Il congresso di vienna e l'età della resturazione

Materie:Appunti
Categoria:Storia

Voto:

2 (2)
Download:378
Data:04.04.2001
Numero di pagine:7
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
congresso-vienna-eta-resturazione_1.zip (Dimensione: 8.73 Kb)
trucheck.it_il-congresso-di-vienna-e-l-et+     34.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

Il congresso di Vienna e l’età della restaurazione

Il congresso di Vienna e la Santa Alleanza
La sistemazione del nuovo ordine successivo alla sconfitta di Napoleone fu decisa nel Congresso di Vienna (1°novembre 1814 – 9 giugno 1815).
Al congresso Parteciparono i rappresentanti delle maggiori potenze vincitrici delle guerre contro l’espansionismo dell’imperatore francese Napoleone Bonaparte: lo zar Alessandro I, il ministro degli esteri inglese Robgert S. Castloereagh, il cancelliere austriaco Metternich, il ministro degli esteri della Prussia Hardenberg. La Francia, nonostante fosse potenza vinta, fu anch’essa ammessa a partecipare al congresso e venne rappresentata da Talleyrand, già ministro di Napoleone.
Fu proprio del rappresentante francese la proposta, poi ascoltata dal congresso, di basare ogni deliberazione a proposito del nuovo aspetto europeo sul PRINCIPIO DI LEGITTIMITA’, secondo il quale i territori europei dovevano ritornare ai sovrani che vi avevano regnato prima del 1789. D’altro canto Castlereagh e Metternich fecero valere il PRINCIPIO D’EQUILIBRIO, vale a dire il raggiungimento di un rapporto di forze bilanciato tra le potenze, per impedire che qualcuna di esse si assicurasse il dominio sul continente. In nessun modo invece vennero prese in considerazione le aspirazioni dei popoli all’indipendenza nazionale ed alla sovranità popolare.
Nello stesso periodo del Congresso di Vienna si venne costituendo la SANTA ALLEANZA, voluta nel settembre del 1815 dallo zar Alessandro I. L’alleanza alla quale aderirono Russia, Prussia, Austria, Francia e numerosi stati minori, ma non l’Inghilterra, si proponeva di prendere come regola i principi della religione cristiana e della pace, impegnando i sovrani a prestarsi vicendevole aiuto. In realtà la Santa Alleanza, a cui nel novembre 1815 si affiancò una Quadruplice Alleanza tra Inghilterra, Russia, Austria e Prussia, si trasformò ben presto, per opera del ministro austriaco Metternich, in un sistema oppressivo e reazionario, mirante a stroncare ogni tentativo liberale in Europa. Metternich riuscì infatti a far prevalere la cosiddetta “politica dell’intervento”, cioè la facoltà degli alleati di intervenire militarmente per restaurare l’ordine all’interno di uno stato che fosse minacciato da moti rivoluzionari.

