I protagonisti della II guerra Mondiale

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Testo

In Europa nel 1939 si era andato definendo sempre più il disegno imperialistico tedesco, volto a espandere il territorio abitato dai tedeschi. Dopo aver annesso l'Austria, conquistato la Boemia, sottomesso la Slovacchia, nel settembre 1939 Hitler invase la Polonia, avendo prima firmato un'alleanza militare con l'Unione Sovietica DI Stalin.
Di fronte a questo ulteriore grave atto, le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna, dichiararono guerra alla Germania, ma non riuscirono ad impedire la conquista, da parte dei tedeschi, della Polonia, della Germania e della Norvegia.
Nella primavera del 1940, Hitler volse l'esercito tedesco contro la Francia, che in poche settimane venne spazzato via.Il 10 giugno 1940, quando ormai la Francia era allo stremo, l'Italia fascista di Mussolini dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Conquistata la Francia la Germania cercò, inutilmente, di invadere la Gran Bretagna, mentre in Africa l'Italia perdeva la colonia etiopica a vantaggio degli inglesi. Nell'ottobre del 1940 l'Italia intraprese la conquista della Grecia, partendo dalla colonia albanese, ma, di fronte ai disastri militari italiani, dovette intervenire la Wermacht tedesca, che, in pochi giorni, conquistò la Jugoslavia e invase la Grecia.
Nel giugno del 1941 la Germania iniziò l'invasione dell'Unione Sovietica, sostenuta anche in quest'opera dall'esercito italiano. Le armate nazi-fasciste giunsero fino a Mosca, Leningrado e Stalingrado, ma nel febbraio 1943 subirono una pesante sconfitta che le costrinse a ritirarsi disordinatamente verso ovest. In Oriente, frattanto, il Giappone nel dicembre 1941 aveva aggredito gli statunitensi, provocandone l'intervento in guerra.
Nel settembre 1943 l'Italia, dopo aver perso anche la colonia libica, venne occupata per la parte meridionale dagli alleati anglo-americani.Così il 25 luglio di quell'anno il re fece arrestare Mussolini, nominando Badoglio capo del governo e il fascismo venne dichiarato decaduto. Lo stesso governo Badoglio l'8 settembre 1943 firmò l'armistizio con gli alleati e subito dopo fuggì, assieme alla corte, a Brindisi nel territorio controllato dagli americani, mentre l'esercito tedesco invadeva l'Italia del centro-nord.
Iniziò così la guerra di Resistenza in Italia, che vide contrapporsi le truppe irregolari partigiane ai soldati tedeschi occupanti e al risorto esercito fascista della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.
Frattanto l'Armata Rossa sovietica avanzava da est e gli alleati erano sbarcati in Normandia.
Nel maggio 1945 ebbe termine la guerra in Europa con la conquista dell'intera Germania da parte degli eserciti alleati. Il Giappone continuò la guerra ancora fino ad agosto, quando le due bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki posero fine al conflitto mondiale.
