Il contesto tra le due guerre mondiali

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Testo

Il contesto tra le due
guerre mondiali

IL CONTESTO STORICO
I contadini mandati al fronte scoprono una nuova condizione ed una nuova coscienza della loro condizione di classe, la piccola borghesia è appagata dalla guerra. L’Italia vince, ma nella spartizione delle terre dopo la guerra non si bada molto a Lei, non le viene riconosciuta, infatti, la Dalmazia. Nasce il mito della “vittoria mutilata”.

AGITAZIONI SOCIALI E NUOVO QUADRO POLITICO
Si accentuano ora miseria, squilibri, iniquità. Vennero promesse terre e ricchezze ma la fame dilagava. I ceti medi non si adattarono, per questa condizione, alla pace. Nel luglio 1919 si svilupparono dei moti popolari, sollevati dal carovita. Le elezioni del ’19 sono a favore dei socialisti (ben 156 deputati alla camera), ma si afferma anche il partito cattolico (101 seggi): 257 seggi su 508.
È la fine del parlamento giolittiano, cade il sistema proporzionale a favore dell’uninominale (si vota, vale a dire, da ora una singola persona e non il partito).

IL PRIMO FASCISMO
I fascisti si presentano per la prima volta alle elezioni nel 1919, ottenendo solamente 4000 voti e zero seggi. Ciò è dovuto al fatto che il programma del primo partito fascista è un miscuglio d’idee socialiste e repubblicane, ma non mancava neanche la componente nazionalista, il carattere irrazionale e, quindi, il disprezzo per la borghesia. Nel 1920 Giolitti è nuovamente a capo del governo. La sua presenza è, però, anacronistica: la sua politica non può adattarsi ai tempi che corrono ed emergono i suoi profondi limiti. Giolitti nei confronti dei fascisti adotta una linea di tolleranza, credendo di poter (Valeri).

LE COMPONENTI DEL FASCISMO
Alle elezioni del 1921, il partito fascista porta alla Camera ben 30 suoi esponenti, tra i quali vi è anche il capo del fascismo, un tribuno romagnolo di nome Benito Mussolini, ex socialista, scacciato dal partito per le sue idee reazionarie. Ora il programma politico del partito è cambiato, spiccano, infatti, quelle posizioni reazionarie tipiche di un partito di destra. Ma il fascismo voleva rappresentare soprattutto lo stato d’animo di una parte di popolazione, facendo sue tre componenti di questo stato d’animo: l’inquietudine dei ceti medi a causa dell’avanzata del proletariato e della guerra, la reazione agraria soppressa in Emilia per la preoccupazione dell’avanzata dei contadini da parte degli imprenditori, la crisi della grande industria e dell’alta finanza.
Le squadre d’azione iniziano una dura repressione nei confronti dei contadini e dei loro movimenti. Queste squadre erano per lo più costituite da grandi proprietari, quindi, sostengono lo squadrismo fascista.
L’economia del Paese non è autonoma, il capitalismo è rachitico e parassitario perché l’imperialismo in Italia è solo un movimento culturale. Il favore degli industriali va al fascismo, perché Giolitti taglia i profitti di guerra, non vuole salvare le industrie in crisi tagliando le sovvenzioni statali e rende obbligatorio denunciare i titoli azionari (nominatività dei titoli).

IL MOVIMENTO OPERAIO
In questo periodo storico, il partito socialista è diviso in due parti, da un lato vi stanno i riformisti e dall’altro i massimalisti, che desiderano la rivoluzione ma non attuano alcun programma per scatenarla. Il movimento operaio, quindi, propone delle soluzioni per la crisi economica che seguì la guerra. Il 1921 è l’anno decisivo: l’anno della scissione di Livorno. I comunisti, guidati da Gramsci, si staccano dal partito. Gramsci, per dare un programma al suo nuovo partito, analizza due elementi: il fallimento della socialdemocrazia europea (dovuta al fatto che si era mossa verso l’interventismo), e l’esperienza dei soviet. Nel 1920 erano sorti i Consigli di Fabbrica a Torino. Gramsci considerava l’intellettuale progressista come l’avanguardia cosciente della trasformazione della società per opera del proletariato. Egli parla attraverso le pagine dell’Ordine Nuovo.

LA RIVOLUZIONE LIBERALE DI GOBETTI
In pochi anni, Piero Gobetti, un esponente del partito liberale, si afferma. La sua attività è divisa tra due riviste: la Rivoluzione Liberale e il Baretti. Gobetti si distacca dalla visione conservatrice del liberalismo italiano. Egli, dopo aver analizzato il Risorgimento italiano, sente il bisogno di un rinnovamento che si doveva attuare tra mondo borghese e proletariato operaio. Anche lui, come Gramsci, si pone il problema del ruolo dell’intellettuale, che deve essere impegnato sia sul piano politico sia culturale. Nel 1922 il triste ufficio di “becchino dello Stato” fu assunto da Facta. Proprio questo fu l’anno della Marcia su Roma e dell’entrata massiccia in parlamento di esponenti fascisti. Nel 1925 Benedetto Croce pubblica il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti come risposta al Manifesto degli Intellettuali Fascisti di Giovanni Gentile. In Italia tutti sottovalutano il fascismo, tranne Gobetti che lo considera come “ biografia dello Stato Italiano: >”. (Gobetti). Da questo momento il regime fascista diviene sempre più totalitario. Il parlamento ancora resiste, ma interamente svuotato del suo significato. Il potere, infatti, è del governo e suo capo: il Duce Benito Mussolini. Sorgono ora nuovi organismi di governo: la Milizia Volontaria, un esercito di volontari con il compito di salvaguardare il regime, l’Opera Volontaria, una vera e propria associazione di spie con il compito di scovare e reprimere gli antifascisti, infine, il Tribunale Speciale, che giudicava i sovvertitori del regime.

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