Il Novecento

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Testo

L'ETÀ GIOLITTIANA

Giolitti restò alla Presidenza del Consiglio dal 1903 al 1913. Con una serie di riforme andò incontro ai bisogni più gravi del popolo. Creò un Consiglio Superiore del Lavoro, che fungeva da intermediario tra governo e partiti, affrontando problemi come quello dell'emigrazione e del Mezzogiorno. Nel 1906 nacque dal movimento operaio la Confederazione Generale del Lavoro, e da parte degli industriali nacque la Confederazione dell'Industria. Anche la situazione finanziaria migliorò, il bilancio fu mantenuto in pareggio e la lira italiana raggiunse maggiore prestigio. Nel 1913 fu allargato il suffragio, dal quale rimanevano ancora escluse le donne, ma venne esteso a tutti gli uomini. Questa politica contribuì al progresso dell'Italia e rappresentò un periodo memorabile per la storia del Paese dopo l'unità.

Politica estera
Importante per la politica estera di Giolitti fu la conquista della Libia (1911-1912), che era sotto il dominio della Turchia. La posizione geografica della Libia era importante per l'Italia poiché era situata di fronte la Sicilia . Nel 1911, l'Italia dichiarò guerra alla Turchia e con la Pace di Losanna (1912 ), l'Italia otteneva il predominio della Tripolitania e della Cirenaica, ma si impegnava a lasciare il Dodecaneso.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Cause
Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale furono diverse: il contrasto austro-russo per l'egemonia nei Balcani, la rivalità navale anglo-tedesca, il contrasto franco-tedesco dopo la vittoria prussiana del 1870, gli irredentismi, come ad esempio per l'Italia che aspirava a Trento e a Trieste.
L'occasione per lo scoppio della guerra fu dato dall'eccidio di Sarajevo, il 28 giugno 1914, quando due serbi irredentisti uccisero l'arciduca Francesco Ferdinando, principe ereditario d'Austria. L'Austria inviò un ultimatum alla Serbia, ma le condizioni erano talmente umilianti che lo Stato serbo rifiutò. Il 28 luglio l'Austria, che sapeva di poter contare sull'aiuto della Germania, dichiarò guerra alla Serbia. La Russia si alleò con la Serbia, e la Francia corse in aiuto della Russia. In seguito, poiché la Germania aveva invaso il Belgio neutrale per giungere più facilmente in Francia, l'Inghilterra si vide minacciata per il predominio nel mare del Nord ed intervenne nel conflitto.
Neutralità dell'Italia.
L'Italia si dichiarò neutrale, dando due motivazioni: la Triplice Alleanza la impegnava ad entrare in guerra solo se Austria e Germania fossero state attaccate (invece era l'Austria che aveva dichiarato guerra ), inoltre l'Austria aveva agito all'insaputa dell'Italia. La neutralità tuttavia non durò a lungo. Gli Italiani, infatti, si erano divisi in due schieramenti: gli interventisti, guidati da Mussolini, Corridoni, Bissolati, ecc., i quali sostenevano che, per ottenere la liberazione di Trento e Trieste, era necessario intervenire contro l'Austria; i neutralisti, guidati da Giolitti, convinti dal fatto che, mantenendo la neutralità, si potevano ottenere delle concessioni austriache nel Trentino.

Primo anno di guerra
La Germania era convinta che la guerra non sarebbe durata a lungo, invece si concluse dopo cinque anni. Dopo aver violato la neutralità del Belgio, la Germania giunse nei pressi di Parigi. I Francesi però con la battaglia di Marna (6-12 settembre 1914 ), riuscirono a fermare il nemico. Sul fronte orientale invece, i Tedeschi riportavano grandi vittorie contro i Russi. Nello stesso tempo entrava in guerra anche la Turchia a fianco delle potenze centrali, mentre il Giappone, alleato con l'Inghilterra, si scontrava con i Tedeschi per l'Estremo Oriente.

