L' Opera Nazionale Balilla

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Testo

L’ORGANIZZAZIONE DEL CONSENSO POPOLARE, DURANTE GLI ANNI DEL REGIME FASCISTA, IN ITALIA E A LITTORIA, ATTRAVERSO L’OPERA NAZIONALE BALILLA.
Le istituzioni di controllo sociale realizzate dal regime fascista, quale l’O. N. B., furono largamente rivolte ai giovani. Essendo mito ed organizzazione gli strumenti fondamentali della politica di massa, era indispensabile assorbire l’energia delle masse e convertirla in un’arma politica efficace e gestibile.
La “rivoluzione continua, creazione perenne ed inesauribile di una nuova civiltà politica “1 non poteva avere inizio e concretarsi se non canalizzando l’esuberanza e la voglia di riscatto dei giovani. Solo cosi era possibile rinnovare completamente la società e tagliare definitivamente ogni legame con il passato.
Dunque fascistizzare le masse significava, anzitutto, fascistizzare i giovani: il loro ruolo per la creazione del consenso era essenziale.
I giovani furono inevitabilmente stereopatizzati in quanto protagonisti del rinnovamento sociale: il mito della gioventù divenne un punto di riferimento fondamentale per ideare i modelli culturali e comportamentali da imporre attraverso le istituzioni di controllo.
Il fascismo doveva creare le condizioni per dare vita ad un'adesione volontaria attraverso l’organizzazione delle masse, per costituire una collettività di “uomini nuovi” che fossero “cittadini - soldati “2 e che, come tali, s'impegnassero per difendere ed incrementare il patrimonio culturale ed economico apportato dal regime al paese.
L’O.N.B. fu una delle più importanti istituzioni realizzate per questo scopo e gestite direttamente dal regime.
E’ utile evidenziare quale tipo di rapporto vi fosse tra l’O.N.B. e le istituzioni tradizionali, come la famiglia e la scuola, che avevano avuto sempre una funzione educatrice preminente. Il fascismo non riuscì a sfruttare pienamente l’istituzione familiare per la fascistizzazione dei giovani a causa della sua intrinseca peculiarità, sebbene, per via della sua tradizionale struttura gerarchica, fosse particolarmente adatta a condizionare il bambino, sin dai primi anni di vita, ad accettare “obbedienza e disciplina “, valori fondamentali dell’ideologia fascista. Tuttavia la famiglia tendeva a proporre e realizzare valori individuali e privati spesso non conformi al programma educativo del regime.
La famiglia fu un mezzo di fascistizzazione visto con ambivalenza poiché, se da un lato era enfatizzata come “baluardo della tradizione”, dall’altro era apertamente privata di una funzione basilare: l’educazione dei bambini.
Se il regime si limitò a valorizzare la funzione conservatrice e la struttura autoritaria della famiglia, la scuola costituiva un mezzo di fascistizzazione migliore che poteva essere gestito direttamente. Controllando la formazione degli insegnanti, i programmi e gli strumenti didattici, favorendo la scolarizzazione di massa a livello elementare, centralizzando l’organizzazione a livello nazionale, il fascismo tentò di realizzare una profonda omogeneizzazione culturale. La scuola tendeva tuttavia a configurarsi anche come uno strumento di selezione e stratificazione sociale sfuggendo, conseguentemente, a quell’ampio programma di fascistizzazione.
Gli ostacoli principali che il fascismo dovette affrontare furono, anzitutto, la tendenza nel mondo scolastico a concepire la cultura come un qualcosa di completamente neutrale o addirittura preminente alla politica, il profondo stato d'isolamento dell’istituzione e l'estraneità alla causa sociale. Le difficoltà iniziali costrinsero il regime ad inquadrare i giovani in veri e propri organismi di massa grazie ai quali fosse possibile controllare efficacemente il loro orientamento ideologico e comportamentale.
L’O.N.B. dunque non si limitò a condizionare ideologicamente i giovani ma contribuì a definire anche i “campi esperienziali” nell’ambito dei quali potessero mettere in pratica determinati modelli comportamentali. Questo progetto di socializzazione ed “inculturazione” dei giovani era legato ad un’immagine mistificata della realtà quindi le esperienze formative dei giovani assumevano una funzione decisiva per esercitare una forma di controllo persuasorio su tutta la popolazione.
Si aprì tuttavia in seno all’O.N.B. un lungo dibattito ideologico che testimoniò l’esistenza di un’incongruenza tra quelle che volevano essere le intenzioni e le esigenze del regime riguardo alla fascistizzazione dei giovani e i risultati raggiunti.
Fu tra il 1922 e il 1925 che il partito fascista avvertì la necessità di organizzare e potenziare il movimento giovanile: negli anni 1919 - 1922 esistevano già nuclei attivi di giovani studenti come le Avanguardie giovanili fasciste, i Gruppi Universitari Fascisti, l’organizzazione dei Balilla per i giovanissimi.
Nel 1926 fu costituita l’O.N.B.: essa non doveva essere una semplice risposta all’esigenza di consolidare l’organizzazione giovanile fascista, bensì doveva essenzialmente inserire i giovani nell’ordinamento giuridico dello Stato e portare avanti quel processo d'integrazione fra Partito e Stato, in quanto organizzazione di massa ed espressione della politica totalitaria del regime.
La legge del 3 aprile 1926 n.2247 che accompagnò l’istituzione dell’O.N.B. sanciva che essa era un .Di essa facevano parte i giovani dagli otto ai diciotto anni ripartiti in due sottoistituzioni i Balilla e gli Avanguardisti: quest’ultima curava in modo particolare .
Competenze fondamentali dell’O.N.B. erano: l’educazione spirituale, culturale e religiosa; l’istruzione premilitare e ginnico - sportiva, l’istruzione professionale e tecnica. Si doveva infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell’educazione militare e renderli consapevoli della loro italianità, del loro ruolo di “fascisti del domani”.
