L'Euro.

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Categoria:Storia

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Testo

Non succedeva dai tempi del sesterzio, la piccola moneta romana che, dopo la riforma dell’imperatore Augusto, fu imposta dalla Spagna all’Asia minore: esattamente 2010 anni dopo ci prova l’Euro a unire le isole Canarie spagnole e la Sicilia, la Finlandia e il Portogallo, il Lussemburgo e la Francia, la Germania e il Belgio, l’Irlanda con l’Olanda e l’Austria. L’esperimento dell’Unione monetaria europea è una sfida senza precedenti nella storia: prende il via senza che nemmeno sia all’orizzonte la data dell’unità politica dei Paesi che vi partecipano. La moneta unica è una tappa inevitabile di un percorso iniziato alla fine della Seconda guerra mondiale, quando alcuni Paesi gettarono le fondamenta per una nuova Europa, basata sulla cooperazione.
C’era nello spirito e nella lettera del Trattato di Roma che nel 1957 istituì la Cee, Comunità economica europea, creata per costruire un mercato comune attraverso l’unione doganale, una forte dose di solidarietà e la volontà esplicita di fare del nostro continente una comunità, se non sovranazionale come l’avevano pensata i Padri fondatori, almeno non guidata solo da egoismi ed interessi nazionali.
Nata, quindi, da una grande intuizione politica dell’immediato dopoguerra, quando si rendevano necessarie la ricostruzione dei nostri Paesi e l’individuazione di un nuovo modello di convivenza pacifica tra i popoli europei, basato sui principi della libertà e della democrazia, la Comunità economica europea è andata sempre più rafforzandosi e progredendo fino a diventare l’Unione europea.
Il Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992, sancisce, infatti, che la Cee si trasformi in Unione europea e impegna gli Stati membri ad istituire un’Unione economica e monetaria con una moneta unica e stabile e ad attuare una politica estera e di sicurezza comune che promuova la pace e il progresso nel mondo, al fine di realizzare un’integrazione politica ed economica dei vari Paesi. L'Unione europea è nata, quindi, dalla naturale evoluzione politico-organizzativa della Cee, dopo che, con l’Atto unico del 1986, i dodici Stati membri si sono impegnati a creare il Mercato Unico Europeo, uno spazio senza frontiere in cui è garantita la libera circolazione, senza pagare dazi e senza formalità doganali, delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali.
Il trattato di Maastricht costituisce la base legale dell’Unione monetaria, con cinque criteri o “parametri”, ossia regole di buona gestione economica. Per entrare nel “club” dell’Euro, infatti, bisogna contenere l’inflazione, tenere sotto severo controllo debito e deficit pubblico, mantenere tassi di interesse in linea con gli altri Paesi dell’Ue, aver dimostrato stabilità nel cambio.
I primi di maggio 1998 il Consiglio europeo ha deciso quali sono i Paesi che fanno parte dell’Unione monetaria fin dall’inizio, valutando, sulla base di cinque parametri di convergenza economica, gli sforzi complessivi che ogni Stato ha attuato per risanare la propria economia.
L’introduzione dell’Euro come moneta unica degli undici paesi che hanno soddisfatto i criteri del trattato di Maastricht non avverrà bruscamente: l’avventura dell’Euro, infatti, iniziata il primo week end del 1999, prevede un periodo di transizione, che va dal 1° gennaio 1999 al 1° gennaio 2002, durante il quale verrà realizzato un progressivo passaggio alla nuova moneta europea.
Dal primo gennaio 1999 l’Euro può essere utilizzato per qualsiasi operazione che non comporti pagamenti in contanti, ma semplici scritture contabili o trasferimenti da conto a conto: assegni, bonifici bancari, accredito dello stipendio, carte di credito, bancomat, fatture, contabilità, ecc. Il tasso di cambio tra Euro e valute nazionali è irrevocabilmente fisso. Il 1° gennaio 2002 monete e banconote in Euro inizieranno a circolare fisicamente e a rimpiazzare le valute nazionali; comincerà, quindi, il ritiro graduale di queste ultime. Il 1° luglio 2002 in tutta l'Unione monetaria europea le valute nazionali andranno fuori corso e cesseranno di avere valore legale. L’Euro avrà sostituito definitivamente la Lira e le altre monete nazionali: la nuova banconota circolerà in undici Paesi europei, tra cui l’Italia.
Addio vecchia e gloriosa Lira, moneta unica dal 1862, dal Regno unito di Vittorio Emanuele II: comincia l'età dell'Euro! E addio saggia Banca d'Italia! Ora che gli Stati membri dell’Unione europea hanno deciso di cedere una fetta della loro sovranità, il controllo della politica monetaria passa alla Banca Centrale Europea di Francoforte, erede dell'Istituto Monetario Europeo: sarà questo organismo, che gode di assoluta indipendenza dal potere politico, a fissare in maniera autonoma rispetto alle varie capitali un unico tasso di interesse per l'intera “Euroland”. Suo compito prioritario, inoltre, è garantire la stabilità dei prezzi, dei bilanci, delle finanze pubbliche nei Paesi aderenti all’Euro.
