Il forte di Malborghetto

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Categoria:Storia

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Testo

Nel 1789 scoppiò la rivoluzione francese che spazzo via la monarchia e determinò in Francia l’avvento della repubblica. Il governo repubblicano si attirò ben presto l’inimicizia delle potenze europee e fu costretto a ricorrere alle armi. Dopo la rapida carriera, il giovane generale Napoleone Bonaparte fu messo capo delle forze armate. Tutto l’arco alpino fra Italia ed Austria fu ripetutamente coinvolto dalle guerre tra francesi e la monarchia asburgica. Le truppe francesi comandate da Napoleone apparvero la prima volta nella Valcanale nel 1797 e tra il 22 e il 24 marzo batterono intorno a Tarvisio il resto dell’armata austriaca d’Italia comandata dall’arciduca Carlo. L’occupazione francese durò poco perché in seguito al trattato di Leoben le truppe austriache si attestarono al confine di Pontebba. Anche la pace non durò molto e fra il 1799 e il 1801 ci fu un continuo andirivieni d’eserciti lungo la valle con gran disagio della popolazione locale.
L’esperienza delle guerre fra Austria e Francia in Italia fece capire all’Austria quanto fosse importante uno sbarramento nella Valcanale. Il progetto venne dall’arciduca Giovanni, allora comandante supremo dell’arma del genio e fortificazioni, in collegamento col comando generali dell’esercito. Venne scelto il promontorio detto Tschalawaj ad est di Malborghetto a circa 800 m s.l.m. Direttore dei lavori fu ordinato il capitano del genio Friedrich Hensel.
Il capitano Friedrich Hensel nacque a Kronstadt (oggi Brasov) il 13 agosto 1781 nel Siebenbürgen (Romania). Era il settimo figlio del tessitore di lana, commerciante e consigliere comunale Michael. Egli rimase orfano del padre ancora in giovane età e crebbe sotto tutela della madre.

Capitano Friedrich Hensel

Friedrich Hensel, dopo i primi anni di studi nella sua città natale, conseguì la matura nel ginnasio di Schässburg (oggi Sighisoara) ed approdò nel 1797 all’accademia del genio di Vienna ove egli, cosa che solo a pochi riuscì, superò tutte le classi costantemente come primo della classe.
“Con mai sentita sensazione varcai la porta della capitale della Germania e come mi rallegrai di avere davanti agli occhi la fine del mio viaggio, cosa di cui io avrei quasi dubitato, con quest’andamento delle cose, che verosimilmente avrà procurato molti pensieri a Cronstadt per causa nostra, pertanto ringrazio dio d’essere sano e salvo e forse domani 10 maggio vedrò raggiunta la meta dei miei desideri”.
Così scrisse da Vienna alla madre il 9 maggio 1797 (il padre lo aveva perso in giovane età).
Nella successiva del 25 maggio, “aus der Academie”, dall’accademia di Vienna dice “alla stimatissima madre” di scrivere quale K.K. Ingenieur-Cadett, imperial-regio ingegnere-cadetto, e d’essere perciò membro di quelle accademia. Descrive la vita che conduce (“sono in mezzo a baroni, conti ed altri”) si dilunga nel descrivere in vitto, le lezioni, le materie e gli orari che deve osservare, quanto devono durare le divise che ha ricevuto, enumera la biancheria e alte cose da toilette in dotazione. Non manca d’elencare le spese personali che è costretto a sostenere e di pregare la madre di saldare alcuni conticini. Termina “carissima madre la prego di inviarmi notizie sulla sua salute”. Si firma Joh. Friedrich Hensel Cadett.
La lettera è interessante perché descrive dettagliatamente la vita nell’accademia, gli studi, gli orari (libera uscita ogni 14 giorni), ecc.
Nella lettera “allo stimatissimo signor cognato” del 18 febbraio 1799 dice fra l’altro “…Qui nell’accademia si è raccontato qualcosa di nuovo a cui io non credo e che è già penetrato nelle mura della mia città paterna e cioè che i napoletani si devono essere ribellati al [generale] Mack e che questi si sia salvato dalla morte solamente con la rapida fuga verso i francesi dai quali sarebbe stato rilasciato solo sulla parola di non operare più contro di loro”.
Per comprendere quale fosse il clima a quei tempi e quanto disonorevole la resa davanti al nemico, comunque siano le cause che l’anno provocata, va ricordato che il generale austriaco Karl Mack nobile de Leiberich, comandante delle truppe del re di Napoli contro i francesi, nel 1798 fuggì verso di loro a fronte della sollevazione popolare, proprio come raccontato da Hensel. Nel 1805 quale comandante supremo dell’armata austriaca del sud, battuto sul fiume Ill, si arrese a Napoleone nella fortezza di Ulm (Würtenberg), venne degradato dal tribunale militare e condannato a parecchi anni di prigione in fortezza. Fu infine graziato nel 1819 dall’imperatore Francesco I°.
Altro esempio di severità militare lo abbiamo proprio in seguito alla battaglia di Malborghetto ove il sergente maggiore artigliere Ignaz Rauch, dopo aver sparato tutte le cariche della sua batteria, riuscì, unico del suo reparto, a mettersi in salvo incolume e fatto prigioniero, rilasciato dalla prigionia fu accusato di alto tradimento. Ebbe il suo daffare a difendersi dal tribunale militare. Venne assolto, decorato di medaglia d’oro ed in seguito riassunto in servizio raggiungendo il grado di colonnello. Un monumento a Malborghetto sulla sponda destra dell’omonimo rio, “posto dalla città natale Bilin (Boemia), dal comune di Manborghetto e dagli ufficiali dell’Imperial Regio reggimento dell’artiglieria” lo ricorda con la scritta “ Il bravo soldato pensa solo al suo dovere e mai alla resa”.
Il 29 agosto 1801 Hensel scrive alla madre: “Buonissima madre, finalmente ho il piacere di scriverLe quale imperial regio ingegnere del corpo dei cadetti. Il 26 agosto avemmo il nostro ultimo esame in presenza di diversi generali del corpo ingegneri. Subito dopo l’esame il feldmaresciallo barone Frohn in nome di sua altezza imperiale arciduca Giovanni ci nominò cadetti del corpo. Ora, cara madre, anche il suo ultima figlio è sistemato…”
Hensel dunque uscì dall’accademia nel 1801 quale cadetto e divenne, solo dopo un anno, tenente del corpo genieri (“Davvero geniale ed instancabile nella Sua professione”) e nel 1807 capitano.
Nella lettera alla madre del 24 agosto del 1802 scrive fra l’altro: “La settimana scorsa fu l’ultimo ma più duro esame: adesso sono del tutto libero e aspetto il mio decreto che finalmente mi procura un’onoratissima posizione [deve essere di nomina a tenente]; questa è la meta di tutte le mie fatiche a disagi nel corso di cinque interi anni. ...Col decreto spero di ricevere il salvacondotto. Poi cara madre mi affretto sulle ali dell’amore filiale verso quei luoghi ove io sotto la Sua amorevole direzione ricevetti i miei primi concetti ed i primi principi”.
Ottenne così, a quanto pare dopo alcuni anni, la tanto sospirata licenza per rivedere la madre e i luoghi natii. Al ritorno ricevette l’ordine di recarsi a Salisburgo.
Nella lettera scritta a suo cognato il I° dicembre 1802 dice di trovarsi a Salisburgo e descrive la città e la vita che conduce. Parla del cambio della moneta ecc. Va notato che allora Salisburgo era un principato spirituale indipendente dall’impero romano-germanico e, solo dopo il suo scioglimento nel 1806 passò all’Austria. Nella lettera stessa comunica al cognato che l’indomani proseguirà il viaggio per Innsbruck ove si fermerà alcuni giorni per conoscere la città.
Sempre seguendo le sue lettere si viene a sapere che i suoi spostamenti toccarono Station-Neumark in südlich Tyrol, Boltzen, Trento. Nella lettera alla sorella del 4 giugno 1805 da Venezia dice di essere passato da Verona, Vicenza, Padova e di proseguire per mare verso Trieste da dove raggiungerà Ofen in Ungheria passando per Graz e Vienna ( Ofen, ungherese Buda, parte dell’odierna Budapest, fino al 872 capitale d’Ungheria).
Il 23 agosto 1805 da Ofen scrive al “caro signor cognato”…“si sarà non poco meravigliato della mia lettera da Trieste a mia sorella dalla quale Lei, dalla mia effettiva carriera guerresca in Tirolo, mi trova trasferito in questa capitale d’ungheria. Anche a me questo improvviso trasferimento procurò grande sorpresa, come pure ai miei camerati ai quali toccò lo stesso destino. Il motivo deve essere stato il ritiro dell’armata francese che allora stazionava ai confini del Tirolo, perché effettivamente con la nostra partenza furono sospesi tutti i lavori e preparativi militari. Ora però la pagina è di nuovo voltata e se mai c’e la probabilità di una guerra vicina ebbene questo è il momento. Io mi preparo di nuovo a riprendere il viaggio di ritorno in Tirolo od in Italia cosa che potrà protrarsi al massimo fino in primavera, cioè se proprio dovesse scoppiare la guerra.
All’ infuori d’alcuni piccoli buchi nelle mie finanze, il mio lungo viaggio mi ha procurato uno straordinario piacere, e con questo vedo colmato il mio più ardente desiderio di conoscere almeno una parte dell’Italia, questo paradiso d’Europa. Presi il viaggio attraverso Verona, Vicenza, Padova, Mestre, Venezia, da qui una nave commerciale mi portò a Trieste da dove via Lubiana, Cilli, Marburg e Graz da dove finalmente, attraverso Fürstenberg, Wesprim, Stuhlweissnburn, raggiunsi Ofen. Fui in viaggio giusto cinque settimane.
A Verona andai sulla sponde sinistra dell’Adige, che è francese ed è la parte migliore della città, poiché Verona è divisa dall’Adige in francese ed imperiale. Conobbi subito diversi ufficiali francesi con i quali mi intratenni veramente bene per alcuni giorni. La città è molto grande, deve contare circa 50.000 abitanti, e possiede molte antichità, specialmente l’anfiteatro costruito dai romani, la cui buona e robusta costruzione ha sfidato la morsa del tempo.
L’ imperatore Napoleone, che partito da lì proprio due giorni prima del mio arrivo, ha disposto diverse migliaia di lire per ripristinare nell’antico gusto delle cose rovinate. Vicenza mi piacque molto cosicché se mi lasciassero scegliere il posto del mio acquartieramento in Italia lo sarebbe in questa città. È costruita molto graziosamente, ha palazzi carini, giace in zona leggiadrissima ai piedi di monti vicentini e gli abitanti sono i più cortesi e piacevoli del mondo.”.
Hensel continua descrivendo, sempre ammirato, Padova (“enormemente grande ma deve essere poco popolata perché in alcune strade cresce l’erba”) e Venezia ove è rimasto 8 giorni ed ha incontrato diversi ufficiali che avevano prestato servizio in Tirolo. Dice di aver visitato palazzi ed opere d’arte fra cui statue di Canova (“scultore che è ancora vivente”). È rimasto ammirato del porto per “l’immenso numero di navi” d’ogni nazionalità e stazza e per l’arsenale “che deve essere uno dei migliori d’Europa”. Su Venezia si dilunga alquanto e dice che rimarrà per sempre nei suoi ricordi.
Di questa lettera che è ancora lungo ed interessante riporto ancora solo una frase anche perché interessa direttamente una buona parte di friulani. Dice: “Ero appena arrivato qui ad Ofen che ricevetti l’ordine di recarmi a Tokay. Ho dunque visto anche questa sorgente del migliore vino d’Europa e che io ho bevuto nel suo luogo d’origine”.
Alla fine della lettera mette un N.B. “quando sto per firmare mi arriva l’ordine di andare al più presto all’armata germanica sul confine bavarese [ Braunau ]. Lei indirizzi perciò le mie lettere in questa località. Come campo d’azione avrei preferito l’Italia. Partirò fra due giorni”.
Termino qui il commento di questa lunga lettera anche se presenta ancora qualche spunto interessante.
Ma l’ombra della guerra si avvicina e il capitano Hensel è costretto a continui trasferimenti inerenti alla sua specializzazione.
Il 19 settembre 1805 scrive al cognato Jakob Paul da Salisburgo:

“Caro signor cugino!
Invece di andare a Braunau ove ero comandato, come avrà visto dalla mia ultima lettera da Ofen, ricevetti l’ordine orale dal mio capo di andare a Salisburgo col servizio postale e far seguire i miei bagagli. Risiedo qui da alcuni giorni con alcuni nostri ufficiali e non sappiano ancora per quale motivo. Siamo già dal primo settembre sul piede di guerra, che già mi viene a costare parecchio. Io devo adesso mantenere un servo per i cavalli perché ne devo avere tre. Non è da descrivere quanto ciò è caro. Come botta media bisogna rassegnarsi a por mano a 400-600 gulden (fiorini) e qui bisogna chiamarsi fortunati di non essere imbrogliati. Io mi sono procurato solo due cavalli dei quali il migliore mi costò 100 ducati. Questo spaventoso rincaro di tutti gli equipaggiamenti militari mi costrinse a prendere a Vienna quei 500 fiorini che mi pagò il sig. V.Bouvard ed ancora 300 da Klebes et Comp. Per mezzo del sig. Türk a fronte di una mia ricevuta. Questa sarà sicuramente inviata laggiù ad un commerciante che se la farà pagare. Prego pertanto la nostra cara madre di pagare 300 fiorini a fronte della mia ricevuta e di trattenere questa somma dai miei guadagni del prossimo anno. Inoltre la prego tanto, poiché siamo alla fine del mio rendiconto annuale, di mandarmi il rendiconto incassi e uscite in modo che possa manovrare i miei restanti affari.
La nostra armata è già avanti in Baviera, e deve presto incontrare quella francese. Se dovesse scoppiare la guerra sarà una delle più sanguinose. Noi aspettiamo presto anche i russi che saranno comandati dal loro stesso imperatore. Il nostro capo e l’arciduca Ludwig sono già passati qui verso l’armata in direzione dell’Italia, voglia Dio che anch’io possa tornare in questa regione. Veramente l’arciduca mi ha promesso di prendermi dentro alla prossima occasione, adesso questi signori hanno molto a cui pensare. Sono proprio felice di riprendere fiato per un paio di giorni, perché da due mesi ho viaggiato per circa 500 miglia tedesche. Ma ciò non mi tranquillizza. I miei bagagli li ho lasciati dal sig. Türk, ho preso solo due sacche, una per il mio aiutante e l’altra per me. Io adesso ho solo un unico desiderio, poter partecipare valorosamente alla guerra.
Potrei quasi essere in collera con la mia amata sorella per non lasciarsi sentire così a lungo, non deve credere che anche gli uomini non possono essere curiosi.
Ad Ofen nutrii la dolce speranza di rivedere presto la mia dolce patria. Che cosa sono i desideri degli uomini se la forza superiore dispone di noi. Rimandato e non ancora rinunciato, se fortunatamente ritorno felice dalla guerra la prima cosa che desidero è la licenza.
Il suo riconoscentissimo amico Hensel

