Kura giapponesi

Materie:Appunti
Categoria:Storia
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Testo

KURA

Spesso il secondo piano dei negozi viene utilizzato come soggiorno. Si è già accennato al fatto che i kura, ossia i fabbricati a prova d'incendio, spesso vengono sistemati in modo da potervi soggiornare.
Per allestire la stanza in modo da potervi soggiornare, si erige, a una distanza di due o tre piedi dalle pareti, una leggera intelaiatura di bambù che viene coperta di stoffa, come una tenda da accampamento. L'intelaiatura forma anche un soffitto, in modo da nascondere i muri grezzi e le travi del pavimento del piano superiore. Da una parte la stoffa è predisposta in modo da poter essere arrotolata come una tenda e permettere di uscire dal drappeggio. L'arredamento della stanza era costituito da scaffali di libri, un tavolino, un hibachi e altri suppellettili, quasi tutti splendidi pezzi d'antiquariato.
Di solito il kura è staccato dalla casa d'abitazione, ma molte volte è collegato ad essa mediante una precaria struttura di legno coperta da un tetto, facile da demolire in caso di incendio. Lo spazio sottostante può venire utilizzato come ripostiglio per gli utensili di casa. Le porte massicce del kura, tenute sempre aperte, hanno dei rivestimenti di tavole fissati da un piolo di legno che passa attraverso una graffa di ferro della porta. Il rivestimento serve per proteggere da sfregi e colpi la porta che, come le pareti del kura, è fatta di fango e intonaco applicati su una armatura robusta, ma è anche sistemato in modo tale da poter esser levato immediatamente in caso d'incendio, e permettere così di chiudere la porta. La struttura precaria di questo portico può bruciare in fretta, senza danneggiare il kura.
L'edificio ha spesso un rivestimento esterno di assi, fissato con lunghi listelli di legno che si infilano in graffe saldamente attaccate ai muri. Questi ganci hanno lo scopo di proteggere i muri dagli effetti degli agenti atmosferici. La stanza superiore al kura viene adibita spesso a magazzino, in sostituzione del granaio; essa può contenere fasci di erbe secche, granaglie, un vecchio filarello, casse, insomma, le stesse cose che in genere trovavano il loro ultimo rifugio nelle nostre soffitte.

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