L'assolutismo

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Testo

Capitolo 1: l’età dell’assolutismo
Luigi XIV e la Francia del Grand siècle
Dopo la morte di Mazzarino, Luigi XIV assunse personalmente la guida della Francia. Espulse dal consiglio della Corona i membri della famiglia reale e accolse solamente alcuni uomini fidati di Mazzarino tra cui Colbert e le Tellier. Il primo, ministro della cultura, controllore delle Finanze e segretario di Stato della Marina, era figlio di un mercante. Il secondo, ministro della guerra fino al 1685, apparteneva ad una famiglia di magistrati che aveva acquisito cariche nobiliari. Il sovrano fondò il suo potere sulla concezione dell’origine divina del potere. Seguendo la linea di Richelieu, accrebbe il corpo dei funzionari alle sue dipendenze, nonché il numero degli intendenti, che sorvegliavano l’amministrazione della giustizia nelle province, l’ordine pubblico e le finanze; limitò in questo modo il potere delle autonomie locali. Continuò la pratica della vendita degli uffici, che si estese per ragioni economiche; la durata dell’incarico di governatore venne ridotta a tre anni.
Il re sole tentò di ridurre il potere del Parlamento, ed annullò il diritto di proporre modifiche ai decreti reali. Attirò a sé la nobiltà, che viveva nello splendido palazzo di Versailles. Quest’ultimo divenne teatro di una dispendiosa quanto intensa vita sociale, politica e culturale. La reggia offriva però uno spettacolo assai diverso da quello dell’esterno. Le difficoltà in campo economico (le spese erano enormi sia per quanto riguarda la guerra che per la corte reale) sfociarono in accesi contrasti, come l’insurrezione di Boulogne nel 1662, del Vivrais nel 1670, di Bordeaux, della Bretagna e di Rennes, soffocate da durissime repressioni.
Grazie a una drastica revisione dello stato delle finanze pubbliche, che comprese la persecuzione legale dei funzionari corrotti, Colbert riuscì a dare un rinnovato slancio al commercio e all'industria. Facilitò le comunicazioni promuovendo la costruzione di strade e canali e abolì dazi e pedaggi interni; potenziò la marina mercantile, sostenne lo sviluppo coloniale e impose tariffe doganali protettive sull'importazione delle merci straniere, seguendo i principi economici del mercantilismo. Istituì una serie di compagnie alle quali fu riservato il monopolio del commercio francese, ma queste non ebbero lunga vita.
La politica di Colbert, tesa a sviluppare l'economia e a pareggiare il bilancio dello stato, trovò un ostacolo nelle numerose guerre promosse dal sovrano e nella dispendiosa vita condotta a corte. Alla sua morte, nonostante i suoi interventi in campo economico avessero prodotto ottimi risultati, la Francia versava nuovamente in condizioni finanziarie precarie.
Le guerre per l’egemonia della Francia
Nel 1672 scoppiò una guerra tra la Francia, militarmente preparata, e l’Olanda, ricca ma militarmente inefficiente. Fu questa l’occasione per l’Olanda di testare un sistema autonomistico sostanzialmente debole dal punto di vista militare. Il Gran Pensionario Jan de Vitt, espressione della borghesia pacifica del periodo, quando i francesi invasero l’Olanda, fece rompere le dighe, interrompendo momentaneamente l’avanzata dei nemici. Il governò olandese venne abbattuto da una rivoluzione interna e prese il potere Guglielmo III d’Orange. Quest’ultimo formò un’alleanza con l’elettore del Brandeburgo, l’imperatore, la Spagna e i principi tedeschi. Intanto Luigi attaccò la Spagna occupando la Franca Contea; il Turenne ricacciò dall’Alsazia i Tedeschi e, grazie alla rivolta di Messina, i francesi poterono aprire un fronte, dove si recarono delle truppe, mentre le restanti milizie erano impegnate a soffocare le ribellioni interne.
Lo scontro tra Francia e Olanda avvenne al largo della Sicilia, furono i francesi a trionfare, e la guerra si concluse con la pace di Nimega nel 1678. La Spagna cedette alla Francia la Franca Contea e una porzione delle Fiandre, mentre l’Olanda non solo rimase indenne, ma ottenne persino l’abrogazione dei dazi doganali.