Poco più di due mesi dopo, il 2 dicembre 1805 la coalizione austro-russa veniva disastrosamente battuta da Napoleone ad Austerliz (nei pressi di Brno, Moravia, “battaglia dei tre imperatori”) e l’Austria era costretta al trattato di pace di Pressbrug (Bratislava), il 26.12.1805. Con tale atto l’Italia prese il Veneto, l’Istria, la Dalmazia, il Trentino ed il Tirolo.
Da Enns (Austria superiore, nelle vicinanze di Linz) Hensel scrive al cognato il 15 marzo 1806:
“Caro sig. cugino!
Dovetti quasi attendere una mezza eternità in cui fui derubato del piacere di leggere qualcosa di Lei o di laggiù [Kronstadt]…
Il periodo spaventoso è completamente passato e solo da otto giorni conosco il luogo della mia destinazione, o per meglio dire so che il mio soggiorno sarà per diversi anni quello d’Enns ove mi trovo da otto giorni. Le avrei scritto da tempo già da Vienna dove m’intratenni alcune settimane dopo la sfortunatissima campagna e sperai sempre di farLe conoscere il mio futuro luogo di destinazione ma passarono i giorni senza saperlo e di conseguenza senza scriverlo…
La mia ultima lettera dal quartier generale in Ungheria alla cara madre dopo i tre mesi più spaventosi della mia vita La convincerà della mia sopravvivenza…
Siamo qui in 10 ufficiali al comando del maggiore Dedovich ed abbiamo il compito di preparare la costruzione di un forte perché si ha intenzione di dare al nemico, prima che spaventi ancora una volta la capitale già scossa, una dura noce da schiacciare in modo gli procuri mal di denti. Io me lo auguro di cuore a meno chela montagna non partorisca nuovamente un topolino. Ho venduto a Vienna i miei cavalli per un misero prezzo che non sta minimamente in confronto con quello D’acquisto. Inoltre all’infuori della perdita di metà dei miei bagagli me la sono cavata abbastanza fortunatamente in confronto di altri. Frattanto di giorno in giorno mi accorgo che il mestiere di soldato non è affatto per diventare ricchi.”.
La lettera prosegue con motivazioni familiari e le solite considerazioni di carattere finanziario personale.
Seguono ancora alcune lettere al cognato da Enns (ottobre e novembre 1806) nella quale descrive la sua attività, gli ordini e contrordini ed i preparativi per la difesa. “I reggimenti si riuniscono al confine, oggi marciò da qui verso la Boemia il reggimento Klebekisch. Da oggi gli ufficiali ricevono il soldo da campo ed una maggiorazione. Certamente deve essere una neutralità armata, ma io scommetterei che se scoppia la guerra fra Prussica, Russia e Francia …noi siamo certamente incastrati [?].”.

Ci avviciniamo al periodo cruciale della vita del capitano Friedrich Hensel, costruttore e poi difensore del forte di Malborghetto, caduto nella battaglia del 17 maggio 1809.
Le biografie ufficiali dicono che Hensel giunse in Corinzia nel 1808 per dirigere i lavori del forte. Ma esistono almeno due lettere scritte da Villacco nel 1807.
In una del 28 luglio al “caro sig. cugino” [suo cognato] fra l’altro scrive:…”Come vedrà dall’ultima mia lettera scritta al fratello Gottlieb non ho bisogno di quei 500 fiorini perché la probabilità di una guerra era quasi del tutto scomparsa e poiché era conclusa la pace fra i russi e i francesi è giustamente da ritenersi pace anche da parte nostra...
…Malgrado la nostra vicinanza al confine italiano, qui regna un silenzio mortale, i giornali non imborghesiti sono il nostro unico rifugio per colmare il nostro vuoto. Il mio lavoro qui è il solito come da Enns un anno fa e come alcuni anni fa in Tirolo e cioè il più faticoso che esista nel nostro corpo. Nello scambio fra Enns e Villacco ci abbiamo tutti guadagnato perché qui è più animato e piacevole che là.”.
Termina augurandosi di poter presto da li fare un viaggio fino a Kronstadt.
Nella successiva missiva dell'8 novembre, sempre da Villach, al “caro sig. cugino” riferisce di aver chiesto già da alcune settimane una licenza e di attenderla di giorno in giorno.
“ Con questa prospettiva –prosegue- ho indirizzato oggi una cambiale di 500 fiorini al Sig. Cristo-Manno di Vienna ed è incassato il relativo denaro…In ogni caso richiedo alla nostra cara madre di pagare questi 500 fiorini”….Riguardo al viaggio a Kronstadt dice “prendo la via più breve per Klagenfurt – Pettau – Fünfkirchen, Tremsvar ecc. ma rabbrividisco un po’ in questa stagione di fronte alle cattive strade ungheresi…. Mi dovrà proteggere un pochino la buona carrozza che ora acquisterò.
Ad un felice sano arrivederci Il suo amico Hensel”

Dal contenuto della lettera da Villach alla “cara buona sorella” del 22 maggio 1808 si può capire che deve essere rientrato dalla licenza pochi giorni prima. Infatti dice: “Dunque siedo qui al solito tavolo ove io mezzo anno fa scarabocchiai certe carte… il distacco da Kronstadt mi fa forse apparire tutto con colori troppo foschi. Al posto dei vostri amichevoli volti non vedo altro che la più oscura faccia del nostro maggiore che, abbastanza scioccamente, s’intrattiene sul prolungamento della mia licenza. Al posto dei Tuoi sani e saporiti cibi al Tuo tavolo, conditi dalla ragionevole e franca conversazione Tua e di Tuo marito, non c’è più neppure un’osteria dove si possa gettare in gola a caro prezzo un cattivo mangiare”.
Dopo aver descritto il viaggio e le varie soste da amici e conoscenti a Ofen (Budapest), 8 giorni dall’amico Statzer ed una visita al commissariato di guerra si congeda dalla sorella con un “addio sorella del cuore, addio
Tuo fratello H.
Hensel abita ormai fisso a Villach nel suo vecchio quartiere e cioè in casa della “signora v. Alb.” [Albertini].
Da qui il 26 giugno al “cognato Jakob Pauli” scrive fra l’altro: “ Secondo quanto si sente, il cielo politico si oscura straordinariamente e si vuol vedere l’autunno come l’ultimo periodo di pace della nostra monarchia. Se ciò avviene, ci stiamo, ma voglia Iddio che non ne rimaniamo sbancati. Le norme che vengono prese dal governo in questo momento, sono almeno molto energiche. Io penso giornalmente alle molte obbligazioni ed ai pochi terreni della nostra cara madre. Caro signor cugino, faccia il possibile di liberarla dalle carte e di procurarle in cambio delle realità. Altrimenti in caso di sfortunata definizione perderebbe spaventosamente. Abbia anche la bontà di dirle di raccogliere per me i 1000 fiorini contro l’obbligazione. Se scoppiasse la guerra le scriverò sul da farsi, cerchi solo di mettere assieme il denaro.”
Nella lettera della sorella Anna Katharina Pauli da Villach del 14 agosto 1808, dopo le solite affettuose espressioni, racconta quali sono i suoi impegni: “Certo che respiro aria fresca e pura ed ogni giorno per 10 ore sotto il cielo azzurro ma in compagnia di alcuni granatieri e minatori e su affaticanti montagne. Ti puoi immaginare quanto piacere mi procura questa eterna e noiosa monotonia. Fra quattro settimane dovremo andare tutti sul confine nei posti più tristi e costruire e disegnare posizioni per le truppe; scommetterei che poi desidererò nuovamente l’attuale soggiorno”.
Altri particolari del suo lavoro Hensel li fornisce nella lettera alla “sorella del cuore” del 29 settembre 1808 da Malborghetto:… “ti meraviglierai cara sorella di sapermi di nuovo via da Villach ma così va la nostra vita di militari. Adesso sto ad un’ora dalle truppe francesi, ho il diretto comando di 1000 uomini che uso per la fortificazione del locale confine, 30.000 fiorini in cassa di cui sono responsabile e tutto questo sulla mia sola testa. Sorella ho detto molto. A stento riesco a strappare al mio agitato sonno il tempo di scriverti tutto questo, dalle 5 del mattino fino a notte fonda sono tormentato e ti assicuro sul mio onore se tu mi vedessi in questo momento potresti leggere sul mio volto tutti i pensieri che mi tormentano. Non solo sono tormentato qui in questo modo ma anche la fatale cambiale di 1000 fiorini mi da ancora fastidio che nessuno a Villach mi vuole comperare o pagare. Sono stato costretto ad inviarla a Vienna ed ora sa Iddio in quali mani sta vagando e da tutto questo non ho ancora visto un centesimo”.
Dopo essersi intrattenuto su varie questioni finanziarie (…” ora basta con questi funesti affari finanzieri…)” descrive il suo soggiorno a Malborghetto: …”come detto, cara sorella, mi trovo qui sul confine d’Italia in una misera casa e ti scrivo su uno sporco tavolo che certamente ha avuto raramente l’onore di sostenere inchiostro, penna e carta: davanti alla mia casa sta la sentinella che deve vigilare la cassa e sulla mia misera finestra batte con violenza la pioggia.
Non voglio affatto pensare al fortunato inverno passato che vissi fra la nostra amicizia [si riferisce alla lunga licenza passata a Kronstadt]; poiché la nostra distanza è enorme non voglio neppure guardare nel più fosco futuro, perché non ne uscirei, temo la più ridicola prospettiva. Così ora vivo in una certa indifferenza e torpore nel quale ne mi rallegro di qualcosa ne me ne rattristo.
Dovesse scoppiare la guerra naturalmente io sarei il primo a darle il benvenuto. Mi va bene, poiché solo in questo modo posso essere tirato fuori da questa maledetta situazione”.
Avvicinandosi alla chiusura dice di aver imballato tutte le sue migliori cose e di averle portate a Villach in casa della “ritrovata buona perente” [la cugina]. Ha tenuto a Malborghetto solo alcune camicie ed il più necessario in modo “da essere il più leggero possibile”.
Termina manifestando appieno la sua depressione:” La stagione è per me spaventosa e mai ho desiderato come ora il bel tempo. Potessi averti qui da me, carissima sorella, il mio destino sarebbe più sopportabile. Addio buona donna ti imprimo col pensiero nel mio cuore con vero fraterno amore.
Scrivimi presto. Fratello H.”.

