scissione degli spartachisti; il 29 dicembre i rappresentanti della USPD uscirono dal governo. Il giorno dopo la Lega di Spartaco fondò il partito comunista tedesco KPD.
A Berlino si ebbero scioperi e combattimenti per le strade. I disordini culminarono nelle giornate del 5-6 Gennaio 1919, quando molte migliaia di manifestanti occuparono il centro di Berlino, alcuni edifici pubblici e numerose sedi di giornali. Ebert e Scheidemann decisero di garantire l’ordine interno e la sicurezza del governo, affidando al ministro degli interni Gustav Noske le operazioni di difesa. Per alcuni giorni Berlino fu teatro di scontri armati. La Luxemburg e Liebknecht furono catturati e assassinati (15 gennaio). La stessa sorte toccò ad altri 146 spartachisti, ricercati per settimane ed eliminati barbaramente, senza processo.
48.2 La nascita della Repubblica di Weimar
L’assemblea costituente si votò il 19 gennaio del 1919, a suffragio universale e con il sistema proporzionale. I risultati videro l’affermazione della SPD come partito di maggioranza. I tre partiti, che complessivamente avevano raccolto i tre quarti dei suffragi, si riconoscevano in alcune opzioni di fondo: democrazia, repubblica, istituzioni parlamentari. Ebert fu nominato capo dello Stato e Scheidemann formò il nuovo esecutivo.
Il problema immediato era la conclusione della pace. Le condizioni poste dai vincitori apparvero a tutti i tedeschi ingiuste, soprattutto laddove si addebitava alla sola Germania la responsabilità della Guerra. L’assemblea nazionale, comunque, si rassegnò all’inevitabile e a Versailles, il 28 giugno 1919, il trattato di pace fu controfirmato dai rappresentanti tedeschi. L’assemblea, che teneva i suoi lavori nella tranquilla cittadina di Weimar, concluse in agosto il suo compito costituente. La Costituzione di Weimar si ispirò ai principi liberali e democratici. Essa fece della Germania una Repubblica parlamentare, a struttura federale, con un governo centrare e 17 governi regionali. La Costituzione attribuiva poteri molto ampi al presidente della Repubblica, che era eletto direttamente dal popolo e restava in carica per sette anni. Il presidente nominava il cancelliere e aveva diritto di sottoporre a referendum popolare le leggi, infine, in casi di emergenza, poteva prendere misure eccezionali per la tutela dell’ordine pubblico.
Tramite accordi stipulati fra imprenditori e sindacati, fu fissata ad otto ore la giornata lavorativa e furono riconosciuti ai lavoratori i diritti sindacali.
La Reichswehr fu ridotta a 100.000 uomini. Nei confronti della repubblica gli uomini della Reichswehr non ebbero nessuna simpatia; si limitarono a servirla nei limiti in cui essa era utile a garantire l’ordine interno, condizione che i militari ritenevano esenziale per raggiungere il loro scopo ovvero cancellazione del trattato di Versailles e il ritorno della Germania a grande potenza.
48.3 La Repubblica di Wiemar fra tentativi
Nel marzo del 1920 ci fu il tentato putsch di Wolfgang Kapp, un personaggio dell’estrema destra nazionalista. Il putsch fallì sia a causa dello sciopero immediatamente indetto dai sindacati, sia, soprattutto, perché non ebbe il sostegno della burocrazia e dell’esercito. Le elezioni del 6 giugno del 1920 segnarono un’avanzata sia della destra, sia della KPD e della USPD e penalizzarono i partiti che si erano impegnati nella costruzione della repubblica. Negli anni 1921-22 il problema più grave fu quello del pagamento delle riparazioni di guerra, il cui ammontare venne fissato alla cifra altissima di 132 miliardi di marchi-oro. La questione delle riparazioni, le difficoltà sociali ed economiche create dall’inflazione, il continuo ripetersi di violenze politiche di destra e di sinistra, mantennero arroventata la situazione politica.
L’11 gennaio 1923 il governi di Parigi e di Bruxelles, traendo motivo dal mancato pagamento tedesco di una rata delle riparazioni, occuparono militarmente la regione. Il governo tedesco invitò i lavoratori della Ruhr ad astenersi dal lavoro e a non collaborare con le forze di occupazione. La tensione raggiunse livelli altissimi e si ebbero centinaia di arresti e alcune migliaia di tedeschi furono espulsi dalla regione. Ci furono casi in cui i militari franco-belgi spararono contro i lavoratori tedeschi e si verificarono scontri a fuoco.
I costi sostenuti dal governo tedesco per finanziare la resistenza dei lavoratori furono molto alti, e per tamponare la voragine che si apriva nel bilancio federale fu stampata carta moneta a ritmi sempre più frenetici, cosicché l’inflazione raggiunse livelli intollerabili.
In Baviera si era formato un governo reazionario, che si appoggiava ai gruppi paramilitari di destra e non faceva mistero della sua intenzione di distaccarsi dal Reich. Tra i gruppi operanti in Baviera si distingueva , il partito nazional-socialista dei lavoratori tedesti per mezzo del suo leader Hitler. Ci fu anche un tentativo di putsch da parte di Hitler, che peraltro si concluse rapidamente con il suo arresto (8 novembre).