L’O.N.B. doveva essere amministrata da un Consiglio Centrale i cui membri erano proposti dal Capo del Governo e nominati con decreto regio, ma questo Consiglio non fu mai costituito e l’amministrazione restò affidata al primo ed unico presidente, l’onorevole Renato Ricci. L’O.N.B. si articolava secondo una struttura rigidamente gerarchizzata e centralizzata: esisteva una serie di comitati provinciali da cui dipendevano quelli comunali. I membri dei comitati provinciali erano generalmente soci dell’Opera, ma lo erano di diritto un consigliere di prefettura, un insegnante e il console della locale legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) che provvedeva ad inquadrare i giovani nell’O.N.B.. Le disposizioni emanate dal presidente dell’O.N.B. erano trasmesse direttamente ai comitati provinciali e da questi a quelli comunali.
Dal punto di vista finanziario l’O.N.B. beneficiava oltre che delle donazioni e dei contributi dei soci, di un contributo annuo governativo di un milione di lire, dei contributi dei Patronati scolastici e di enti esterni che ad essa volessero associarsi; notevoli poi erano le esenzioni fiscali e tributarie delle quali godeva.
Con la statalizzazione dell’O.N.B. l’organizzazione giovanile diventò effettivamente un’istituzione pubblica strettamente collegata a istituzioni tradizionali in qualche modo legate alla formazione della gioventù.
La scuola fu senza dubbio l’istituzione nella quale l’O.N.B. tentò di penetrare maggiormente. Basti pensare che molte delle competenze tradizionalmente affidate all’Ente Nazionale per l’Educazione Fisica passarono all’Opera che, per migliorare ed esaltare il ruolo degli insegnanti di educazione fisica, istituì scuole fasciste di magistero per l’educazione fisica, come a Roma, per gli uomini, e ad Orvieto per le donne.
Con una circolare del Ministro della Pubblica Istruzione, Fedele, il regime invitò apertamente le strutture scolastiche a mettersi a totale disposizione dell’O.N.B.. Gli insegnanti furono invitati a fare proseliti presso le famiglie affinché iscrivessero i propri figli all’O.N.B..
L’organizzazione non solo provvedette a formare i “nuovi insegnanti fascisti “ ma cercò di coinvolgere in questo progetto educativo anche gli insegnanti già attivi nella scuola. A partire dal febbraio 1929 gli insegnanti delle scuole elementari e medie furono costretti a pronunziare un giuramento solenne di fedeltà alla volontà del regime. L’O.N.B. fu sempre strettamente legata alla scuola in quanto soltanto attraverso un’organizzazione tradizionalmente radicata nella società sarebbe stato possibile reclutare i “giovani fascisti”.
Con la costituzione dell’O.N.B., che ebbe quali funzioni primarie ridimensionare e potenziare il movimento giovanile, sorse anche il problema, legato non solo ad esigenze politiche ma anche all’esigenza di estendere la partecipazione da parte dei giovani, dell’esistenza di associazioni giovanili che non erano tutelate dal regime.
Con i due decreti legge del gennaio 1927 e dell’aprile 1928 il regime fascista soppresse ogni organizzazione che, al di fuori dell’O.N.B..
Solo la Gioventù Italiana Cattolica continuò ad operare per quanto fosse stata ridimensionata nelle sue attività e finalità dopo essere stata addirittura soppressa per alcuni mesi a seguito delle polemiche sorte tra la Santa Sede e il regime negli anni 1930-31.
L’O.N.B. estendendo la sua rete di legami con le istituzioni tradizionali ingrandì il suo canale di reclutamento ed assunse competenze parascolastiche e assistenziali oltre a veri e propri settori di attività, il ché contribuì a “qualificarla sempre più come organizzazione totalitaria della gioventù”3.Conseguentemente anche la struttura di quest’istituzione si fece più complessa ed articolata: le organizzazioni femminili delle Giovani Italiane e delle Piccole Italiane, dipendenti dai Fasci Femminili, entrarono a far parte dell’O.N.B.; i bambini dai sei agli otto anni furono inquadrati con il nome di Figli della Lupa e si costituirono in base alle differenti specializzazioni militari nuovi reparti di Avanguardisti e Balilla.
Il primo ottobre del 1937 il duce ordinò che l’O.N.B. passasse alle dirette dipendenze del Partito: tutte le organizzazioni giovanili furono inquadrate in un complesso unitario che prese il nome di “Gioventù Italiana del Littorio” e quest’avvenimento segnò definitivamente l’inizio del processo di statalizzazione dell’educazione.
Nel 1930 l’O.N.B. fu incaricata di preparare, insieme alla M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) i corsi di istruzione premilitare, obbligatori per tutti i cittadini; ben presto l’O.N.B. assunse un ruolo decisivo nel settore, vista l’ormai dichiarata obbligatorietà dell’istruzione e dell’addestramento militare all’interno della scuola.
Non bisogna tralasciare che tra il 1926 e il 1932 le organizzazioni giovanili costituivano l’unica via di accesso al Partito: in questo modo il regime poteva non solo realizzare un programma educativo totalitario della gioventù, ma era anche in grado di selezionare e formare i giovani che sarebbero diventati i futuri uomini politici del regime fascista.
L’O.N.B. rivolse la sua attenzione in particolare modo all’organizzazione dell’attività ginnico - sportiva sia autonomamente che a livello scolastico: essa era ritenuta strettamente funzionale all’istruzione premilitare e culminava periodicamente in saggi e manifestazioni pubbliche che dovevano mostrare a tutti l’elevato grado di disciplina e di preparazione dei giovani iscritti all’O.N.B. oltre che l’efficienza dell’organizzazione. Le manifestazioni pubbliche di carattere nazionale avevano la funzione di ostentare le “potenzialità belliche”, che il regime acquisiva progressivamente grazie all’O.N.B., e quindi di favorire l’adesione di fasce sempre più ampie della popolazione.