Un mese dopo, da Villach il 29 ottobre 1808, scrive alla “Liebste beste Schwester”:
“la Tua lettera dal giardino degli alveari mi ha molto rallegrato. Tu sei proprio fresca e sana, vivi coi Tuoi cari piccoli la vita di campagna che per Te ha tanti stimoli…. Sai cara sorellina che nel momento in cui Ti scrivo mi trovo nel migliore stato d’animo che ci possa essere in rapporto alla situazione in cui mi trovo.
Proprio adesso è un mese da che ho iniziato la direzione delle fortificazioni del confine. Dalla mia ultima lettera, avrai conosciuto abbastanza il mio faticoso ed estremamente miserabile lavoro. Io sono proprio fisicamente e moralmente abbastanza oppresso. Allo scopo di rilassarmi mi sono messo in totale incognito e sono scivolato qui per un paio di giorni e mi rassereno ora da tutte le mie fatiche in casa della mia nuova amica. Sorella io mi auguro che Tu conosca questa buona donna. Voi due avrete molte affinità nel carattere. Tenera madre, preoccupata moglie, un pacifico buon cuore ed una sensibilità per gli altrui dolori sono veramente doti da stimare. Dal giorno in cui conobbi questa buona anima mi è diventata sempre più cara. Il suo uomo è nella fanteria Hohenlohe Hathenstein. Sua madre, che anche conosco, vive ancore a Klagenfurt. Io ti scrivo dunque questa lettera nella camera di questa amabile amica dalla quale ho l’incarico di inviarvi i più amichevoli ossequi. Questa notte vado nella noiosa postazione di Malborghetto”.
Chiude dandole la notizia di aver finalmente ricevuto i mille fiorini e con il solito “addio cara, buona sorella e sii sicura del giusto fraterno amore del Tuo fratello Hen…”.
Quasi tre mesi dopo, il 15 febbraio 1809, in una lettera alla sorella ritorna sull’argomento che lo assilla spesso e che ricorda più o meno larvatamente in tutte le lettere: Rimpiange la pace, la serenità, l’amicizia, la fraternità di cui ha goduto durante la lunga licenza nella sua terra e che esiste tuttora a Kronstadt in confronto allo stato di disagio ed insicurezza in cui egli si trova. Manifesta anche il dubbio di doversi trasferire da Villach per qualche ignota destinazione.
Riferisce poi alla sorella che durante la sua assenza da Villach, il suo quartiere nella casa della v. Albertini è stato occupato e che ora abita nella casa della cara e cordiale parente (la già ricordata cugina).
Avendogli la sorella chiesto una piccola biografia della sua vita attuale, le risponde:
“Poiché a Malborghetto dovetti inghiottire la quinta essenza di tutte la inquietudini e tribolazioni, mi sono ora tanto più adattato a sacrificarmi al dio dalla pigrizia. Le 10 sono circa l’ora in cui mi ricordo di dovermi svegliare dopo che molto prima ebbi fatto colazione e anche fumato la mia pipa (nota bene tutto ciò in molto buona compagnia con la nostra cara amica). Seguono alcune visite di cortesia, di tanto in tanto un bicchierino di liquore al bar od una passeggiata sul ponte della Drau.
Dopo un frugale, saporito pranzo sempre condito della compagnia della nostra cara amica, arrivano le due di pomeriggio. Se fa bel tempo si fa una passeggiata lungo la Drau, altrimenti una pipata al bar ed una tazza di caffè nero. Poi o ci si inciampa in una graziosa signora, che mi favorisca un po’ il sonno, o se incontro buona compagnia si tira a fare notte. Or dovrei andare al casinò, ma siccome non è di mio gusto, passeggio verso casa, trascorro decisamente bene le ore serali con la mia cara amica,e poi finalmente mi stendo a letto.”.
A questo punto non può trattenersi dal paragone di questi giorni alle gioiose giornate passate l’inverno precedente a Kronstadt con la famiglia e ricorda alla sorella “con l’acquolina in bocca” la squisita minestra di teste di crauti consumata in sua compagnia e conclude in italiano “tempi passati”.
La lettera al cognato Jakob Paul
Malborgeth l’ 8 marzo 1809
Caro signor Fratello!
I miei più cordiali ringraziamenti per i Vostri amichevoli auguri. Veramente non ho mai avuto bisogno della realizzazione di favorevoli auguri come in questi critici momenti.
La mia posizione di avamposto è ancora sempre la stessa, solo che diventa ogni giorno più interessante. Se fino ad ora nei settori operativi della mia zucca non ci sono inesattezze, in verità ciò che non è dovuto al mio ambiente. Almeno sono convinto che questi mesi mi spingeranno avanti di anni nella mia vita fisica. Le posso anche confermare, che come Lei apprenderà da tutte le notizie, caro signor Fratello, che l’armata si concentrerà in sei diverse parti della monarchia [dello stato]. La parte che si concentra da questo lato si trova a 10 miglia dietro di me. Il numero delle nostre truppe non era mai salito a questa massa come ora. Io credo di non esagerare , se ritengo che stia in piedi e in movimento mezzo milione di sola truppa di linea, senza quella d’insurrezione, senza milizia territoriale.
Le dimostrazioni di forza dalla monarchia e la totale decisione di conquistare una volta per sempre la sicura quiete, a prezzo dei maggiori sacrifici di fronte al più insaziabile di tutti gli agitatori [Napoleone], mai furono così eclatanti come ora. Il nostro gioco non è ne più ne meno che va banc’. Certamente la nostra giusta causa farà questo gioco, non gioco ma felice realtà per ogni onesto cittadino. Con ansiosa attesa aspetto la fine dei miei lavori per poi poter dare il mio diretto obolo per il bene di tutta la monarchia [del paese]. Il pensiero di dover forse rimanere in posizione arretrata nella mia fortificazione mi è insopportabile. Buoni abili cavalli già scalpitano nella mia stalla, tutte le mie cose sono in ordine, la mia volontà, la mia salute è la migliore del mondo, che cosa mi restava d’altro da desiderare se non applicare le mie forza con migliaia di altri camerati per porre fine alla grandissima ambizione che ha gia fatto infelici milioni di pacifici esseri umani.
La sua stessa conferma caro sig. Fratello, che adesso Lei si sente meglio, mi rallegra tanto più poiché spero di conoscere presto da Lei stesso della sua totalmente liberata, cosi desiderata salute. Avrei dato molto per poter manifestare a Lei quale colonnello della milizia i miei complimenti di subordinato. Volevo scommettere, l’insubordinata sgarbata sconfitta avrebbe certamente avuto poco a poco anche il necessario rispetto, non dovrebbe essere poi una tale suprema parte doppiamente auspicabile? Qui si parla molto dei nostri mezzi connazionali ungheresi con l’inizio della loro insurrezione vogliono farci dispetti, e non vogliono obbedire affatto alle modeste richieste della Monarchia. Questa gente incivile non la smetterà poi ancora, a causa della sua incivile forma mentale, di trovare tutto sospetto, quello che solo la volontà della totalità richiede. Se non distruggessero la metà del nostro stato, allora sarebbe desiderabile far loro sentire solo per alcuni anni il ferreo giogo del grande Napoleone…
…A tutti gli amici e buoni conoscenti i miei ossequi. Alla nostra cara madre bacio le mani innumerevoli volte. Abbraccio cordialissimamente la mia cara sorella