La Restaurazione in Europa
Il carattere generale che contraddistinse la Restaurazione europea fu il ripristino dell’autorità assoluta dei sovrani sui propri sudditi, e quindi l’abolizione della legislazione napoleonica laddove era stata introdotta, accompagnata dal ritorno della nobiltà ai posti di comando nell’amministrazione pubblica e da un vigile e oppresso controllo poliziesco sulla vita sociale e culturale.
In FRANCIA la violenta agitazione restauratrice dei ceti nobiliari legittimisti fu mitigata dall’azione moderatrice dello stesso re, Luigi XVIII finì per provocare una reazione ultras tra la nobiltà rurale e una parte del clero, che volevano un ritorno all’ancien regime e dettero vita ad un’opposizione altra-realistica che si organizzò nella società segreta dei Cavalieri della fede.
In SPAGNA la restaurazione fu ben più dura. Ferdinando VII revocò la Costituzione di Cadice del 1812, concessa nel momento culminante della lotta nazionale contro l’invasione napoleonica, e ripristinò l’assolutismo nella sua forma più drastica.
Nell’IMPERO ASBURGICO la restaurazione dell’autorità assoluta del potere imperiale fu totale e si basò su un governo fortemente centralizzato, i cui pilastri erano costituiti dalla burocrazia e dalla polizia, strumenti essenziali di cui si valse il principe di Metternich per controllare il mosaico di popoli e d’etnie di cui era composto l’impero.
In PRUSSIA e nella CONFEDERAZIONE GERMANICA, dove la lotta contro il dispotismo napoleonico aveva assunto caratteri fortemente nazionalistici, la Restaurazione spazzò via quasi ovunque gli ordinamenti costituzionali introdotti dai francesi e ogni velleità d’unificazione nazionale, mentre la burocrazia e il dominio della nobiltà terriera degli Junker consolidavano il potere assolutista dei sovrani.
In RUSSIA, dopo un breve periodo in cui le infatuazioni mistiche e umanitarie d’Alessandro I – che si dichiarava protettore della cristianità e che aveva concesso un regime costituzionale in Polonia – avevano suscitato speranze riformistiche, lo zar continuò a governare con metodi dispotici e assolutisti divennero anzi, dopo il 1820, il principale ispiratore della politica dell’intervento, tramite la Santa Alleanza, contro i moti rivoluzionari in Europa.
In INGHILTERRA, dove pure le tradizioni liberali e costituzionali erano ormai consolidate, il clima di restaurazione fu utilizzato per frotenggiare le prime manifestazioni della lotta operaia e si arrivò a sospendere, nel 1816, l’Habeas corpus Act.
L’Inghilterra restava tuttavia il paese più libero e progredito d’Europa e, dopo il 1820, l’avvento al potere dei Tories liberali, che ripristinarono l’Habeas corpus Act, imprese un nuovo corso alla politica inglese: contraria alla politica d’intervento della Santa Alleanza, favorevole ai movimenti per l’indipendenza in America Latina e in Grecia, sensibile alle esigenze del commercio britannico nel mondo.

La restaurazione in Italia
Anche nella penisola italiana la restaurazione dei legittimi sovrani, che ne ribadiva la frammentazione politica e la posizione totalmente subalterna all’Austria, si accompagnò alla restaurazione del vecchio ordine sociale e politico, sebbene con accenti diversi nelle varie regioni.
REGNO DI SARDEGNA: quasi fosse possibile ignorare quanto era avvenuto fra il 1789 e il 1815, Vittorio Emanuele I di Savoia abrogò la legislazione francese, ristabilì il potere ecclesiastico in tutta la sua pienezza, e fece del proprio regno una delle roccaforti più arcigne della reazione: i funzionari e i professori universitari che avevano prestato la propria opera nel periodo napoleonico furono congedati, si restituirono cariche importanti a personaggi dell’ancien regime totalmente incapaci, si ristabilirono le discriminazioni nei confronti degli Ebrei e dei Valdesi. Come i suoi avi, il re aspirava ad annettere la Lombardia, e avrebbe dovuto dunque condurre una politica tendenzialmente antiaustriaca, ma di fatto, dato che l’Austria svolgeva la funzione di garante dell’ordine restaurato, egli non osò opporsi alla linea politica imposta da Vienna.
STATO PONTIFICIO: nello stato pontificio il cardinale Ercole Consalvi, che come segretario di stato avrebbe voluto procedere ad un’ampia riforma delle strutture amministrative, si scontrò con l’opposizione dei cardinali più retrivi, e nonostante il suo tenace e intelligente impegno dovette limitarsi a ritocchi marginali. L’amministrazione statale rimase pertanto quasi per intero nelle mani d’alti prelati non sempre esemplari per moralità, mentre la grande aristocrazia terriera romana, ancora legata a concezioni feudali, recuperò il tradizionale predominio. Dannosa per l’intero paese, la prevalenza del partito reazionario nocque soprattutto alla Romagna e alle zone più progredite, che mal si adattarono al brusco ritorno al passato, seguita alla caduta di Napoleone.
Nel GRANDUCATO DI TOSCANA il governo di Ferdinando III, che conservò una legislazione moderna, fu invece tollerante e illuminato, volto a favorire lo sviluppo dell’agricoltura e il processo civile dello stato.
Nel DUCATO DI PARMA E PIACENZA, la restaurazione di Maria Luisa d’Austria ebbe un tono molto moderato,mentre nel DUCATO DI MODENA Francesco IV si rivelò prima liberale e poi intransigente e fanatico reazionario, tutto preso da intrighi fallimentari volti ad espandere il suo piccolo stato.
Nel LOMBARDO-VENETO, governato da un viceré nominato dall’imperatore, il dominio asburgico cercò di soffocare ogni sentimento d’italianità, sostituì i codici napoleonici con quelli austriaci, impose un pesante prelievo fiscale e concentrò il potere nelle mani della burocrazia imperiale, ostacolando in questo modo lo sviluppo economico della regione e provocando un’insofferenza crescente, soprattutto nella borghesia commerciale e industriale, verso la politica doganale del governo di Vienna.