Secondo anno di guerra
Anche se il Parlamento Italiano era contrario all'entrata in guerra del Paese, dopo diverse ostilità da parte del popolo, dovette cedere ed accordò al governo pieni poteri (24 maggio 1915 ). L'Italia però dichiarò guerra soltanto all'Austria, non alla Germania. L'esercito, guidato dal generale Cadorna, penetrò nel Trentino Meridionale, conquistando Plava sull'Isonzo e il monte Nero. Intanto la Marina Italiana subiva gravi perdite tra l'Adriatico ed il Mediterraneo. Sul fronte Occidentale, i Tedeschi e i franco-inglesi si annientavano, mantenendosi sulla difensiva. Invece sul fronte Orientale, i Russi erano costretti ad abbandonare la Polonia e la Lituania per le vittorie dei Tedeschi, che invadevano anche la Serbia.

Terzo anno di guerra
La battaglia più importante fu quella di Verdun (febbraio 1916), nella quale la Germania, raccolti molti uomini e materiali, assalì per mesi i forti di Verdun per poter penetrare a Parigi. Morirono più di mezzo milione di Tedeschi e altrettanti Francesi, che riuscirono comunque a bloccare il piano tedesco.
Sul fronte Orientale i Russi, approfittando dell'alleggerimento difensivo sul fronte, riuscirono a rientrare in Polonia e in Galizia, mentre gli Alleati attaccarono sulla Somme, dove, per la prima volta, comparvero i carri armati inglesi.
La Romania, vista la situazione, decise di scendere in campo accanto agli Alleati per rivendicare il predominio sulla Transilvania. Tuttavia fu presto invasa dall'esercito austro- tedesco, che presidiò la capitale.
Anche il fronte italiano riscontrò notevoli successi. L'Austria organizzò una spedizione punitiva nel Trentino nei confronti dell'Italia. L'esercito italiano però resistette, passando poi ad una vigorosa controffensiva. Intanto il ministero Salandra fu sostituito da quello Boselli, che dichiarò guerra anche alla Germania.

Quarto anno di guerra
Grande successo per l'Intesa fu l'intervento degli Stati Uniti, i quali dichiararono guerra agli imperi centrali, poiché venne affondato il transatlantico Lusitania, dove morirono tra i passeggeri numerosi personaggi americani.
Sul fronte orientale Lenin condusse la rivoluzione russa (1917 ). La popolazione stanca per l'andamento della guerra, e per il disagio economico, si impadronì del governo, proclamando la fine della guerra e la confisca della proprietà. L'anno dopo si firmò la Pace di Brest-Litowsk, lasciando alla Germania la Polonia, le province baltiche, la Finlandia e l'Ucraina.
Dannosa fu per il fronte italiano la disfatta di Caporetto (24 ottobre), conseguenza della rivoluzione russa, poiché l'Austria non dovendo più inviare le sue forze ermate in Russia, poté concentrarsi sul fronte italiano. Gli austro-tedeschi riuscirono ad avanzare verso la pianura Padana e il nostro esercito, dopo una ritirata generale, si schierò sul Piave e sul Monte Grappa. Intanto, dopo la disfatta di Caporetto, Boselli fu sostituito dal ministero Orlando, mentre il generale Cadorna dal generale Diaz.

Quinto anno di guerra
La Germania libera dal fronte russo, tornò all'attacco contro i Francesi, riuscendo a penetrare fino alla Marna, ma le forze alleate, unite sotto un unico comando, cominciarono la controffensiva. La Bulgaria fu sconfitta e le venne imposto di arrendersi; stessa cosa accadde alla Turchia.
Stanchi della guerra i popoli sotto il dominio tedesco reclamavano l'indipendenza. Intanto l'Italia vinse gli Austriaci nella battaglia di Vittorio Veneto e li costrinse a chiedere l'armistizio. Poco dopo anche la Germania firmava l'armistizio con le nazioni dell'Intesa e nel Paese veniva proclamata la Repubblica.
TRATTATI DI PACE
La Conferenza di Pace si aprì nel gennaio del 1919. Vi parteciparono i rappresentanti di 32 nazioni, con l'esclusione degli Stati vinti. Protagonisti di spicco alla Conferenza furono Lloyd George, che rappresentava la Gran Bretagna, Clemenceau, inviato dalla Francia, Vittorio Emanuele Orlando, rappresentante dell'Italia e Woodrow Wilson presidente degli Stati Uniti. Quest'ultimo impostò le trattative su base democratica e in base al pricipio di autodeterminazione dei popoli, formulando 14 Punti.
Il Trattato di Pace con la Germania stabilì che alla Francia fossero cedute l'Alsazia e la Lorena; alla Polonia, le province orientali e Danzica. Pericoloso fu togliere alla Germania alcuni territori marginali, poiché questo avrebbe sicuramente scatenato delle rivendicazioni irredentiste.