e rimango il suo intimo amico Hensell.

Lettera del Cap. Friedrich Hensel indirizzata alla sorella Anna Katharina Pauli, poco prima della morte nella battaglia per il forte di Malborghetto il 17 maggio 1809.

Villach lì 31 marzo 1809
Mia cara amata sorella!
Già quattordici giorni fa inviai a mezzo diligenza al mio amico Strtzer a Ofen un orologio da “femminuccia” per Te, con la preghiera di consegnarlo al sig. Macher di Pest per la spedizione al Tuo indirizzo a Kronstadt. Io spero, dunque, che tu quando leggerai queste righe avrai già ricevuto questo ricordo. Cara sorella! Accoglilo come un segno del mio immutato fraterno amore e ricordaTi del tuo fratello che anche se lontano prende con vero interiore calore la maggior parte di tutto quello che ti riguarda. Non posso e non devo intrattenerTi molto sulle novità, solo quel tanto [per dirTi] che qui la tensione è straordinaria, deve rompersi in breve tempo, poiché così non può più durare a lungo. I miei impegni si sono ora spostati dal confine verso qui di un paio d’ore, ma invece di diminuire, sono talmente aumentati, che io di rado ho un momento per respirare liberamente. Ho in serbo anche la tua lettera da 14 giorni, e se adesso non dovessi stare a letto, chissà se sarei riuscito a scrivere. Una sfortunata caduta mi tiene ora a letto per alcuni giorni, tuttavia spero di essere presto nuovamente in piedi.
Ultimamente ho scritto al Tuo buon marito e spero cha abbia effettivamente ricevuto la lettera. Tu non puoi credere, come mi meravigliai, che Tu da novembre dell’anno passato non avresti ricevuto alcuna mia lettera.
In quel periodo Te ne ho scritte almeno tre. Mi pare che da Voi ci debba essere gente curiosa.
Cosa fa poi la nostra cara buona mamma? Benedice ancora come prima la prudenza con questa da noi tutti tanto desiderabile salute? Bacia per me mille volte le mani di questa buona madre. Non dimenticare di baciare per me ben spesso anche la mia Giulia, Tu non puoi credere, quanto mi rallegro, di vedere un giorno questa cara bambina più cresciuta.
Il mio cordiale addio al Tuo bravo uomo e Ti abbraccia con affetto il Tuo immutabile fratello
Fritz

N.B. è stata tenuta l’interpunzione originale.
(A. Franz)

Come abbiamo visto Hensel assunse la direzione dei lavori a Malborghetto nel 1808 ed abitò, negli ultimi 5 mesi, presso una sua cugina a Villacco.
Ad alcuni amici che lo visitarono a Malborghetto disse: “Miei cari, vedete io costruisco qui la mia tomba” e ripeté la frase allo scoppio della guerra contro la Francia indicando, con largo gesto della mano, il forte.
Il 13 maggio Napoleone, dopo aver battuto in Baviera l’arciduca Carlo, occupò Vienna. L’arciduca Giovanni dovette allora ripiegare dall’italia con la sua armata verso l’Austria, in aiuto del resto dell’armata austriaca, incalzato da ventottenne francese viceré d’Italia e figliastro di Napoleone, Beauharnais.
Allorché il 13 maggio l’arciduca giunse a cavallo a Malborghetto, Hensel gli si presentò e gli chiese di assumere la difesa del forte nonostante che il giorno prima il generale gli avesse comandato di seguirlo subito a Villach. L’arciduca gli strinse la mano e gli disse: “lei ha costruito il forte e saprà anche difenderlo”.

La guarnigione del forte era la seguente:
Comandante:
Ing. Capitano Friedrich Hensel
Vicecomandante:
Capitano Kupka del reggimento di fanteria Franz Karl n.2, amico di gioventù di Hensel che si offrì volontario per la difesa.

Fanteria:
Capitano Dominus Mileta de Vucetich.
Capitano Josef Caesar.
Tenente Stefan Slaly (Szalle?)
Tenente Michael Schullekich
Sottotenente Franz Moser
Aspirante ufficiale Josef Torbich
Aspirante ufficiale Sava Janchich,
tutti della fanteria di confine croata, reggimento n.3
206 Füsiliere = fucilieri [con fucili a pietrina] e 50 fucilieri

Corpo minatori:
Tenente Rehm con 8 uomini.

Medici militari:
Direttore di reparto dott. Micheal Bach
Sottomedico dott. Franz Hutzler

Artiglieria
Oberfeuerwerker-capo artificiere Ignaz Rauch
1 sottoufficiale, 1 bombardiere e 21 cannonieri.

Squadra vettovagliamento: 1 fornaio capo e uno semplice.

