Il successo di un imperatore

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Testo

IL SUCCESSO DI UN IMPERATORE

Quali varianti influiscono sulla conquista del potere da parte di un imperatore, e successivamente sulla stabilità del suo impero?
Roma, abituata da sempre ad una repubblica, non voleva cambiare, almeno formalmente, questa forma di governo. Ottaviano Augusto si rese conto che i tempi erano maturi per poter passare ad un principato, ma si rese conto anche a cosa sarebbe andato incontro se avesse tolto al popolo romano ciò a cui era abituato. Infatti, per non perdere l’appoggio degli organi competenti, che un giorno avrebbero potuto aiutarlo, non dimenticava mai di chiedere loro il parere, e decise di attuare un cambiamento graduale, lasciando inalterate tutte le magistrature. Questo sistema, come previsto da Augusto, funzionò molto bene, tanto che, durante il suo regno, ci fu un periodo di pace e di tranquillità, chiamato “Pax Augustea”. Per far sì che questo passaggio andasse a buon fine anche i suoi successori si sarebbero dovuti comportare come lui; ma non fu così, poiché nel I secolo d. C. alcuni membri delle dinastie Giulio-Claudia e Flavia, come Nerone e Domiziano, tendendo al dispotismo persero il favore e la fiducia di chiunque. Così facendo, questi imperatori furono per la maggior parte vittime di congiure. In questo contesto a Roma si formarono tre forze in conflitto tra loro, cioè il senato, i pretoriani e l’esercito: queste forze erano consapevoli di essere indispensabili per l’Impero, anche perché di solito erano loro ad ordire le congiure. Poi c’era il popolo, molto facile da manovrare, non in conflitto con le altre tre (perché non aspirava al potere, ma desiderava soltanto divertirsi ed avere abbondanti elargizioni di grano e di soldi) ma di cui ne era necessario il favore. Solitamente gli imperatori mantenevano sempre buoni rapporti con la classe che li aveva eletti, avendo così già molti problemi risolti; nonostante ciò, cercavano di tenere a freno, per quanto possibile, le altre tre forze. Altri imperatori invece, come precedentemente detto, avendo i loro predecessori perduto il favore della classe a cui appartenevano, non erano appoggiati da nessuno. Questi, volendosi guadagnare il favore del popolo, finanziavano i giochi, in particolare quelli gladiatori, per divertire la plebe; ma così facendo perdevano l’appoggio degli aristocratici, a cui avevano alzato le tasse. Per la confusione causata dalla morte di Nerone, un imperatore di quel tipo, vennero eletti ben quattro imperatori nello stesso anno. Inoltre ci fu un’alternanza di imperatori, alcuni nefasti ed altri propizi (Tiberio, Caligola e Nerone nefasti; Claudio, Vespasiano e Tito propizi). Nel II secolo d. C. si ebbe una svolta radicale a cui seguì un vero e proprio passaggio all’impero ed un ulteriore suo consolidamento. Si succedettero infatti una serie di imperatori tutti positivi, che erano, come Traiano e Adriano, provinciali, in questo caso spagnoli: questo perché Roma perse la propria centralità e importanza all’interno dell’Impero, facendo acquistare un maggiore potere alle province, le quali elessero degli imperatori che non appartenevano alla penisola italica. Soprattutto grazie al nuovo sistema dell’adozione per designare un successore, entrambi riuscirono a salire al potere garantendosi l’appoggio di tutte e quattro le forze, compreso il popolo; prova ne è che nessuno dei due fu vittima di congiure. Per fare ciò in certi casi cercavano di adottare una persona appartenente a una di queste classi, ma gradita agli altri; per esempio, Nerva designò come successore Traiano, valoroso soldato che godeva di grande fama anche fra le altre categorie e fra il popolo.
In conclusione, i parametri di cui un imperatore deve tener conto durante la sua ascesa al potere e durante il suo comando sono l’appoggio del senato, dei pretoriani, dell’esercito e il favore del popolo: tutte queste categorie potevano essere fondamentali in alcuni casi, ma fatali in altri.

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