Il trattato di Pace con l'Austria divise lo Stato nelle repubbliche di Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. I territori italiani furono restituiti all'Italia, i territori slavi alla Serbia che prese il nome di Jugoslavia.
Il trattato di Pace con la Bulgaria stabilì che la Macedonia fosse restituita parte alla Serbia e parte alla Grecia. Il trattato di Pace con la Turchia ridusse i suoi possessi in Europa a Costantinopoli, e in Asia Minore all'Anatolia. La Mesopotamia e la Palestina furono cedute all'Inghilterra, la Siria fu ceduta alla Francia, l'Armenia e l'Arabia ottennero l'indipendenza.

La questione di fiume
I trattati di Pace non avevano accontentato i popoli, ma l'Italia era il Paese che si riteneva maggiormente danneggiato. Gravi contestazioni si verificarono tra Italia e Jugoslavia, per la questione di Fiume. La città voleva unirsi all'Italia, ma gli Slavi ne pretesero l'annessione. Furono appoggiati dal presidente Wilson e dalla Francia, che voleva impedire il predominio italiano sull'adriatico. Tra l'11 e il 12 settembre 1919, d'Annunzio occupò la città. La questione fu regolata in un primo momento dal Trattato di Rapallo (1920), che dichiarava la città indipendente, poi dal Trattato di Roma (1924) che l'annetteva all'Italia. Le altre città della Dalmazia furono però cedute alla Jugoslavia.

IL DOPOGUERRA
Nonostante la vittoria, l'Italia cadde in una profonda crisi politica e sociale. Molte industrie divennero improvvisamente inattive e a causa della svalutazione della lira, si verificò un conseguente rincaro della vita. A livello popolare, si era diffuso un grave disagio, che portò alla formazione di nuovi partiti e alla trasformazione di quelli già esistenti. Si costituì il Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1919, formato da cattolici. A questi si contrapponevano i Socialisti, che trovarono ampio seguito tra le masse, amareggiate per le sofferenze della guerra e desiderose di poter seguire l'esempio della Russia, che con la rivoluzione bolscevica aveva sconfitto la borghesia. Questi si riunirono prendendo il nome di Massimalisti. C'erano poi i Riformisti, guidati da Filippo Turati, favorevoli alla partecipazione al governo.

IL FASCISMO
I fasci di combattimento
Il disordine che agitava il Paese portò ben presto ad una attività reazionaria sempre più violenta. Nel 1919 Benito Mussolini, che aveva diretto "l'Avanti", fondò i Fasci Italiani del Combattimento, presentando un programma che pretendeva anche il passaggio dalla monarchia alla repubblica e la convocazione di una assemblea costituente. Nell'arco di tre anni egli riuscì, con le squadre d'azione, ad imporsi in numerose province, in particolar modo in quelle dell'Italia settentrionale e centrale, soverchiando gli organi stessi dello Stato. Conseguentemente il socialismo si indeboliva, causando la frattura tra maggioranza massimalista e minoranza legalitaria.

La marcia su Roma
Certo di riscontrare un grande successo, il 22 ottobre del 1922 Mussolini dispose la Marcia su Roma, e il ministro Facta, che allora era al potere tentò di proclamare lo stato d'assedio. Il re rifiutò di firmare il decreto, e diede invece a Mussolini l'incarico di formare il governo. Mussolini formò il governo non soltanto con i fascisti, ma anche con i liberali e i popolari, promettendo la fine del terrorismo squadrista. Inoltre, ottenne la fiducia degli agrari e degli industriali, eliminando la politica fiscale di Giolitti. Lo Stato assumeva progressivamente un aspetto autoritario e andava sempre più identificandosi con il fascismo.

Politica interna fascista
Nella politica interna, Mussolini effettuò importanti cambiamenti. Il capo del governo veniva nominato direttamente dal re e non più dalla camera. I deputati, che formavano la camera, non erano più eletti dal popolo, ma venivano nominati dai sindacati fascisti, scelti dal Gran Consiglio del Fascismo e poi votati dal popolo, ma senza alcuna libertà di scelta. A rafforzare il governo e lo Stato, contribuirono istituzioni come il Gran Consiglio e la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Nel 1927, per risolvere la questione sociale, fu emanata la "carta del lavoro" e creato un nuovo organo di Stato: le "Corporazioni" (1934), che avevano il compito di unire gli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori, per il bene della nazione. Favorì l'agricoltura e l'industria, e per aumentare la forza della milizia attuò una politica demografica introducendo la tassa sui celibi e aumentando il salario alle famiglie più numerose.

