Il quarantotto

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

IL QUARANTOTTO
“La primavera dei popoli Europei tutti le genti insorgono contro le monarchie”
Il Quarantotto è la vera rivoluzione nazionale Italiana, così come è la vera rivoluzione nazionale Europea di fatto vennero “colpite”: Francia, Germania (Berlino), Italia (Milano e Venezia) e Austria, perchè nel ’48, pur cominciando il moto dalla Francia, il sollevamento avvenne quasi contemporaneamente in gran parte d’Europa; e se la scintilla fu francese, la preparazione di lunga mano, ideale a pratica, ciascun paese l’aveva fatta per conto proprio e al tempo stesso in contatto con gli altri. I dieci anni che separano la prima dalla seconda guerra per l'indipendenza italiana furono anni d'intensa attività per tutte le forze politiche impegnate nella causa dell'unificazione nazionale. L'azione dei mazziniani che si continuavano a muovere secondo un'ipotesi democratico-insurrezionale, l'attività politica e diplomatica dello statista piemontese Camillo Benso di Cavour, i fermenti e le battaglie culturali, offrono un quadro della vita intellettuale e politica degli Italiani caratterizzata principalmente dalla crescita di uno spirito collettivo unitario, di un forte SENTIMENTO NAZIONALE.
Cosa rappresentò il ’48 in Italia:
In Italia, il Quarantotto fu la Primavera dei Popoli, le rivoluzioni scoppiarono dopo una crisi agricola - industriale, che colpì il Paese negli anni ’46 e ’47. vi furono, infatti, due cattivi raccolti e una grave malattia della patata che fecero scaturire un aumento dei prezzi con una conseguente miseria per il proletariato. I magazzini delle industrie si riempirono di merci invendute, si produceva di più rispetto a quanto si vendeva, avendo una crisi di sovrapproduzione. Le masse popolari non potevano accedere al mercato, perché gli operai ricevevano dei salari bassissimi che permettevano ai proprietari delle fabbriche di ottenere profitti più elevati. Nel ’48 vi fu una partecipazione massiccia delle masse urbane. Le rivoluzioni erano basate su cause politiche, sociali ed economiche, il popolo voleva ottenere i diritti politici. Esse erano strettamente correlate alla lotta per l’indipendenza, in particolare nei paesi dove non arrivò la rivoluzione industriale.
Ma come siamo arrivati hai moti rivoluzionari del ’48!?
Il fallimento dei moti del 1821 e 31 determinò la scomparsa della Carboneria, vista come una strategia cospirativa priva di fini. Questo convinse alcuni intellettuali delle classi medie borghesi a pianificare l’unificazione e l’indipendenza dell’Italia su basi diverse. Non vi era più segretezza.
Per i moderati, l’unità d’Italia doveva essere un’opera progressiva e pacifica, i radicali invece volevano una rivoluzione del popolo.
Il programma più importante dei radicali fu quello di Mazzini, che aveva una concezione religiosa della storia, riteneva che ci fosse uno spirito, la provvidenza, che agiva nel mondo in vista di un benessere futuro. Questo costituiva il primo nucleo per il raggiungimento dell’umanità libera.
Il popolo e Dio erano le sue concezione fondamentali. Aveva una formazione interclassista, ovvero era contrario alla lotta di classe, in quanto tutti si sarebbero dovuti unire per ottenere l’indipendenza. Il fine di Mazzini è un unitarismo rivoluzionario.
I moderati volevano raggiungere il cambiamento, ma non con la rivoluzione, bensì attraverso delle riforme. Essi ritenevano che la rivoluzione avrebbe posto fine al periodo delle riforme.
I maggiori moderati furono:
Gioberti: era un abate che elaborò il Neoguelfismo. Riteneva, riferendosi al medioevo, che l’Italia doveva essere una confederazione di stati, doveva mantenere la dinastia ereditaria, ma sotto la guida del Papa.
Massimo D’Azeglio: l’indipendenza doveva essere posticipata con riforme graduali, perché l’Italia doveva essere unificata.
Cesare Balbo: concezione federalista. A capo di tutto dovevano esserci i Savoia. L’indipendenza italiana si poteva ottenere diplomaticamente.