Nato a Braunau (Austria 1889), figlio di un doganiere frequentò un istituto tecnico a Linz fino alla morte del padre, si trasferì a Vienna dove tentò di essere ammesso all'accademia delle belle arti, ma fu respinto, e per vivere lavorò come aiuto decoratore, già allora influenze antisemite di K.Lueger e le ideologia nazionalistiche facevano effetto sulle sue idee. Nel 1912 andò a Monaco dove lavorò come operaio edile, nel '14 si arruolò volontario in un reparto bavarese, partecipò alla grande guerra dove rimase ferito. Hitler come molti altri tedeschi diede la colpa della disfatta militare ai marxisti e agli ebrei. Forse fu questo che lo fece entrare in politica, per cercare di uscire dalle imposizioni di Versailles e vendicarsi dei "nemici interni" alla Germania.Nel settembre del '19 entra nel Partito Tedesco dei lavoratori che l'anno seguente si trasformò nel partito nazional-socialista tedesco dei lavoratori, che ne fu il capo assoluto, il cambio di linea della politica del governo che abbandonò la resistenza passiva che opponeva alla Francia per l'occupazione della Ruhr (zona fortemente industrializzata della Germania e quindi essenziale per la ripresa economica), lo spinse ad organizzare nel '24 con Ludendorff il Putch di Monaco (colpo di stato) che però fallì. Hitler fu condannato a 5 anni ma dopo pochi mesi fu scarcerato, nei mesi di prigionia fece in tempo a scrivere buona parte del Mein Kampf (La mia battaglia) dove esprimeva le sue idee antisemite, razziste e sulla superiorità della razza ariana. Una volta scarcerato pensò di riorganizzare il partito con la creazione delle S.A.(sturm-abteilungen, truppe d'assalto) e le S.S. (schutz-staffeln, squadre di difesa) usate per la battaglia di politica interna. In quegli anni la crisi economico-sociale e il conseguente aumento della disoccupazione permisero ad Hitler nelle elezioni per il reichstag (parlamento) di raggiungere il ragguardevole numero di sei milioni di voti. Immediatamente strinse accordi con i Tedeschi nazionali e col fronte di Harzburg, per la lotta al comunismo e le istituzioni parlamentari dello stato, in pratica utilizzò le S.A e le S.S. in operazioni di tipo squadristico. Nonostante ciò nel '32 vinse le elezioni, il 30 gennaio del'33 fu nominato cancelliere e a marzo ottenne i pieni poteri, ciò gli permise di eliminare ogni libertà democratica, e quindi di creare una dittatura personale e di partito. Nella notte del 30 giugno del '34 (la notte dei lunghi coltelli) H. fece eliminare alcune frange estremiste delle S.A. compreso il loro capo E.Rohm, colpevoli di essersi ricavati un autonomia ritenuta eccessiva, e di essere malvisti dai generali dell'esercito, che d'ora innanzi rimarrano fedeli al nazismo. Il 2 agosto grazie a una legge deliberata dal consiglio dei ministri le cariche di presidente del Reich e cancelliere vennero unificate. Il Fuher divenne così il capo assoluto dello stato (confermato tra l'altro dal plebiscito del 19 agosto), si potè dedicare alla creazione e affermazione della razza ariana in Europa e alla distruzione di tutti quei stati e popoli ritenuti inferiori, cosa che portò allo scoppio della seconda guerra mondiale (settembre '39), nel '41 si autoproclamò capo dell'esercito, ma la sua eccessiva ambizione gli fece commettere errori gravissimi come a Stalingrado (dove non permise la ritirata alla sesta armata, forte di 300.000 uomini, che fu costretta alla resa), che fecero cambiare corso alla guerra. Il malcontento che generarono le sempre più numerose sconfitte fece crescere l'opposizione al leader nazista (ma solo da parte dei militari, la popolazione era ancora ingannata dall'abile propaganda di Goebbels) tanto che il 13 marzo '43 fu vittima di un attentato ad opera di Fabian von Schlabrendorff, anche nel '44 vi fu congiura organizzata da alcuni alti ufficiali della Wehrmacht, ma anche questo attentato non diede gli effetti sperati. Hitler sopravvisse e fece uccidere tutti i cospiratori, si ritirò a Berlino visto il continuo avanzare del nemico, dove morì probabilmente suicida nel suo bunker quando i russi ormai entravano nella città, il 30 aprile '45.
