Il dopoguerra italiano e il fascismo

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Il dopoguerra italiano e il fascismo

Rivoluzione ideologica che trova spazio in una situazione molto difficile, di disagio politico, critica radicale al sistema. Lo stato liberale italiano era in crisi, disagio della piccola borghesia costituita da molti giovani che, dopo essere stati istruiti, si erano arruolati fino ad assumere il ruolo di ufficiali. Motivi della delusione: 1-Vittoria mutilata che aveva privato l’Italia di parte dei territori promessi 2- La guerra aveva inoltre unito fortemente i soldati italiani, che condividevano la stessa precaria situazione di trincea, spezzando così le barriere costituite dalla divisone in classi. Le donne si erano emancipate vedendo aumentare il proprio ruolo nella società. Molti operai invece non erano andati al fronte, erano rimasti in fabbriche, molte delle quali di produzione bellica.
La società europea subì un profondo rinnovamento democratico grazie alla guerra, solo i nobili prima assumevano alti gradi militari, ora non più. La piccola borghesia non si riconosceva in nessun punto di riferimento politico. Erano contrari alla corrente pacifista; erano contrari agli operai che: non avevano combattuto, (e godevano della vittoria della borghesia), avevano un orientamento comunista e internazionalista cioè volevano abolire la proprietà privata ed estendere il comunismo in tutta Europa, perdendo lo spirito nazionalistico dei reduci.
Mussolini si propone come promotore della necessità della borghesia reduce dalla guerra. Egli si propone: 1- di evitare l’aumento del bolscevismo in Italia per proteggere la proprietà, di grande importanza per la forza economica nazionale (Mussolini per l’Italia, come Stalin per la Russia, pensa alla forma politica adatta per rafforzare lo stato in senso nazionalista). Così Mussolini prende le distanze dal suo iniziale orientamento marxista e socialista ma anche del capitalismo e liberalismo ritenendo che lo Stato debba cercare il bene di tutti, anche dei proletari.
Simbolo del Fascismo: fascio littorio portato durante le cerimonie romane, ma ancora prima si intendeva fasci di combattimento perché inizialmente si rivolgeva soprattutto ai reduci, poi si rivolse a tutta la borghesia tutelandone la proprietà. I reduci tornati a casa si trovavano senza un’occupazione al contrario delle masse operaie che, dopo aver aderito alla 3° internazionale, stavano preparando una svolta in senso socialista, ignorando i problemi dei reduci.
Il fascismo creò una situazione insolita giuridicamente perché, da partito, si dotò di strutture paramilitari (le squadre d’azione) per intervenire, sostituendole alle forze dell’ordine dello stato, contro le sommosse di orientamento comunista. Lo stato aveva paura di intervenire direttamente, per non creare una guerra civile. I fascisti operavano violentemente spegnendo gli scioperi a bastonate e facendo riaprire le fabbriche. Giolitti, dopo Orlando, sale al governo e poi gli succedono Nitti e Facta che vedevano nel fascismo, erroneamente, un fenomeno temporaneo e passeggero, per questo lasciarono spazio ai fascisti. Questa operazione fascista fu approvata dalla borghesia che temeva una rivolta in senso socialista. Programma di S.Sepolcro: 1- Referendum, a suffraggio universale (maschile e femminile), per la scelta tra repubblica e monarchia ma quando Mussolini salì al governo mise questo progetto da parte. 2 – Abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni. Mussolini è un antiparlamentarista perché per lui nel parlamento i giochi sporchi si facevano da sempre.
Anche il Partito socialista e la CGIL avevano perso il consenso presso gli operai. Per questo acquistò importanza la componente rivoluzionaria del socialismo.
Una delle grandi difficoltà, di un po’ di tutti gli stati, del 1° dopoguerra fu la riconversione delle fabbriche da prodotti bellici a prodotti civili ed anche il crollo del mercato causato dal grande sforzo economico per la guerra.
Fascismo: movimento multiforme che si adattò alle situazioni sociali, politiche ed economiche. I problemi di Mussolini dopo la presa del potere: - normalizzazione: placare la violenza e i movimenti delle squadriglie tant’è che molti capi fascisti si trovarono contrari a Mussolini, ma poi furono convinti. Tra il 1922 e il 1924 Mussolini avviò una politica di ricerca del consenso, anche con la chiesa, e cerca di risolvere il problema della occupazione. Ridusse l’orario lavorativo a 8 ore, si garantisce il lavoro a tutti anche se con salario minore, incentivi statali alle fabbriche, favorita la borghesia con lo sviluppo di pubblica istruzione. Idea di governo centralistico: mistero degli esteri e degli interni suoi. Al ministero degli interni non mise esponenti di partito ma burocrati, funzionari, forze dell’ordine che facevano capo a lui. Il corpo diplomatico del ministero degli esteri fu modernizzato, togliendo persone dell’aristocrazia e ponendo esponenti fascisti.
Normalizzazioni: molti capi fascisti erano delusi per l’atteggiamento di Mussolini che, salito al governo, non aveva portato avanti la rivoluzione. Ma in effetti il re aveva dato il potere a Mussolini per placare la lotta di classe, non per fomentarla. Comunque i Ras (capi fascisti) decisero di mettere in crisi Mussolini uccidendo Matteotti perché, consapevoli che (dopo le elezioni del ’24) ormai il fascismo era saldamente al governo, speravano che così Mussolini sarebbe caduto e loro avrebbero potuto condurre la rivoluzione. Mussolini però si assunse le responsabilità del delitto mandando prima di tutto alle squadriglie fasciste un messaggio: che il fascismo dipendeva solo da lui.
Durante la Seconda guerra mondiale i partigiani furono comunisti, cattolici liberali ognuno con un obiettivo diverso alla fine della guerra. I liberali ottennero ciò che volevano: la creazione di uno stato liberale, con una costituzione. Al contrario i comunisti volevano una rivoluzione socialista sul modello dei paesi dell’est e poiché appunto non la ottennero nacque il pensiero (mito9 della resistenza tradita. È spesso questa la matrice delle brigate rosse.
Se Mussolini avesse detto che non era stato lui avrebbe fatto una professione di debolezza, poiché avrebbe confessato il fatto che egli non aveva completo controllo delle squadriglie e avrebbe dovuto dimettersi.
Affermando invece la sua colpa esautorò di fatto il parlamento, abbandonato dalla sinistra, testando la sua fedeltà, infatti la maggioranza del parlamento, che era fascista, sostenne Mussolini e al tempo stesso riconducendo sotto il suo controllo le squadriglie. La sua abilità fu nel prevedere lo sgambetto dei Ras e nel gestirlo molto bene. Ma al tempo stesso dopo l’episodio di Matteotti, Mussolini, almeno in parte, realizzò il programma rivoluzionario dei Ras nel senso che creò una dittatura. Affermando la colpa infatti e nonostante ciò rimanendo al suo posto, dà avvio al regime di fatto, perché questo significò la morte del parlamento.
Costituzione rigida: come quella italiana attuale, le sue norme non possono essere modificate con un normale processo parlamentare, come per il codice civile e penale; occorre invece prima un referendum e, se l’esito del referendum è positivo, poi un lungo percorso. Lo statuto albertino dei tempi passati era flessibile quindi modificabile dalla maggioranza del parlamento.
In un parlamento ormai 100% fascista le modifiche della costituzione furono effettuate senza intoppi. Molte prerogative del re vengono trasferite al capo del governo. Inoltre i ministri che dovevano rispondere delle loro azioni, divennero responsabili non più davanti al re, ma davanti a Mussolini.
Il capo del governo è colui di fronte al quale tutta la vita pubblica è subordinata, che dà i compiti ai ministri che li svolgono come semplici burocrati: questo è Mussolini. Il presidente del consiglio dei ministri invece, come oggi in Italia, coordina i ministri che non gli sono subordinati.
Il rinnovamento politico del fascismo consiste nel sottrarre definitivamente tutti i poteri più importanti al capo della stato 8in questo caso il re) che iniziò a godere solo di poteri rappresentativi. Infatti Mussolini acquista tutti i poteri del re. Ma se da un lato c’è questo rinnovamento giuridico che pone definitivamente fine all’assolutismo, dall’altro nasce il problema dei poteri tutti nelle mani di un dittatore.
1925-1926 Leggi fascistissime:
1) attribuzione a Mussolini dei poteri del capo del governo: i ministri devono rendere conto a lui, non più al re;
2) istituzione della milizia volontaria nazionale: esercito politico formato da volontari fascisti (che prima militavano nelle squadriglie) istituzionalizzato e affiancato all’esercito regio-nazionale; questo secondo punto rileva il carattere dittatoriale, basti pensare all’armata rossa russa. La MNV già esisteva dal 1922 ma venne istituzionalizzata nel 1925, nel’22 era stata organizzata come soluzione al problema della normalizzazione, ma nel ’25 Mussolini capisce che sarebbe potuta diventare un esercito efficiente da aggiungere a quello nazionale;
3) istituzione del gran consiglio fascista: il GCF era un organismo di partito adesso diviene un organismo che governa il paese, infatti affianca il governo “eletto” (capeggiato da Mussolini ovviamente). Il GCF, che ha a capo Mussolini è composto da vari gerarchi fascisti tra cui i quadrunviri (che guidarono la marcia su Roma) tra cui Michele Bianchi.

