Italia e Germania - Il compimento dell'Unità

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

ITALIA E GERMANIA: IL COMPIMENTO DELL’UNITA’

1 Mentre esplodeva il brigantaggio, il Parlamento prendeva la decisione fondamentale per la vita di uno Stato: quale Costituzione dare all’Italia. Sarebbe certo stato più opportuno elaborare una Costituzione nuova, studiata sulle particolari caratteristiche del paese, ma la maggioranza del Parlamento decise di estendere a tutta l’Italia lo Statuto albertino e la sua legge elettorale. Tale legge concedeva il diritto di voto a tutti i maschi maggiorenni con i seguenti requisiti:
• saper leggere e scrivere;
• possedere un certo reddito annuo;
• versare una certa quota di tasse.
Rimasero così esclusi dai diritti politici i contadini e gran parte dei ceti urbani.
Di conseguenza, solo il 7% della popolazione maschile adulta furono iscritti alle liste elettorali.
Il governo fu formato dai rappresentanti di questa corrente ai quali fu dato il nome di Destra storica.

2 Oltre la Questione meridionale, lo Stato italiano doveva affrontare molti altri problemi:
• bisognava procedere all’unificazione amministrativa della penisola
• all’incompiuta Unità
• all’ostilità del papa sostenuto dalla Francia che aveva dato luogo a una vera e propria Questione romana.
Nel 1861 morì Cavour.
Essendo impossibile giungere a un compromesso con il papa, il governo tentò nel 1862 di conquistare Roma militarmente inducendo segretamente Garibaldi a ripetere un’impresa simile a quella dei Mille; quando però il generale giunse in Calabria, Napoleone III minacciò di invadere l’Italia e a mobilitare l’esercito, che fermò i garibaldini sull’Aspromonte.

3 Eventi importanti stavano intanto maturando in Germania, l’altra realtà territoriale che aspirava all’unità. Furono Guglielmo I, re di Prussia, e il suo cancelliere Otto von Bismarck a guidare il movimento per l’unificazione dei 39 staterelli tedeschi, presieduti dall’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.

4 Ritenendo utile un’alleanza con l’Italia contro l’Austria, le due nazioni provocarono nel 1866 la Guerra austro-prussiana al termine della quale l’Italia ottenne il Veneto, ma non Trento e Trieste, che rimasero austriache. All’episodio italiano di questo conflitto si dà il nome di Terza guerra d’Indipendenza.

5 La formazione di una Germania unita impensierì i Francesi che, nel 1870, dichiararono guerra alla Prussia. Lo scontro si concluse con la sconfitta di Napoleone III a Sedan e con la proclamazione di Guglielmo I Kaiser del Secondo Reich. I Tedeschi imposero pesanti condizioni di pace, che furono accettate dalla maggior parte dei Francesi i quali, proclamata la Repubblica, elessero un governo conservatore pronto a firmare la resa.

6 Non furono invece accettate dai democratici e dagli operai di Parigi, che formarono un governo cittadino chiamato Comune e si barricarono in città pronti a difenderla. Il governo conservatore reagì brutalmente e i “comunardi” furono massacrati. Per otto settimane una città europea aveva avuto il primo governo operaio della storia e questo costituiva un precedente che i borghesi ritennero pericolosissimo. Il massacro contro i “comunardi” fu dunque anche la vendetta di un’intera classe, la borghesia, contro un’altra classe, il proletariato.

7 L’Italia approfittò della scomparsa dalla scena politica di Napoleone III, il difensore del papa. Nel 1870, un reparto di bersaglieri cannoneggiò Porta Pia e, aperta una breccia, entrò a Roma.
Nel 1871 il Regno d’Italia sperò di risolvere la Questione romana con la Legge delle Guarantige (cioè “delle garanzie”), che riconosceva l’esistenza dello Stato vaticano, costituito, come oggi.
Pio IX invece reagì chiudendo definitivamente ogni possibilità di colloquio: si chiuse in Vaticano in un volontario esilio dichiarandosi “prigioniero dello Stato italiano” e, con la bolla Non expedit, proibì ai cattolici e al clero di votare e di partecipare alla vita politica. Questo grave divieto era reso possibile dal dogma che egli stesso aveva proclamato nel 1870: il dogma dell’infallibilità del papa.
Nel luglio 1871, Roma diventava la capitale del regno. Con questo ultimo atto ebbe fine il Risorgimento.

8 Intanto, per raggiungere il pareggio del bilancio dello Stato, la Destra aveva imposto pesanti tasse, fra cui la tassa sul macinato, varata nel 1868. Essa danneggiò sia i coltivatori delle campagne, che la pagavano ai mugnai quanto ritiravano la farina macinata, sia i consumatori delle città, perché provocò un forte rincaro del prezzo del pane. Le rivolte popolari contro la tassa furono numerose, ma vennero represse nel sangue con un bilancio finale di 250 morti.

9 Le profonde differenze tra le regioni convinsero la Destra che era necessario adottare un modello di Stato accentrato alla francese. In base a questa scelta i comuni non furono amministrati da sindaci eletti dai cittadini, ma da sindaci nominati dal re; inoltre le province furono sottoposte al controllo dei prefetti.
In campo economico il governo scelse la via del liberismo, che fu realizzato abolendo le imposte doganali sui prodotti importati dall’estero e realizzando trattati commerciali con altra nazioni per la libera esportazione delle merci italiane. Una parte delle tasse fu impiegata nel potenziamento della rete di trasporti, che unì finalmente i maggiori centri del paese.

10 Con la morte, nel 1878, di Pio IX e di Vittorio Emanuele II si chiuse un periodo per molti versi positivo per l’Italia, che ormai poteva dialogare con le grandi potenze e procedere alla modernizzazione dell’economia. Tuttavia la spietata repressione del brigantaggio e la mancata distribuzione delle terre ai braccianti lasciò nelle popolazioni del Sud una totale sfiducia nei confronti dello Stato, addirittura disprezzato delle grandi famiglie di Palermo, che costituirono un “controgoverno” di fatto: quello della mafia. Intanto nel resto del paese iniziò la lotta di classe.

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