Nasce nel 1883 vicino Forlì, figlio di Alessandro, fabbro, socialista più volte processato, e Rosa Maltoni maestra elementare.M. studio prima al collegio salesiano, poi nel collegio Carducci di Forlimpopoli. Nel 1900 si iscrisse al partito socialista, si diploma maestro l'anno dopo. Nel 1902 andò in Svizzera per sottrarsi al servizio militare, rientrò in Italia nel 1904 grazie all'amnistia , fece il bersagliere a Verona. La sua attività giornalistica anticlericale lo portò a Trento a dirigere "L'avvenire del lavoratore", ma venne espulso, quindi torno a Forlì nel 1909 dove conobbe Rachele Guidi che poi sposo nel 1915, venne condannato per la propaganda contro la guerra Libica a 5 mesi di carcere.Divenne direttore dell'Avanti ! quindi si trasferì a Milano. Con lo scoppio della Grande Guerra M. cambiò radicalmente idea sulla doveri dell'Italia, pensava dovesse entrare nel conflitto, ovviamente il cambiamento non fu gradito al Psi che lo espulse dal partito e ovviamente dal giornale, allora fondò il Popolo d'Italia nel novembre del 1914. Venne richiamato alle armi nel 1915 due anni più tardi venne ferito in un esercitazione, una volta guarito tornò alla direzione del giornale. Nel dopoguerra fondò il movimento fascista (23 marzo 1919), nel 1922 dopo la marcia di Roma il Re lo incaricò di formare il nuovo governo, nel 1924 consolidò il suo potere grazie anche al risultato delle elezioni. M. dopo l'assassinio di Matteotti che aveva denunciato irregolarità nelle elezioni, entro in crisi ma i partiti antifascisti non ne approfittarono, M. ne uscì con un atto di forza. Col discorso alla camera (3 gennaio 1925) e le misure adottate di seguito (le leggi fascistissime) sconvolsero la struttura liberale dello stato italiano. Nacque il culto del Duce. Concluse con la Chiesa un accordo, con i Patti Lateranensi (la Chiesa riconobbe lo stato italiano e la sua capitale che a sua volta riconosceva lo stato della Città del Vaticano, inoltre l'Italia si impegnava a pagare una forte indennità per ripagare il Papa della perdita dello Stato Pontificio, inoltre fu ideato un concordato che intaccava il carattere laico stato), la politica interna fu conservatrice. La politica estera faceva perno sulle rivendicazioni nazionalistiche, tentò di essere al centro delle vicende internazionali, a volte con successo, come durante il tentativo di annessione tedesco dell'Austria, e quando promosse il convegno di Stresa con l'Inghilterra e la Francia dove sembrava essere nato un fronte antitedesco, ma le cose cominciarono a cambiare quando conquistò l'Etiopia, cosa che gli mise contro gli inglesi e gli fece sprecare grandi quantità di entrate dello stato, inoltre fece combattere alcuni reparti dell'esercito a fianco di truppe dell'esercito tedesco nella rivoluzione spagnola, permise senza opporsi l'Anschluss e la persecuzione ebraica, il suo destino si legava sempre più a quello di Hitler. Nel 1939 scoppiò la guerra, M. nonostante i venti anni avuti a disposizione e a dispetto dei suoi stessi discorsi non aveva preparato militarmente l'Italia ad una guerra, infatti cercò di non entrare subito nel conflitto, dichiarò la "non belligeranza", si decise solo quando la vittoria tedesca sembrava a portata di mano, ovviamente non fu così e il fallimento prima della guerra parallela (intendeva combattere contro l'Inghilterra impegnadola in fronti diversi da quelle tedeschi), poi anche di quella a fianco della Germania, oltre allo sbarco alleato effettuato in Sicilia il 10 luglio, diedero il pretesto al Gran Consiglio del Fascismo di approvare un ordine del giorno contro di lui era il 24 luglio del 1943 . Poche ore dopo il Re ne approfitto per riprendere il potere, lo fece arrestare, fu portato prima a Ponza poi alla Maddalena infine al Gran Sasso, dove venne liberato e portato in Germania dai paracadutisti tedeschi, pochi giorni dopo l'armistizio del governo italiano (8 settembre 1943).M. ritorno in nord Italia per fondare la Repubblica Sociale Italiana (o Repubblica di Salò) che cercava di far rivivere il mito fascista ma ormai era tardi e anche la Germania dava segni di cedimento. Negli ultimi mesi di guerra lo si vide raramente in pubblico, una volta crollata la linea gotica penso' a rifugiarsi a Milano tentando di venire patti col Comitato di Liberazione Nazionale, temendo la cattura fuggì verso Como per poi andare in Svizzera, nonostante fosse vestito da soldato in una colonna di tedeschi in ritirata venne riconosciuto ad posto di blocco partigiano che dopo un sommario processo venne fucilato (28 aprile 1945), il suo corpo venne esposto in piazza a Milano assieme alla compagna e alcuni gerarchi fascisti, poi dopo numerose traversie venne sepolto a Predappio.
