l'eredità della guerra guerra

Materie:Riassunto
Categoria:Storia
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L’eredità della grande guerra

Trasformazioni sociali: La guerra era stata la più grande esperienza di massa mai vissuta fin allora e aveva agito come un potentissimo acceleratore dei fenomeni sociali. Tornati alla vita civile i combattenti si trovarono di fronte ad una realtà molto diversa da quella che avevano lasciato perché:
1. Nel lavoro dei campi, nelle fabbriche e negli uffici le donne erano subentrate in gran numero, creando problemi per il reinserimento dei reduci.
2. Lo sviluppo dell’industria della guerra aveva spostato dalle campagne alle città, nuovi strati di lavoratori.
3. Le donne più indipendenti ed i giovani o i capifamiglia chiamati al fronte, quindi spesso fuori casa, avevano messo in crisi le strutture tradizionali della famiglia patriarcale.
4. L’abbigliamento si fece più libero e disinvolto.
5. I giovani cercarono nuove occasioni di divertimento (musica, cinema).
6. I lavoratori chiedevano maggior tempo libero.
7. …
Problema dei reduci: chi aveva per anni rischiato la vita in battaglia, tornava a casa con la convinzione di aver maturato un credito nei confronti della società. In realtà non fu così. Nacque allora una nuova mentalità combattentistica, fatta di attaccamento alla memoria dei morti e di fierezza. Sorsero ovunque grosse associazioni di ex combattenti che agivano come veri e propri gruppi di pressione, pronti a mobilitarsi per la difesa dei propri valori e interessi. Nei confronti dei reduci i governi furono di larghe promesse, ma a causa dei gravissimi problemi finanziari, le provvidenza a favore dei combattenti (premi, pensioni, polizze di assicurazione…) furono piuttosto modeste.
La massificazione politica: la guerra aveva dimostrato l’importanza del principio dell’organizzazione applicato alle masse. Si accentuò così una massificazione della politica. Partiti e sindacati videro aumentare il loro numero di iscritti. Mentre persero importanza le forme tradizionali dell’attività politica nei regimi liberali, acquistarono maggior peso le manifestazioni pubbliche basate sulla partecipazione diretta.
Progetti rivoluzionari e di pace: l’aspirazione ad un ordine nuovo era comune alla maggioranza degli europei. Per un buon numero di lavoratori e di intellettuali, l’ordine nuovo doveva ispirasi ai progetti rivoluzionari della Russia. Più numerosi erano invece coloro che si limitavano ad aspirazioni di pace e giustizia sociale, di società più equa e democratica.

Conseguenze economiche
Tranne gli Stati Untiti, tutti i paesi belligeranti uscirono dal conflitto in condizioni di dissesto economico. Infatti:
In Italia, Francia e Germania le spese sostenute = doppio del prodotto nazionale
In Gran Bretagna le spese sostenute = triplo del prodotto nazionale.
Per far fronte a queste spese enormi i Governi erano ricorsi:
- Aumento delle tasse.
- Aumento dei debiti interni (facendo appello al patriottismo dei risparmiatori e allargando il debito pubblico).
- Aumento dei debiti esterni.
Ma siccome tutto questo non fu sufficiente, i Governi furono costretti a stampare carta moneta in eccedenza, mettendo in moto un rapido processo inflazionistico.
L’inflazione distruggeva posizioni economiche solidissime ed erodeva i risparmi dei ceti medi.
L’Inflazione modificava la distribuzione della ricchezza, mentre la nuova situazione del commercio internazionale vedeva ridotto il ruolo dell’Europa.
Gli Stati Uniti e il Giappone, infatti, avevano fortemente aumentato le esportazioni sostituendosi agli europei in Asia e Sud America.
Altri paesi, come l’Argentina, il Brasile, il Canada, il Sud Africa e l’Australia, avevano sviluppato una propria produzione industriale.
Invece della piena libertà degli scambi del programma di Wilson, si ebbe nel dopoguerra una ripresa di nazionalismo economico e di protezionismo doganale.
D’altro canto il sostegno dei poteri pubblici era richiesto fagli industriali che dovevano affrontare la difficile riconversione alle attività di pace.
Rimasero quindi in vita molti apparati burocratici destinati ai compiti più diversi come il controllo dei prezzi o delle pensioni di guerra.
Grazie al sostegno dello Stato, l’industria europea riuscì in un primo tempo a mantenere o incrementare i livelli produttivi della guerra, ma questa espansione artificiale durò meno di 2 anni e fu seguita da una fase depressiva che provocò il fallimento di molte imprese.

Biennio Rosso (’18-’20)
Il movimento operaio europeo, fu protagonista di un’impetuosa avanzata politica, che assunse anche tratti di agitazione rivoluzionaria.
I partito socialisti registrarono incrementi elettorale.
I lavoratori organizzati dai sindacati, diedero vita ad agitazione che consentirono di difendere i livelli delle loro retribuzioni e ottenere un orario di lavoro di 8 ore giornaliere.
Lo lotte operaie non si fermarono a rivendicazioni sindacali, ma sulla scia del mito della rivoluzione russa, manifestarono aspirazioni più radicali.
Si formarono i consigli operai che, sull’esempio dei soviet, si proponevano come rappresentanze dirette del proletariato.
In:
• Francia e Gran Bretagna: le classi dirigenti riuscirono a contenere senza troppe difficoltà la pressione del movimento operaio.
• Germania, Austria e Ungheria: furono teatro di veri e propri tentativi rivoluzionari, che furono rapidamente stroncati, a causa:
- Presenta di un forte capitalismo.
- Presenza di una borghesia numerosa.
- Presenza di un movimento operaio di azione abbastanza pacifica.
L’ipotesi rivoluzionaria quindi fallì ovunque.
La divisione tra riformisti e rivoluzionari, del movimento operaio, si accentuò, con la fondazione del Comintern (Internazionale comunista) e la nascita di partiti comunisti (ispirati al modello bolscevico).

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