L’O.N.B. assunse anche un ruolo determinante nell’ambito della politica assistenziale, cominciando a gestire un’attenta opera d’educazione igienico - sanitaria e di medicina preventiva volta ad impedire una larga diffusione delle malattie sociali. Gli iscritti avevano il diritto (o meglio il dovere) di sottoporsi periodicamente a visite mediche, ricevevano gratuitamente medicinali e potevano essere ammessi più facilmente in cliniche e ospedali.
Tuttavia la finalità fondamentale dell’O.N.B. era “l’educazione spirituale” dei giovani perseguita attraverso il coinvolgimento in un’intensa attività culturale: a questo scopo l’O.N.B. gestiva autonomamente un vasto insieme di strutture ed iniziative come biblioteche, concorsi per borse di studio, conferenze, proiezioni cinematografiche, rappresentazioni teatrali e attività di carattere musicale. Per quanto riguarda il settore prettamente scolastico l’O.N.B. gestiva, oltre alle scuole elementari rurali, corsi di formazione e orientamento professionale, corsi sussidiari e post - scolastici (anche per adulti), corsi di puericultura e d’economia domestica per le donne.
Esistevano particolari momenti d’aggregazione che esaltavano il valore delle attività organizzate dall’O.N.B. ed ostentavano agli occhi di tutta la nazione la potenza e la compattezza del regime: si trattava di campi - scuole ma in maniera particolare dei “Campi Dux” grandi concentramenti nazionali dei migliori Balilla e Avanguardisti, durante i quali si svolgeva un’attività di fascistizzazione ancora più intensa.
L’O.N.B. doveva controllare i giovani e far nascere in loro una forma di consenso attivo caratterizzato da orientamenti ideologici e comportamentali funzionali al consolidamento ed alla conservazione del regime. L’O.N.B. riuscì progressivamente ad estendere la sua sfera d’influenza differenziando settori e modalità di intervento nella vita sociale: solo in questo modo quei valori e quelle norme comportamentali, frutto di una vaga teorizzazione, potevano rafforzarsi, acquistare una dimensione concreta, legata alla quotidianità, radicarsi ed “inverarsi” attraverso una serie continua di esperienze collettive vissute nell’ambito di una struttura gerarchizzata e autoritaria.
L’O.N.B. diede una soluzione adeguata al problema legato alla necessità di precostituire dei campi esperienziali che permettessero ai giovani di tradurre e sperimentare nella loro vita quotidiana i nuovi valori: fu proprio questo stretto legame tra teoria e pratica a favorire la credibilità e la capacità di penetrazione dell’ideologia fascista. ”L’insieme degli orientamenti e dei modelli comportamentali veicolati dagli apparati di controllo sociale, doveva configurare quel modello di italiano nuovo che era considerato come il presupposto essenziale per la realizzazione del nuovo ordine di vita in cui il fascismo voleva radicare le trasformazioni politiche ed istituzionali compiute”4.Lo strumento fondamentale per il raggiungimento di tale obiettivo era “un’educazione globale, integrale e fortemente politicizzata”: dunque il fascismo non nascondeva minimamente la funzione politica dei processi educativi.
“L’educazione fascista si fondava sulla concezione di stato etico e totalitario...” e, promuovendo l’identificazione del fascismo con lo stato, “...sulla rivendicazione del ruolo di educatore primario al Partito che così veniva a porsi come fonte di legittimazione e come principio informatore di una educazione totalitaria”5.
Mussolini, pronunciandosi più d’una volta sulla natura dell’educazione fascista, la definì come .E ancora:.
In questi termini il programma educativo fascista si opponeva fortemente all’agnosticismo e al nozionismo della scuola liberale. Il regime doveva dare maggiore spazio ai giudizi di valore più che alle nozioni informative: quest’ultime dovevano esclusivamente supportare la propaganda ideologica . Per formare il “carattere” era fondamentale suscitare l’emotività dei giovani più che la loro capacità di riflettere criticamente: “L’infanzia, come l’adolescenza e il popolo non può essere alimentata solo di concetti, di teorie , di insegnamenti astratti. Le verità che vogliamo loro insegnare devono parlare prima alla loro fantasia, al loro cuore, poi alla loro mente”6.
Il regime inaugurò una nuova pedagogia che all’astrattezza dell’insegnamento tradizionale (astrattezza che senz’ombra di dubbio caratterizzava in parte anche l’insegnamento fascista) opponeva il “valore educativo dell’azione e dell’esempio”7.
L’“azione” fu uno strumento pedagogico legato alla concezione antiscientifica e irrazionalistica della realtà propugnata dal fascismo, e alla necessità di fare interiorizzare acriticamente determinati modelli comportamentali attraverso un’attivismo collettivo e una continua tensione emotiva: valorizzare le disposizioni irrazionali ed emotive dei giovani significava garantire l’adesione assoluta alla volontà del regime.
L’“italiano nuovo” doveva identificarsi e uniformarsi alla nuova immagine di una società dinamica, protesa verso obiettivi sempre più grandiosi, ma, necessariamente, doveva anche inserirsi in un sistema di rapporti sociali molto rigidi. Il regime fascista attraverso l’O.N.B. pose le condizioni indispensabili affinché i cittadini si adeguassero ad una profonda stratificazione sociale e ad un sistema di potere centralizzato e gerarchico.
Solo considerando questa serie di fattori ed esigenze del regime é possibile comprendere realmente il valore dell’educazione, monopolizzata ad un punto tale da poter parlare di una vera e propria politicizzazione dell’educazione.
Disciplina ed obbedienza furono i valori sui quali il fascismo fece maggiore leva: questi valori si concretavano, si radicavano nei giovani attraverso l’esperienza diretta dei rapporti interpersonali gerarchici vissuti all’interno dell’O.N.B.. Disciplina ed obbedienza significavano avere il senso del dovere e della responsabilità, rinunciare a se stessi, anche a costo della propria vita, rispettare la gerarchia, osservare scrupolosamente le norme comportamentali, significava “essere fascista”: per un giovane fascista “4. La disciplina non è virtù soltanto del soldato nei ranghi: deve essere alito di ogni giorno e di ogni contingenza” ( dal “Decalogo per i giovani fascisti” ).