Il piccolo Winston, figlio di Randolph Henry Spencer Churchill, terzogenito del duca di Malborough, e dell'americana Jessie Jerome, figlia del proprietario del New York Times, venne alla luce il 30 novembre 1874 nel palazzo avito di Blenheim, presso Woodstock. Trascorse un'infanzia come molti pargoli della nobiltà dell'epoca, affidato alle cure di una affettuosa governante che doveva fare del suo meglio per compensare l'indifferenza dei genitori nei suoi confronti. Del resto il padre era troppo impegnato nella sua attività politica, che di lì a poco l'avrebbe condotto alla carica di ministro per l'India nel governo conservatore di Salisbury. Dal canto suo la madre era donna troppo attraente, libera e spregiudicata per consumarsi nelle spire di un tranquillo ménage familiare: balli, ricevimenti e un copioso numero di amanti (compreso il futuro re Edoardo VII) rappresentavano i suoi maggiori interessi. Winston crebbe con questo senso di trascuratezza. Prima della scuola qualcuno lo ritenne addirittura ritardato, a causa della sua irrequietezza e di uno scarsissimo senso della disciplina. Difetti forse largamente accettabili oggi, ma che erano ritenuti imperdonabili in un giovane un suddito di sua maestà. A 7 anni, con l'iscrizione alla St. George School di Ascot, ha inizio il suo calvario tra i banchi di scuola, che durerà fino all'ingresso all'accademia militare di Sandhurst nel 1893. Insolente e arrogante con compagni e professori, si dimostrò una frana in tutte quelle materie che più avrebbero dovuto nobilitare l'animo di giovane esponente della gentry (l'aristocrazia). Latino, greco, francese e matematica saranno sempre le sue bestie nere. Nonostante i pessimi voti, a quattordici anni venne ammesso al collegio di Harrow (il senato accademico non volle assumersi la responsabilità di rifiutare il figlio di un ex-ministro!), ma la situazione non migliorò. "Winston - scrisse un insegnante alla madre - è peggiorato col passare del trimestre. Costantemente in ritardo a scuola, perde libri, quaderni e varie altre cose che non ho bisogno di specificare. È così regolare nella sua irregolarità che non so proprio cosa fare; e a volte penso di non poterci fare niente". Per colmare le lacune fu più volte inserito in classi di recupero. Dal canto suo la madre cercava di spronarlo con lettere di rimprovero. "La tua pagella […] è molto brutta. Lavori in maniera così sconnessa e saltuaria che finirai per riuscire ultimo. […] Winston carissimo, tu mi rendi molto infelice… Il tuo modo di lavorare è un insulto all'intelligenza". Eppure di intelligenza e soprattutto di memoria ne aveva da vendere. Ad Harrow diede prova di due tra le sue qualità che più lo avrebbero caratterizzato negli anni a venire: una formidabile memoria (si racconta ripetesse a memoria intere scene delle opere di Shakespeare e migliaia di versi di Macaulay) e una felice inclinazione per la scrittura giornalistica (qui iniziò la sua carriera scrivendo per il giornale scolastico, l'Harrowian). Verso la carriere militare lo orientò il padre. Incuriosito dalla sua smodata passione per i soldatini di piombo gli chiese se gli sarebbe piaciuta la vita militare. "Pensai - raccontò anni dopo lo stesso Winston - che sarebbe stato splendido comandare un esercito, e dissi subito sì: e immediatamente fui preso in parola. Per anni ho pensato che mio padre con la sua esperienza e il suo intuito avesse identificato in me le qualità del genio militare. Ma più tardi mi dissero che era semplicemente arrivato alla conclusione che non ero abbastanza intelligente per entrare nell'avvocatura". I rapporti tra i due non furono mai facili. Nel 1893 Randolph disse del figlio, all'apice dei suoi fallimenti scolastici, che aveva "una scarsa disposizione all'intelligenza, alla cultura o a ogni capacità di studio organizzato. Il suo grande talento è nell'esagerazione e nell'imbroglio". Dal canto suo Winston - nonostante nel 1906 abbia reso omaggio alla memoria del padre con un'imponente biografia elogiativa - confidò anni dopo in privato: "Non mi ascoltava, non prendeva