L’opposizione alla Restaurazione
Le forze avversarie alla Restaurazione sono molteplici e assai composite dal punto di vista sociale, politico e ideologico:
• I FUNZIONARI STATALI E GLI UFFICIALI che avevano servito la burocrazia e nell’esercito al tempo delle conquiste napoleoniche;
• LA BORGHESIA del commercio, dell’industria e delle professioni, danneggiata dal ritorno al potere dell’aristocrazia e del clero;
• GLI INTELLETTUALI E I GIOVANI ROMANTICI, protagonisti di una cultura rinnovata nella quale hanno grande rilievo le idee di , di e di ;
• SETTORI DEL MONDO CATTOLICO stesso che si ispirano al liberalismo e tentano di conciliare l’ortodossia cattolica con le istanze di libertà dei popoli oppressi;
• IL NASCENTE MOVIMENTO OPERAIO che, per affermare la propria identità, necessita delle più elementari libertà civili.
In realtà si possono distinguere, all’interno dell’opposizione, due correnti:
• UNA LIBERALE E MODERATA, che si ispira al modello costituzionale inglese, presente tra la nobiltà illuminata e l’alta borghesia, che punta ad una monarchia costituzionale con una partecipazione al governo limitata ai soli ceti abbienti;
• UNA DEMOCRATICA E RADICALE, che si ispira alla costituzione giacobina del 1793 o a quella spagnola del 1812, presente tra gli ufficiali e la piccola borghesia, che si batte per la repubblica e il suffraggio universale.
L’organizzazione delle opposizioni si concretizza nelle SOCIETA’ SEGRETE, che fioriscono in tutta Europa e si ispirano alla MASSONERIA, organizzazione fortemente iniziatica, antiassolutistica e anticlericale, dalla quale viene mutato il carattere ritualistico e simbolico che ne contraddistingue la vita interna:
• LA SOCIETA’ PATRIOTTICA in Polonia e l’Eritrea in Grecia, con finalità indipendentistiche;
• LA BURSCHENSCHAFT tedesca, con obiettivi costituzionali e antiaustriaci;
• I MASSONI E I COMUNEROS in Spagna, rispettivamente moderati e democratici, così come, in Russia, la SOCIETA’ DEL NORD e DEL SUD;
• LA CARBONERIA, la più importante per vivacità e impegno rivoluzionario, diffusa in tutta Europa e in particolare in Italia.
I suoi affiliati comunicano tra loro usando il linguaggio dei carboni e sono divisi in tre gradi gerarchici, APPRENDISTI, MAESTRI E GRANDI MAESTRI.
Si diffonde nell’Italia meridionale tra l’esercito e la burocrazia statale e in Piemonte e Lombardia anche tra l’aristocrazia liberale, con finalità antiaustriache e costituzionali, e punta a far pressione sulle dinastie disponibili per coinvolgere nelle riforme liberali.
• LA SOCIETA’ SEI SUBLIMI MASTRI PERFETTI, che raccogli le sette degli ADELFI e dei FILADELFI, con un raggio d’azione europeo e fondata da FILIPPO BUONARROTI, assertore d’obiettivi repubblicani e comunisti di cui erano a conoscenza solo i gradi più alti dell’organizzazione.

Esempio