Il Cinquecento

Materie:Riassunto
Categoria:Storia
Download:282
Data:30.04.2007
Numero di pagine:29
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
cinquecento_2.zip (Dimensione: 27.74 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_il-cinquecento.doc     101 Kb



Testo

IL 500

Con questo secolo siamo entrati nell’ETA’ MODERNA.(già il 400 con l’umanesimo). In questo secolo cambia la storia dell’umanità: vi è l’avvento del PROTESTANTESIMO con Martin Lutero (1517), che nel mattino del 31 ottobre affigge 95 sue tesi sulla cattedrale di Wittemberg. Quell’atto ha cambiato l’intera storia umana. Con il Protestantesimo avviene la rottura con Roma ed il Cattolicesimo. Ciò da vita ad un secolo di guerre di religione. Protagonisti: MARTIN LUTERO, CARLO V, i re inglesi ENRICO VIII e sua figlia ELISABETTA I. Storia di scontri, tragedie e guerre. Con il Protestantesimo si ha una devastazione interiore (guerre d’odio religioso e civile). Due nazioni in particolare vivranno al loro interno le guerre civili: GERMANIA e FRANCIA. Vi è il famoso problema della 3° riforma del concilio di Basilea-Costanza.Secolo drammatico, tragico, una grande resa dei conti. Carlo V eredita il più grande impero della storia:
1) dalla madre Giovanna la Pazza: la Spagna, il Ducato di Milano, il Regno di Napoli e le conquiste del Nuovo Mondo
2) dal padre Filippo il Bello: l’impero D’Asburgo i Paesi Bassi e la Franca Contea.

Francesco I, e quindi la Francia, si sente circondata dalla potenza dell’impero di Carlo V e quindi fra i due si scatena la guerra che continuerà anche con i loro successori.

CARLO V (imperatore sacro romano impero e re di Spagna)
Combatte con Francesco I (re di Francia)
Lotta contro Martin Lutero
Genera il figlio Filippo II d’Asburgo
La lotta contro Martin Lutero, che scatenerà la Riforma e la Controriforma, diede il via al Protestantesimo e da questo come conseguenza si avrà che:
1) la gran Bretagna diventa Anglicana rompendo con Roma ed il Cattolicesimo
2) in Francia tale movimento svilupperà ben tre guerre civili

CARLO VIII

Mentre nel resto d’Europa si consolidano le monarchie nazionali (Francia, Spagna ed Inghilterra), l’Italia continua ad essere divisa in molte e spesso minuscole entità politiche.
Dopo il 1492 (con la morte di Lorenzo il Magnifico, le imprese di Isabella, la scoperta dell’America ecc) vi è la discesa di Carlo VIII in Italia, che segna la fine dell’indipendenza italiana.
Inizia lentamente una fase di dominio straniero nella quale Carlo VIII sarà il primo a lanciare una “moda”, conquistare l’Italia. In pratica si cercano delle scuse per invadere il territorio italiano.
La sua scusa fu quella che, essendo un angioino, rivendicava la corona del Regno di Napoli, pretendendo il riconoscimento degli antichi diritti degli Angioini. Per far ciò, iniziò a stipulare trattati con gli altri stati europei per ottenere il loro consenso. Nel 1494, Carlo VIII inizia la sua spedizione puntando subito sul Ducato di Milano, controllato dagli Sforza, che in quel periodo era indebolito da un conflitto dinastico: il governo spettava a Giangaleazzo Sforza, un ragazzino debole ed incapace, il quale, però, era tenuto prigioniero in un castello di Pavia dallo zio Ludovico Sforza detto il “Moro” che gli aveva usurpato il potere. Carlo VIII, in qualche modo, cerca di convincere Ludovico il Moro a restituire il potere a Giangaleazzo, ma quando lascia Pavia per recarsi a Firenze, Giangaleazzo muore avvelenato, probabilmente proprio dallo zio. A Firenze, nel frattempo, è morto Lorenzo il Magnifico ed al potere è salito su figlio Piero che si trovò ad affrontare forti tensioni sociali. Piero, che chiaramente non aveva molto coraggio, di fronte alla potenza di Carlo VIII si arrende, sottoscrivendo un trattato umiliante, concedendo a Carlo VIII alcune piazzeforti, Pisa ed un oneroso contributo finanziario. I suoi sudditi, non contenti di tale comportamento, lo cacciano e inviano Pier Capponi contro Carlo VIII. La potenza di Carlo VIII però è troppo alta, per questo Firenze per rimanere libera dovrà in ogni caso confermare quel trattato. Ottenuta questa nuova vittoria senza tra l’altro mai combattere veramente, Carlo VIII si diresse verso Roma dove lo attende Alessandro VI Borgia (1492-1503). Alessandro VI di origine spagnola e padre di nove figli, era senza dubbio più legato politicamente agli aragona che agli angioini. A Roma, però, già regnava molto malcontento per le sue pratiche nepotistiche e così non poté che fare buon viso a cattivo gioco accordandosi con Carlo VIII. In poco più di sei mesi e senza mai combattere, Carlo VIII si trovava nel Regno di Napoli, dove permaneva un’organizzazione di tipo feudale, caratterizzata dall’enorme potere dei baroni che condizionavano la monarchia Aragonese. All’arrivo di Carlo VIII, che pretendeva il riconoscimento degli antichi diritti di successione da parte di madre, gli Aragona dovettero scappare e Carlo VIII si autoproclamò Re di Napoli. Fu in questo momento che parecchie potenze italiane iniziarono ad avere timore di Carlo VIII, la cui azione minacciava i loro interessi:
1) Venezia, grande potenza italiana ed europea che fino a quel momento era rimasta fuori da tutte le vicissitudini, non vedeva di buon occhio che i francesi dominassero anche su Napoli.
2) Ludovico il Moro, che ormai governava incontrastato il Ducato di Milano, dopo la morte di Giangaleazzo temeva Carlo VIII per due motivi: una probabile vendetta da parte di Carlo VIII per la morte di Giangaleazzo stesso; che Carlo volesse accontentare suo cugino, Luigi d’Angiò, che pretendeva gia da tempo il Ducato di Milano poiché figlio dei Visconti.
Ludovico si da molto da fare per mettere insieme una vera e propria lega: si mette d’accordo con Venezia e Roma, facendo però convergere in questa coalizione anche Ferdinando d’Aragona (Re di Spagna preoccupato per le sorti della Sicilia) e Massimiliano d’Asburgo (imperatore del Sacro Romano Impero che voleva rivendicare i suoi diritti sul milanese). Carlo VIII, appena ebbe sentore di questo evento, chiamò subito il suo esercito ma ben presto capì che era impossibile fronteggiare tale lega e dovette battere in ritirata. Nel 1495 avviene l’unica battaglia combattuta da Carlo VIII nella sua discesa in Italia a Fornovo sul Taro (Parma): Carlo VIII viene pesantemente sconfitto riuscendo a malapena a salvarsi e a tornare in patria. Con la sconfitta di Carlo VIII a Napoli tornano gli Aragona. Nel 98-99 muore Carlo VIII a 28 anni e diventa re suo cugino Luigi XII d’Orleans. Luigi XII, che come madre ha Valentina Visconti (ducato di Milano) e come padre Angiò (discendente del regno di Napoli), pretende di prendere il controllo dei due territori come aveva già tentato Carlo VIII. Inizia però le sue mire di conquista preparandosi ad affrontare solo Milano. Anche questa volta la spedizione venne preceduta da una serie di accordi diplomatici che garantirono l’appoggio di Venezia e degli Svizzeri. Anche il papa venne tacitato riconoscendo al figlio, Cesare Borgia, il ducato di Valentinois. In poco tempo Milano cadde e così si passo alla divisione dei territori, secondo quello che si era stabilito precedentemente. Così agli svizzeri venne riconosciuta la Contea di Bellinzona, a Venezia Cremona ed il territorio della Ghiara d’Adda. Ludovico il Moro, ormai sconfitto, si rifugia in Germania. Da li cerca di trovare delle alleanze per riconquistare il ducato, ma non fa in tempo, poiché viene fatto prigioniero e portato in Francia dove morirà. Riconquistato Milano, Luigi XII punta a riconquistare il Regno di Napoli. Per fare questo, Luigi XII capì che doveva allearsi con Ferdinando d’Aragona (Re di Spagna), il quale non avrebbe mai accettato di vedere insidiato il controllo della Sicilia. Tale alleanza si realizzò con il trattato segreto di Granata (nov. 1500) che prevedeva questa spartizione: alla Spagna sarebbe andata la parte meridionale del regno (Puglia e Calabria) mentre alla Francia i territori restanti. Anche in questo caso Napoli cadde immediatamente ma gli accordi diplomatici caddero miseramente. Gli spagnoli, infatti, non avevano alcuna intenzione di rispettare il trattato e, nella guerra che ne seguì, i due alleati si scontrarono nella battaglia del Garigliano (1503). Qui vinsero gli spagnoli che nel 1504, con l’armistizio di Lione, riuscirono ad avere il controllo totale del regno di Napoli. Ai francesi non rimase altro che il ducato di Milano. Fino alla fine del 1525, l’Italia è un vero e proprio campo di battaglia per le varie potenze che si contendono il territorio. Nel 1512 i francesi perdono il controllo di Milano che ritorna a Massimiliano Sforza (figlio di Ludovico il Moro). Nel 1521 lo riprenderanno grazie ad un accordo sancito durante la pace di Noyon (1516) con gli spagnoli. Ormai Spagna e Francia erano arbitri incontrastati della situazione, e questo trattato lo dimostra, infatti, l’Italia venne spartita tra queste due potenze: sud ci sono gli Spagnoli a nord i Francesi. Ma è proprio in questo periodo, nel 1521, che inizia il grande scontro fra Francesco I e Carlo V d’Asburgo.