Orfani di lire, sterline, franchi o pesetas, ricchi, o poveri, solo di Euro: che cosa ci guadagneremo? Avremo più prodotti, di qualità migliore e a prezzi più bassi. Potremo collocare i risparmi all’estero. Pagheremo di meno telefoni e aerei. I servizi pubblici funzioneranno meglio. Potremo andare a lavorare o a studiare in qualsiasi Paese della Comunità. Viaggeremo per l’Europa senza passare dal cambiavalute. E avremo una moneta stabile, al riparo dall’inflazione.
L’Europa del futuro renderà più competitiva l’economia e quindi rilancerà l’occupazione. L’Euro, infatti, permetterà maggiore competitività e concorrenza; agevolerà gli scambi ed il funzionamento del mercato interno; favorirà la stabilità dei prezzi; amplierà le opportunità di crescita economica; accrescerà l’efficienza commerciale dell’Unione europea sul mercato mondiale. È certamente un passo verso un’Europa più forte e dinamica, in grado di cogliere le sfide del futuro. Il nostro Continente si sta, in tal modo, attrezzando per entrare nell’incipiente età della competizione mondiale, per sostenere una concorrenza sempre più forte in un mondo ormai “globalizzato”. Un'Europa che può creare un unico sistema monetario, secondo alcuni, è un'Europa “vincente”, che può entrare con fiducia nel ventunesimo secolo. Gli “euroottimisti”, assai più numerosi degli “euroscettici”, assicurano che assisteremo presto a un “neorinascimento” del Vecchio continente con i suoi 290 milioni di abitanti-consumatori e un prodotto interno lordo complessivo di 6.200 miliardi di dollari. Con l’unità monetaria, e ancor più con il possibile futuro ingresso di Grecia, Gran Bretagna, Danimarca e Svezia, l’Unione europea è, senza dubbio, un’area economica che, con le sue potenzialità ed una forte capacità di esportare, potrebbe diventare perfino più potente degli Stati Uniti. C'è chi azzarda addirittura la fine dello strapotere del Dollaro che deve, dal 1° gennaio 1999, gareggiare con l'Euro.
La verità è che, nel bene e nel male, l'Euro è destinato a rivoluzionare il mondo, le economie, la vita quotidiana di tutti noi. Potrà essere un'opportunità formidabile di crescita economica e di prosperità sociale oppure un fallimento disastroso, a seconda di come i leader politici europei decideranno di affrontare le grandi questioni irrisolte dello stato assistenziale, del mercato del lavoro e dell'ammodernamento della macchina amministrativa pubblica. Ci sono quindi delle incognite: tuttavia l'Euro è indubbiamente un fattore di risanamento delle finanze pubbliche, di sviluppo degli investimenti e dei consumi.
Quali conseguenze trarrà l'Europa dall'adozione della moneta unica? L’Euro darà all’Europa, che ha le potenzialità per essere la prima potenza commerciale del mondo, quella voce sulla scena monetaria internazionale che le è finora mancata e che è la rappresentazione concreta della forza e della unità d'intenti. La principale conseguenza dell'Unione monetaria a livello macroeconomico sarà la costituzione di un unico grande mercato tra i Paesi membri il cui funzionamento si baserà sul principio della libera concorrenza.
Nella grande visione dei padri costituenti, il mercato unico dei capitali è nato per favorire i cittadini sia come consumatori sia come investitori. Nel primo caso, l'Euro dovrebbe portare più trasparenza e, alla lunga, un abbassamento dei prezzi dei prodotti di maggiore consumo. L'eliminazione dei costi dei cambi, infatti, provocherà un'ondata di consumismo a prezzi sempre più bassi. Le imprese potranno contare su un mercato potenziale di oltre 370 milioni di consumatori e, quindi, aumentare le possibilità di guadagno e intraprendere nuovi investimenti; ma aumenterà anche la concorrenza, e ciò determinerà un miglioramento della qualità dei prodotti e una diminuzione dei prezzi. L'introduzione della moneta unica determinerà, quindi, notevoli benefici per i consumatori e darà impulso all’occupazione; la grande stabilità finanziaria che caratterizzerà l'area europea finirà per comportare molti vantaggi in termini di crescita economica. Il mercato interno, inoltre, sarà caratterizzato da maggiore ampiezza ed efficienza, da alta stabilità e bassa inflazione. Sul piano, poi, della vita di tutti i giorni l'Euro significherà semplicità negli scambi, negli acquisti, nell'attività del turismo: insomma, più competitività e meno burocrazia.
La moneta unica creerà enormi potenzialità di ricchezza per le imprese e anche per i cittadini; a due condizioni però: che si sappia approfittare della nuova mentalità imperniata su competizione e rischio e che i governi facciano la loro parte, soprattutto quello italiano. Avere una sola moneta, infatti, obbligherà i Paesi a muoversi in un identico scenario e i governi e i leader a rispettare il cosiddetto “Patto di stabilità” che impegna a rendere stabile il riassetto dei conti pubblici ed, in particolare, a riportare al 3 per cento il deficit pubblico, cioè l’eccesso di spese pubbliche sulle entrate, in un quadro di riduzione della pressione fiscale.