Politica estera
Nella politica estera Mussolini cercò di ostacolare l'egemonia francese ed inglese sul mar Mediterraneo, e valorizzò le colonie italiane che erano state abbandonate durante la guerra. L'impresa più notevole fu quella di risolvere la Questione Romana, che da oltre mezzo secolo affliggeva la vita religiosa dello Stato. Nel 1929, infatti, furono stretti i Patti Lateranensi, con cui l'Italia riconosceva la sovranità del Pontefice sullo Stato della Città del Vaticano, e la Chiesa, a sua volta, riconosceva il Regno d'Italia con capitale Roma. Inoltre, lo Stato conferiva validità civile al matrimonio religioso, e istituiva l'insegnamento della religione nelle scuole; infine, imponeva ai vescovi il giuramento di fedeltà al re.

LA GUERRA D' ETIOPIA
Fu intrapresa dal governo fascista per vendicare la sconfitta di Adua, del 1896, e per sfruttare una colonia così vasta. Il negus dell'Abissinia si rivolse alle Società delle Nazioni, che cercarono un compromesso, che riconobbe all'Italia il predominio economico sull'Abissinia, oltre ad altri ingrandimenti territoriali, ma il Duce rifiutò, poiché preferiva una vittoria militare. La Società delle Nazioni allora dichiarò l'Italia Stato aggressore, e applicò delle sanzioni economiche, che tuttavia non fermarono il governo fascista, ed a cui, tra l'altro, non aderirono Germania, Austria, Ungheria ed Albania. La guerra fu risolta in pochi mesi, e si concluse con la conquista di Addis Abeba (5 maggio 1936). Il 9 maggio 1936, Vittorio Emanuele III diventava Imperatore d'Etiopia.

Asse Roma-Berlino
La Germania, aiutando segretamente l'Italia in questa impresa, si era avvicinata al nostro Paese ed insieme iniziarono a rappresentare un pericolo per la pace nel mondo. Mussolini prese accordi con la Germania anche in occasione della guerra civile scoppiata in Spagna nel 1936, inviando al capo delle "falangi" nazionaliste Francisco Franco, armi e volontari. Contemporaneamente, il ministro degli esteri Ciano, firmava con la Germania la convenzione denominata Asse Roma- Berlino, che rappresentava un'intesa politica e militare tra i due Paesi. Nel 1939, l'Asse venne rafforzato con il Patto D'Acciaio, con il quale Italia e Germania si appoggiavano a vicenda nel caso in cui una delle due si trovasse ad entrare in un conflitto. Nel trattato non si specificava se riguardava una guerra offensiva o aggressiva, perciò l'Italia si impegnava ad accettare qualsiasi decisione tedesca perdendo di fatto ogni autonomia politica. Hitler si proclamò Führer della Germania, nel 1933, e cominciò immediatamente una politica di forza. Nel 1938, l'Austria fu annessa alla Germania e, nello stesso anno, la stessa sorte toccò al territorio dei Sudeti. Nel 1939, attuò la spartizione della Cecoslovacchia, che fu divisa in due Stati dipendenti dalla Germania. Non soddisfatto, Hitler chiese alla Polonia la restituzione di Danzica, con la minaccia di una guerra. Quindi Inghilterra e Francia stipularono con la Polonia un'alleanza, per aiutare la Polonia in caso di guerra. La Russia, nel frattempo, trattava segretamente con la Germania giungendo ad un accordo russo-tedesco, dopo il quale la Germania invase la Polonia.