L’enfatizzazione delle attività ginnico - sportive come attività educative era motivata dal fatto che esse erano considerate particolarmente valide per sviluppare nei giovani la forza di volontà, la competitività, l’autocontrollo, la fermezza, la disciplina, l’orgoglio individuale: “L euritmico sviluppo dello spirito e del corpo, ove forza e bellezza siano in perfetta armonia, deve essere raggiunto educando nel giovane la volontà, lo spirito di sacrificio, la disciplina assoluta, il dominio dei propri gesti, della propria parola e persino del proprio respiro”8.
Dunque il controllo sociale esercitato dall’O.N.B. imponeva un orientamento comportamentale noto come “attivismo” che doveva “...costituire un consenso attivo che si traducesse in una disponibilità concreta ed entusiastica alla realizzazione della politica del regime”9. Proprio questo costante invito alla partecipazione, questa sollecitazione ad una “tenace laboriosità”, ad una “operosità gioiosa” furono il punto di forza della politica educativa del fascismo.
L’O.N.B. era una struttura fortemente militarizzata e i giovani che ne facevano parte affrontavano nel suo ambito un’esperienza premilitare che attraverso valori e modelli comportamentali si configurava come un “modello di vita integrale” che costituiva delle personalità subalterne ed alienate. In una società gerarchizzata e centralizzata era indispensabile garantire la mobilitazione degli individui e quindi la possibilità di indirizzarli verso mete enfatizzate dal regime ed obiettivi posti dall’alto che erano legati agli interessi di una ristretta classe dominante più che alle reali esigenze delle masse: per questo motivo era necessario attivare nelle masse quella “disponibilità fideistica” e ”...indifferenziata all’azione”. La ”grandezza della Patria” costituiva la “fonte di legittimazione” di ogni obiettivo, di ogni meta, ed era il “nucleo ideologico” cui era ispirato ogni valore: “1.Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere viene dopo.”
(dal “Decalogo per i giovani fascisti”).
Questo valore fondamentale rappresentava un oggetto di identificazione collettiva che radicandosi nella motivazione interiore di ogni individuo contribuiva al processo di alienazione di massa: la difesa della patria era un “interesse supremo” a cui ogni altro interesse individuale, di categoria o di classe, doveva essere subordinato in modo da “garantire la pace sociale e aumentare la solidarietà nazionale”10.Era la figura di Mussolini a personificare i due grandi ideali dell’O.N.B.: l’ideale della grandezza della patria diventava così meno astratto, più accessibile per un processo d’identificazione collettiva; l’ideale dell’Italiano nuovo “sembrava realizzarsi pienamente nella persona del duce, prototipo e modello esemplare per l’inculturazione dei giovani”11.La religione andò via configurandosi come una vera e propria religione nazionale: ”L’istruzione religiosa ...non si limita all’insegnamento della Dottrina Cristiana e alle funzioni ecclesiastiche; ma costituisce una propaganda di fede e integrità spirituale e contribuisce ad elevare la coscienza dei giovani, unendo la fede religiosa all’amor di patria”12. Complessivamente tutti i valori e i modelli comportamentali proposti dall’O.N.B. dovevano preparare il futuro italiano sia alla vita civile sia alla vita militare, integrarlo sempre più nella collettività, indurlo ad identificarsi con lo Stato nella persona del duce, configurandosi progressivamente, a tutti gli effetti, come “cittadino – soldato”. E’ molto interessante, a proposito, riportare alcuni punti del decalogo del cittadino – soldato:
1.DOVERE: SIA LA TUA DIVISA E LA GUIDA DI OGNI TUA AZIONE.
2.IMPARA AD AMARE E ONORARE SOPRA OGNI COSA LA PATRIA..
4.CHIEDI A DIO LA FORZA E IL CORAGGIO PER DIVENIRE OGNI GIORNO MIGLIORE: SCOLARO-SOLDATO-CITTADINO.
6.PER LA PATRIA, PER IL RE, PER IL DUCE SACRIFICA LA VITA.
9.NON DIMENTICARE CHE LA DISCIPLINA E’, LA PRIMA VIRTU’ DEL SOLDATO E DEL CITTADINO.
Se in queste parole si avverte la presenza dei nuovi valori imposti dal regime, gli ultimi quattro punti del decalogo del Balilla sembrano sintetizzare tutta l’ideologia alla base dell’istituzione:
7.ITALIA, RE, DUCE, REGIME: LUCE, SPERANZA, GIOIA DEL BALILLA.
8.DISCIPLINA, VIRTU’, STUDIO, LAVORO: quattro CARDINI DEL BALILLA FEDELE.
9.FORZA, CORAGGIO, ALLEGREZZA, BONTA’: QUATTRO NOTE DEL BALILLA FERVENTE.
10.PER LA VITA E PER LA MORTE GRIDA IL BALILLA: DIO, ITALIA, SAVOIA, MUSSOLINI.