Viene scritta la Carta del lavoro con cui vengono soppressi i sindacati. Nei sindacati la situazione era contraddittoria perché mentre i capi erano socialisti legati al mondo della politica come deputati, si stavano creando dei gruppi rivoluzionari di orientamento bolscevico (all’interno dei sindacati) considerati sovversivi. I sindacati furono sostituiti dalle corporazione di cui facevano parte sia i datori di lavoro e sia gli operai ed erano presieduti dai funzionari del ministero delle corporazioni quindi dello Stato. In questo modo lo stato assoggetta al suo controllo il mondo operaio e capitalista. Il capitalismo c’è, il diritto alla proprietà pure ma il capitalismo è programmato e organizzato dalla Stato, che evita il capitalismo sfrenato per difendere anche gli operai. Ibrido fra stato liberale e stato socialista. Legge elettorale plebiscitaria: si candida un solo partito e si vota se si o se no, ovviamente è una cosa formale.
Mussolini sapeva che il sostegno ecclesiastico e dei cattolici laici sarebbe stato determinante per il suo governo. La chiesa così riacquista il potere politico che aveva avuto nei secoli passati e che aveva perso nel 1870; infatti dal ’70 fino al ’29 gli Italiani, pur essendo cattolici, consideravano Stato e chiesa separati. Fondamentale fu il ruolo pedagogico e culturale degli istituti cattolici che sopperirono alla scarsa efficienza della scuola pubblica.

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