Terzo anno di guerra
Gli Inglesi invadono le colonie italiane di Etiopia, Somalia ed Eritrea.
Invece in Africa settentrionale, le truppe italo-tedesche conquistano la Cirenaica, che riperdono dopo qualche mese. Ad aprile, dichiarano guerra alla Jugoslavia, che viene sconfitta in breve tempo. Anche la Grecia è costretta ad arrendersi poco dopo.
A giugno, dichiarano guerra alla Russia, conquistando in pochi mesi l'Ucraina, la Russia Bianca e le repubbliche baltiche, fino ad arrivare a Leningrado, vicino Mosca.
Il 7 dicembre 1941, l'aviazione giapponese attacca una flotta americana senza dichiarazione di guerra, nel porto di Pearl Harbour. Germania e Italia dichiarano guerra agli Stati Uniti e al Giappone, che cerca di imporsi in Asia. I Giapponesi conquistano Hong Kong e poi invadono le Filippine e l'Indocina.

Quarto anno di guerra
Agli inizi del 1942, Italia e Germania riescono a riconquistare la Cirenaica, in Africa, ed entrano all'interno del territorio egiziano. Dopo pochi mesi, però, l'Inghilterra si riprende la Cirenaica. Inoltre a novembre, gli americani sbarcano in Marocco e in Algeria.
I Tedeschi riescono, sul fronte russo, a conquistare la Crimea, e ad entrare nel Caucaso, fino a Stalingrado. Qui vengono fermati dai Russi, e sconfitti.
I nazisti, dove avevano imposto il predominio, adottarono una dura politica, con la deportazione di milioni di uomini ostili al nazismo; in particolar modo erano feroci nei confronti degli Ebrei, i quali dovevano, a loro parere, essere totalmente eliminati, poiché considerati una razza inferiore. Nei campi di concentramento vennero torturati e uccisi milioni di Ebrei. Nei paesi da loro dominati, nacquero però dei movimenti clandestini, che in generale si chiamarono Resistenza. Essi riuscirono, attraverso formazioni armate, a causare ingenti danni ai Tedeschi.
Sul fronte orientale, i Giapponesi invasero la Malesia e le Indie Olandesi, più altre isole del Pacifico. L'immensa produzione industriale americana inizia a farsi sentire, e le due battaglie aeronavali, nel mar dei Coralli e nelle isole Midway riescono a bloccare i Giapponesi definitivamente.

Quinto anno di guerra
Sul fronte africano, gli americani bloccano le truppe italo-tedesche, che erano arrivate in Tunisia. In breve tempo sono costrette ad abbandonare tutta la Libia e ad arrendersi. Anche i sovietici passano all'offensiva, in Ucraina, schiacciando i Tedeschi.
Vengono conquistate dagli americani le isole più importanti del Pacifico, e i Giapponesi sono costretti alla resa. La situazione in Italia è tragica. A luglio, gli Alleati giungono in Sicilia e rapidamente avanzano.
Gli Italiani sono stanchi di una guerra così impopolare, e anche a Mussolini i fascisti non concedono più tanta fiducia. Così, il 25 luglio, il Gran Consiglio dei Fascisti obbliga il Duce a dare le dimissioni. Il re lo fa arrestare, affidando al maresciallo Badoglio l'incarico di formare un nuovo governo. Questi intraprende rapporti segreti con gli Alleati, per un armistizio che verrà poi firmato il 3 settembre, nei pressi di Siracusa.
Intanto i Tedeschi invadono l'Italia, e il re e il governo fuggono al riparo, sotto il protettorato degli Alleati;. molti prigionieri italiani vengono deportati in Germania.
Il 12 settembre, Mussolini viene liberato dai Tedeschi e fonda la Repubblica Sociale Italiana, per continuare la guerra a fianco della Germania. Molti Italiani però, ostili ai fascisti e ai Tedeschi, accorrono tra le file della Resistenza e aumentano i gruppi dei partigiani che si erano formati in breve tempo. Sul Garigliano, Badoglio dichiara guerra alla Germania costituendo un esercito regolare.

Sesto anno di guerra
Malgrado i Tedeschi tentino di difendersi, gli Alleati continuano ad avanzare: il 22 gennaio sbarcano ad Anzio ed il 4 giugno liberano Roma. Ad agosto, entrano a Firenze giungendo poi sull'Appennino Tosco-Emiliano. Il movimento guidato dai partigiani, intanto, continua la sua battaglia sulle montagne, e nelle città, costituendosi in un comando unitario, capeggiato da Ferruccio Parri.
Il 6 giugno 1944, il generale Eisenhower sbarca in Normandia, e il 25 agosto Parigi è libera. A novembre gli Alleati arrivano fino al confine tedesco. I Russi, intanto, riottengono tutti i loro territori insieme a Romania, Bulgaria e Ungheria. Gli Inglesi, invece, sbarcano ad Atene e i partigiani liberano la Jugoslavia. In tal modo la Germania si ritrova alle strette, rinchiusa nei suoi confini.

