L' esercizio della professione medica

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Testo

L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE MEDICA NELL' ANTICHITA'
L’insegnamento e la dottrina
Nei primi tempi l’apprendimento delle pratiche mediche si svolgeva essenzialmente nell’ambito delle pareti domestiche:si trattava di una medicina di carattere empirico,le cui conoscenze venivano tramandate di padre in figlio. Le prime guerre tra Roma e i popoli confinanti diedero luogo all‘apparizione di chirurghi improvvisati,che trasmettevano poi ai loro assistenti l’arte di curare i traumi e le ferite appresa sui campi di battaglia. Solo dopo il decreto emanato da Giulio Cesare,che concedeva la cittadinanza romana ai medici,furuno istituite scuole ove venivano impartite lezioni di anatomia,fisiologia e patologia,a somiglianza delle più celebri e qualificate scuole greche. Accanto a questo insegnamento teorico ce n’era anche uno di carattere pratico,in quanto il maestro portava con sé gli allievi nelle visite ai pazienti:si apprendeva così la diagnostica. Si imparavano le operazioni manuali,medicazioni,salassi,applicazione di ventose,preparazione di unguenti,clisteri e interventi chirurgici. L’insegnamento impartito in queste scuole era di carattere privato e quindi non ricosciuto con un diploma pubblico o con un’attestazione di frequenza ai corsi e di superamento degli esami. Da parte dello Stato, non c’era alcun controllo della preparazione scientifica dei medici. Si faceva eccezione solo per i medici pubblici, cui si richiedeva quella garanzia di serietà e dottrina che oggi si pretende da tutti. In privato,chiunque poteva professarsi medico. L’unico controllo era quello della voce pubblica ed era interesse del professionista serio conquistarsi una buona reputazione,il solo elemento di affidamento per distinguere i medici scrupolosi dai ciarlatani,in quanto in una situazione del genere era facile trovarsi a che fare con tutta una serie di imbroglioni. I medici più insigni si formavano nei centri d’insegnamento dell’Oriente ellenizzato. A Roma,l’insegnamento medico impartito nelle scuole non raggiunse mai il livello toccato nel mondo ellenico. Nel II secolo d.C. si da vita ad un insegnamento medico in un luogo preciso nel Tempio della Pace. I pubblici poteri non avevano interesse per una disciplina indubbiamente di riconosciuta utilità, ma esercitata da gente di condizione servile o affrancata e non compresa tra le arti liberali. Prima del regno di Alessandro Severo,non si hanno prove incontrovertibili di un insegnamento pubblico in Roma:questo imperatore mise a disposizione degli auditoria per tenere i corsi e istituì delle borse di studio per i giovani liberi senza possibilità finanziarie. Gli studi di medicina cominciavano generalmente alletà di sedici anni;la durata dei corsi variava a seconda della necessità che si aveva di guadagnare. Ad Alessandria si praticava anche la vivisezione sull’uomo,prendendo come cavie dei criminali. Questa pratica era rifiutata da Celso,che la reputava crudele ed inutile,mentre riteneva necessaria,per gli studenti,la dissezione dei cadaveri per poter conoscere la posione,l’interdipendenza e la fisiologia degli organi. La letteratura medica era prevalentemente in lingua greca anche se non era facile disporre di molti testi,considerato il costo del materiale e le spese necessarie per la copiatura manuale.