Per eliminare l’inflazione i vecchi marchi, ridotti ormai al valore di carta straccia, furono cambiati con una moneta nuova, il Rentenmark , al valore di un Rentenmark per mille miliardi di vecchi marchi. La svalutazione cessò per effetto della fiducia che i tedeschi dimostrarono nella nuova moneta. La stabilizzazione monetaria fu ultimata e anche i rapporti con la Francia furono avviati verso una normalizzazione con il patto di Locarno.
48.4 L’Europa centro-orientale
In Austria, dopo l’abdicazione di Carlo D’Asburgo, un’assemblea nazionale proclamò il 12 novembre 1918 la Repubblica democratica. Il nuovo Stato, con una capitale che conservò le dimensioni urbanistiche e demografiche dell’età imperiale. Fra i socialdemocratici e il partito conservatore dei cristiano-sociali, i primi prevalsero nelle elezioni del 1919 per l’Assemblea costituente, che introdusse in Austria una costituzione parlamentare e federale. Negli anni successivi furono però i cristiano-sociali a reggere la guida del paese.
48.5 La nascita della Turchia Moderna
Anche in Turchia la sconfitta militare mise in moto un radicale processo di trasformazione. La guerra infatti aveva aggravato i conflitti etnici e religiosi. Gli armeni protagonisti di estese rivolte furono fatti oggetto di sistematiche persecuzioni. Negli ultimi due anni di guerra, l’insofferenza verso il regime dei Giovani Turchi assunse toni esasperati, con rivolte agrarie e disordini nelle città. Il potere tornò nelle mani del sultano Mohammed VI.
Le speranze di pace svanirono a causa del trattamento riservato alla Turchia dai vincitori. L’impero dovette rinunciare alle province meridionali e si vide esposto alla minaccia di uno smembramento della stessa Anatolia. Infine il 15 maggio 1919, truppe greche presero terra a Smirne e ne occuparono l’entroterra, compiendo eccidi feroci a danno della popolazione turca.
Si scatenò la guerra Nazionale turca a causa delle violenze causate dai greci. Nel marzo 1919 Kemal (protagonista della rivoluzione che portò i giovani turchi al potere) si mise in contatto con i gruppi della resistenza turca e ne promosse l’unificazione sulla base del cosiddetto Patto Nazionale che proponeva l’indipendenza e la sovranità turca. Per spezzare la resistenza turca gli inglesi il 15 marzo 1920 occuparono il parlamento ottomano, arrestarono molti dei suoi esponenti e posero il governo sotto il loro controllo. Il governo turco si trovò costretto a sottoscrivere il trattato di sèvres il 10 agosto 1920. Il potere fu assunto da una nuova assemblea nazionale, che si riunì ad Ankara e fu formata da delegati eletti in tutta la Turchia. Seguì una guerra civile dove alle stragi compiute dai greci, le forze nazionali turche rispondevano annientando le minoranze presenti nei territori riconquistati. Nell’estate del 1922 le forze di Kemal cacciarono definitivamente gli stranieri. L’atto finale della guerra di indipendenza turca ebbe luogo a Losanna, il 20 novembre 1922, con la conferenza di pace che praticamente annullò il trattato di Sevres.
Intanto l’assemblea di Ankara, il 1 ottobre 1922, aveva abolito il sultano pur lasciando alla famiglia il titolo di califfo. Ankara divenne la capitale della nuova Turchia, trasformata in Repubblica, con Kemal presidente.
Nel marzo del 1924 il califfo fu mandato in esilio. Nel 1928 l’Islam non fu più religione di stato. Nel 1935 la moschea di Aya Sofia fu trasformata in museo e come giorno di riposo settimanale fu adottata la domenica, anziché il venerdì come avveniva nella tradizione islamica. La lingua turca fu valorizzata a scapito dell’arabo, furono adottati codici di tipo occidentale e le donne ottennero la pienezza dei diritti politici. In pochi anni la Turchia di Kemal si accostò sempre di più ai modelli occidentali.
48.6 Le relazioni internazionali: 1918-1929
Dopo la guerra l’Europa risultò divisa in due campi: da una parte gli stati soddisfati dai trattati di pace, ossia Francia, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania; dall’altra gli stati sconfitti ossia, Germania, Ungheria, Bulgaria, Italia. Dopo la sconfitta di Wilson alle elezioni presidenziali del 1920, gli Stati Uniti ripiegarono su una politica estera e non aderirono neppure alla Società delle Nazioni. Anche l’Inghilterra tornò a privilegiare i propri interessi coloniali. La Francia invece puntò a garantire la propria futura sicurezza, a tale scopo stipulò una serie di trattati di alleanza con Belgio, Polonia, Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia.
Nell’ottobre 1925 si giunse agli accordi di Locarno, promossi dai ministri degli esteri dei due paesi Francia e Germania. Col trattato di Locarno, la Germania riconobbe le frontiere occidentali, quali risultavano dal trattato di Versailles, con la perdita della Alsazia-Lorena, e si impegnò a mantenere smilitarizzata la Renania.
Nel 1926 in una linea totalmente divergente rispetto agli accordi di Locarno, la Germania firmò a Berlino un patto nascosto di non aggressione con la Russia, nel caso in cui uno dei due paesi fosse stato coinvolto in un conflitto.
Il 27 agosto a Parigi fu firmato il patto Briand-Kellogg dal nome del ministro francese e del segretario di stato americano. Sottoscritto da 157 paesi tra cui tutte le maggiori potenze condannarono il ricorso alla guerra e si impegnarono a risolvere i contrasti per via pacifica.

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