Il carattere decentrato dell'impero carolingio

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Testo

Roma, 6 Ottobre 2006
Il carattere decentrato del Sacro Romano Impero
Il Sacro Romano Impero si formò verso la fine dell’700 ad opera di uno dei più importanti uomini del Medio Evo: Carlo Magno. Egli intendeva riproporre il glorioso Impero Romano, ma anch’egli sapeva che tra i due imperi c’erano molte differenze sia dal punto di vista geopolitico, ma anche sociale, economico e militare. Lo scenario storico e le diverse problematiche che si proponevano all’epoca imposero a Carlo Magno delle scelte obbligate riguardo alla struttura dell’impero. Infatti lo storico R. S. Lopez afferma: “Per governare il suo vastissimo impero Carlo Magno adottò l’unico sistema allora possibile, assegnando le terre della corona ai suoi stessi compagni d’armi, non già in proprietà, ma in concessione, in cambio della loro fedeltà e dei loro servigi”. Dopo un periodo di ruralizzazione e di crisi di tutta la società, dovuto sia alle incursioni di popoli arabi e barbari sia al declino della città come centro militare, economico e sociale, Carlo Magno cerca di riportare ordine, unità e sicurezza in tutta l’Europa continentale. Egli intraprende una serie di spedizioni militari con le quali conquista i territori dell’attuale Germania, occupati dai Sassoni, e alcune zone della Spagna, all’epoca sotto il dominio arabo: e sono proprio queste conquiste militari che danno un fondamento riconosciuto alla sua autorità. Il punto di forza dell’esercito era la cavalleria formata da cavalieri scelti: per assicurarsi una totale disponibilità di questi cavalieri già Carlo Martello aveva distribuito ai propri guerrieri dei benefici e dei feudi. Ovviamente l’unità a cui mira Carlo Magno non è una piena e reale unità politico-amministrativa ma più che altro geografica: comunque il Sacro Romano Impero raggiunge la massima unità possibile a quell’epoca. Carlo divide l’impero in distretti chiamati contee, ognuna delle quali assegnata ad un conte (comes: compagno) a cui spetta l’amministrazione della giustizia e da cui dipende l’esercito della contea. Nelle zone di confine più contee vengono raggruppate in unità territoriali chiamate marche, amministrate da un marchese. L’imperatore affida il controllo dei conti e dei marchesi ai missi dominici, costituiti da un laico ed un religioso, che rappresentano l’anello di congiunzione tra l’imperatore e le amministrazioni delle zone periferiche. Questa struttura che pone le basi del feudalesimo, si sviluppa soprattutto con la nascita del Sacro Romano Impero. Essa è un’organizzazione inizialmente di tipo militare d’origine germanica, che si basa sul “beneficio”( principalmente un terreno) che il signore (in questo caso l’Imperatore) concede ad un suo fido che diventa così “vassallo”: egli in cambio ha il dovere di prestare servizio militare all’Imperatore. Com’è facile dedurre, questo sistema conduce ad un’inevitabile disgregazione del potere dello Stato. Si forma infatti una disorganica rete di rapporti personali di dipendenza tra il signore e i propri feudatari, in particolar modo con la delega ai vassalli di poteri di tipo giuridico, amministrativo e militare. Conseguenza ovvia è la costituzione di una miriade di centri di potere sparsi in tutto il territorio dell’Impero a discapito della “capitale” Aquisgrana. Essa infatti è la “capitale” solamente dal punto di vista formale in quanto vi risiede l’imperatore e la sua corte: notevole differenza con la Roma dell’Impero Romano che era realmente il centro politico, amministrativo, economico e sociale di tutto l’Impero.
Elena Abrusci I C

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