CARLO V

E’ l’uomo che ha ereditato il più grande impero nella storia umana; a soli 16 anni divenne re di Spagna e a 19 imperatore del Sacro Romano Impero. Lui ereditò da:

GIOVANNA LA PAZZA (MADRE)
FILIPPO IL BELLO (PADRE)
Spagna, Ducato di Milano e Regno di Napoli.
Sacro Romano Impero Paesi Bassi e Franca Contea.
Nessun altro uomo nella storia ha mai avuto un territorio così vasto, ha quindi l’ambizione di ricreare un impero simile a quello di Carlo Magno, creare cioè una MONARCHIA UNIVERSALE con il mondo cristiano che comprenda sia l’Europa che il Nuovo Mondo. A tale progetto si contrapposero tre ostacoli, i primi due prevedibili il terzo imprevisto:
1) TURCHI (dai Balcani) che, nel 1529, arrivarono fino ad assediare Vienna.
2) FRANCIA (circondata dall’impero) che combatterà per più di 40 anni con Francesco I (figlio di Enrico II) che si batterà anche con il figlio di Carlo V (Filippo II):
3) RIFORMA PROTESTANTE (guerre di religione).
Nel 1519 proclama il programma, in complesso non ha avuto una vita serena. Nel 1556, dopo 40 anni di regno, si ritrova con il protestantesimo sempre più radicato, a malapena riesce a respingere i Turchi e con la Francia sempre più combattiva e rafforzata. Ha 56 anni, si ritira in un convento a fare l’eremita per espiare le sue colpe e divide il suo impero in due: lascia al figlio Filippo II la Spagna, i possedimenti in Italia e in America, i Paesi Bassi, la Franca Contea e l’Artois, ma non gli lascia il titolo di imperatore che va al fratello Ferdinando (gia re di Boemia e di Ungheria) che aggiunge a questi la Germania e la Cecoslovacchia. In pratica lascia al figlio il vero e proprio potere, al fratello l’onore e la gloria. Gli Asburgo quindi si dividono in due:
1) Spagna
2) Impero d’Austria
Il grande protagonista in seguito sarà Filippo II. Francesco I è stato per Carlo V un vero e proprio incubo avendo combattuto per 40 anni di seguito. Le quattro guerre ufficiali sono le seguenti:

1° Guerra 1521-1526
E’ considerata l’ultima guerra d’Italia. Favorevole a Carlo V, che si schiera con l’Inghilterra e il papa, contro Francesco I, alleato con Venezia e Svizzeri. Ricordiamo due papi molto importanti in questo periodo: Leone X (1513-21) e Clemente VII (1523-1534). Nel 1522 nella battaglia della Bicocca, Carlo V vince i francesi e riesce a conquistare Milano (che rimarrà sotto gli Asburgo fino al 1859). Nel 1525, Francesco I scende con un grande esercito per riprendersi Milano, ma viene battuto ed addirittura fatto prigioniero durante la battaglia di Pavia. Il vincitore è quindi Carlo V che riesce a mantenere il controllo su Milano. Francesco I è costretto a sottoscrivere il Trattato di Madrid, impegnandosi a cedere la Borgogna, a rinunciare ad ogni pretesa su Milano e Napoli e a lasciare come ostaggi i due figli a Carlo V. Dopo il suo giuramento viene liberato ma, tornato in Francia, prepara di nuovo l’esercito e si appresta a riattaccare.