Nel 1681 Luigi XIV annetté Strasburgo alla Francia, e si dedicò poi all’Italia settentrionale. Facendosi cedere dal duca di Mantova la fortezza di Casale Monferrato, conquistò una posizione strategica, e tentò poi di rompere i legami tra Genova e la Spagna. La città ligure resistette ad un bombardamento navale di dieci giorni, e intanto Olanda, Svezia, Spagna e Impero formarono una coalizione, ma finirono col riconoscere le annessioni in cambio della promessa di Luigi di non occupare ulteriori porzioni delle Fiandre.
La revoca dell’editto di Nantes
Sposatosi con la seconda moglie Madame de Maintenon, il re cominciò ad interessarsi ai problemi religiosi della Francia. Il clero doveva essere al servizio del re, ed era necessario fondere la tradizione gallicana (autonomia chiesa-Vaticano) con l’assolutismo, la monarchia doveva avere dunque mano libera nel controllo del patrimonio ecclesiastico.
Il dissidio col papa scoppiò quando Luigi estese a tutta la Francia la regalia temporale, che consisteva nel diritto di riscuotere le rendite dei benefici ecclesiastici vacanti, e istituì la regalia spirituale, che prevedeva il diritto di nominare i titolari di certi benefici. Luigi convocò allora un’assemblea di vescovi francesi che ribadì, con la Dichiarazione dei quattro articoli, respinta dal papa, la politica ecclesiastica reale.
Il re era inoltre convinto che le larvate persecuzioni e l’interpretazione restrittiva data all’Editto di Nantes fosse sufficiente per spingere alla conversione i protestanti, ma non fu così. Dapprima fece alloggiare i dragoni davanti alle case dei protestanti, poi con l’Editto di Fontainebleau fu ordinata la cacciata dei protestanti dalla Francia. Duecentomila ugonotti scelsero l’esilio, e si trattò di un grande esodo di forze intellettuali ed economiche, che si rifugiarono perlopiù in Brandeburgo, Olanda, Inghilterra e Svezia. Venne fondata nel 1686 la lega antifrancese di Augusta, alla quale aderirono Austria, Spagna, Olanda e Svezia. In Inghilterra invece le pressioni per una restaurazione cattolica suscitarono vivissime preoccupazioni, aggravate ulteriormente quando Giacomo ebbe un figlio dalla seconda moglie cattolica. Il re scappò poi in Francia quando la corona venne offerta a Guglielmo III d’Orange, che assunse il potere: anche l’Inghilterra si apprestava ad entrare nella lega antifrancese.
Guerra di successione spagnola e ascesa della potenza inglese
Dopo aver dichiarato guerra all’Olanda e alla Spagna Luigi XIV occupò il Palatinato, organizzò un tentativo di restaurazione in Inghilterra (che fallì) e invase la Savoia. Le città del principato furono saccheggiate e distrutte, e i membri della lega entrarono via via in conflitto. Dopo i primi successi, la flotta francese fallì nel 1492, e anche le colonie furono coinvolte nelle lotte, che si protrassero, tra successi e insuccessi, per nove anni. Intanto Luigi si riconciliò col papato, che accettò gran parte della Regalia temporale, ma non i Quattro articoli. La pace, siglata nel 1697 a Ryswyk, sancì l’abbandono dei territori occupati dopo la pace di Nimega eccetto Strasburgo, e riconobbe Guglielmo III re d’Inghilterra. In Francia intanto vi fu in fine di secolo una grave carestia, ed una crisi finanziaria che costrinse il re ad imporre delle tasse anche alle classi più agiate.
Un’altra questione importante era data dal fatto che il re di Spagna Carlo II sarebbe morto senza eredi, ed si raggiunse un accordo in merito nel 1700, quando si decise che Filippo d’Angiò, pronipote di Luigi XIV, avrebbe dovuto salire sul trono, previo impegno di non riunire mai le due corone. Luigi decise invece di insediare il nipote Filippo V, riconosciuto da tutti i sovrani salvo Leopoldo I d’Asburgo. Divenne però evidente l’infittirsi dei rapporti tra i due regni, e si costituirono dunque due alleanze: quella dell’Aia, di cui facevano parte Inghilterra, Olanda, l’imperatore e alcuni principi tedeschi; dall’altra parte si schierarono invece Francia, Spagna, Baviera, Portogallo e il duca di Savoia (questi ultimi due cambiarono presto schieramento).
