L'eterna questione mediorientale

Materie:Appunti
Categoria:Storia

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L'eterna questione mediorientale

Per la questione mediorientale, una data molto importante è quella rappresentata dal giugno 1992 e dalle elezioni che segnano in Israele la vittoria dei laburisti e il ritorno al potere di Rabin, dopo che aveva detenuto la carica di primo ministro già a metà degli anni Settanta. Questi si contraddistingue per una decisa inversione di rotta rispetto alla linea dura praticata dal governo del Likud, e giunge l'anno successivo a una svolta di enorme rilevanza: il reciproco riconoscimento e un accordo preliminare con l'OLP. Il processo di pace viene bruscamente interrotto il 4 novembre 1995, quando un giovane estremista israeliano uccide lo stesso Rabin, alla fine di un comizio. Dopo alcuni mesi in cui il governo viene retto nuovamente da Peres, il 26 maggio 1996 le elezioni vedono la vittoria della destra, e la guida del governo passa a Benjamin Netanyahu, fautore di un ritorno alla linea dura nei confronti dei palestinesi. Il ritorno dei laburisti al potere nel 1999 con Barak non ha portato a miglioramenti nel processo di pace che, al contrario, ha visto il prevalere della violenza rispetto alla mediazione facendo svanire le speranze nate nel 1995.
L'inizio del processo di pace tra Israele e OLP avviato nel 1993 costituisce indubbiamente una svolta di enorme rilevanza storica. Dopo una serie di incontri segreti tenutisi a Oslo nei primi mesi dell'anno, il primo ministro israeliano Rabin e il leader dell'OLP Arafat giungono il 9 e il 10 settembre al reciproco riconoscimento. Tre giorni dopo, di fronte alle telecamere di tutto il mondo, siglano a Washington, con la mediazione degli Stati Uniti, e di Bill Clinton in particolar modo, un importante accordo di pace, con cui ognuno riconosce il diritto dell'altro ad avere uno stato indipendente e sovrano.
La “dichiarazione di principio su accordi transitori di autonomia” (questo il nome ufficiale del trattato) definisce i termini generali di un’autonomia di cinque anni nei territori occupati nel 1967, a cominciare dalla striscia di Gaza e dalla zona di Gerico in Cisgiordania. La mancanza di una chiara e precisa definizione dei confini territoriali e delle modalità dell'autonomia, inducono tuttavia a rinviare l'applicazione del trattato, inizialmente prevista per il 13 dicembre. Nel maggio successivo si insedia nelle zone di Gaza e Gerico la polizia palestinese, ma vengono rinviate tanto le elezioni dirette di un consiglio palestinese dell'autonomia, quanto il progressivo ritiro dell'esercito israeliano. La realizzazione degli accordi e la progressiva cessione dei poteri civili da parte dello Stato ebraico incontrano poi sempre maggiori difficoltà. Da un lato, la destra israeliana non vuole rinunciare ai territori occupati né riconoscere diritti e legittimità ai nemici storici; dall'altro, si intensificano le azioni dei gruppi palestinesi estremisti contrari all'operazione politica intrapresa da Arafat. La situazione è nuovamente sfuggita al controllo, alla fine del decennio, con l’ennesima esplosione di una guerra non dichiarata tra i due eterni contendenti.

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