2° Guerra 1526-1529
Rientrato in Francia, Francesco non tardò a ritenere nullo il trattato di Madrid, poiché gli era stato estorto approfittando della sua condizione di prigioniero. Inizia, quindi, ad organizzare una grande alleanza contro Carlo V, la lega di Cognac (1526), cui aderirono tutte le maggiori potenze italiane tra cui Venezia e Firenze e tra i vari alleati Francesco II Sforza, che era stato messo alla guida del Ducato di Milano proprio da Carlo V e il papa Clemente VII, oltre all’appoggio dell’Inghilterra.
Francesco I però fa un atto vergognoso, alleandosi anche con i Turchi e i musulmani, i quali, mandati all’attacco di Vienna, nel 1529 la assediano con il suo l’aiuto. Nonostante questa sconcertante alleanza, il papa Clemente VII rimane nella lega di Cognac. Questo manda su tutte le furie Carlo V, il quale se la prende direttamente con il papa. Arruola decine di migliaia di Lanzichenecchi (un esercito formato da luterani, da protestanti, da parte delle milizie spagnole, da avventurieri di tutti i tipi e da gran parte delle truppe che Clemente VIII aveva licenziato dopo aver concordato una tregua con gli imperiali) e li invia a Roma con il preciso ordine di distruggere la città ed uccidere il papa. Il 5 e 6 maggio del 1527, mentre a Roma si sta incoronando un nuovo poeta e sia la città sia il papa sono spensierati (a Roma siamo in pieno periodo del Rinascimento-Umanesimo, in cui l’arte i soldi e il divertimento sono per tutti), giunge improvvisamente, dalle parti di Monte Mario, un esercito che, entrato a Roma, inizia a saccheggiare e distruggere tutto. Le guardie svizzere riescono ad avvertire il papa appena in tempo per farlo mettere in salvo facendolo fuggire a Castel Sant’Angelo attraverso per un camminatoio segreto, sfuggendo per un pelo ad un soldato che lo stava per acciuffare. In seguito, il papa riuscì a scappare travestito da maggiordomo. L’80% della popolazione fu uccisa e addirittura San Gaetano da Tiene fu preso ed appeso per i testicoli. Così finì il rinascimento-umanesimo e causò dieci anni di riforma protestante. Gli stati Italiani non solo non intervennero a favore del papa, ma tentarono di approfittare della situazione di estrema precarietà dello Stato Pontificio. Venezia, legata a Clemente VII dall’alleanza di Cognac, occupò Ravenna e Cervia, Sigismondo prese Rimini e gli Este presero Modena e Reggio; inoltre a Firenze furono cacciati i Medici e restaurata la repubblica. L’assedio di Roma durò otto giorni, ma per dieci lunghi mesi la città era un bivacco militare. Solo dopo il pentimento del papa, Carlo V ordinò ai Lanzichenecchi di lasciare Roma. Lan città ormai è cambiata, è cioè quella che inizierà la controriforma controriforma. Nel 1529 il papa Clemente VII incorona Carlo V (che diventa imperatore del Sacro Romano Impero). In seguito Clemente VII e i genovesi (con Andrea Doria) si alleano con Carlo V che riesce a respingere i Turchi (Solimano). Nel 1529 vi è anche la pace di Cambrai con la quale:
1) la Francia rinuncia ad Asti ed alle pretese su Napoli e Milano, nonché alla rivendicazione delle Fiandre e dell’Artois.
2) l’imperatore rinuncia alla richiesta della Borgogna e libera i figli di Francesco I.
Nel 1532 Carlo V concede ad Alessandro de Medici (figlio nativo di Lorenzo) il titolo di Duca. In questo modo Firenze diventa un ducato riconosciuto dal papa e dall’imperatore.

3° Guerra 1536-1538
Nel 1535, Francesco I si allea con Solimano il Magnifico (1520-1566) noto nel mondo islamico come il Legislatore per l’impegno con cui affrontò i problemi relativi all’organizzazione dello stato. La sua epoca rappresenta l’apogeo dell’impero Ottomano. Attuò una politica puntata sull’espansionismo, i territori sud-est dell’impero persiano, l’Europa orientale e centrale e le coste africane del Mediterraneo. Addirittura nel 1522, gli Ottomani avevano conquistato Rodi, isola di grande importanza strategica nel controllo delle rotte commerciali, facendo entrare i Turchi nuovamente nell’Impero, il papa Paolo III Farnese, spinge per la pace avendo paura dei Turchi e dei Protestanti ed ottiene per il figlio il Ducato di Parma e Piacenza. La guerra scoppio alla morte di Francesco II Sforza per il controllo di Milano. Le forze Carlo V e di Francesco I però si equilibravano, così si arrivò ad un’intesa con la tregua di Nizza (1538).

4° Guerra 1542-1544
Francesco I si allea di nuovo con Solimano ed anche con i Protestanti, Carlo V si irrita, arriva a Parigi con il suo esercito e costringe Francesco I alla pace, trattato di Crépy (1544) con il quale Francesco I rinuncia a tutti i possedimenti dell’Italia. Nel 1547 Francesco I sposa Caterina de Medici (regina di Francia) ci sarà il figlio Enrico II che ricomincerà la guerra con il figlio di Carlo V, Filippo II.

MARTIN LUTERO

Storia

Lutero nacque ad Eisleben (1483-1546) un piccolo centro minerario della Turingia, il padre, un minatore divenuto proprietario di una piccola miniera, sperava che il figlio intraprendesse studi giuridici. Rimase quindi molto deluso quando, dopo aver compiuto quattro anni di Università, ottenendo il grado di "magister", Lutero decise di entrare nel convento degli eremiti agostiniani di Erfurt (1505). Nel 1507 divenne sacerdote ed iniziò ad insegnare presso l’Università di Wittemberg. In seguito, nel 1510, si recò a Roma. Questo frate domenicano era angosciato dalla presenza demoniaca del male, egli tremava di fronte alla suprema maestà di Dio, ne temeva il giudizio, terrorizzato dalla paura di non potersi liberare del peccato. Giunto a Roma, vide la città al massimo della sua decadenza, senza freni morali, (prima dei Lanzichenecchi): la Roma dei Borgia. Ci fu però un avvenimento che segnò la storia: il 31 ottobre del 1517, Lutero affigge sulla porta della cattedrale di Wittemberg un foglio su cui erano riportate 95 tesi dove contestava la chiesa cattolica. La dottrina luterana non si presentò come un corpo definito, ma si venne delineando nel corso delle polemiche e nel quadro della lotta contro il papato. Lutero comunque, facendo questo atto, non si rendeva conto di cosa avrebbe comportato in seguito; soprattutto non si sarebbe mai aspettato che milioni di persone l’avrebbero seguito, dando origine ad un vero e proprio scontro tra cattolici e protestanti. Verso il 1519, la notizia, già giunta in tutta la Germania, giunse anche a Roma. Leone X non comprese fino in fondo la gravità della cosa, definendola una “bega fra monaci”. Due anni dopo manderà a parlare con Lutero, il quale ha gia moltissimi seguaci, tra cui Melentone, il cardinale Gaetano. Quest’ultimo viene trattato in maniera sprezzante e, di conseguenza, trae la conclusione che Lutero era un vero e proprio eretico, il cui unico suo scopo era di distruggere la Chiesa Cattolica. Gaetano torna a Roma e spiega al papa la gravità della situazione. Inizialmente, nel 1520, con la bolla Exsurge Domine, dava a Lutero sessanta giorni per ritrattare. Il suo rifiuto portò, con la bolla Decet Romanum Pontificem, alla sua scomunica. Poi, spaventato, chiede aiuto a Carlo V affermando che doveva dimostrare la sua grandezza come imperatore. Questi fa ricercare Lutero, e dopo averlo trovato, lo fa arrestare per poi farlo processare. Mentre Lutero veniva scortato a Vienna, Federico, elettore del palatinato e quindi sottoposto e subordinato all’imperatore Carlo V, di sua iniziativa uccide i soldati e rapisce Martin Lutero ponendolo sotto la sua protezione, ribellandosi in pratica all’imperatore.
Tutto ciò per tre motivi:
1) non pagare le tasse
2) rendersi indipendente
3) dichiarare guerra
Il principe di Sassonia ed altri appoggiarono Federico e Martin Lutero. Con questo atto, Carlo V attraversa un momento veramente terribile, dovendo affrontare contemporaneamente i Turchi, la Francia e questa guerra interna (è la fine della “res publica cristiana”). Tra gli anni 20 e 40 ci furono le lotte tra i cattolici di Carlo V e i protestanti della lega di Smalcalda. Geograficamente i protestanti sono nella parte Nord della Germania e dell’Austria, i cattolici nella parte Sud. Le guerre di religione finiscono nel 1555 quando Carlo V, ormai stanco della guerra, la vuole chiudere a tutti i costi. Si arrivò così alla pace di Augusta, nella quale si stabilì questo compromesso: “Cuius Regio Eius Religio” cioè in ogni regione la sua religione. D’ora in poi la religione da seguire in ogni regione sarà decisa dal principe. Apparentemente la guerra si è quindi conclusa senza vincitori né vinti; in realtà chi ci guadagna sono i protestanti che vedono riconosciuti i propri diritti da Carlo V. Carlo capisce a questo punto che il suo sogno è svanito e l’anno dopo (1556) abdica, lasciando al fratello l’impero ed il titolo imperiale ed al figlio tutti i possedimenti compresa la parte in america. Filippo II, figlio di Carlo V, eredita anche la guerra con la Spagna di Enrico II che finirà con la pace di Catou-Cambresis senza vincitori né vinti.