Dopo date le disposizioni l’arciduca balzò nuovamente in sella e andò via in fretta. In zona S.Caterina – S.Leopoldo vigilavano ancora due compagnie austriache. Lì il captano austriaco Mamula teneva il comando. Alla sera di quel giorno 13 di maggio le due compagnie furono attaccate dalle avanguardie del gen. di brigata francese Desaix e spinte verso Malborghetto.
Il cap. Mamula fornì accanita resistenza. Solo la notte calante mise fine al duro scontro, che fu solo per il possesso del gruppo di case di S.Caterina. Dopo di che il gen. Desaix avanzò il 24 maggio con 4 battaglioni verso il villaggio di Malborghetto. Seguirono il gen. Grenier con le divisioni Dritte e Pacthod ed una avanguardia rinforzata. Il gen. Fontanelli, per circondare Malborghetto, aveva deviato da Dogna nella Fella, verso est con il III reggimento di linea italiano ed il 112° francese e guadagnò dopo una faticosa marcia la stretta valle di Sompdogna (1297m). Per primi solo due battaglioni giunsero fino a Valbruna in questa stagione attraverso difficilissimi sentieri di camoscio.
Gli austriaci avevano appena sgomberato il terreno neutro di Malborghetto che già incombevano sulla strada i francesi in lunghe colonne fino a tiro di fucile davanti al forte. Contemporaneamente parte di due compagnie di granatieri occuparono il monte Collecosch proprio di fronte al forte. I cannoni del forte della batteria Malborghetto aprirono il fuoco. L’avanzata si bloccò. Il primo attacco frontale era stato respinto. Verso sera il comandante in capo viceré Beauharnas entrò in Malborghetto e mise il suo quartier generale nell’albergo vicino alla chiesa, dalle cui finestre in alto era libera la vista sul cerchio difensivo degli austriaci. Gli ufficiali si accalcarono nella case mentre la truppa “senza tenda” si accampò all’aperto, cinti solo dai fuochi. Poiché Napoleone aveva comandato che l’armata d’Italia doveva congiungersi presso Vienna col proprio esercito, Malborghetto doveva essere preso subito per avere la strada libera per l’avanzata.
La mattina presto del 15 maggio apparve davanti la zona del forte un parlamentare francese accompagnato da un trombettiere. Dopo che il trombettiere ebbe suonato la chiamata, iniziò ad alta voce il colloquio col comandante del forte cap. Hensel che venne invitato alla resa. Hensel rispose: “Io ho l’ordine di difendere non di trattare!” fu un’espressione chiara.
Poco dopo le colonne nemiche si spinsero all’attacco. Il cap. Vucetich trasse la sua fanteria dal Blokhaus n. 1 e la suddivise nei camminamenti. Del tutto impassibili delle masse che venivano incontro ai difensori la guardia confinaria sparò con fuoco accelerato sulle colonne francesi. Indifferenti dalla difficoltà del terreno, parecchie compagnie del 62° reggimento di fanteria francese si attestarono a nord sul cosiddetto sentiero del cacciatore del Buchkopf (1048m) su entrambe le cave di pietra ed occuparono una posizione dominante del fianco destro. Da questa altura l’avversario poté non solo osservare nei trinceramenti ma gli fu anche possibile minacciare i difensori sempre più col massiccio fuoco dei moschetti. Allora l’artificiere Rauch fece portare, a costo di indicibili difficoltà, i cannoni da 3 libbre della batteria Malborghetto su una posizione favorevole all’aperto e sparò con grande efficacia sul Buchkopf. L’attaccante fu costretto a battere in ritirata.
Il principe Eugenio pose al suo consiglio di guerra la domanda se un attacco notturno non avesse prospettiva di successo. Nonostante l’ammonimento dei generali egli comandò di osare il tentativo di un attacco a sorpresa. Le colonne francesi verso mezzanotte si misero in movimento nella profonda oscurità in silenzio con tamburi coperti da panni. Ma qualche rumore allarmò la vigile guardia confinaria sui bastioni. Singoli francesi erano penetrati nelle fosse delle linee di collegamento vicino la strada.
Nel rombo dei cannoni si mescolavano acute grida. Un tiro centrato si abbatte contro gli attaccanti cosicché anche il terzo attacco falli. Il viceré ordinò il 16 maggio un giorno di riposo alle sue truppe esauste. Inoltre egli informò i suoi generali che si deve aspettare l’arrivo dell’artiglieria.

Beauharnais ricevette l’informazione sulla debole guarnigione del forte, secondo cui ogni titolare era posto a 10 Klafter (20 m) uno dall’altro. Apparve evidente che un energico attacco da ogni parte doveva portare alla meta.
Nel pomeriggio il viceré d’Italia inviò un secondo parlamentare francese davanti allo sbarramento: “Siano abbastanza vittime portate all’onore e nessuna accusa di viltà possa colpirvi a fronte della bravura fino ad ora dimostrata. Ma sia assurdo, voler fermare un’armata con così pochi soldati. Ad opera espugnata nessuno potrà contare sulla clemenza”. Il tentativo di persuasione non ebbe efficacia. La risposta di Hensel fu che “L’onore suo e dei suoi è di difendere il forte fino all’ultima goccia di sangue”.
Nel corso della sera erano finalmente giunti a Malborghetto i paurosi pezzi dell’artiglieria francese: 4 cannoni ed 1 obice. Ancora durante la notte vennero febbrilmente piazzate due batterie sotto il Collegosch ed i pezzi messi in posizione. Una batteria stava già a sud dello sbarramento ai piedi della forcella Mure. Al calare della notte gli zappatori lavorarono per rendere praticabile il sentiero dei cacciatori sul Buchkopf verso le cave di pietra. Tre compagnie del 62° reggimento di fanteria sotto il maggiore Vautrè dovettero annidarsi lassù. Il viceré Eugenio diresse personalmente gli ulteriori preparativi per il piano di esecuzione.
Il 17 maggio, al sorgere del sole, come inizio le batterie francesi aprirono il fuoco. Nonostante i cannoni del forte potessero tenere a bada con successo l’artiglieria nemica il cannoneggiamento durò 4 ore e ½ rimbombando dalle alture. Il difensore si trovava ancora in posizione positiva, ma la fase critica era imminente.
Circa alle ore 11 salì in direzione di Ugovizza il razzo, il segnale che il gen. Pacthod era penetrato in zona Silbergraben con la colonna di aggiramento. Si chiuse così l’accerchiamento.
Poco dopo dal Collegosch salì al cielo una densa colonna di fumo: il segnale del principe Eugenio per l’attacco. Il primo reggimento che avanzò dal Matzgraben fu il 62. cominciò una rabbiosa sparatoria. Gli ufficiali con le spade sguainate riunirono nuovamente le compagnie crepitarono gli spari dei confinari delle feritorie. Devastanti cariche di cannoni caricati a pallettoni accolsero le colonne attaccanti.
La guarnigione del forte attaccata dall’alto, dai fianchi e dal basso, dopo una breve ma furiosa lotta, fu sconfitta.

Le perdite

Le perdite dalla parte austriaca
Con il Cap. Hensel ci furono il Cap. Kupka, Cap. Von Wucetich, tenente Moser, sotto medico dott. Hutzler, aspirante uff. torbich e 75 uomini caduti.

Feriti
Cap. (tenente di vascelo) Caesar, tenente Szaly, aspirante uff. Janchich e circa 120 uomini.

Prigionieri
Tenente Scullkich , Oberartz (medico sup.), Dott. Bach, sottotenente Rehm e 80 uomini. Solo ad alcuni soldati riuscì di fuggire in montagna.

Hensel, con la spada in pugno, cadde crivellato dalle baionette francesi. L’amico di Hensel, capitano ing. Stratzer,in una lettera del 20 febbraio 1810 da Comorn al cognato Pauli dice che il sottotenente dei minatori, fatto prigioniero a Malborghetto, di ritorno dalla prigionia, gli raccontò che Hensel, colpito da una pallottola ad una coscia, stramazzo tra le braccia di un suo artigliere. I nemici piombarono su di lui e gli strapparono l’orologio dalla tasca e, poiché speravano di trovare ancora altre cose, lo colpirono a morte.