Nonostante l’O.N.B. avesse cominciato ad inquadrare anche le bambine e le ragazze, bisogna considerare che ”..era un’organizzazione progettata e finalizzata alla formazione fascista dei maschi”, per questo motivo quasi tutti i modelli culturali proposti si basavano su uno stereotipo del maschio che doveva orientare anche le aspirazioni femminili, mentre “la virilità era proposta sia come valore centrale sia come attributo che serviva a rafforzare la positività di altri modelli culturali”13. Nella realtà sociale italiana la donna aveva avuto fino allora un ruolo subalterno e marginale: il fascismo coinvolse anche le donne nel suo progetto di fascistizzazione del paese conferendo al ruolo femminile una valenza politica e sociale. Quest’atteggiamento favorevole alle donne da parte del regime fu motivato non solo dalla necessità di realizzare una forma di consenso anche tra le donne ma anche dall’esigenza di potenziare la funzione della famiglia come nucleo essenziale del processo di fascistizzazione. Si trattava di trasformare le donne in “agenti di fascistizzazione” nella famiglia e nella società, conferendo loro dignità e prestigio sociali, a livello propagandistico, senza per questo alterare la struttura autoritaria della famiglia. Per chiarire quale tipo di modelli e come fossero proposti alle ragazze, basti pensare che l’educazione fisica si limitava all'esecuzione d’esercizi ritmici e non prevedeva minimamente attività agonistiche, che avrebbero potuto suscitare il senso della competizione e dell’orgoglio personale. La giovane donna doveva interiorizzare il ruolo di moglie e di madre secondo uno stereotipo di bambina corrispondente a quello della madre - casalinga.” I corsi di puericultura dovevano non solo fornire le conoscenze necessarie per la cura e l’allevamento del bambino ma anche “14. L’educazione ginnico - sportiva doveva aumentare la robustezza e la resistenza del corpo della donna in funzione di numerose future gravidanze, e sensibilizzare la coscienza delle future madri di famiglia affinché si preoccupassero dell’educazione fisica dei loro figlioli. Per quanto riguarda le donne, il consenso alla volontà del regime si manifestava realizzando il loro “ruolo di madri italiane “ ed “educando i figli nello spirito del fascismo”.
I principi ai quali dovevano attenersi le Piccole e Giovani Italiane erano:
1.COMPIERE IL PROPRIO DOVERE DI FIGLIA, DI SORELLA, DI SCOLARA, DI AMICA, CON BONTA’, LETIZIA, ANCHE SE IL DOVERE E’ TALVOLTA FATICOSO.
2.SERVIRE LA PATRIA COME LA MAMMA PIU’ GRANDE LA MAMMA DI TUTTI I BUONI ITALIANI.
3. AMARE IL DUCE CHE LA PATRIA HA RESO PIU’ FORTE E PIÙ’ GRANDE..
4.OBBEDIRE CON GIOIA AI SUPERIORI.
5.AVERE IL CORAGGIO DI OPPORSI A CHI CONSIGLIA IL MALE E DERIDE L’ONESTA’.
6. EDUCARE IL PROPRIO CORPO A VINCERE GLI SFORZI FISICI E L’ANIMA A NON TEMERE IL DOLORE.
7.FUGGIRE LA STUPIDA VANITA’ MA AMARE LE COSE BELLE.
8.AMARE IL LAVORO CHE E’ VITA E ARMONIA.
In conclusione l’O.N.B. tendeva ad esercitare una forma di controllo anche sulle fasce giovanili non organizzate, ostentando la sua capacità d’organizzazione e mobilitazione, l’alto valore delle attività da lei gestite, la massiccia adesione dei giovani in modo da dimostrare quanto il fascismo stesse radicandosi nel paese promuovendosi come unica forza innovatrice adeguata alle esigenze della nazione. I risultati delle attività promosse nell’ambito dell’organizzazione giovanile si proiettavano su tutta la politica del regime e n’esaltavano la capacità di ravvivare ed indirizzare le energie del popolo italiano. L’O.N.B. estendendo le sue competenze in campo assistenziale contribuì a rafforzare la concezione dello ”stato sociale” nata con il fascismo. La stessa attività ginnico - sportiva gestita dall’O.N.B. costituiva una risposta alle esigenze sociali dei giovani i quali avevano modo, entrando in quest’organizzazione, di evadere da una dimensione di vita isolata e limitata, pur se valida, come della famiglia. L’O.N.B. offriva ai giovani provenienti dal ceto popolare possibilità che le famiglie non avrebbero mai potuto garantire ai loro figli per ovvie ragioni economiche. La partecipazione diffusa di giovani si traduceva inevitabilmente in un atteggiamento positivo verso il regime. L’O.N.B. riuscì dunque a fascistizzare ampie fasce di giovani attraverso una gestione monopolistica della loro stessa vita: ma restava sempre difficile raggiungere i giovani provenienti dai ceti più bassi, per quanto allettanti fossero i servizi e i vantaggi offerti. Ciò era dovuto all’ostilità, tipica dei ceti meno abbienti, all’indifferenza verso il fenomeno del fascismo oltre che alle disagiate condizioni economiche - sociali che erano causa di una scarsa scolarizzazione (mentre la scuola costituiva per l’O.N.B. il principale canale di reclutamento). Tuttavia i dirigenti dell’O.N.B. tendevano ad imputare “questa evidente difficoltà di penetrazione tra i giovani dei ceti popolari, a limiti di carattere organizzativo” ma neanche un’organizzazione ancor più centralizzata ed efficiente avrebbe potuto permettere all’O.N.B. di “incidere su quei complessi fattori socioeconomici e culturali che selezionavano la partecipazione alle proprie attività”15: tali fattori erano legati alla struttura classista della società italiana che il regime tendeva tuttavia a difendere e consolidare.
