Il Risorgimento

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Testo

IL RISORGIMENTO
Questo fu il periodo il quale la penisola italiana venne unificata politicamente. Il termine fornisce l’idea della rinascita dell’unità nazionale.
Le idee liberali, furono portate in Italia da Napoleone. I francesi si erano stabilmente insediati nella Pianura Padana, creando repubbliche sul modello francese: portando idee nuove, ma facendo ricadere l’economia locale. Erano nate così nuove aspettative ed ideali, incompatibili tra loro, ma unite dal generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica, superando la frammentazione della penisola.
Questo spinse i vari rivoluzionari della penisola italiana ad elaborare ed a sviluppare un’idea di patria più ampia e alla nascita di uno stato nazionale.
Il Risorgimento si divide un due fasi. La prima fase, che và dal 1847 al 1849, vede lo sviluppo di vari movimenti rivoluzionari, come le Cinque giornate di Milano nel 1848: rivolta particolarmente coraggiosa ed entusiasmante, in cui i milanesi lottarono per cinque giorni contro gli Austriaci, combattendo anche dalle terrazze e improvvisando barricate in ogni strada, riuscendo infine a scacciarli dalla città e a proclamarsi liberi dalla dominazione straniera.
Poi, con il fallimento del programma federalista neoguelfo, movimento politico ed ideologico affermatosi negli anni 1840-1848, che aveva come scopo l’unità nazionale costituita da una confederazione di Stati, governati ciascuno dal proprio principe, sotto la presidenza del pontefice, riprese vigore quello repubblicano mazziniano con una serie d’insurrezioni tutte fallite.
Quelle che più impressionarono furono l’episodio dei Martiri di Belfiore, avvenuto all’ingresso sud di Mantova nel 1852, riguarda la prima di una lunga serie di condanne a morte per impiccagione irrogate dal governatore generale del Lombardo-Veneto, feldmaresciallo Radetzky; e la disastrosa Spedizione dei Trecento di Sapri condotta all’insegna del credo mazziniano, svolta non tanto per il successo, ma per il “dare l’esempio”: questa si conclude con la morte di Carlo Pisacane, ma anche se quest’ultimo fallì, allontanò almeno per sempre il pericolo dell’instaurazione di un Regno murattiano nell’Italia meridionale, ed aprì la strada alla spedizione dei Mille.
Anche la Rivolta milanese del 6 febbraio 1853 impressionò la borghesia italiana: l’intento era in una spontanea partecipazione popolare, che avrebbe portato all’ammutinamento dei soldati ungheresi dell’esercito austriaco, ma fallì miseramente; oltre all’impreparazione e alla superficiale organizzazione, furono proprio i mazziniani a contribuire al fallimento, non facendo pervenire le armi e mantenendosi passivi. Così un pugno di uomini armati di pugnali andarono incontro al disastro in nome dei loro ideali patriottici e socialistici.
La seconda fase del Risorgimento và dal 1859 al 1860, questi furono gli anni decisivi per il processo di unificazione italiano. Nel 1859, il Piemonte di Cavour e Vittorio Emanuele II, alleatosi con la Francia di Napoleone III, si scontra con l’Austria nella II guerra d’indipendenza: il Piemonte conquista la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana. Nel 1860 si organizza la Spedizione dei Mille garibaldina, per liberare il Meridione d’Italia.
La dichiarazione del Regno d’Italia si ebbe il 7 marzo 1861; nel 1866 con la III guerra d’indipendenza, anche il Veneto entra a far parte del Regno. Infine, la conquista di Roma, il 20 settembre 1870, pone fine al dominio temporale della Chiesa.
Uno dei maggiori problemi che dovette affrontare il nuovo stato unitario fu quello del “brigantaggio meridionale”: una vera e propria guerra civile nota nel Sud Italia, in seguito all’invasione dell’esercito piemontese e l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia.
I Briganti combattevano per ottenere la riforma agraria che Garibaldi non aveva concesso deludendo le loro speranze, per impedire l’unità d’Italia e far tornare quei re che avevano sempre protetto i latifondi delle nobiltà e della Chiesa, negando ogni riforma.
A creare questa confusione agivano numerosi fattori, tutti comprensibili: l’odio per i nuovi proprietari sfruttatori della manodopera come e più della precedente aristocrazia, l’incomprensione per le nuove leggi di Stato, la protezione concessa da ecclesiastici ed aristocratici nei confronti dei briganti ma condizionata dalla fedeltà al re di Napoli esiliato ed infine l’equivoco che il nuovo Stato fosse senza un Dio pronto a distruggere le chiesa ed ad eliminare i preti offendendo la profonda religiosità dei contadini meridionali. I briganti furono un esercito di ribelli che non conoscevano altra forma di lotta, all’infuori delle violenza. Tenuti per secoli nell’ignoranza e nella miseria, non avevano ancora maturato una conoscenza politica dei loro diritti e non riuscivano ad immaginare alcun cambiamento attraverso i mezzi legali.
Lo Stato italiano rispose con una vera e propria guerra a questa rivolta sociale, che durò oltre quattro anni, nel 1863 ben 120.000 soldati erano impegnati nella lotta al brigantaggio: quasi la metà dell’esercito italiano. Sempre nel 1863 venne dichiarata la legge marziale: fucilazioni, incendi e saccheggi furono i mezzi impiegati nell’opera di repressione.
Nel 1865 il brigantaggio era stato praticamente sconfitto. Lo Stato aveva vinto la sua guerra, ma compiendo quegli errori che Cavour aveva cercato di scongiurare.

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