Settimo anno di guerra
La liberazione in Italia si conclude rapidamente. Anche i Comitati di liberazione Nazionale danno ordine ai partigiani di insorgere. Il 25 aprile, Milano e altre città ottengono la liberazione e avviano le prime istituzioni di vita democratica. I partigiani, intanto, sulle montagne, dopo dure battaglie, costringono alla resa Tedeschi e Fascisti. Mussolini, che cerca invano di fuggire, viene catturato e fucilato dai partigiani, a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como (28 aprile). I Tedeschi sono ora costretti ad arrendersi definitivamente.
Gli anglo-americani giungono a Berlino, nel marzo del 1945. Ad aprile, sul fiume Elba incontrano i sovietici, che avevano conquistato mezza Germania. Dopo la durissima e sanguinosa Battaglia di Berlino, il 30 aprile Hitler si uccide, e i Tedeschi si arrendono.
Il conflitto continua però in Oriente, dove gli Alleati si dirigono verso il Giappone. Poiché alle prime intimazioni i Giapponesi avevano risposto con dei rifiuti, gli americani lanciano il 6 agosto la prima bomba atomica, sulla città di Hiroscima, e la seconda su Nagasaki. Entrando in Manciuria, anche la Russia dichiara guerra al Giappone, che è costretto alla resa. Termina la seconda guerra mondiale, che lascerà seguito ad un lungo e difficile periodo di ripresa.

La Resistenza
Nel giugno del 1944, le truppe Alleate entrarono a Roma, ed il generale Badoglio cedette il governo ad un gabinetto cui partecipavano i capi dei partiti antifascisti. La prospettiva dell'imminente vittoria alleata, divenuta una speranza concreta per gli Italiani, portò le truppe partigiane a resistere ai dodici durissimi mesi, che intercorsero tra la liberazione di Roma e la fine della guerra, nell'aprile del '45.
Infatti, quando, nell'aprile del '45, gli Alleati entrarono nella pianura padana, trovarono le principali città già nelle mani dell'esercito di liberazione partigiano.

IL SECONDO DOPOGUERRA E LA NASCITA DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Dalla fine della II guerra mondiale, l'Italia ne uscì pesantemente danneggiata. Entrate in guerra con un esercito male armato, inseguendo l'illusione di una partecipazione breve e vittoriosa, le truppe italiane furono duramente battute, durante tutto il conflitto.
Comprensibilmente, il consenso al regime fascista declinò rapidamente, ed i primi a manifestare il dissenso furono gli operai. Anche il re, non appena percepì il prossimo crollo di Mussolini, decise che la monarchia e lo Stato italiano avrebbero dovuto recidere il legame col fascismo. Fu così, che il Duce cadde sotto il peso di un raggiro ordito dallo stesso re che lo aveva chiamato a governare.
Alla caduta di Mussolini seguì un periodo confuso e drammatico della storia italiana, noto come i quarantacinque giorni, che andò dal 25 luglio all'8 settembre del 1943. L'inizio di questo breve periodo di intermezzo fu sancito da una serie di grandi manifestazioni popolari, che salutarono il crollo del regime, e che vennero però brutalmente represse nel sangue, dal re e dal generale Badoglio, determinati a mantenere una dittatura di tipo militare. I quarantacinque giorni finirono con la firma dell'armistizio segreto tra l'Italia e gli Alleati, il 3 settembre del 1943, che venne reso noto, ufficialmente, solo l'8 settembre. Il re si decise quindi a dichiarare guerra alla Germania, solo a metà del settembre '43, dopo essere fuggito verso Pescara, dove un vaporetto lo attendeva per portarlo in salvo nel territorio già liberato dagli Alleati.
L'Italia si presentava così divisa in due parti: mentre le truppe alleate avevano liberato il sud, il nord era in mano alla repubblica fantoccio allestita a Salò dai Tedeschi, che avevano liberato Mussolini dalla prigionia in cui era stato confinato.