Nel 1831 vi fu una strategia di Mazzini. Secondo la sua idea, la rivoluzione contro l’assolutismo doveva avere come finalità la libertà di tutti i popoli. Mazzini nel suo desiderio di unificazione si rivolgeva alla piccola borghesia urbana, fatta di artigiani e ceti medi operanti nell’industria e nel commercio. Nel 1831 fondò la Giovine Italia, un’organizzazione che si diffuse in modo rapido in tutto il paese, raccogliendo seguaci anche nelle varie organizzazioni clandestine. Era basata su un programma esplicito, fu il primo tentativo di dar vita ad un moderno partito politico di tipo democratico-repubblicano, i mezzi attraverso i quali la Giovine Italia voleva raggiungere lo scopo erano l’Educazione e l’Insurrezione; la missione degli esuli Italiani, era quella di costituire l’apostolato. Il primo tentativo di intervenire nella situazione politica fu attuato nel 1833 in Piemonte e Liguria, ma la rete mazziniana fu scoperta nell’esercito piemontese e vi fu una repressione durissima. Un secondo tentativo fu organizzato partendo dalla Svizzera per arrivare a Savoia. Allo stesso tempo a Genova doveva scoppiare un moto d’insurrezione, organizzato anche da Garibaldi contro gli Asburgo. La rivolta fallì e lui scappò in America, mentre fu condannato a morte in contumacia. Questo secondo fallimento fece scaturire “La tempesta del dubbio”, di fatto si dubitava della validità dell’azione mazziniana.
Mazzini fu esiliato a Londra, dove venne a contatto con la classe operaia prodotta dalla rivoluzione industriale e con i primi socialisti operanti in Inghilterra. Dopo il 1840 si dedicò alla realizzazione dell’”Unione degli operai italiani”. Gli insuccessi dati dagli altri preparativi rivoluzionari del 1837 e 1843 fecero allontanare Mazzini dalle insurrezioni.
Nel 1844 fallì anche il tentativo dei Fratelli Bandiera di far insorgere i contadini della Calabria. I fautori del moto vennero fucilati.
In Lombardia si sviluppò una corrente federalista repubblicana, a capo della quale vi fu Carlo Cattaneo, riteneva che l’Italia dovesse diventare una federazione repubblicana, parlava infatti di Stati Uniti d’Italia, questo a suo parere era l’unico modo di ottenere la libertà dei popoli (era un tipo di federazione che veniva dal basso, voluta cioè dal popolo, un unione di più stati che faceva capo agli organi federali).
Cattaneo vuole la libertà dagli austriaci e interna. È il fondatore del Politecnico, una rivista vicina gli ideali del positivismo.
In questo periodo si vennero così a formare due distinti schieramenti politici: i REPUBBLICANO- DEMOCRATICO con a capo Mazzini e i LIBERALE- MODERATO che voleva l’unità d’Italia sotto i Savoia.
Il biennio ’46 e ’47 fu un periodo di nuove e innovative riforme:
* il movimento liberale e riformatore elesse Papa Pio IX che elaborò una cauta ma chiara politica di riforme d’ispirazione liberale.
Il nuovo pontefice eletto dal movimento liberale-riformatore mise in atto queste riforme:
* istituì una consulta di laici che poteva esprimersi sull’amministrazione della Chiesa
* istituì la guardia civica dei laici
* emanò l’amnistia per i reati politici
* diminuì la censura.
In seguito a questo, Leopoldo II di Toscana e Carlo Alberto di Savoia concessero una limitata libertà di stampa e cambiarono in senso liberale l’ordinamento giudiziale e di polizia.
Al contrario Ferdinando di Borbone, a capo del Regno delle due Sicilie, mantenne un ruolo assolutistico. Solo dopo una ribellione del popolo a Palermo, concesse la Costituzione.
Anche gli altri sovrani italiani la concessero, ad esempio il Papa e Carlo Alberto.
Analizziamo ora le motivazioni per cui nonostante il grande coinvolgimento di tutti i popoli i moti del ’48 fallirono.
Nonostante si possa pensare che una causa sia stato un pensiero troppo all’avanguardia per quel periodo storico, a mio parere il fallimento, lo si deve in particolare alla scarsa se non assoluta mancanza di collaborazione tra i due importanti schieramenti politici, da una parte i Repubblicani-Democratici e dall’altra i Liberali-Moderati altro fondamentale errore che portò al fallimento dei moti insurrezionali fu la mancata organizzazione e unità di coloro che volevano attuarla e cosa importante la segretezza che da un lato poteva essere importante ma che da un altro portava alla completa disorganizzazione tra i vari gruppi insurrezionalistici; infine uno dei grandi problemi fu la netta frattura che si venne a creare tra borghesia e proletariato dovuta all’apparizione della “bandiera rossa” simbolo del proletariato che suscitò spavento e ribrezzo da parte della borghesia, queste due classi che dovevano lottare insieme per la stessa causa nazionale si divisero nettamente in due distinte frazioni una opposta all’altra.
Per concludere anche se i moti rivoluzionari Europei del ’48 fallirono non vuol dire che non contarono nulla, anzi fecero nascere del “cuore” del popolo un nuovo e forte sentimento, il SENTIMENTO NAZIONALE.

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