DAL “BOLLETTINO DELL’OPERA BALILLA”
ANNO 1936
Volendo analizzare in maniera particolare un ambito preciso in cui L’O.N.B. operava, la semplice lettura di un documento originale dell’epoca, un “Bollettino dell’Opera Balilla”, é possibile cogliere l’atmosfera e l’enfasi creata da quest’organizzazione. La stampa, infatti, costituiva uno degli strumenti essenziali della propaganda politica e grazie a documenti di questo tipo é stato possibile anche inquadrare e contestualizzare la giovane cittadina di Littoria nell’ambito di un ben più vasto processo di fascistizzazione delle masse e di creazione del consenso. Nell’introduzione preposta al calendario delle manifestazioni organizzate dall’O.N.B. per l’anno XV, pubblicato sul Bollettino del 15 dicembre 1936, si può evidenziare e percepire quali fossero i segnali indirizzati verso le masse dal regime, quanto fosse aperto l’invito alla partecipazione e quanto l’attività dell’O.N.B. fosse valorizzata ed esaltata: ” L'opera Balilla é ormai nel suo undicesimo anno di vita. Undici anni di lavoro serrato e tenace hanno fatto dell’Opera la più potente ed invidiata organizzazione giovanile nel mondo, forte di sei milioni di tesserati, di centinaia di migliaia di dirigenti, ufficiali, istruttori, e graduati, di una vasta attrezzatura. Ma quello che più importa rilevare é che l’Opera ha creato un suo metodo d’educazione giovanile, nel campo dell’addestramento fisico e militare come in quello della preparazione politica e spirituale, metodo che si perfeziona anno per anno, e che é stato largamente imitato all’Estero. Il quadro delle manifestazioni dell’Opera Balilla aggiunge ormai al fascino giovanile e rivoluzionario - che da esse emana - la forza della tradizione. Tradizione, che comincia ad essere profondamente sentita e apprezzata dal popolo italiano, il quale segue con la massima simpatia ogni attività della pupilla del Regime, e le affida con profonda fiducia i suoi figli, perché imparino nei ranghi dell’istituzione a vivere e ad operare secondo il verbo mussoliniano”. Non si può negare l’efficacia di parole così cariche d’enfasi così incisive e così toccanti, parole che sembrano riassumere la storia dell’istituzione e riaffermarne la funzione guida per il popolo italiano.
Nel Bollettino erano puntualmente riportati i dati relativi al tesseramento:
CATEGORIE
Al 30/11/XIV
Al 30/11/XV
Diff. XIV/XV
Balilla
361897
544325
182428
Piccole Italiane
309269
491264
181995
Avanguardisti
117107
146219
29112
Giovani Italiane
58987
78849
19862
Totali
847260
1260657
413397

Ma una quantità notevole di dati relativi all’adesione all’O.N.B. e alla partecipazione alle iniziative promosse, sia a livello nazionale sia nell’ambito dell'Agro Pontino e in particolare di Littoria, può essere estrapolata da un supplemento al suddetto Bollettino, dedicato agli Agonali svoltisi nell’anno XIV. Gli Agonali erano grandi competizioni annuali che coinvolgevano tutti gli iscritti all’O.N.B. a livello nazionale. Manifestazioni di questo tipo erano il segno più tangibile dell’estensione e dell’efficienza di tale istituzione:
“Gli Agonali dell’Opera Balilla, organizzati nell’anno XIV in tutta Italia, hanno risposto pienamente agli scopi per cui sono stati istituiti.
I risultati, infatti, hanno riconfermato la formidabile organizzazione e la capillarità dell’Opera, ed hanno dimostrato la bontà del principio per cui gli Agonali sono stati voluti dalla Presidenza: sistemare, coordinare e sviluppare tutte le competizioni culturali, artistiche, sportive e artigiane, di addestramento militare e di giochi, in una sola vasta manifestazione, al fine di raggiungere con la massa degli organizzati l’unità delle energie fisiche e spirituali, che da sola può fare dell’uomo il completo cittadino - soldato.
La partecipazione agli Agonali é stata totalitaria. Infatti, tutti i novantaquattro Comitati provinciali hanno risposto all’esortazione della Presidenza, e ogni difficoltà di organizzazione - spesso non lieve, specie per alcune provincie e per ragioni varie e intuibili - é stata superata.
Gli organizzati che hanno partecipato ai vari Agoni sono stati in tutta Italia n. 784280. Hanno partecipato alla manifestazione n. 4100 Comitati comunali; n. 2503 Gruppi; n.1165 Legioni; (?) Scuole ed Istituti”.
Così sono “celebrati” in questo Bollettino gli Agonali organizzati dall’O.N.B.: si può cogliere in queste parole la volontà del regime di imporre la sua politica totalitaria, coinvolgendo ed invitando il popolo italiano a partecipare attivamente. In seguito sono riportati i dati relativi alla graduatoria degli Agonali e le modalità di valutazione adottate.
Esaminiamo in particolare i parametri sulla base dei quali Littoria si é classificata al quarantaquattresimo posto con 33,5 punti su 75 città regolarmente classificate:
TOTALE TESSERATI
26140
TOTALE PARTECIPANTI AGLI AGONI
1865 (7%)
PARTECIPANTI AGONI CULTURA
549 (29%)
PARTECIPANTI AGONI ARTE
441 (24%)
PARTECIPANTI AGONI MILITARI
324 (17%)
PARTECIPANTI AGONI SPORTIVI
236 (13%)
PARTECIPANTI AGONI LAVORI FEMMINILI
324 (17%)
TOTALE COMITATI COMUNALI E RIONALI
48
TOTALE COMITATI PARTECIPANTI AGONI
34 (71%)
TOTALE LEGIONI
20
TOTALE LEGIONI PARTECIPANTI AGONI
12 (60%)
TOTALE GRUPPI
43
TOTALE GRUPPI PARTECIPANTI AGONI
18 (42%)
TOTALE SCUOLE E ISTITUTI
12
SCUOLE E ISTITUTI PARTECIPANTI AGONI
11 (92%)

I due criteri in base ai quali erano stabilite le graduatorie erano dunque stabilire le percentuali dei partecipanti rispetto ai tesserati, le percentuali dei partecipanti ai vari Agoni rispetto al totale dei partecipanti e, analogamente, le percentuali relative a comitati, legioni, gruppi, scuole ed istituti; infine bisognava stabilire un punteggio a ciascuna provincia assegnando un’unità per ogni per cento relativo ai partecipanti rispetto ai tesserati e un decimo per ogni per cento relativo alle rimanenti voci.