Ideologie

CHIESA
MARTIN LUTERO
La Fede è donata da Dio.
Ci si salva attraverso la Fede e le Opere. La cosa principale è la fede, ma anche le opere buone servono.
La Fede è donata da Dio.
Ci si salva solo attraverso la Fede, poiché chi compie opere buone lo fa solo perché è stato scelto da Dio (Giustificazione per Sola Fede).

Salvandoci solo attraverso la Fede, l’uomo non partecipa alla sua salvezza, poiché solo Dio può farlo. Lui, infatti, ha deciso sin dall’inizio della sua nascita il destino dell’uomo (predestinazione). L’uomo, quindi, non può fare nulla per salvarsi, neanche le opere buone servono, in quanto il comportamento non è una libera scelta ma il segno di chi si salva e chi no. Quando gli chiesero spiegazioni su queste affermazioni, lui affermò di averle lette nel vangelo, ma, quando gli obiettarono che nella lettera di Giacomo si diceva il preciso opposto lui affermò che era falsa.

CHIESA
MARTIN LUTERO
Gesù ha lasciato la Chiesa (Società di Salvezza) per aiutarci ad aumentare la fede e spronarci a fare le buone opere.
la chiesa non serve più, né per la fede (data da Dio) né per le opere (che non servono), anzi la Chiesa è corrotta e brutta quindi va abolita.

Questo porta alla fine del sacerdozio, cioè il filo che unisce Dio agli uomini. Per questo motivo negli stati protestanti non c’è il sacerdote ma un semplice pastore. Senza i sacerdoti vengono quindi meno i sacramenti che per lui sono tutti inventati, unica eccezione è il Battesimo, poiché anche Gesù si fece battezzare nel Giordano. A ciò gli fu fatta un’obiezione per quanto riguarda l’ultima cena, che Gesù fece. A ciò rispose che l’ultima cena deve essere solo un ricordo, una recita, che durante la sua celebrazione non avviene alcun miracolo (Transustanziazione). Se non esiste il sacerdozio, l’unico modo per rimanere in contatto con Dio è quello di prendere la Bibbia e leggerla (lettura diretta della Bibbia). Con ciò si ha il contatto diretto con Dio (rapporto intimistico). Infine anche la Madonna, i Santi, i …….e tutti i culti non sono altro che superstizioni cattoliche (papiste), tra me e Dio non ci sono intermediari. In seguito alla predestinazione, tutte le persone fortunate possono godersi la vita senza timori. Per questo libera tutti i frati e tutte le monache che si trovavano nei monasteri. Nella storia, i protestanti si spaccarono in varie correnti. Jean Cauvin detto Calvino, fu il promotore di una di queste.
CALVINO

Calvino nasce a Noyon. Il padre, un notaio ecclesiastico, gli fece assegnare, fin dall’età di dodici anni, un benefico ecclesiastico. Intraprende gli studi umanistici, interrotti poi a causa dell’influenza paterna per quelli giuridici che proseguì fino alla laurea. Approfondisce e porta alle estreme conseguenze la predestinazione che, a suo giudizio, Lutero aveva solo accennato. Infatti, afferma che se gli uomini sono predestinati, non sono liberi, poiché ogni azione umana è già decisa da Dio; Dio vuole solo il bene per chi ama, quindi chi è fortunato, bello, ricco, famoso è amato da Dio e quindi va in paradiso, chi è sfortunato, brutto, povero non è amato da Dio e quindi va all’inferno. Con questa affermazione, Calvino non dice altro che il mondo è dei ricchi. Max Veler afferma che su questo si basa l’etica del capitalismo. Nel 1541, Calvino ricostruirà una Chiesa con i vescovi, però protestanti, in cui lui era il papa acquisendo un grande potere. Infatti, stabilì la pena di morte per chi non era calvinista e Ginevra cadde nel terrore.

DOTTRINA
DIFFUSIONE
Luteranesimo
Germania del Nord, Danimarca, Scandinavia e Islanda
Calvinismo
Svizzera, Olanda e America del Nord
IL PROTESTANTESIMO INGLESE