La ricostruzione
Con la fine della guerra, chi aveva così strenuamente militato per la propria libertà si aspettava che le cose cambiassero, che finisse il tempo della corruzione e dei favoritismi, ma la realtà fu ben più difficile di quanto ci si aspettasse.
Il primo governo postbellico fu presieduto dal partigiano Ferruccio Parri, un uomo d'azione altamente stimato dalla popolazione, che però si dimostrò incapace di guidare il Paese in un momento così difficile.
Secondo alcuni storici, nonostante la grande voglia di cambiamento, la classe media italiana non fu in grado di capire a pieno la situazione storica e rimase chiusa in un atteggiamento conservatore, volto a difendere i principi fondamentali dettati dalla cultura cattolica dominante.
Espressione di questo atteggiamento fu la Democrazia Cristiana, partito guidato da Alcide de Gasperi (foto), che, con la sua politica moderata, fu in grado di accogliere i consensi delle classi medie e borghesi, e delle campagne. De Gasperi, divenuto capo del governo, dopo Ferruccio Parri, si propose, in accordo con le altre forze politiche, di risolvere la questione istituzionale: nel giugno del 1946 si tennero le prime elezioni italiane del dopoguerra, affiancate da un referendum per decidere quale forma di governo dovesse mantenere il Paese.
Il popolo italiano scelse, e l'11 giugno del 1946, venne proclamata la Repubblica, la Democrazia Cristiana ottenne il 35,2 % dei voti, i socialisti il 20,7% ed il Partito Comunista il 19%. Data la maggioranza democristiana, de Gasperi venne nominato Capo del governo.

LA RICOSTRUZIONE E L'ITALIA NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
Il nuovo governo del '46 si pose come primo obiettivo quello di liberarsi dell'amministrazione militare alleata ed ottenere piena autonomia politica; il primo passo verso l'integrazione nella comunità internazionale fu certamente la firma del Trattato di Pace, a Parigi, il 10 febbraio del 1947.
Nel frattempo, l'indebolimento dell'influenza inglese nel mediterraneo, e l'inizio della guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, determinarono l'esigenza di una scelta politica per l'Italia.
Nel 1947, Harry Truman, divenuto Presidente degli Stati Uniti, abbozzò un piano di contenimento della minaccia sovietica in Europa, che prevedeva uno stanziamento di fondi per la ricostruzione dei Paesi indeboliti dalla guerra a risollevarsi. Fu così che prese corpo il piano ERP (European Recovery Program), meglio conosciuto come piano Marshall.
Gli Stati Uniti, sostenendo la Democrazia Cristiana, iniziarono una campagna elettorale per scoraggiare gli Italiani dal votare per un governo comunista, ponendo quest'ultimo come peggiore alternativa alla libertà e alla famiglia. Alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948, gli italiani che ricevettero un pacco dono, offerto dagli Stati uniti, vi trovarono dentro una cartolina che lo invitava a dare fiducia agli Stati Uniti, e quindi a votare DC. Anche il clero si impegnò a favore della Democrazia Cristiana, dichiarando il voto alla DC come obbligatorio. Il risultato delle elezioni depose, prevedibilmente, a netto favore della DC, che ottenne il 48,5% dei voti.

La Costituzione
Nel frattempo, l'Assemblea Costituente incaricata dal popolo, aveva emesso la nuova Costituzione, che, all'art.1, decretava l'Italia "un Paese fondato sul lavoro". I principi ispirati dalla lotta al fascismo, della Resistenza, trovarono espressione nella Costituzione, erano stati oramai schiacciati dai mutamenti sociali e politici avvenuti a livello nazionale e mondiale. Con l'adesione al Patto Atlantico, nel 1949, l'Italia decretò definitivamente la sua scelta di campo, anche in politica estera, in favore degli Stati Uniti.