Nel 1704 i francesi furono respinti verso le frontiere, e sulla Francia incombeva il rischio di un’invasione. Il 1709 fu un anno tragico, caratterizzato da un grande freddo e da una nuova carestia. Una parziale ripresa fu data nel 1711 dalla vittoria a Villaviciosa. La tensione diminuì quando divenne imperatore l’arciduca Carlo, pretendente al trono spagnolo, in quanto nessuno voleva l’unificazione tra la corona spagnola e l’impero. L’Inghilterra si ritirò dalla coalizione, e la pace fu firmata a Utrecht nel 1713 da tutti i contendenti eccetto l’imperatore, con cui venne siglato il trattato di Rastaldt. La Spagna cedette i domini europei, la Francia parte delle sue colonie. L’Inghilterra si appropriò delle colonie cedute dalla Francia e ottenne l’asiento, ovvero il monopolio della tratta degli schiavi nelle colonie spagnole d’America, ed il permesso di inviare ogni anno una nave mercantile, i cui frutti costituivano una parte irrisoria rispetto a quelli del contrabbando. L’Austria ottenne le Fiandre, Napoli, Milano e la Sardegna. Al duca di Savoia furono invece assegnati la Sicilia, Monferrato e alcune porzioni della Lomellina e della Valsesia.
Filippo V e il ministro Alberoni intanto attaccarono Sicilia e Sardegna, fomentarono una rivolta in favore di Giacomo Stuart e ordirono un complotto contro il duca d’Orléands. Con la pace dell’Aia (1719) vennero riconfermate le disposizioni dei vecchi trattati, ma furono trasferiti i domini della Sicilia a Carlo VI e della Sardegna a Vittorio Amedeo II. Ai figli di Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo V, furono riconosciuti i diritti alla successione nel ducato di Parma e nel granducato di Toscana.
Assolutismo e servitù della gleba in Russia
La situazione russa era ben diversa da quella europea, vi erano infatti i servi della gleba, che furono la causa di una più ampia rivolta. Un anno primo della nascita di Pietro I si concluse la sollevazione promossa da Stenka Razin, diretta contro i boiari e i proprietari terrieri. Vi erano state altre sollevazioni a Bolotnikov, Mosca, Pskov, Novgorod, Pugacev.
Una legge del 1649 stabilì inoltre che un servo fuggito, che prima riacquistava la libertà, non perdeva la condizione servile. La legge prevedeva inoltre sanzioni per coloro che accoglievano contadini fuggitivi.
I due organi che limitavano il potere dello zar erano il Consiglio (duma) dei boiari e lo zemskij sobor, assemblea di rappresentanti della nobiltà e delle aristocrazie cittadine, che non fu più convocato dopo il 1683. Le cariche burocratiche erano invece riservate ai nobili.
A Mosca vi era un quartiere, la colonia tedesca, in cui si trovavano numerosi occidentali, che esercitavano professioni e mestieri qualificati (commercio, insegnamento, artigianato, medicina). Esisteva inoltre una vita sociale organizzata, e l’attitudine di questa zona era in netto contrasto con morale russa, per la quale la nazione doveva mantenersi estranea alle tendenze occidentali per poter svolgere il suo ruolo storico. Dopo essersi liberato della tutela della principessa Sofia, Pietro I cominciò ad esercitare la sua funzione di zar all’età di 17 anni. Nel 1697 Pietro organizzò un viaggio d’istruzione in Occidente assentandosi dalla Russia per quindici mesi, poi fu costretto a rientrare per una rivolta degli strelizzi (soldati professionisti). Dopo questo periodo avviò, con decreti e riforme, una radicale trasformazione dell'assetto istituzionale del paese. Decretò la riorganizzazione dell'esercito, della marina militare, della struttura del governo e della società seguendo i parametri occidentali, incoraggiando lo sviluppo dell'industria e del commercio, dell'istruzione e delle scienze. In politica estera, durante il regno di Pietro, la Russia ottenne una serie di grandi acquisizioni territoriali. A proposito del nuovo assetto istituzionale, egli introdusse un senato formato da nove membri scelti dal sovrano stesso, e nove consigli formati da undici membri e da un presidente. Venne trasformato il patriarcato della Chiesa ortodossa in un sinodo controllato dallo zar. Introdusse la tabella dei gradi, con la quale furono classificati i gradi della marina, dell’esercito e dell’amministrazione. Le promozioni si basavano sul merito, coloro che raggiungevano l’ottavo grado (14 in totale) acquistavano la qualifica di nobili e potevano possedere schiavi. Sotto il suo regno l'alfabeto russo venne semplificato, furono introdotti i numeri arabi, si pubblicò il primo giornale in lingua russa, vennero fondate scuole e istituita l'Accademia delle scienze. Parallelamente a questo vasto programma di modernizzazione, lo zar sviluppò anche un rigido sistema di sorveglianza sui sudditi, sottoposti a controlli capillari dalla polizia.