Dopo la vittoria dei Tudor, il re d’Inghilterra è Enrico VII. Successivamente sale al trono il figlio Enrico VIII, il quale riuscirà ad avere un grande regno staccandosi religiosamente da Roma (diventando cioè Anglicano). Enrico VIII sposato con Caterina D’Aragona (sorella di Carlo V), era grosso di corporatura, rosso di capelli, con una folta barba, esuberante ed amava molto le donne, infatti, ebbe sei mogli. Inizialmente promosse una riforma della Chiesa ispirata all’umanesimo cristiano che, proprio in Inghilterra, aveva rappresentanti di spicco e che aveva conquistato lo stesso sovrano. Questo programma, volto a colpire gli abusi del clero, fu attuato in accordo con l’autorità romana, l’intesa con la quale sembrò ancor più solida quando Enrico VIII compose uno scritto polemico verso Lutero, chiudendo così l’Inghilterra al protestantesimo e ottenendo, da parte di Leone X, il titolo di “Defensor Fidei” (difensore della fede). In seguito, una questione al tempo stesso politica e personale modifico completamente la situazione: il re si innamorò di una cortigiana, chiamata Anna Bolena, al punto tale da volerla sposare a tutti i costi. La religione cattolica non gli permetteva di sposarsi di nuovo, così, usando come pretesto il fatto che Costanza non gli dava figli maschi, scrive al papa, chiedendogli l’annullamento del matrimonio. Clemente VII, sapendo che entrambi non erano sterili, poiché avevano già avuto una figlia, e non volendo attirarsi l’ira di Carlo V, soprattutto dopo i fatti legati all’episodio dei lanzichenecchi, decide di non concedere l’annullamento. Enrico VIII, non riuscendo nel suo intento, si fa proclamare dal clero locale “protettore e capo supremo della chiesa d’Inghilterra” e l’anno seguente dichiara nullo il suo matrimonio anche se osteggiato dal primate della chiesa Inglese Thomas Cranmer. Il papa si vede costretto a minacciare il sovrano di scomunica e questi reagisce con un “atto di supremazia” (1534) con il quale il parlamento lo riconosce di fatto “unico e supremo capo della chiesa d’Inghilterra”. Ciò non può essere considerata ancora eresia, ma, di fatto, è un vero e proprio scisma che divide la chiesa Inglese da quella di Roma. In Inghilterra, la chiesa prende il nome di Chiesa Anglicana. Caterina tornò allora da Carlo V il quale però, gia impegnato in altre guerre, non fu in grado di reagire lasciando campo libero ad Enrico VIII che sposò Anna Bolena. Dopo aver sposato Anna Bolena, la quale gli aveva dato un’altra figlia, chiamata Elisabetta, il sovrano si innamorò follemente di un’altra ragazza, chiamata Giovanna Seymour. Volendo sposarla, si separa da Anna Bolena (in questo caso decapitandola) e sposa Giovanna Seymour, la quale gli darà un figlio maschio, chiamato Edoardo. Successivamente a questo matrimonio ebbe altre tre mogli che non gli dettero figli; quindi i figli, vale a dire i successori di Enrico VIII furono tre.

Edoardo VIII e Caterina d’Asburgo
Maria la Cattolica
Cattolica
Edoardo VIII e Anna Bolena
Elisabetta
Anglicana Protestante
Edoardo VIII e Giovanna Seymour
Edoardo
Anglicana Protestante
Durante questo periodo la Chiesa Anglicana si staccò sempre di più da quella di Roma fino a quando, tra il 1530 e il 1540, con la diffusione del protestantesimo, diventa luterana e quindi eretica quando anche Enrico VIII si converte. Alla sua morte sale al trono il figlio Edoardo che però a vita breve e non genera successori, di conseguenza rimangono solo le due figlie femmine Elisabetta e Maria. Secondo la legge Salica, il trono spetta alla figlia maggiore, e quindi a Maria, la quale restaura momentaneamente il Cattolicesimo. Quando però nel 1558 muore, i protestanti proclamano regina Elisabetta che, però, non fu accettata dai cattolici poiché figlia illegittima del re; questi ultimi proclamano regina la parente più vicina al sovrano, la cugina Mary Stuart, allora gia regina di Scozia. Mary Stuart, però, aveva sposato il figlio del re di Francia, che, alla morte del padre in un incidente, diventò re di Francia, facendo diventare Mary Stuart regina. Quasi tutti gli Inglesi, non volendo accettare che la regina di Francia divenga anche regina d’Inghilterra, appoggiarono la candidatura di Elisabetta che, nel 1558, diventa regina d’Inghilterra. Anni dopo la sua elezione, accetto di ospitare Mary Stuart, in fuga dalla Scozia per una rivolta protestante. Questi, invece di proteggerla, la fece rinchiudere in prigione e dopo 19 anni la fece uccidere per evitare il suo matrimonio con il re di Spagna che l’aveva richiesta in moglie. Il suo regno durò a lungo durante il quale perseguitò i Cattolici in Inghilterra, gettò le basi dell’Impero Coloniale Inglese e sconfisse l’Invincibile Armata di Filippo II re di Spagna. Morì nel 1603 dopo ben 46 anni di regno.

LA CONTRORIFORMA

Dopo i lanzichenecchi, l’aria di Roma cambia e i papi iniziarono a pensare ad un concilio che, con una controriforma:
1) attuasse la riforma cattolica
2) recuperasse il protestantesimo
3) rivedesse definitivamente la dottrina cattolica
Con il termine contro riforma si intende la reazione della Chiesa gerarchica ufficiale al protestantesimo. Il concilio fu indetto nel 1545 da Paolo III Carafa (1534-1549) prima a Bologna, poi successivamente a Trento per agevolare i protestanti. Esso si concluse nel 1563. In questo modo la chiesa reagisce, anche bruscamente ai propri errori. Questa è vera e propria riforma sociale, che influenzerà anche l’arte con il Barocco, poiché tutte le ricchezze della Chiesa saranno usate per creare delle splendide e lussuose chiese. Questo avvenne come reazione all’atteggiamento dei protestanti che imbiancavano i capolavori raffiguranti i santi e la madonna, non credendo in loro, nelle chiese cattoliche per farle diventare protestanti, distruggendo centinaia di bellissime opere artistiche. Questa situazione non è però simile al rinascimento poiché nel barocco i capolavori erano artistici ma anche spirituali, come anche nell’umanesimo, nel rinascimento erano solo capolavori artistici, avevano poco di spirituale.

PERIODO
CAPOLAVORI
Medio Evo
Artistici e spirituali
Rinascimento
Artistici
Barocco
Artistici e spirituali

La Prima Fase del Concilio (1545-1549)

Nella prima fase del concilio, presenziata da pochi membri della chiesa, i protestanti si rifiutarono di partecipare e Carlo V era convito che fosse necessario ricorrere alle armi. Il sovrano ottenne in ciò l’appoggio del papa, il quale gli promise cospicui aiuti finanziari. Però, per timore di un epidemia di tifo, nel 1547 il concilio fu spostato a Bologna. In quei giorni l’imperatore sconfisse i protestanti, ma il piano concordato con il pontefice non era più praticabile, poiché Carlo si riteneva tradito dal papa che aveva richiamato le truppe prima della fine della guerra e aveva solo parzialmente tenuto fede alle promesse di aiuti finanziari. Le proteste dell’imperatore portarono Paolo III a sospendere il concilio nel 1549.
In questa prima fase si approvarono i decreti riguardanti:
1) la riaffermazione del valore delle tradizioni apostoliche;
2) il canone delle Scritture;
3) il peccato originale;
4) la giustificazione;
5) i sacramenti.
Relativamente alle questioni disciplinari si promulgarono le prime misure circa:
1) la riforma della predicazione;
2) l’obbligo di residenza;
3) il divieto del cumulo di benefici.