nella minima considerazione qualunque cosa dicessi. Non era possibile avere con lui alcun rapporto di amicizia [...] Era così egocentrico che non esisteva nessun altro per lui". Neanche l'ingresso al Royal Military College di Sandhurst fu facile. La nota scuola per ufficiali subalterni per l'esercito e la cavalleria lo respinse agli esami di ammissione per ben due volte. Solo dopo aver preso abbondanti ripetizioni private riuscì, nel 1893, a superare lo scoglio. Nei due anni di college si mise in mostra per l'abitudine a voler discutere gli ordini dei superiori, per le abissali lacune in latino e francese, e per la stesura di qualche articolo per il Pall Mall Magazine. Ma il vero ingresso nell'età adulta avvenne nel 1895, quando la madre, grazie a conoscenze altolocate, riuscì a farlo assegnare a uno dei più prestigiosi reggimenti dell'esercito vittoriano, il Quarto Ussari. Prima della partenza per l'India, dov'era di stanza il reggimento, ai giovani subalterni furono concessi quasi tre mesi di licenza. Winston, bramoso di esperienze e di guerre, non trovò di meglio che trascorrere la vacanza a Cuba, scrivendo reportage per il Daily Grapich al seguito dell'esercito spagnolo, allora impegnato nella repressione di una insurrezione guerrigliera. Esaltato da questa avventura, che lo vide esporsi al fuoco in prima linea in più di una occasione, fece poi fatica ad adattarsi ai placidi ritmi della vita in India. Giunto nel 1896 a Bangalore, per ammazzare il tempo si dedicò alla collezione di farfalle, al polo, alle corse con i cavalli, alla lettura (Platone, Aristotele, Gibbon, Schopenhauer) e alla scrittura di un romanzo. Finchè la quiete fu rotta da un'altra licenza e dalla contemporanea sollevazione delle tribù Pathan nelle aspre regioni montuose dell'India nordoccidentale. Winston, che era da poco rientrato in Inghilterra dagli ozi di Bangalore, non ci pensò due volte: fece le valige e raggiunse il teatro degli scontri ottenendo un accredito come corrispondente del Daily Telegraph e del Pioneer. Le corrispondenze inviate dal teatro delle operazioni gli valsero la notorietà in patria e l'acquisto dei diritti da parte di un editore, che nel 1898 ne ricavò un libro di grande successo commerciale, The story of the Malakand Field Force. Curiosa immagine quella che si costruì Winston Churchill in quest'ultimo scorcio di XIX secolo. E anche un po' ambigua. Perché oltre ad essere un giornalista - o come diremmo oggi, un inviato speciale - faceva pur sempre parte dell'esercito di sua maestà e in questa veste partecipava agli scontri che poi descriveva ai suoi lettori, spesso concedendosi il lusso, o l'impertinenza, di criticare apertamente le tattiche dell'esercito inglese. Ma sotto la maschera di giovane ufficiale bellicoso e guerrafondaio, esaltato dal fascino crudele di una guerra condotta sempre nel nome della superiorità della civiltà inglese, si nascondeva una sfrenata ambizione di gloria e di medaglie ("mi piacerebbe tornare a casa e andare con le mie medaglie a una cena importante o a qualche cerimonia", scrisse a casa). Lo storico William Manchester, nella sua imponente biografia (Curchill l'ultimo leone, Frassinelli) così ha tratteggiato questa sua vera indole: "Chiamarlo cacciatore di pubblicità - altro epiteto che si poteva sentire nelle sale mensa - era un po' forte. Ma non del tutto falso. […] Non aveva nessun interesse alla carriera militare, e intendeva usare il servizio per dare una spinta alle sue prospettive nella vita pubblica". E la spinta più forte gli arrivò dalla partecipazione a due altri avvenimenti bellici che lo consacrarono definitivamente all'attenzione dell'opinione pubblica del suo Paese. Il primo punto caldo utile per la ricerca di un brandello di gloria era il Sudan, dove l'esercito anglo-egiziano era impegnato a riconquistare il controllo delle zone sotto controllo dei Dervisci. Churchill partecipò alla campagna e all'epica carica di cavalleria del 21° Lancieri nella battaglia di Omdurman, nel settembre 1898, che portò, a costo di gravissime perdite, alla vittoria sulle