La Polonia dei magnati e l’espansionismo prussiano
L’ascesa della Russia fu favorita dalla decadenza della Polonia, che in seguito alla guerra del Nord aveva dovuto cedere le coste baltiche alla Svezia e alla Prussia e l’Ucraina ai russi. La debolezza del paese era data inoltre dal predominio dei magnati su tutte le classi sociali.
La Prussia invece, con la pace di Nystadt, ottenne l’annessione della Pomerania occidentale. Lo stato brandeburghese-prussiano partecipò alla guerra dei Trent’anni dalla quale ottenne grandi vantaggi. L’Elettore imperiale Federico Guglielmo di Hohenzollern seguì una politica assolutistica organizzando un saldo governo centrale, mentre il suo successore divenne re col nome di Federico I. La Prussia guadagnò la Gheldria e Berlino, grande centro culturale, divenne la capitale del regno.
Successore di Federico I, che seguì il mecenatismo culturale di Luigi XIV, fu Federico Guglielmo I, che riorganizzò lo stato.
L’Inghilterra dopo la rivoluzione
Una volta salito al potere, Carlo II emanò l’Editto di indennità e perdono, con il quale colpevolizzava i responsabili dell’omicidio di suo padre e cancellava tutti i diritti contro la monarchia. Nel 1673 il Parlamento promulgò il Test Act, secondo il quale i cattolici non dovevano ricoprire alcuna carica pubblica. Nel 1679 Carlo II approvò l’Habeas corpus, che vietava l’arresto arbitrario dei sudditi da parte del potere esecutivo. Con la Dichiarazione dei diritti (1689) si affermò il principio che il sovrano è obbligato ad adeguarsi alla volontà della nazione espressa dal parlamento. La Camera dei comuni poté poi partecipare alla formulazione delle nuove leggi.
Esistevano due grandi partiti, in grado di esercitare una potenza politica pari a quella della nobiltà: i whigs (vecchi presbiteriani svizzeri, rappresentavano la borghesia mercantile) e i tory (vecchi banditi irlandesi, conservatori e religiosi). Nel 1689 fu emanato l’Atto di tolleranza, che poneva termine alle persecuzioni contro i protestanti non conformisti, mentre cattolici e atei non venivano comunque tollerati.
Testo di fondamentale importanza fu il Bill of rights, che limitava il potere regio aumentando quello parlamentare, e spianava dunque la strada per la monarchia costituzionale.
L’equilibrio europeo tra conflitti dinastici e coloniali
Speculazioni finanziarie e commercio coloniale in Francia e Inghilterra
Il regno di Luigi XIV si concluse con un clima di generale disagio politico e finanziario; la politica assolutistica del re Sole non aveva ottenuto i risultati sperati, e le classi superiori godevano ancora di importanti privilegi. Alla sua morte salì al potere Luigi XV, che era ancora troppo piccolo per regnare, e fu dunque rimpiazzato dal reggente Federico d’Orleans. Sostituì alla religiosità e al severo cerimoniale della corte di Luigi XIV uno stile meno formale, una maggiore libertà nei costumi e un atteggiamento scettico in materia religiosa. Restituì potere ai parlamenti e cercò, senza successo, di ripristinare l'autorità politica dei nobili. Il suo obiettivo era guadagnarsi il favore e l'appoggio degli alleati per salire al trono dopo la morte di Luigi XV.