La Seconda Fase del Concilio (1551-1552)

Alla morte di Paolo III, nel 1549, succedette alla corte pontificia Giulio III (1550-1554) che dispose il ritorno del concilio a Trento. I lavori ripresero nel 1551 e, in questo periodo, giunsero i rappresentanti dei protestanti, le cui richieste erano però inaccettabili. Questa fase è di breve durata, poiché, per cause politiche esterne, i padri furono costretti a chiudere il concilio nel 1552.
In questo breve periodo furono approvati i decreti:
1) sull’eucarestia;
2) sulla penitenza;
3) sull’estrema unzione.

La Riforma Senza Concilio: Paolo IV (1555-1559)

Dopo Giulio III, diventa papa Paolo IV (1555-1559), un uomo inflessibile ed intransigente, fautore di una riforma autoritaria gestita autonomamente dal papa, inflessibile nei confronti degli abusi del clero e avversa a qualsiasi forma di disponibilità verso i protestanti. Lui non aveva alcuna intenzione di convocare il concilio, che reputava lento e resistente all’approvazione delle misure disciplinari e quindi un ostacolo al rinnovamento della Chiesa. Sospettoso ed intollerante, estese la competenza della santa inquisizione, provocando moltissimi processi, anche contro illustri personaggi, solo attraverso calunnie o sospetti. Venne anche pubblicato l’Indice dei Libri Proibiti, costituito non solo da libri eretici, ma anche da quelli che non apparivano sufficientemente rispettosi della Chiesa. La vendita di questi libri era perseguita per legge e chi ne possedeva qualcuno, doveva consegnarli alla chiesa, la quale li bruciava.

La Terza Fase del Concilio e sua Conclusione (1562-1563)

Dopo Paolo IV, divenne papa Pio IV (1559-1565). Egli riconvocò il concilio che iniziò nel 1562 ed arrivò, nel 1563, con la bolla “Benedictus Deus”, al suo compimento e alla convalida dei decreti dando loro valore in tutta la chiesa da parte di Pio IV.
In questa fase si definirono i decreti:
1) sulla comunione;
2) sulla messa;
3) sull’uso del latino nella celebrazione dei sacramenti;
4) sul matrimonio;
5) sul Purgatorio;
6) sul culto dei santi;
7) sulle indulgenze;
8) sull’obbligo di residenza;
9) sulla funzione del sacerdozio.

L’Attuazione del Concilio

Dopo Pio IV, il quale aveva dato valore ai decreti del concilio e ne aveva fatto una sapiente sintesi nel “Professio Fidei Tridentina” (professione di fede del cattolicesimo), ci fu Pio V (1566-1572). Domenicano intransigente, si impegnò nella rigenerazione della curia, nel far rispettare i decreti conciliari e l’autorità del Papa, proseguì l’opera di uniformazione del culto e della liturgia con la pubblicazione del Catechismo romano, diede grande impulso alla Santa Inquisizione, promosse la repressione dei protestanti in Europa e la costituzione di una lega contro i Turchi battuti, ma non sconfitti, nella battaglia di Lepanto (1571). Successivamente ci fu Gregorio XIII (1572-1585) che proseguì più moderatamente l’azione di Pio V. Appoggiò le forze impegnate contro i protestanti, privilegiando le azioni diplomatiche, confermò il suo appoggio agli ordini e alla loro riforma (approvò lo statuto dell’Oratorio di Filippo Neri), istituì nuove scuole clericali e promosse la riforma del calendario giuliano. Il suo successore, Sisto V (1585-1590), seppe mantenere in equilibrio il suo duplice ruolo di capo della Chiesa e di sovrano territoriale: tentò da un lato di sopprime il banditismo, di sanare il bilancio statale e di imporre controlli più severi alla nobiltà; da l’altro riformò la curia.

Lo Slancio Missionario

In seguito alla controriforma, anche il popolo si sentì in dovere di reagire contro il protestantesimo, spinti anche da questa che sembrava una vera riforma della Chiesa. Vennero a crearsi dei nuovi ordini religiosi, i quali non erano stati proposti dal concilio, ma furono creati spontaneamente tra i fedeli cattolici del popolo. Quelli poi che già esistevano, iniziarono una vera riforma interna. Cioè oltre alla controriforma, si attuò anche una riforma cattolica. Gli ordini principali che si vennero a formare furono: gli Oratoriali di San Filippo Neri; l’ordine del Fate Bene Fratelli; i Teatini di San Gaetano da Tiene e molti altri. Quelli che subirono una riforma furono: l’ordine delle Carmelitane da parte di Santa Teresa d’Avila e molti altri. Questi però non possono essere paragonati agli ordini monastici creati da tre dei più grandi fondatori: San Francesco con i Francescani; San Benedetto con i Benedettini; L’unico paragonabile a loro è senza dubbio l’ordine fondato da Ignazio di Loyola: i “Gesuiti” o la “Compagnia di Gesù”.

IGNAZIO DI LOYOLA (1491-1556)