forze del califfo. Il risultato personale per il nostro giovane eroe fu una serie di ben pagate corrispondenze pubblicate dal Morning Post e un volume con il resoconto della campagna, dove con una certa saccenza lanciò critiche al comandante in capo Kitchener, soprattutto in merito ad alcuni crudeli episodi di torture e uccisioni dei prigionieri. Kitchener molti anni dopo avrà modo di vendicare questo affronto. A un anno da questa avventura Churchill approdò in Sudafrica, sempre come inviato del Morning Post, per raccontare in prima persona le fasi della guerra tra Inglesi e Boeri. Ormai famoso, ricco e un po' viziato (del suo bagaglio personale facevano parte una cinquantina di bottiglie di vino, una ventina di scotch e altrettante tra porto e vermouth), aveva rassegnato le sue dimissioni del Quarto Ussari per dedicarsi esclusivamente al giornalismo e alla politica. Ma il coraggio e la spavalderia erano quelle di sempre. Fu catturato dai Boeri durante un assalto al treno blindato su cui viaggiava al seguito delle truppe inglesi e, nonostante fosse stato colto con le armi in mano - lui che ufficialmente era un civile - scampò miracolosamente alla fucilazione. Internato a Pretoria con altri ufficiali inglesi riuscì a fuggire e a raggiungere rocambolescamente i territori portoghesi. Non pago, si fece assegnare la guida di un corpo di volontari con il quale partecipò alle ultime fasi della guerra e alla conquista di Pretoria. Il frutto di tante avventure frenetiche Churchill lo capitalizzò non solo in un ennesimo e fortunatissimo libro (Come sono sfuggito ai Boeri) ma in una candidatura alla Camera dei Comuni tra le fila Tory per le elezioni dell'autunno 1900. Non era la sua prima candidatura, in quanto già si era presentato, senza successo, l'anno precedente. Questa volta però non fallì. Non aveva ancora compiuto 26 anni quando fu eletto deputato. Il suo exploit ai Comuni destò subito scalpore. Il primo discorso si risolse infatti in una perorazione della causa dei Boeri, ormai vinti ma ancora vittime di uno stretto giro di vite repressivo da parte delle truppe britanniche. Dopo averli combattuti chiedeva per loro la giusta clemenza. "Ammiravo la tenace resistenza dei Boeri - affermò in seguito -, mi offendeva sentirli denigrare, e mi auguravo che dopo averli vinti riuscissimo a legarceli stabilmente concedendo loro una pace onorevole. Per me bruciare le loro fattorie per rappresaglia era un atto odioso e idiota". Un atteggiamento magnanimo che adotterà anche nei confronti degli avversari sconfitti nella prima e nella seconda guerra mondiale. In questa occasione c'era però anche una buona dose di fiuto nel cogliere i sentimenti dell'opinione pubblica, stanca dell'intervento militare. Lo stesso fiuto che lo portò in breve tempo a far sue le posizioni contestatarie un tempo assunte dal padre all'interno del partito conservatore. "Come Randolph - ha scritto Guido Gerosa in Pro e contro Churchill -, Winston si rivelò un dissidente nato. Il suo primo gesto, contrario a tutto il suo passato marziale, fu di ribellarsi contro i bilanci di guerra. […] Riprendeva cioè la polemica del padre che aveva dovuto dimettersi dalla carica di cancelliere dello Scacchiere proprio a causa della sua riluttanza ad aumentare le spese militari. Inoltre Winston era contrario al protezionismo di Joseph Chamberlain, che dettava legge nel partito. Era diventato un assertore del liberalismo economico e compiva frequenti giri nel Paese a propagandare il laisser faire, laisser passer". Fu così che da conservatore anomalo Churchill nel 1904 fece il classico salto della quaglia. Inviso al suo partito, alieno al rispetto della logica di schieramento e smanioso di nuove ribalte, passò tra le file dei liberali, i tradizionali avversari dei conservatori. "Voltagabbana" e "traditore" furono gli epiteti più riferibili che si levarono dai banchi dei suoi ex compagni di partito. La scelta certo fu sofferta, ma ancora una volta il fiuto lo aveva guidato. Erano finiti i tempi dell'Inghilterra vittoriana, tradizionalista e imperialista. Disse