Le specializzazioni
Originariamente i medici a Roma avevano una competenza generica ma col trascorrere del tempo si adottò il sistema che vigeva soprattutto nella scuola di Alessandria,ove ciascun medico curava una sola malattia o un organo particolare. Così a Roma si assistette ad un fenomeno di frammentazione della competenza medica,che finì per oltrepassare i limiti del buonsenso e sfiorare il ridicolo. Si arrivò al punto che c’erano medici per ogni tipo di operazione. Anche Cicerone non apprezzava tale spezzettamento della pratica medica,la tendenza alla frammentazione della disciplina dopo Cicerone divenne sempre più diffusa. È opportuno sottolineare che le specializzazioni di epoca romana non vanno intese nel senso che oggi vi attribuiamo. Non ci sono giunte molte menzioni di medici specialisti nelle affezioni delle orecchie:un’affrancato di Antonio Pio porta il titolo di medicus auricularius. I dentisti non erano designati con un titolo particolare,sebbene la cura dei denti fosse praticata dai tempi più antichi. I Romani,infatti,avevano ereditato dagli Etruschi l’uso delle protesi dentarie. Sugli oculisti,si hanno molte testimonianze,soprattutto archeologiche. Ci sono pervenute iscrizioni di medicus ocularii. L’oculistica era considerata una branca molto importante della medicina. In origine la separazione tra medicina e chirurgia non era molto marcata. Accadeva che i medici praticavano di fatto piccoli interventi come la riduzione di fratture leggere e,una chirurgia d’urgenza. L’ostetricia era praticata soprattutto dalle donne. I medici con una vasta clientela e con possibilità finanziarie si facevano aiutare da assistenti. Nelle palestre e nei ginnasi c’era personale esperto,che prescriveva cure di carattere igienico. C’era,inoltre,un medico specialista in unzioni e massaggi. Esisteva il vero e proprio massaggiatore che faceva parte del personale dei medici delle palestre.
LE VISITE E I CONSULTI
Galeno raccomandava ai medici di essere discreti,di parlare a voce bassa e addirittura di astenersi dal mangiare aglio e cipolla e dal bere troppo vino prima della visita: in caso di inosservanza di tali accorgimenti,bisognava rimediare succhiando delle pastiglie. Il medico doveva inoltre osservare altre regole di condotta: tenere una conversazione che non fosse né brusca né servile; esprimersi con un linguaggio corretto e castigato,se il malato era colto;avere un atteggiamento modesto e naturale, un abbigliamento sobrio,esente sia dal lusso che dalla scitteria,una pettinatura rispondente ai gusti del pazinte,unghie curate. Quando il malato non poteva recarsi dal medico,mandava uno schiavo a chiamarlo e poiché il medico era spesso occupato,era necessario armarsi di molta pazienza. I medici che andavano a visitare i pazienti presso il letto dal I secolo d.C. erano chiamati medici clinici. Spesso si davano molte arie e conducevano con sé un codazzo di assistenti;nei loro giri frettolosi,si limitavano a tastare il polso del malato.
AMBULATORI,CLINICHE E OSPEDALI
L’analisi delle fonti letterarie ci fornisce un quadro sulla situazione relativa ai luoghi di cura. L’Amphitryon di Plauto,dichiara di essere stato anche in medicinis e in tonstrinis ,ossia nelle botteghe dei medici e dei barbieri. Questa medicina corrisponde alla taberna:il termine taberna fa pensare a una bottega che si affaccia sulla strada. Anche Cicerone parla di una taberna offerta da una certa Sassia al medico Stragone nel borgo di Larino e dotata di tutto il necessario per esercitarvi la sua arte. In un rilievo della necropoli di Porto è raffigurato un medico seduto nel suo studio,intento a leggere un volumen presso uno scaffale,sul mobile è appoggiato un astuccio con ferri chirurgici. Il mobilio dello studio medico era di norma scarso,consistente in qualche scaffale. Queste tabernae medicae dovevano essere,nel contempo,ambulatori e dispensari dove si vendevano le preparazioni mediche e anche cosmetiche. Il medico poteva prepararsi personalmente i rimedi e vi teneva un armadio con medicamenti d’urgenza,antidoti e veleni. Le sale