Nasce in Spagna, nei Paesi Baschi, da una famiglia di nobili proprietari terrieri. Da giovane intraprese la carriera delle armi entrando nella compagnia di militare del viceré di Navarra. Ignazio era una persona tipica della Spagna, baldanzoso, arrogante, spaccone, donnaiolo, sempre in cerca di duelli per dimostrare la sua bravura e per ricevere grandi onori. Nel 1521, partecipando alla difesa di Pamplona, fu ferito mortalmente ad una gamba. Dopo molti giorni di degenza, in cui meditò su i suoi errori passati, e l’apparizione della Madonna, la quale gli offrì la vita in cambio della sua obbedienza e dedizione, cambiò totalmente vita. Si ritirò per un anno a Manresa nel monastero benedettino di Monserrat dedicandosi agli studi. In seguito, dopo parecchi viaggi in Terra Santa come missionario, capisce che la sua preparazione teologica non era adeguata. Così torna a studiare prima all’università di Alcalà, poi a quella di Salamanca e poi a quella di Parigi. Proprio a Parigi, iniziò un’opera di predicazione ristretta alla cerchia dei suoi compagni di studi, da cui nacque un sodalizio considerato la radice della Compagnia di Gesù, uno dei più importanti ordini religiosi al mondo: il 15 agosto 1534 lui ed altri otto compagni fecero voto di castità e di povertà, impegnandosi a riprendere l’opera missionaria in Palestina o, se questo non fosse stato possibile, a mettersi a servizio del papa. Dopo pochi mesi, iniziarono a giungere da ogni parte del mondo migliaia di giovani desiderosi di entrare nel patto, ma Loyola non aveva ancora l’autorizzazione papale per fondare un ordine religioso. Una notte, Ignazio sogna di vedere Gesù, con il Sacro Cuore, che gli dice di andare a Roma poiché lui gli sarà propizio. Così Ignazio parte e, giunto a Roma, chiede al papa l’autorizzazione a fondare un nuovo ordine religioso. Il papa accetta e proclama come regola principale l’obbedienza assoluta al papa. Ottenuta l’autorizzazione dal papa, Loyola e i suoi compagni creano un ordine clericale: la Compagnia di Gesù, la cui istituzione fu approvata dalla bolla Regimi Militantis Ecclesia (1540). Le principali caratteristiche dell’ordine erano:
1) la Compagnia è completamente consacrata all’apostolato, il gesuita ricerca la propria santità attraverso la santificazione dei fedeli; ciò comporta una totale disponibilità ad intraprendere l’attività missionaria in qualsiasi parte del mondo;
2) nella compagnia va rispettata una rigida gerarchia che a come capo il Preposto generale, il quale ha un’autorità pressoché assoluta su ogni membro; va aggiunto a ciò l’obbedienza assoluta al papa;
3) per entrare nell’ordine bisogna sottoporsi ad un lungo periodo di formazione che prevedeva approfonditi studi teologici.
Ignazio e i Gesuiti si stanziarono quindi a Roma, in un palazzo offertogli dal papa. In pochi mesi, Ignazio riuscì a pagarsi il palazzo, grazie alle migliaia di donazioni che provenivano da tutto il mondo e che lui gestiva vivendo sempre con semplicità. I Gesuiti furono attivi in Germania, dove molti furono uccisi (in seguito vennero fatti santi) e in Giappone ad opera di Francesco Saverio, uno dei nove, che riuscì a convertire centomila giapponesi prima di essere ucciso dai nobili Samurai. Il suo braccio verrà staccato e mandato a Roma come reliquia. In pochi mesi i Gesuiti diventarono potentissimi e vennero proclamati “Paladini della Controriforma”. Il piano di Ignazio era quello di convertire non il popolo, ma i principi, i quali avrebbero obbligato i sudditi a convertirsi a loro volta grazie alla legge sancita nella pace di Augusta. Nel settecento ci fu la diffusione dell’illuminismo (movimento anti-chiesa). Essi si scagliarono proprio contro i Gesuiti per scalzarli dalle corti ed avere il controllo dei principi e dei sovrani. Proprio in questo periodo ci furono migliaia di lotte psicologiche tra le due fazioni. Per fare ciò, gli illuministi calugnavano i Gesuiti di ogni colpa, e ciò riuscì talmente bene che, oltre ad essere cacciati da tutte le corti, il loro ordine fu sciolto dal papa Clemente VIII o XV. Nel 1815 furono ricostituiti e per tutto l’ottocento combatterono le rivoluzioni. Nella metà del novecento, i Gesuiti cambiarono. Alcuni, infatti, diventarono di sinistra, altri eretici, e tutti questi volevano delle riforme e una maggiore apertura. Tutt’ora l’ordine è diviso tra i conservatori, che vogliono rimanere nella situazione attuale, e chi vuole tornare, anche se moderatamente, alle origini. Il primo che iniziò il cambiamento fu Telor de Sciorden.

LE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA

Per conquistare Roma, non si poteva trascurare la Francia. Così alcuni calvinisti riuscirono ad entrare in Francia dalla Svizzera e a stabilirsi prendendo il nome di Ugonotti. Gli ugonotti in Francia riuscirono a convertire Antonio di Borbone, cugino del figlio di Caterina de Medici; stavano quindi per arrivare al potere. I Guisa invece, anche loro cugini del re, sono fortemente cattolici, e non accettano che i Borboni diventassero protestanti. Scoppia quindi la guerra tra i Borboni e i Giusa. La famiglia reale appoggiava, di fatto, i Giusa, ma Caterina sarebbe passata tranquillamente dalla parte dei Borboni se questi avessero vinto. Nel 1571 la guerra svolgeva a favore dei Borboni, i Giusa, d’accordo con Caterina, per cambiare la situazione prendono una decisione drastica: invitano i capi Ugonotti ad un matrimonio e durante la notte (chiamata notte dei lunghi coltelli) su ordine di Caterina furono tutti uccisi. Riuscì a salvarsi solo Enrico di Borbone, figlio di Antonio, che poté così riprendere la guerra. Dei figli di Caterina era rimasto solo Enrico di Valois mentre dei Giusa era capo Enrico Giusa. I due però non si sopportavano e quindi pur combattendo contro i Borboni si facevano la guerra anche fra di loro, tutti contro tutti (guerra dei tre Enrichi). Nel 1575, Enrico di Valois fece uccidere Enrico Giusa a tradimento, e rimase da solo a combattere i Borboni. Questi ultimi però vinsero, ed Enrico di Valois perse anche la vita. La vittoria dei Borboni da il via alla conversione della Francia al protestantesimo. Sembrava ormai essere la fine dei cattolici, ma un fatto sconvolse tutto ciò che era successo. Forte di questa vittoria, Enrico Borbone cercò di marciare su Parigi per prenderne il controllo. I parigini però chiudono tutte le porte della città e si preparano a resistere all’assedio. Borbone, dopo vari tentativi, si arrende all’evidenza di non poter espugnare la città e chiede di patteggiare. I parigini si sarebbero arresi a Borbone solo se questi si sarebbe convertito al cattolicesimo. Lui si vede costretto ad accettare, rinnegando tutto quello che aveva fatto fino allora. Sale quindi al trono di Francia nel 1594.