in quella occasione: "Alcuni cambiano partito in nome dei principi, altri cambiano principi in nome del partito". Lui scelse la fedeltà alle convinzioni liberoscambiste, non senza però tenere nella giusta considerazione il fatto che la bilancia del potere politico inglese si stava lentamente spostando verso le fila liberali. Nel nuovo schieramento andò ad accoglierlo a braccia aperte nientemeno che David Lloyd George, che lo prese a benvolere facendone uno dei suoi più stretti e affiatati collaboratori. Come compenso per la repentina conversione al partito liberale Churchill ottenne nel 1905 la carica di sottosegretario alle Colonie nel governo liberale Campbell-Bannerman, con la quale si distinse patrocinando la causa dell'indipendenza dei Boeri. La politica internazionale in quegli anni non offriva altro: le nubi che poco meno di dieci anni dopo avrebbero scatenato la tempesta della grande guerra non erano ancora all'orizzonte. Scrisse Churchill in seguito: "[le nazioni] erano ben sistemate e saldamente ancorate, sembrava, a un'immensa altalena. I due possenti sistemi europei [Entente Cordiale e Triplice Alleanza; n.d.r] stavano di fronte luccicanti e risuonanti nelle loro armature, ma con uno sguardo tranquillo. Una corretta, discreta, pacifica e nel complesso sincera diplomazia stendeva la sua rete di collegamenti su entrambi. Una frase in un dispaccio, l'osservazione di un ambasciatore, una sibillina affermazione in Parlamento erano sufficienti per mantenere l'equilibrio, giorno per giorno, di questa struttura prodigiosa". Bizzarro e imprevedibile, l'aristocratico Churchill diede anche una violenta sterzata a sinistra per quanto riguardava le sue convinzioni in politica interna. Appoggiò con tenacia la promulgazione di leggi per la creazione di un sistema pensionistico, assunse atteggiamenti populisti e invocò il riscatto delle masse con toni che, secondo lo storico Alan Moorehead (Churchill e il suo mondo, Peruzzo 1965), "non sfigurerebbero in bocca a un laburista dei giorni nostri". Nel 1908 fu fatto ministro del commercio del gabinetto liberale di Herbert Henry Asquit e, per quanto attiene la sua vita privata, prese in moglie Clementine Hozier, appartenente a una ricca famiglia scozzese. Lady Clementine, dalla quale avrà cinque figli, sarà l'unico amore di tutta la vita di un uomo peraltro poco soggetto ai richiami delle sensualità femminile. L'astro di Churchill brillava, nel bene e nel male, ormai su tutto il Paese. Un'inevitabile tappa sulla strada che sembrava doverlo condurre a velocità fulminante fino ai vertici dello stato, fu la carica di Ministro degli interni, ottenuta nel 1910. Ma Churchill aveva appena fatto in tempo a prendere le misure di questo nuovo incarico che già gli si profilavano nuovi sbocchi. Nel luglio 1911 il clima internazionale andò improvvisamente riscaldandosi con la crisi di Agadir, che mise in risalto le ambizioni colonialiste della Germania guglielmina e più in generale la volontà tedesca di rivedere gli equilibri di potenza in ambito internazionale. Di fronte allo spettro di un possibile confronto armato Churchill fu scelto per la carica di ministro della Marina. E con un compito ben specifico: mettere la flotta in "stato di immediata e costante preparazione alla guerra in caso di un attacco da parte della Germania". Curioso destino quello del neo ministro. Fino a pochi anni prima aveva predicato la riduzione delle spese militari ed ora si trovava a dover sfoggiare quella passione per le armi e per la guerra che tanto avevano caratterizzato la sua bellicosa gioventù. L'impresa non gli costò fatica, anzi. All'Ammiragliato diede prova oltre che di una straordinaria abilità organizzativa, anche di un grande intuito tecnico. Si batté infatti per modernizzare tutta la flotta, che in gran parte faceva ancora affidamento sulla propulsione a vapore, fece stipulare al governo un contratto con la Anglo-Persian Oil Company per garantire un efficace approvvigionamento di petrolio dal Golfo Persico, predispose la baia di Scapa Flow per accogliere la Home Fleet