La stampa di lingua tedesca indica in 1300 le perdite francesi, cosa del tutto impossibile, anche a fronte delle armi di allora. Il comando francese dichiarò la perdita di 80 uomini “rimasti fuori combattimento”
L’11 aprile 1810 da Komoren (Ungheria) lo Stratzer scrive alla sorella di Hensel e le fornisce una nuova versione delle fine dell’amato fratello. Dice di aver sentito dal sottotenente Rehm, che era agli ordini di Hensel, che lo stesso, colpito di striscio alla tempia sinistra, cercò di rigettare il nemico con la spada e venne trafitto da numerose baionettate. Lo Stratzer aggiunge che i tre cavalli di Hensel furono venduti all’asta con selle e finiture, per ordine dell’arciduca Giovanni, al prezzo di 755 fiorini e che altre cose appartenute ad Hensel sono in custodia al capitano Zerin di Klagenfurt.
Il parroco di Malborghetto,Giorgio Mayr, futuro principe vescovo di Gurk (Carinzia) il I Ottobre 1809 scrisse alla cugina di Hensel a Villach di essere lieto di poterle consegnare l’ultimo pensiero del suo parente assieme ad una lettera dello stesso del 14 Maggio del seguente contenuto:

“Ho consegnato per la custodia al degno locale parroco sig. Mayr 68 monete d’oro di diversa grandezza. Io chiedo con la presente a questo degno, onesto uomo di consegnare queste monete d’oro, in caso di mia morte, alla mia cara cugina come ricordo del suo sincero amico, di modo che diventi proprietaria e padrona di questo denaro e possa disporre dello stesso ad agire come vuole. La catena veneziana invece appartiene alla figlia più giovane della mia amata sorella Pauli, Jiulia, che si trova a Kronstadt nel Siebenbürgen.Questa è la volontà del sottoscritto.Hensel capitano del genio.”

L’arciduca Giovanni, oltre cinque mesi dopo la battaglia, annuncia alla madre la morte del figlio con la lettera che segue:

“An Frau Barbara Quartier generale Kepithely am 8ten nov.1809
Henselin

Il suo bravo onesto figlio purtroppo non c’è più. Egli morì nel mese di maggio da eroe nella difesa dello sbarramento di Malborghetto da me affidato al suo comando, che il nemico inutilmente intimò alla resa ed assaltò, alla fine però conquistò, con una gran perdita da parte sua e dopo averla soprafatta massacro la brava guarnigione fin quasi all’ultimo uomo.
Io quale capo del corpo genieri sento con lei la perdita di un così valoroso e giovane uomo e La compatisco di cuore. Ma il pensiero che Suo figlio così eroicamente, così gloriosamente finì deve contribuire molto alla sua anticipata consolazione.

EH. Johann.”

Frammento di una lettera (senza data) di Anna Caterina Pauli al fratello Friedrich Hensel certamente redatta nel giugno 1809 allorché Hensel era già morto.

Caro fratello del cuore,
prendo la penna con tristezza per ringraziarti del ricordo di un orologio che ho ricevuto a mezzo del capitano Stratzer [consegnato] al fratello Gottlieb. Mi è insopportabile il pensiero che tu ti sei privato del tuo denaro, in questo critico momento che comunque presenta [scarica?] straordinarie difficoltà a ricevere denaro da noi, e io so con quale fatica e perdita di denaro che tu hai ricevuto pagata l’ultima cambiale,ed ancora tu devi inviarmi un ricordo con il tuo poco denaro… Fratello del cuore con profondo calore ti stringo al mio malinconico cuore, e percepisco ogni battito del mio cuore come è pieno di gratitudine, e che non è in condizioni di esprimere in parole.
Speravo che alcuni dei nostri commercianti locali dovessero recarsi a Vienna ma purtroppo la speranza diviene nulla, nessuna lettera arriva da la e a te, anche l’ufficiale postale non dice nulla così noi viviamo qui in una spaventosa insicurezza ed immaginiamo le più spaventose scene, il rincaro e l’indigenza che sarà nell’armata non sarà forse immaginabile.
Possiamo noi dal nostro superfluo trasmetterlo, poiché posso dire superfluo perché abbiamo più del necessario, oppure desiderare anche te al nostro tavolo che sta sotto un tetto e che viene occupato dalle 12 con una minestra di piselli accompagnata da Kampest (cavoli acidi). Come deve essere misero da voi soldati uscire, senza ombre nella calura essere tutti il giorno in battaglia. O Dio fa provare la miseria al tiranno Bonaparte che è la causa di tutto.
Il 6 giugno la nostra buona madre ricevette la tua lettera del 13 maggio da Malborghet che ci comunicò subito piacere , che tu sia sano ci rallegra di cuore, e che tu rimanga tale lo desidero con tutta l’anima…. La nostra buona mamma possiede ancora la sua solita salute. Lei ti accomuna ogni giorno alla sue preghiere. Dio ti mantenga a noi come sostegno di questa nostra famiglia. Tu non ci scrivi neppure quali reggimenti sono in questa armata, qui c’e la diceria che anche L’arciduca Giuseppe è in questa armata, ed in caso di necessità se tu fossi in difficoltà potresti fermarti dal maggiore Preidt.

Lettera del Tenente Zerin al cognato del capitano Friedrich Hensel

Monsieur de Pauli Klagenfurt 18ten Februar 1810

Illustrissimo stimaissimo amico!
Mia moglie, in base allo scritto dell’11 Dic. scorso anno della Sua signora, ha prontamente scritto al signor parroco di Malborghetto per la consegna del testamento, poiché lo stesso anche dopo le mie ripetute richieste non è pervenuto ho intrapreso il viaggio a Malborghetto ed ho perciò ricevuto l’11 di questo mese le ultime volontà assieme ai lasciti del mio intimissimo amico.
La fortificazione di malborghetto costruita da Hensel con molta diligenza ed ove anch’io ho avuto il piacere, quale sua amico di erigere una [illeggibile] piazza, è stata completamente distrutta dai francesi e il monte è talmente coperto di neve che non si può vedere niente. L’aspetto di questo monte, come la tomba del nostro amico, mi fece un tale spaventoso effetto che neppure notai i ruderi del paese di Malborghetto. Quante felici ore abbiamo trascorso nel nostro circolo di amici senza purtroppo pensare al triste avvenire; chi si avrebbe mai sognato così sfortunate circostanze dati i buoni avvii ed il così favorevole inizio della guerra per l’Austria.
In allegato ho l’onere di trasmettere una copia delle ultime volontà del nostro caro Hensel con l’annotazione che oggi il signor ingegnere tenente v. Bonomo ha inviato l’originale a Gratz alla direzione del distretto del genio per il successivo trattamento. Gli oggetti presenti assieme alla catena veneziana si trovano però in mia custodia finché riceverò istruzioni sul da farsi. Ora segue una mia preghiera che certamente verrà accolta dalla Sua amicizia. Hensel mi disse spesso che si era fatto ritrarre a che sarebbe riuscito bene; poiché nella casa uve abito si trova un’abile ritrattista desidero avere il quadro del mio indimenticabile amico Hensel; io e mia moglie ci facciamo dipingere per i nostri figli ed Hensel deve stare fra di noi. Io vorrei perciò pregare di trasmettermi il ritratto di Hensel, lo faccio subito copiare e lo rimando indenne con molti ringraziamenti. Poiché domani devo viaggiare per affari, oggi non posso spedirLe gli oggetti lasciati da Hensel….
Invio alla Sua signora da parte di mia moglie, che assieme ai figli è un po’ indisposta, molti amichevoli baci e prego di annunciare sia alla Sua signora che alla signora madre da me un devotissimo baciamano.
Ho l’onore di rimanere, assieme alla preghiera di avere la Sua a me tanto pregevole amicizia, con la massima stima
Il Suo devoto servitore ed amico tenente Zerin.