La crisi intanto dilaniava la Francia, e i privilegi concessi ai nobili non costituivano certo il metodo ideale per sanare l’enorme debito pubblico. Il governo adottò allora una serie di provvedimenti volti a stimolare l’attività commerciale. La banca d’Inghilterra fornì dei crediti in banconote al commercio e alle manifatture, mentre la compagnia inglese dei mari del sud mise in vendita le sue azioni in cambio di titoli di rendita pubblica. Intervenne a questo punto lo scozzese John Law. Egli fu l'ispiratore di uno dei primi esperimenti di emissione di moneta cartacea, che si concluse con un risultato catastrofico. Basandosi sull'assunto mercantilista secondo cui lo stato dovrebbe incrementare le proprie scorte d’oro, Law propose di sostituire la moneta metallica con quella cartacea; una sostanziosa circolazione di moneta cartacea avrebbe per di più stimolato l'economia. Nel 1716, con l'appoggio del duca reggente Filippo d'Orléans, Law fondò la Banque Génerale, che emetteva biglietti, e che nel 1718, divenuta Banque Royale, ottenne la gestione del debito pubblico francese. L'anno seguente Law completò una complessa architettura finanziaria: le azioni della Compagnia generale delle Indie furono in parte acquistate con titoli del debito pubblico, che avrebbe dovuto di conseguenza ridursi o venire consolidato. Il valore delle azioni della Compagnia salì vertiginosamente, ma nel 1720 le perdite delle iniziative coloniali della Compagnia causarono sfiducia nel pubblico e una conseguente ondata di riscossioni delle azioni, che portarono al fallimento della Banque Royale e della stessa Compagnia delle Indie. La stessa sorte toccò anche all’Inghilterra i cui ministri, sostenitori del “sistema”, furono violentemente attaccati, tant’è che uno di questi si suicidò.
Mentre in Francia il sistema fu completamente smantellato, in Inghilterra invece, una volta rovesciato il governo, salì al potere una nuova maggioranza guidata dallo whig Robert Walpole, che salvò i gruppi promotori della speculazione. Il nuovo regime parlamentare dimostrò in questo momento le prime falle, infatti essendo assai ristretto il numero degli elettori, il governo poteva agevolmente ottenere il consenso dei deputati e delle loro clientele. Walpole mantenne il suo governo per un ventennio, e svolse un’azione politica che favorì nobili, mercanti e affaristi.
Nuove guerre di successione
Il precario equilibrio che aveva caratterizzato l’inizio del XVIII secolo venne presto interrotto. Carlo VI d’Asburgo creò la compagnia di Ostenda, con lo scopo di far concorrenza a Inglesi e Olandesi in Africa e Asia. Ottenne l’appoggio di Filippo V, che accordò privilegi commerciali ai mercanti austriaci e fiamminghi nelle colonie spagnole. L’Inghilterra si avvicinò alla Francia nel tentativo di rompere l’alleanza austro-spagnola. Con i trattati di Siviglia (1729) e Vienna (1731) furono ripristinati i privilegi inglesi nelle colonie americane e fu sciolta la compagnia di Ostenda; l’Inghilterra in cambio riconobbe la Prammatica Sanzione, con cui l’imperatore aveva affermato il diritto delle figlie alla successione.
Il neo-premier francese Fleury si adoperò per ridurre la tensione tra Inghilterra e Spagna, e per riconciliare la Francia con l'Austria, ma nel 1733 quando la Russia, alleata dell'Austria, impedì al suocero di Luigi XV, Stanislao I Leszczyński, di essere rieletto al trono polacco, fu costretto a far intervenire la Francia nella guerra di successione polacca in sostegno di Stanislao. Le truppe russe e austriache entrarono in Polonia e imposero la proclamazione di Augusto III. La guerra, combattuta in Italia, si concluse con la sconfitta dell'aspirante sovrano polacco, ma al momento delle negoziazioni del trattato di Vienna del 1738, per opera di Fleury Stanislao fu ricompensato con il ducato di Lorena e con la contea di Bar, che alla sua morte sarebbero passati alla Francia. Al duca di Lorena fu inoltre assegnata la Toscana, mentre il ducato di Parma e Piacenza furono annessi all’Austria, che cedette al figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V, Carlo di Borbone, il regno di Napoli e di Sicilia. Il regno di Sardegna si ingrandì con Novara, Tortona e le Langhe.
Nel 1736 la Russia e l’Austria, quest’ultima con lo scopo di rifarsi delle perdite subite in occidente, attaccò la Turchia. Con il trattato di Belgrado furono restituiti ai turchi i territori occupati e le zone che la Russia aveva acquistato col trattato di Passarowitz.