e fu uno dei primi sostenitori della nascente arma aerea in appoggio alle operazioni di terra e di mare. Quando il 4 agosto 1914 la Gran Bretagna entrò in guerra la flotta era in piena efficenza. Ma dato che le navi tedesche si sottraevano allo scontro l'irrefrenabile smania di Churchill dovette trovare qualche altro sbocco. Fu lui, nell'ottobre dello stesso anno, a organizzare, gestire e a guidare in prima persona un contingente britannico a difesa di Anversa accerchiata dalle truppe tedesche. Alla fine Anversa cadde lo stesso, ma lo slancio del nemico verso la Manica era stato interrotto. Fu subito dopo il suo rientro in patria dal continente che prese corpo in lui uno dei più arditi progetti strategici di tutta la prima guerra mondiale, e il cui fallimento ultimo peserà come un macigno sulla sua successiva carriera. Churchill si lamentava della teoria "diffusamente radicata tra i nostri ufficiali di Marina più anziani, quella che il lavoro della Marina sia di mantenere aperte le nostre comunicazioni e bloccare quelle del nemico, e attendere che gli eserciti portino a termine il loro compito". Occorreva invece uscire da questa impasse. C'era la possibilità di aprire un nuovo fronte nei Dardanelli: Attaccando gli stretti, controllati dai turchi e dall'alleato tedesco, si poteva ristabilire un contatto con la Russia, alleggerire la pressione sul suo fronte, confidare in un coinvolgimento della Grecia, della Bulgaria e della Romania, e riaprire al commercio marittimo tutto il Mar Nero. Alla fine Churchill riuscì a far approvare il suo piano, che prese il via nel febbraio 1915 con il cannoneggiamento navale degli stretti ad opera di una flotta anglo-francese. Mancò tuttavia il coordinamento tra la Marina e l'Esercito e lo sbarco del corpo di spedizione australiano e neozelandese a Gallipoli, in aprile, si risolse in un fallimento. Tra deficienze organizzative (di cui si rese responsabile lo stesso Churchill), invidie, rivalità e vecchi rancori (il ministro della guerra che negò un efficace supporto dell'esercito all'operazione era quel Kitchener che Churchill aveva criticato nelle sue corrispondenze dal Sudan nel 1898) la spedizione si concluse nel febbraio 1916 in una catastrofe: gli alleati lasciarono sul terreno migliaia di uomini e i turchi conservarono il controllo degli stretti. L'opinione pubblica voltò le spalle a Churchill, imputandogli le maggiori responsabilità del fallimento. Il Times scrisse che "i soldati britannici sono morti invano" e che qualcuno avrebbe dovuto farsene carico. Il Morning Post definì Churchill un soggetto da "melodramma" e un "megalomane". Asquith, il primo ministro, disse di lui che era "impulsivo e trascinato dal profluvio della sua lingua inarrestabile"; e ancora: "è un peccato che Winston non possieda un migliore senso delle proporzioni. Io sono davvero convinto sul suo conto, ma vedo il suo futuro molto incerto. Non credo che raggiungerà mai i massimi vertici della politica, nonostante i suoi meravigliosi doni". Umiliato, scaricato da tutti, Churchill fu costretto a dimettersi dall'Ammiragliato. La previsione di Asquith sembrò avverarsi lentamente negli anni successivi. Nel 1917 gli fu affidato ancora un incarico di un certo prestigio, il ministero delle munizioni, nel 1918 il ministero della guerra, e poi ancora il ministero delle colonie e nel 1924 la carica di cancelliere dello scacchiere in un governo conservatore. Nel 1929 i conservatori uscirono sconfitti dalle elezioni. Anche Churchill uscì di scena, inviso non solo ai liberali, ma anche a conservatori e laburisti, con ognuno dei quali, nella sua lunga carriera aveva avuto modo di scontrarsi. Decise di dedicarsi al giornalismo, alla scrittura delle sue memorie di guerra e alla pittura. Aveva allora 55 anni. L'apprendistato era ormai finito da un pezzo. Ci sarebbe voluto Hitler per dare una nuova vita e una nuova giovinezza al vecchio leone.

Esempio



  


  1. giorgio

    la storia della seconda guerra mondiale per i bambini delle elementari


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