Lettera del capitano Stratzer al cognato di Hensel, Jakob Pauli.

Comorn 20 febbraio 1810

Illustrissimo onoratissimo signor Stadthann [vicesindaco].
Quanto non desiderai poterLe dare notizia consolante a seguito della sua lettera; ma purtroppo sto come Lei; poiché nonostante le più chiare prove che il nostro indimenticabile amico trovò la morte dei valorosi, credetti però di ricevere forse nel Suo scritto qualche notizie della sua vita [che sia vivo]. Ma quanto mi sbagliai. Il mio dolore mi rappresentò la grandezza di questa perdita tanto più vivace e del tutto contro la mia riluttante sensazione non posso più dubitare della sua morte.
Quello che la sua amica Fany Zerin udì dal parroco di Malborghetto è però vero poiché altrettanto me lo raccontò il tenente Bonomo; tutte la puntuali notizie ricevute non mi poterono dare alcun ulteriore chiarimento; fintanto che il sottotenente minatore, che venne fatto prigioniero a Malborghetto, ritornò dalla prigionia; questi raccontò che il nostro bravo Hensel durante l’assalto ricevette una fucilata alla coscia e cadde senza forze fra le braccia di un artigliere; i nemici incalzanti gli strapparono subito l’orologio dalla tasca, e poiché credevano avesse con se altre cose lo colpirono a morte per poterlo derubare del tutto per cui fu ridotto tanto irriconoscibile che il parroco di Malborghetto non lo poté ben riconoscere.
Questa è la tragica fine di un uomo che ha dato tanto onore al Corpo ed ha reso eccellenti servizi allo stato in ogni circostanza. Ce ne sarebbe ancora di bravi ma nessun amico come lui; perché legato fin da giovane con la compagnia dell’amicizia, nell’età matura questa si attacco così fortemente che avrei potuto sopportare più facilmente qualsiasi altra perdita. Perciò io riesco purtroppo a colsolarLa così poco come Lei me; più di tutto però compatisco la sua venerabile madre che amava così profondamente. Da quanto ho sentito Hensel ha lasciato il suo testamento al parroco di Malborghetto; la gran parte dei suoi bagagli rimase presso Fanny moglie del capitano Zerin, che a quel tempo si trovava a Villach. I suoi tre cavalli vennero licitati verso la fine di luglio, come io credo per ordine dell’arciduca Giovanni la cui armata dopo la battaglia di Raab si trovava appunto qui; altri particolari di ciò mi sono sconosciuti poiché allora ero comandato altrove.
Con ciò è tutto quello che posso riferire a Sua eccellenza del nostro Indimenticabile amico; se dovessi venire a conoscenza di una od altra cosa in merito, mi promurero di scriverLe subito.
Prego di riferire alla Sua signora i miei più amichevoli ossequi, mi sarei augurato di darle conforto anziché nuova tristezza.
Nelle speranza che Lei anche se non ci conosciamo mi riservi anche in seguito la Sua amicizia, ho l’onore di essere con tutta stima il devotissimo servitore di Vostra signoria
Stratzer, ing. Capitano

Lettera del capitano Stratzer alla sorella di Hensel, Anna Katharina Pauli.

Stimatissima gentile signora! Comoren, 11 aprile 1810
Allo scritto del Suo signor marito che mi portarono due commercianti di Kronstadt risposi gia il 20 febbraio; dalla Sua pregevole lettera vedo che la mia del 9 marzo non era ancora arrivata. Poiché io stesso ho esperienza come sia inaffidabile la locale posta, potrebbe essere facilmente possibile che questa lettera sia andata persa; io dunque desidero ( e quanto malvolentieri dato che le tristi ambasciate arrivano sempre troppo presto) ancora una volta descrivere la tragica fine del Suo caro fratello e mio indimenticabile amico, fino che io posso ora tanto più precisare poiché io stesso ho udito dalla bocca del tenente minatore Rehm dipendente di Hensel a Malborghetto, che è qui impiegato.
Il 14 maggio il forte venne accerchiato e ci furono leggeri scontri di avanguardie; il 15 il nemico tentò di piazzare una batteria cosa però impedita dal ben assestato fuoco del forte. Di notte il nemico tentò il primo attacco che fu però subito respinto: il 16 il nemico ne portò un secondo di violenza incostante che venne ugualmente respinto dalla valorosa difesa. Già dall’inizio il forte fu invitato [alla resa] per due volte alla condizione di una libera ritirata per truppa ed ufficiali con tutti i loro bagagli; altrimenti la guarnigione sarebbe passata al fil di spada. Ma Hensel non volle sentire alcuna resa, si rifiutò, si rifiutò perfino di ricevere una lettera autografata del viceré. Il 17 di mezzogiorno fra le 11 e le 12 il nemico attacco con tutta la sua forza di 40-50.000 uomini, da tutte la parti; la guarnigione di scarsi 400 uomini ancora più stimolata dall’esempio dei loro ufficiali produsse la maggior resistenza possibile; certo la forza umana non è inesauribile, poiché la guarnigione da 4 giorni e 4 notti dovette stare in allarme e non poté a lungo resistere all’assalto del nemico che non si preoccupò di centinaia di caduti. Hensel, che stava su un punto elevato per poter osservare tutto, venne colpito di striscio sulle tempia sinistra; egli tenne il fazzoletto [sulla ferita] e corse contro il nemico avanzante con la sciabola in pugno per poterlo ricacciare; la spinta del nemico era troppo forte, egli venne trafitto all’inizio da numerose baionettate, e solo sulla sua salma il nemico poté spianarsi la strada. Gli assalitori nemici calpestarono tutto; fino che furono padroni del forte; dopodiché si ritirarono. Il sottotenente minatore Rehm scappò al generale massacro solo per miracolo perché i nemici credettero che ci fossero mine che egli potesse loro mostrare. Perfino la squadra rimasta nelle casamatte Pardon all’aperture delle porte venne massacrata. Qui Lei ha una breve e fedele descrizione di queste sfortunate giornate il cui ricordo mi provoca sempre le lacrime. La Sua compassionevole mamma , il mio primo pensiero fu per questa venerabile signora. Oh Dio! Cosa giovò alla patria il sacrificio di tanti bravi ufficiali.
I suoi tre cavalli furono licitati qui su ordine dell’arciduca Giovanni il 4 luglio con selle ed attrezzi per755 fiorini dal giudice del reggimento Warastdiener Kreutzer. Il suo bagaglio da campo lo aveva con se, come io sentii le altre sue cose sono dal capitano Zerin. Forse Lei potrebbe saperne di più dal parroco di Malborghetto a cui Lei può parimenti chiedere notizie.

Suo devotissimo ing. Capitano v. Stratzer.
La prego di porgere alla Sua buona madre ed al marito i miei più devoti ossequi.

Bibliografia:
- Cap. Alios Velzè - Malborghet, Tarvis, Predil – C.W. Stern, Vienna 1909.
- Comitato tecnico imperial-regio – La difesa delle casamatte di Malborghetto e del Predil nell’anno 1809, Quaderno I pag. 1-23. 1901.
- Ignaz Hartig – Malborghetto nell’anno 1809 – settimanale Carinthia n. 25 e seg. Anno 1833.
- Karl Neuhofer – Malborghet 1809 – Österr. Milizverlag – 1997.
- H. Zillig – Friedrich Hensel – Ein deutscher Leonidas – München 1967.
- Scritti vari.
Le lettere originali del Cap. Hensel sono conservate presso il Heereswissenschaftliches Museum di Vienna.
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