E’ evidente che il punteggio dipendeva esclusivamente dalla consistenza della partecipazione da parte della provincia; riguardo al secondo criterio di valutazione la Presidenza ammette con una chiarezza “degna di lode” che vi sono stati degli errori nei dati forniti da alcuni comitati provinciali: “Ciò pertanto deve far ritenere la graduatoria sotto riportata più che graduatoria vera e propria, una esposizione approssimativa dell’ordine dei risultati raggiunti”.
Tali considerazioni critiche non potevano che dimostrare quanto l’O.N.B. fosse trasparente nella gestione del suo rapporto con le masse: vengono infatti denunciate mancanze e difficoltà a livello organizzativo quasi rivolgendo un appello al popolo italiano, affinché partecipi e si attivizzi ulteriormente per supplire con l’impegno individuale e collettivo alle mancanze organizzative dell’O.N.B.. Seguono ringraziamenti particolari e generali rivolti a tutti coloro che avevano contribuito alla buona riuscita, nel complesso, di tale manifestazione.
Leggere un Bollettino permette anche di farsi un’idea di quale importanza e di quale livello d’organizzazione avesse raggiunto l’attività ginnico - sportiva: l’O.N.B. rilasciava, a scopo educativo - propagandistico, dei brevetti a quegli “organizzati” che avevano raggiunto determinati risultati in prove ginnico – sportive. Per ottenere un brevetto era necessario, anzitutto, aver compiuto il dodicesimo anno d’età e versare al comitato di diritto una quota di cinque lire, oltre ad attenersi a particolari norme nello svolgimento delle prove specifiche, relative a ciascuna delle divisioni in cui erano ripartiti gli iscritti.
Questi erano i “diporti” per i quali erano rilasciati i brevetti:

BALILLA E PICCOLE ITALIANE
Sci (generico, escluso il salto), scherma (fioretto), atletica (salto con pedana e funicella, marcia, corsa), nuoto (compreso tuffo da pedana d’altezza inferiore al metro), equitazione, pattinaggio a rotelle (esclusi i salti), pallacanestro, pallacorda, palla rilanciata, palla a volo, ritmica.

AVANGUARDISTI
Sci, scherma (fioretto, sciabola e spada per Avanguardisti d’età superiore ai 16 anni), nuoto (compreso tuffo da non oltre i 3 metri), equitazione, pattinaggio sul ghiaccio, pattinaggio a rotelle, atletica leggera, attrezzistica elementare, lotta greco – romana (età 16-18 anni), canottaggio, palla a nuoto, palla a canestro, pallacorda, calcio, palla a mano.
GIOVANI ITALIANE
Sci (salto escluso), scherma (fioretto), nuoto (escluso tuffo), equitazione,
pattinaggio a rotelle, atletica leggera (escluso disco), canottaggio, palla a nuoto, ritmica, pallacanestro, pallacorda, pallarilanciata palla a volo, volano al tamburello.
.
I brevetti dovevano essere un modo per gratificare l’iscritto, stimolarlo ed incitarlo ulteriormente alla pratica sportiva. Altre attività e competizioni ginnico - sportive erano organizzate fra scolari e fra scuole allo scopo di permeare la realtà scolastico - educativa dei nuovi valori, in misura magggiore.
In questo Bollettino, come in altri, erano emessi i bandi di concorso relativi alle scuole istituite dal regime per avviare i giovani già inquadrati nell’O.N.B. verso una specializzazione in determinati settori. La presenza di queste scuole é testimonianza di come l’O.N.B. gestisse le masse, al punto di essere in grado di delineare anche i quadri generali dell’assetto politico - sociale del paese.
Questo breve articolo riferito alle accademie fasciste di Roma e Orvieto é esemplare:
“L’accademia fascista é un Istituto a carattere militare basato sui più moderni principii didattici ed educativi, tendenti a sviluppare le attitudini morali, intellettuali e fisiche dei giovani indirizzati alla nobile professione dell’educatore fascista. Essa fornisce una cultura generale, scientifica, tecnica e letteraria, e l’addestramento pratico che sono ritenuti indispensabili per l’inquadramento, l’educazione fisica, morale e politica, e per la sorveglianza e l’assistenza agli organizzati dell’Opera Balilla. (.......) Questo studio organico e sistematico permette al diplomato all’Accademia di possedere un ‘efficiente cultura pari a quella degli insegnanti preposti ad altre discipline. In tal modo l’insegnamento dell’educazione fisica viene ad essere impartito secondo le direttive del Regime fascista che vogliono fare di essa una disciplina veramente giovevole allo sviluppo fisico e morale della gioventù”.
Presso Sabaudia vicina a Littoria era stata istituita una Scuola Marinaretti dell’Opera Balilla che aveva “lo scopo di provvedere all’educazione e all’istruzione professionale dei giovani desiderosi di avviarsi alla vita marinara”.
I Bollettini dell’Opera Balilla ci offrono una quantità notevole di dati relativi agli affari generali dell’organizzazione e quindi ai tesseramenti:
ANNI
BALILLA
AVANGUARDISTI
PICCOLE ITALIANE
GIOVANI
ITALIANE
TOTALI
1932
1081047
421525
690183
98892
3149125
1933
1562651
443278
1322228
125912
3454069
1934
1952597
535974
1637689
200971
4327231
1935
2121003
677970
1802549
298836
4900358
1936
2332284
788896
2007710
381925
5510815
1937
2478768
960118
2130530
483145
6052561
Ecco un quadro generale dei dirigenti dell’O.N.B. per l’anno XIV:
:
PRESIDENTI PROVINCIALI
94
PRESIDENTI SEZIONI COLONIALI
5
PRESIDENTI COMUNALI RIONALI E FRAZIONALI
9725
CONSIGLIERI DEI COMITATI PROVINCIALI E COMUNALI
35378
UFFICIALI M.V.S.N.