d’aspetto degli ambulatori erano di solito piene di gente. Nei Menaechmi di Plauto un medico si offre di curare un folle che è andato a visitare,invitando i congiunti a trasportarlo presso la sua abitazione. Il medico a volte ospitava i pazienti anche nella sua casa, ove disponeva di personale che lo assisteva. Anche Galeno curò per tre giorni nel suo domicilio un malato dei sobborghi di Roma per poterlo visitare secondo necessità cosa altrimenti impossibile. Ben pochi ambulatori sono stati identificati con sicurezza. Essi,infatti,non differivano sostanzialmente da altri edifici nell’architettura e non erano dotati di installazioni fisse. Pertanto,solo elementi come attrezzature sanitarie,strumenti chirurgici e testi di carattere medico eventualmente reperiti in essi,possono aiutare a distinguerli da altre costruzioni. Tuttavia,le attrezzature e i testi scritti non sono quasi mai sopravvissuti per la deperibilità del materiale di cui erano costituiti,mentre gli strumenti chirurgici,sono stati raramente scoperti negli edifici in cui venivano utilizzati;per il loro valore difficilmente venivano abbandonati,a meno che non si verificassero eventi eccezionali,come l’eruzione delVesuvio del 79 d.C. ,che ha fissato la vita quotidiana delle città ubicate in quell’area. Quantunque un’ingente quantità di informazioni sia andata perduta per il fatto che i locali,nel corso dei primi scavi,vennero sgomberati e i relativi arredi e suppellettili spessi dispersi,ci sono rimaste descrizioni che ci mettono a disposizione interessanti dati. Nella Casa del Chirurgo a Pompei sono stati ritrovati sul pavimento della sala da pranzo dei ferri chirurgici che hanno dato il nome all‘edificio. Si può ipotizzare che appartenessero a un medico che forse esercitava la professione nella sua abitazione. Sempre a Pompei,è stata scoperta una taberna medica,ove sono stati rinvenuti sul pavimento,vasi e flaconi. A Roma non si hanno testimonianze di una vera e propria ospedalità,ma solo di una parvenza di sistema ospedaliero. Sull’Isola Tiberina, vi erano locali dove i pazienti passavano la notte per l’incubatoio, ma non ricevevano un’assistenza ospedaliera nel senso proprio del termine. Cosa fossero i valetudinaria citati da alcune fonti non si può dire con esattezza: forse una sorta di infermerie di carattere privato. C’erano poi i valetudinaria delle grandi tenute agricole che servivano a curare gli schiavi. Altra cosa erano i valetudinaria militari,veri e pripri ospedali noti sia dalle descrizioni di Igino,sia dai resti di alcuni edifici rinvenuti lungo il limes settentrionale,in accampamenti non solo legionari,ma anche ausiliari. I primi ospedali militari vennero identificati perché,furono trovate attrezzature mediche in Germania,ove furono rinvenuti un centinaio di utensili medici. Gli ospedali militari,che erano parte integrante dell’accampamento romano,venivano costruiti in zone appartate per assicurare tranquillità ai degenti. Concepiti con criteri d’ampiezza e funzionalità,potevano comprendere vari ambienti,tra cui corsie per i degenti,stanze di isolamento,dispensari e sala operatorie. Gli ospedali militari consentivano l’ospedalizzazione di alcune centinaia di malati e vi erano praticate la chirurgia,la traumatologia e la cura delle ferite da guerra,ma anche la cura delle malattie delle truppe. Come mai però nella Roma pagana non vi erano ospedali civili? L’origine di questa carenza va ricercata nella mentalità dominante,per la quale non si aveva molto rispetto della vita umana e non si provava compassione per la sofferenza e la miseria,mentre ci si esaltava di fronte agli spettacoli cruenti dei circhi e degli anfiteatri. Per questo lo Stato non si curava di istituire un’assistenza ospedaliera pubblica. Gli ospedali destinati agli schiavi e ai militari soddisfacevano esigenze di carattere utilitario. Bisognerà attendere l’affermarsi del Critistianesimo per assistere all‘organizzazione di ospedali,che dall’Oriente si diffonderanno in tutto il territorio dell’Impero.

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