Il Medioevo

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

Una società divisa in ordini
Nell’ XI secolo il vescovo Adalberone di Laon dipinse la società del suo tempo come armonicamente tripartita in : clero, cavalieri e lavoratori.
Questi ultimi tre, costituiscono degli ordini e non delle classi sociali.
L’ordine è un insieme di individui che godono degli stessi diritti. Infatti, l’appartenenza ad un ordine era determinata da un atto giuridico e, allo stesso tempo, l’appartenenza ad un ordine piuttosto che ad un altro aveva riscontri più o meno importanti di fronte alla legge.
La schiavitù nel Medioevo
- Con la caduta dell’impero romano va a deteriorarsi il mercato degli schiavi. Ciò non vuol dire però che non ve ne siano più. Ne è testimonianza un’interessante ricerca condotta dallo storico Raffaele Iorio sul fenomeno della schiavitù in Puglia. E’ difficile dire quanto costasse uno schiavo, poiché molti documenti non attestano dati ben precisi, ma generici e non legati né a denaro, né ad unità di misure di baratto. Tuttavia alcune altre documentazioni, invece, presentano il prezzo assegnato agli schiavi. Da questi atti, si evince che una schiava, nel Medioevo, costava più d’una vacca e meno d’un cavallo.
- La cerimonia dell’affrancazione veniva concessa per lo più, nell’imminenza della morte del padrone. Tale
cerimonia avveniva tra la data di morte del dominus e la sua sepoltura. Il sacerdote presiedeva il rituale. Questo doveva prendere per mano il liberto e farlo girare più volte intorno all’altare sacro.
L’affrancazione il più delle volte non era immediata, infatti, lo schiavo doveva spesso rimanere per un certo periodo di tempo a servire ancora a casa del dominus defunto. Vi erano anche clausole ricattatorie che prevedevano che , se lo schiavo avesse tentato la fuga o avesse rubato qualcosa, la liberazione sarebbe stata annullata. Ciò non toglieva che talora l’affrancazione si accompagnasse a una sorta di liquidazione, in denaro o in natura.
- Nel medioevo la chiesa pensava alla schiavitù, come una “punizione causata dal comportamento malvagio dell’uomo”. La chiesa tra l’altro suggeriva di non liberare gli schiavi delle curtes ricevute in dono o in eredità, sostenendo che “ è ingiusto che gli schiavi si godano la libertà, mentre i monaci lavorano la terra tutto il giorno”. In ogni caso un passo importante fu il riconoscimento dei matrimoni contratti dagli schiavi. Per questa via, gli schiavi, entrando a far parte della comunità cristiana, vivevano di fatto nella stessa condizione dei liberi più umili delle campagne occidentali
- Molto spesso schiave e serve lavoravano fianco a fianco nelle medesime case. Comunque , nonostante la distinzione tra schiave e serve, la ripartizione dei lavori non era così rigida, infatti, i lavori domestici erano di routine tanto per le schiave quanto per le serve. Ovviamente però, le serve ricevevano un salario per quanto misero. Il salario era diviso in due parti, una era corrisposta in denaro e l’altra in beni di uso comune. Restava però di fatto uno tra i salari più bassi del mondo dei dipendenti e inadeguato. A ciò bisogna aggiungere che i padroni non pagavano mai regolarmente, davano sempre acconti e pagavano le serve solo dopo anni di servizio o prima del licenziamento. Questo avveniva perché in questo modo i padroni guadagnavano, perché quando versavano il dovuto alle domestiche, la cifra era nettamente svalutata. Infine, le assunzioni non erano formalizzate per iscritto e ciò rendeva l’occupazione domestica assolutamente precaria.

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