Con la nascita della moneta unica, l’Europa ha smesso di essere un ideale, o una somma di Stati, per diventare un fattore di aggregazione e un comune denominatore, che regola la vita di ogni giorno almeno degli abitanti degli undici Paesi che hanno adottato l’Euro.
Fatto l’Euro siamo solo all’inizio: adesso dobbiamo fare l’Europa. L'idea di un'Europa unita è ancora lontana dall'essere un’impresa compiuta. L’unità europea, favorita dall’esistenza di reali condizioni di ordine economico e sociale, è, infatti, resa difficile dalla resistenza degli interessi nazionali.
Quella dell’avvio dell’Euro era una tappa obbligata, ma non dobbiamo nasconderci che la moneta unica è soltanto uno strumento, necessario per andare avanti, per arrivare alla convergenza politica, per contribuire alla costruzione di una politica comune. L’idea che ha fatto nascere la moneta unica, pur fra mille difficoltà e ambiguità, era ed è politica. È stata, infatti, la volontà politica dei capi di stato e di governo, principalmente di Jacques Chirac e di Helmut Kohl, a decretare la nascita della moneta comune quale ponte di passaggio dall’integrazione economica alla creazione di una futura confederazione europea. L’Euro non rappresenta, quindi, la nascita di un qualche marchingegno tecnico-economico-finanziario-valutario: è stato ed è un coraggioso atto politico che determina automaticamente “responsabilità politiche” alte per tutta l’Europa. Se il conio della moneta unica servirà a coniare un giorno l’Europa unita, soltanto allora potremo dire che l’avvento dell’Euro è stato un fatto storico, una tappa fondamentale nella storia europea. La moneta unica può essere, quindi, un elemento di coesione, un fattore federativo, ma non è il caso di credere a soluzioni miracolistiche: l’Euro non porterà nuovo impiego, non si sostituirà alle politiche nazionali, non eliminerà le occasioni di confronto.
Una moneta unica europea e una banca centrale europea non hanno senso, dunque, senza un Governo centrale europeo. Il pericolo è che, se l’Unione europea non riuscirà a dotarsi in tempi brevi di strutture politiche solide e unitarie, di un Governo centrale, di una politica estera e di una difesa comuni, si ridurrà a un’area mercantile priva di anima, di ideali e di quello slancio che le avevano impartito, quarant’anni fa, i padri fondatori. La grande spinta ideale “mai più guerre fra noi”, il “grande sogno” dei padri fondatori Monnet, Adenauer, Spinelli, in qualche modo, è stato raggiunto. Manca oggi un nuovo sogno, un ideale, qualcosa che rilanci l’Unione e impedisca la sua riduzione a zona di libero scambio.
Quale mente immaginifica avrebbe potuto soltanto pensare, appena pochi mesi fa, che il primo atto dell’Europa finalmente unita, sotto le bandiere dell’Euro, sarebbe stato quello di combattere, sul proprio stesso continente, una guerra a guida americana? La politica, e per certi aspetti la cultura, della guerra ha sconvolto il panorama politico e ideale di centinaia di milioni di europei, ha seminato stupore, inquietudine, a volte sconforto e disincanto, ha consumato e lacerato le coscienze, ha scardinato consolidate certezze ideali.
Il dramma dei profughi kosovari, sradicati dalle loro terre e dalle loro case, è l’altra faccia della medaglia dell’Euro: è la tragica dimostrazione del fatto che l’Europa non esiste ancora come soggetto politico in grado di superare gli egoismi nazionali in materia di politica estera e di difesa e di recuperare, rispetto agli Stati Uniti, la sua autonomia politica, culturale e militare (di affrancarsi dalla sudditanza agli Stati Uniti nell’assumere le proprie decisioni).
L’Europa del Duemila ha, dunque, una moneta unica, una banca centrale, ma non ha un ideale unitario, non ha valori umanitari sui quali fondare le sue costruzioni economiche. Ed è forse per questo che, nonostante la buona volontà dei grandi media televisivi e giornalistici, la nascita dell’Unione monetaria europea è stata una festa comandata ma non sentita, un’unione senz’anima. Forse non si poteva far altro; forse nei tempi che corrono l’economia, la moneta è l’unico valore che possa tenere assieme undici Paesi; forse, e questa è un’amara riflessione, l’unica vera frontiera europea di cui oggi si capisca la difesa è quella della moneta forte, stabile, inattaccabile dall’inflazione.
L’Europa che dobbiamo impegnarci a costruire deve essere soprattutto un’Europa di pace, un’“Europa dei popoli”, impegnata nell’ambito dell’Onu a creare sviluppo e sicurezza per tutti: non possiamo assolutamente accettare un’Europa in cui l’unico valore comune, l’unico modello ritenuto “vincente” sia quello americano del capitalismo sfrenato, né tantomeno possiamo accettare un’Europa prigioniera della logica della guerra.

EURO: UNA MONETA UNICA PER L’EUROPA

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