L'Europa e la NATO
In Europa stava anche nascendo l'idea di un'unificazione tra Stati del 'vecchio' continente, per facilitarne la ripresa economica, dopo i pesanti sconvolgimenti causati dalla seconda Guerra mondiale. Con questo preciso scopo, nel marzo '48, cinque Paesi europei si unirono in un patto, il trattato di Bruxelles, di collaborazione e cooperazione sia militare, che politica ed economica, gettando le basi per la costituzione di uno Stato federale europeo.
Nel maggio del '49 fu fondato il Consiglio d'Europa, un organismo di cooperazione, cui partecipò anche l'Italia, e nel 1954 nacque l'Unione dell'Europa Occidentale. Nel '49, nacque anche la NATO
Nel frattempo, nel '51, l'Italia era entrata a far parte anche della Ceca: Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Questa alleanza, costituta per favorire l'espansione del commercio degli Stati europei e per elevare il tenore di vita dei loro abitanti, fu il primo tentativo di creare una politica comune in Europa, ed ebbe un esito così positivo, da spingere i Paesi fondatori, ad estendere la collaborazione anche in altri settori. Fu da queste proposte, che nacque la Comunità Economica Europea, nel 1957, gettando le basi per l'attuale Unione Europea.
Sullo slancio dell'atteggiamento associativo tra Stati, , North Atlantic Treaty Organization, organizzazione con struttura militare e civile creata dagli stati Uniti allo scopo si salvaguardare la pace e la sicurezza nelle regioni dell'Atlantico settentrionale. I dodici Paesi che lo sottoscrissero, compresa l'Italia, si impegnarono ad intervenire in aiuto di ognuno degli Stati membri in caso di minaccia militare.

La questione territoriale
Le controversie territoriali dopo la guerra rimasero aperte e le trattative con la Jugoslavia, riguardo alla provincia di Trieste e la Dalmazia, si interruppero ripetutamente, finché nel 1953, l'Italia ottenne il ritiro delle truppe alleate dalla parte del Friuli Venezia Giulia detta zona A, nella quale era compresa anche Trieste, (la zona B era quella sotto il controllo degli jugoslavi) e nel 1954, Trieste venne proclamata "porto franco". Per l'Italia, come per la maggior parte delle democrazie dell'Europa occidentale, gli Anni '60 ed i primi Anni '70, furono un periodo di complessiva prosperità e di mutamenti politici.
Nel mondo
Negli Stati Uniti la presidenza di J.F. Kennedy (dal '60 al suo assassinio nel '63) fu improntata sulle riforme sociali, e coronata dal successo americano nella controversia legata alla presenza di missili sovietici a Cuba (1962). Vide anche la firma tra Stati Uniti ed Unione Sovietica per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell'atmosfera (1963).
Mentre la Cina di Mao Tze Thung rompeva la sua alleanza con l'Unione Sovietica, e si avvicinava lentamente verso gli Stati Uniti, tra il '65 e il '68 Mao promosse un movimento di contestazione giovanile che, come nel resto del mondo, scosse la cultura dominante, prendendo il nome di Rivoluzione Culturale.
Nel frattempo, anche negli Stati uniti si sviluppò un movimento di contestazione giovanile che vide le giovani generazioni americane opporsi con veemenza all'intervento militare statunitense nella guerra del Vietnam.
In Unione Sovietica, la politica di Breznev (1964-82) si concentrò sulla repressione dei dissidenti, accanendosi contro il tentativo riformatore dei comunisti cecoslovacchi, noto come la Primavera di Praga, militarmente represso nell'estate del 1968.

In Italia
In Italia, l'economia del Paese attraversò una fase di intenso sviluppo, che prese il nome di "Boom Economico". Questo stato di crescita produttiva, dovuto anche all'aumento della popolazione mondiale, ebbe origine negli Stati uniti che dopo la Guerra, optando per un sistema di produzione di tipo capitalista (in opposizione alla scelta socialista dell'URSS), fecero da "traino" alla ripresa dell'economia mondiale.
Lo sviluppo toccò prima di tutto l'industria e più lentamente anche l'agricoltura; entrambi i settori vennero potenziati e modernizzati. L'incremento delle scienze e la loro applicazione alla produzione e al settore dei trasporti, culminati con lo sbarco sulla luna del '69, portarono alla creazione di molti nuovi servizi, come la motorizzazione privata e l'aviazione civile, contribuendo ad un netto miglioramento del tenore di vita dei cittadini.
Ma il decennio, a cavallo tra gli Anni '50 e '60, vide anche lo sviluppo di un settore nuovo, il Terziario, e di un nuovo potentissimo mezzo di comunicazione, la Televisione. Quest'ultima ebbe anche un ruolo fondamentale nel condizionare la vita ed i modelli comportamentali e nell'instillare nuovi bisogni 'superflui' nella popolazione delle società industrializzate.

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