LA COLONIZZAZIONE DELLE AMERICHE

Nel 1492 Colombo scopre l’America, anche se non lo saprà mai con certezza in quanto nel primo viaggio pensa di essere arrivato a Cipango, nel secondo ha solo dei sospetti di non essere proprio in quella località, solo Amerigo Vespucci capirà il valore della scoperta di Colombo e attribuirà il suo nome alla nuova terra. Ormai comunque si è ha conoscenza dell’esistenza di un nuovo mondo che tutti vogliono raggiungere per vari motivi:
1) I re vogliono conquistare la terra per governarla
2) I marinai e gli avventurieri per saccheggiarla ed arricchirsi
3) La Chiesa per convertire le popolazioni locali al cristianesimo
Tutti fanno a gara per arrivare nel nuovo mondo per primi ma soprattutto Spagna e Portogallo. Giunti nel nuovo mondo si dividono i territori alla Spagna andrà il Brasile mentre il Portogallo dal Messico alla Terra del Fuoco, questa suddivisione fu decisa dal papa Alessandro VI Borgia. Ernan Cortes, figlio della piccola nobiltà spagnola, chiese a Ferdinando degli aiuti per potersi recare in America. Ferdinando accetta volentieri promettendogli di farlo re di tutti i territori che riuscirà a conquistare in cambio di tutto l’oro che riuscirà a trovare. Cortes parte e sbarca nel territorio di competenza della Spagna cioè in Messico, per evitare che i propri marinai potessero scappare ai primi scontri lasciandolo da solo distrugge le barche, in questo modo non possono più tornare indietro, ed iniziano a penetrare nei territori del Messico. Erano dalle 200 alle 300 persone e riuscirono a sconfiggere gli Aztechi e conquistare tutto il Messico creando un grandissimo impero. Come poterono in così pochi fare cosi tanto lo si capisce solo conoscendo gli Aztechi. Gli Aztechi era un popolo dominato dal potente imperatore Montezuma che tiranneggiava su tutti i popoli vicini più deboli che erano sottomessi e costretti a lavorare anche per 16 ore al giorno. Anche al proprio interno vigevano delle leggi molto rigide erano governati da una casta di sacerdoti, solo gli uomini avevano alcuni diritti le donne assolutamente niente e dovevano in tutto e per tutto sottostare ai voleri degli uomini, tutti dovevano però sottostare ai sacerdoti. Non conoscevano né la ruota né il carro, avevano una sorta di scrittura a geroglifici molto antica, erano molto abili nello studio dell’astronomia, avevano una religione satanista, animista e politeista. Giovani ragazzi-ragazze venivano sacrificati agli dei ogni 15-16 anni. Nel 1480 durante lo sbarco e l’avanzata di Cortes nei territori messicani furono sacrificati circa 2500 ragazze per propiziarsi il favore degli dei contro “un nemico che sarebbe venuto dal mare”. Montezuma teme molto gli spagnoli e per cercare di raggiungere un accordo li invita a corte, questi ci vanno ma armati di tutto punto e deciso a stare molto attento. Durante il banchetto Montezuma invita Cortes a salire con lui su di una piramide, mentre su una piramide affianco c’è un sacerdote di fianco ad un enorme calderone infuocato. Sono quindi portate sotto la piramide alcune ragazze che, correndo, salgono sulla piramide e, quando la prima giunge vicino al sacerdote, questi gli strappa il cuore e lo butta nel calderone, poi tocca alla seconda, ma a questo punto Cortes salta sulla piramide del sacerdote e lo uccide. I suoi compagni seguono il suo esempio e fanno una strage di Aztechi. Contemporaneamente a Cortes, parte dalla Spagna anche Pizarro che sbarca in Perù dove vivevano gli Incas che fecero la stessa fine degli Aztechi. Così Pizarro poté conquistare tutta l’America Latina e diede il via alla sua evangelizzazione. Certo gli Spagnoli fecero molti soprusi alla popolazione locale ma portarono anche la civiltà, insegnarono alla popolazione locale la religione cattolica, a leggere e a scrivere, i valori della famiglia, la dignità delle donne, la proprietà privata. Il concetto di lavoro pagato per quanto si era dato ecc. ecc. Nel 500 a seguito di queste conquiste spagnole nel nuovo mondo morirono circa 25 milioni di persone, non solo per le battaglie ma soprattutto per le malattie portate (vaiolo, raffreddore ecc. ecc.) che non erano assolutamente conosciute dalla popolazione locale e che quindi non erano in grado di affrontare. Bartolomeo de Los Cos, un francescano che andò in America per portare la religione, scrisse in un libro che gli spagnoli erano dei mostri, solo oggi possiamo valutare il fatto che non tutte le morti si possono addossare alle barbarie fatte dagli spagnoli che se è vero che portarono molte nuove malattie portarono anche la civiltà. Molte delle accuse vennero dalle regioni protestanti ed in Spagna sono chiamate “Leggenda Nero”. D’altra parte anche gli Inglesi che conquistarono la parte Nord dell’America non furono teneri con gli abitanti locali gli indiani. Uccisero quasi tutti gli indiani ed i pochi rimasti furono confinati nelle riserve vere e proprie prigioni all’aperto. In contrapposizione gli spagnoli fecero le “Encomiendas”, una sorta di fattorie nelle quali gli indigeni lavoravano, riposavano e erano educati alle nuove regole della civiltà. Queste fattorie iniziarono poi a scomparire nel 66 perché non più necessarie.

FILIPPO II

Carlo V nel 1556 abdica e lascia:

FRATELLO FERDINANDO
FIGLIO FILIPPO II
L’Impero e il titolo di imperatore.
La Spagna, il Ducato Milano, il Regno di Napoli, i Paesi Bassi, la Franca Contea e i territori conquistati dell’America.
Filippo II, che regnò dal 1556 al 1598, era il contrario del padre: molto cattolico, ha, infatti, incarnato lo spirito della controriforma, molto chiuso e silenzioso, lavorava 15 ore al giorno e nelle rimanenti pregava Forte accentratore di potere creò un immenso sistema burocratico con il quale poteva governare tutto l’impero dal suo palazzo. Mangiava poco, dormiva meno e lavorava quasi sempre.
Dal padre eredita anche la guerra contro la Francia attualmente in mano ad Enrico II, di questa situazione però è stanco quindi fa un voto a San Lorenzo chiedendogli di farlo vincere in cambio lo farà patrono della Spagna e gli costruirà un immenso palazzo. Quando finalmente finisce la guerra con la sua vittoria a Madrid, costruirà un palazzo a forma di graticola (lo strumento con cui fu martirizzato San Lorenzo) chiamato ”Escoval”, l’attuale palazzo reale, dove si faceva lo stesso tipo di vita dell’imperatore. Questo subito dopo aver stipulato la pace di “Catou-Cambresis”:

1) Crea l’Inquisizione Spagnola che, anche contro il papa, andava contro i protestanti e i loro simpatizzanti.
2) Ferisce i Gesuiti.
3) Durante la guerra civile francese ha appoggiato i Guisa (cattolici).
4) Sotto il suo regno scoppia una rivolta nei Paesi Bassi (Olanda e Belgio), lui invia la sorella Margherita Farnese con l’intento di reprimerla con le buone però non ci riesce.Richiama quindi la sorella e invia il Duca d’Alba con l’ordine di reprimere la rivolta in qualsiasi modo, lui arriva e fa la guerra ad entrambi gli schieramenti visto che la situazione non era delle più semplici sfrutta il fatto che gli Olandesi sono protestanti ed i Belgi no per metterli gli uni contro gli altri.Si allea con i Belgi promettendogli alcuni privilegi ed isolando in questo modo l’Olanda, questi però non si arrende e dopo 20 anni di lotte riesce a spuntarla e divenire indipendente.
5) Va contro Elisabetta che, oltre ad essere protestante, invia il pirata Frances Drake ad affrontare le sue navi, cercava un pretesto per fare la guerra e lo trova chiedendo in mogli Mary Stuart che Elisabetta teneva prigioniera, Elisabetta per tutta risposta la uccide e lui prepara l’Invincibile Armata, un’immensa flotta, per tentare l’invasione dell’Inghilterra. Nel 1588 inizia però il crollo della marina spagnola e quella inglese riesce a vincere la guerra.
6) Combatté i Turchi sul Mediterraneo, infliggendogli molte sconfitte, un giorno gli giunge la notizia che Solimano ha messo in mare una grande flotta con lo scopo di marciare su Roma ed abbattere il cattolicesimo. Il papa sta chiamando al suo soccorso tutti i popoli cattolici, lui mette una grande flotta sotto il comando del figlio di Ferdinando, Don Giovanni d’Austria, e la invia in soccorso del papa. La battaglia si svolge a Lepanto ed in breve tempo la flotta turca ne esce completamente distrutta è il 7 ottobre 1771.

Esempio



  


  1. gaetano

    sto sostenendo l'esame di filosofia


Come usare