16761
Ciò rende ancor più l’idea di quanto L’O.N.B. fosse organizzata capillarmente se a questo prospetto si aggiungessero quelli dei dati relativi a FIDUCIARI, CAPI GRUPPO, CAPI SQUADRA, CAPI CENTURIE, SEGRETARI, UFFICIALI e via dicendo.
Riguardo manifestazioni d’alto valore organizzate dall’O.N.B questo breve articolo dedicato all’ottavo “CAMPO DUX” esemplifica ulteriormente quale atmosfera di celebrazione si venisse a creare intorno a quest’istituzione e al regime stesso:
“L’VIII Campo , che é stata la manifestazione conclusiva dell’intensa attività preparatoria degli Avanguardisti, si é svolto a Roma dal 2 all’11 settembre XIV. Alla grandiosa manifestazione annuale che nell’anno XIV ha assunto particolare importanza per il nuovo tipo delle formazioni, hanno partecipato inquadrati da 1800 Ufficiali della M.V.S.N. addetti all’Opera Balilla, 25000 Avanguardisti, in rappresentanza delle 94 Provincie d’Italia. Ordinati su 21 Legioni hanno partecipato alla sfilata dinanzi al duce meritando il Suo elogio”.
Nei Bollettini non mancavano segnalazioni e citazioni riguardo al conferimento di croci al merito e diplomi di benemerenza con i quali era premiata quella “gioventù eroica “ che l’O.N.B. allevava.
Come già evidenziato nel profilo generale delle attività e delle finalità dell’O.N.B. tale organizzazione gestiva una serie d’attività culturali finalizzate all’educazione spirituale e religiosa dei cittadini italiani .Esistevano dei corsi di cultura consistenti nello svolgimento di conferenze che potevano avere argomento politico, storico, letterario, scientifico o artistico la cui funzione era richiamare i cittadini ad una profonda coscienza del loro “essere italiani” e renderli dunque consapevoli di un patrimonio storico e politico completamente nuovo .
Nei Bollettini si possono notare riferimenti all’organizzazione e alla gestione di biblioteche, scuole, corsi di cultura professionale, concorsi (ad esempio il concorso a borse di studio e operosità “BENITO MUSSOLINI”), aziende agricole e campi sperimentali, teatri, compagnie filodrammatiche, cinematografi, attività musicali, delle quali erano pubblicati, quasi maniacalmente, i dati relativi alla partecipazione degli iscritti.
Anche il dopo scuola era un’attività in costante sviluppo com’evidenziano altri dati: nell’anno XIV il numero di tali organizzazioni era cresciuto fino a 6849 unità rispetto ai 4155 dell’anno XIII.
Ma senza dubbio la stampa e quindi la propaganda politica costituiva il pilastro del Regime grazie ad una efficace azione di controllo esercitata in modo particolare anche attraverso l’O.N.B. che faceva molta leva sulla necessità di aumentare la propaganda a livello nazionale ed estero, gestendo materiale d’archivio e fotografico. E’ facile trovare nei Bollettini apposite sezioni o articoli dedicati alle pubblicazioni più recenti, e quindi consigliate dal regime stesso, d’opuscoli e giornali diretti dal Regime.
Nell’ambito dei processi educativi non deve essere assolutamente tralasciata l’esistenza delle scuole rurali, attraverso le quali il Regime tentava di rivolgersi direttamente alle masse contadine: nell’anno XV il numero delle scuole gestite dall’O.N.B. era salito a 7928 unità (di cui 6651 scuole rurali e le rimanenti adibite allo svolgimento di corsi serali rivolti agli adulti e di corsi complementari rivolti a giovani già inquadrati nell’O.N.B.) mentre i ragazzi iscritti erano 200810 (di cui 190011 frequentanti; 165267esaminati e 132604 promossi) e gli adulti che partecipavano ai corsi 49076 (di cui 45450 frequentanti; 39110 esaminati e 33831 promossi). Gli insegnanti erano 6891 di cui maschi 1117 e femmine 5774.
Attraverso le scuole rurali si provvedeva a fornire alle masse contadine un’assistenza igienico - sanitaria ed un sostegno economico.
La radio rurale costituiva un ottimo sussidio didattico che andò via diffondendosi nelle scuole: ”Mediante la radio della scuola non solo gli alunni , ma tutti i rurali del borgo partecipano alla vita della Nazione ...”.A proposito, questa notizia si riferisce alla città di Littoria: ”LITTORIA - Le scuole rurali di Doganella (Sermoneta), Scafa di Ponte e Delibera (Terracina) sono riuscite vincitrici di un apparecchio radio che la Ditta Bagnini di Roma aveva messo a disposizione del quotidiano “Il Popolo d’Italia” per concorso da bandirsi fra tutte le scuole di Stato e Rurali”.
Interessante é notare che erano pubblicati anche dati relativi all’edilizia scolastica: ad esempio nell’anno scolastico 1936-37 le scuole rurali dotate d’edifici completi erano 1066 mentre quelle funzionanti in edifici affittati 5585, per un totale di 6651 scuole rurali, le scuole in costruzione 79, quelle costruite 14, e le pratiche ancora in corso per la costruzione di nuovi edifici 40, con uno stanziamento di 800000 lire da parte del Ministero per l’Educazione Nazionale.
Questa serie d’osservazioni permette di comprendere meglio quale fosse l’atteggiamento del regime verso le masse e come, attraverso l’O.N.B., fosse possibile estendere la sfera del consenso attivo ed incrementare e valorizzare il patrimonio culturale ed ideologico.
.
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1-2
“La via italiana al totalitarismo” , Emilio Gentile (cap. 4)
3-15
“La organizzazione del consenso nel regime fascista: l’O.N.B. come istituzione di controllo sociale” di Bartoli Paolo. Consultare questo testo per la ricerca di cenni bibliografici più precisi.
Tutte le rimanenti espressioni tra virgolette sono così riportate perché appartenenti ad una terminologia specifica largamente utilizzata dal duce e quindi tratte da fonti di altra natura che sarebbe troppo dispendioso riportare.
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