Intanto la Spagna preannunciò all’Inghilterra l’intenzione di non rinnovare l’asiento e prendeva misure per stroncare il contrabbando. Intanto Walpole dichiarò guerra alla Spagna in nome della libertà dei mari. Nel 1740 morì l’imperatore Carlo VI, e nonostante la Prammatica sanzione fosse stata accettata dalle maggiori potenze, il re di Prussia, di Spagna e di Sardegna e l’Elettore di Baviera non si ritenevano vincolati dai patti. Si mosse per primo il re di Prussia Federico II che occupò la Slesia, successivamente anche la Francia scese in campo e insieme all’Elettore di Baviera, e occuparono la Boemia. Maria Teresa, per resistere all’offensiva, fece ampie concessioni alla nobiltà ungherese, cedette la Slesia a Federico e tratto con Carlo Emanuele perché si staccasse dalla coalizione antiasburgica.
In Inghilterra intanto l’opposizione guidata da William Pitt il Vecchio prevalse su Walpole. La guerra si svolse in Italia, Germania, Belgio e nelle colonie. Con la pace di Aquisgrana (1748) si chiuse il conflitto e fu riconosciuta l’annessione della Slesia al regno di Prussia. Filippo di Borbone ottenne il ducato di Parma e Piacenza, a Carlo Emanuele III furono ceduti i distretti di Vigevano e Voghera e l’alto Novarese. La Spagna promise all’Inghilterra il rinnovo dell’asiento fino al 1572, e la corona imperiale fu riconosciuta a Maria Teresa e al marito Francesco Stefano di Lorena.
La guerra dei Sette anni
La volontà austriaca di riprendere possesso della ricca provincia della Slesia, ceduta alla Prussia nel 1748 in base alla pace di Aquisgrana, fu all'origine del conflitto. Il 16 gennaio 1756 Federico II di Prussia stipulava a Westminster un accordo con la Gran Bretagna, per difendere l'Hannover da un eventuale attacco della Francia. Il 1° maggio dello stesso anno Maria Teresa d'Austria, capovolgendo la tradizionale politica delle alleanze, concluse un trattato con la Francia, cui aderirono Polonia e Svezia, provocando la reazione di Federico II che aprì le ostilità invadendo la Sassonia nell'agosto del 1756. Il 2 febbraio 1757 la Russia firmava una convenzione con l'Austria, entrando a sua volta in guerra.
La guerra dei Sette anni coinvolse quasi tutti gli stati europei e le rispettive colonie d'oltremare. I due schieramenti erano, da un lato, la Prussia, la Gran Bretagna e l'Hannover; dall'altro, l'Austria, la Francia, la Russia, la Spagna, la Sassonia e la Svezia.
I prussiani dominarono la prima parte del conflitto, sconfiggendo nel 1757 i francesi a Rossbach e gli austriaci a Leuthen, e l'anno seguente i russi a Zorndorf. Ben presto, però, nonostante il genio militare di Federico, la maggiore disponibilità in uomini e armi della coalizione nemica mutò gli equilibri, così che nel 1759 la Prussia orientale cadde in mani russe e la stessa Berlino venne occupata. Le sorti della Prussia furono risollevate, più che dall'attivo appoggio dato a Federico da Gran Bretagna e Hannover, dal ritiro improvviso della Russia dal conflitto nel 1762: infatti alla morte della zarina Elisabetta, il successore Pietro III si affrettò a porre fine alle ostilità.
Nel Nord America la guerra covava dal 1754: Francia e Gran Bretagna si contendevano il controllo delle regioni settentrionali e dei territori a ovest dei monti Appalachi. Nei primi due anni di guerra, con il sostegno degli indigeni americani, i francesi ottennero una serie di successi contro le forze dei coloni americani, ma furono sconfitti dall'armata inviata nel 1757 dalla Gran Bretagna, che si assicurò l'intero Canada.
Anche in India le forze coloniali inglesi sconfissero le truppe francesi, vanificando le mire della Francia ad assicurarsi il controllo del paese: la vittoria del governatore britannico Robert Clive nella battaglia di Plassey (23 giugno 1757) impose una decisiva svolta al conflitto.
La guerra si concluse ufficialmente nel 1763. Il 10 febbraio di quell'anno venne firmato da Francia, Spagna e Gran Bretagna il trattato di Parigi, che sancì la cessione alla Gran Bretagna del Canada da parte della Francia e della Florida da parte della Spagna e la forte limitazione della presenza francese in India. Con la pace di Hubertsburg, siglata il 15 febbraio, la Prussia manteneva il possesso della Slesia e si confermava nel ruolo di grande potenza in Europa.

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