I precedenti allo scoppio del 2° conflitto mondiale

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Testo

LA SECONDA GUERRA MONDIALE
INTRODUZIONE:
LE CAUSE
Ad appena un ventennio dalla conclusione della prima guerra mondiale, un secondo conflitto mondiale sconvolse l’Europa e il resto del mondo. Era evidente che nessuna delle grandi questioni che avevano portato allo scoppio della prima guerra mondiale era stata risolta.
Gravavano sull’Europa le difficoltà economiche di molti paesi, specie dopo la crisi della borsa di Wall Street del 1929, che determinò la fine del liberoscambismo e la frantumazione dell’economia internazionale in tanti mercati nazionali protetti. Inoltre si aggiungevano le tensioni sociali interne ai singoli paesi dal primo dopoguerra; molti di questi si erano indebitati per far fronte alle enormi spese della guerra ed assistevano all’energica protesta delle classi popolari galvanizzate dai recenti miti del comunismo e della rivoluzione sovietica.
Nei paesi di tradizione democratica e liberale, tali tensioni sociali furono affrontate e riassorbite senza grossi sconvolgimenti, mentre in paesi di tradizione più autoritaria queste erano state affrontate e soffocate con i metodi violenti della dittatura e della repressione.
Infine, le tensioni internazionali non avevano trovato nuovi e stabili equilibri ma, anzi, nazioni come la Germania e l’Italia contestavano apertamente le trattative di pace della conferenza di Versailles del ’19 al termine del primo conflitto mondiale.
La sconfitta Germania denunciava di essere stata schiacciata da sanzioni punitive troppo pesanti (enormi risarcimenti per i danni materiali e morali di guerra; enormi penalizzazioni territoriali ecc.), mentre l’Italia, per quanto vincitrice sulla nemica Austria, denunciava di non aver goduto pienamente dei benefici territoriali promessi dal Patto di Londra.
Intanto si affacciavano sull’orizzonte e europeo ed extraeuropeo nuove potenze destinate ad assumere un ruolo di protagoniste nell’imminente conflitto mondiale: L’URSS e il Giappone.
Accade così che, dal 1936, nazioni come l’Italia, la Germania o il Giappone rispondevano a tali difficoltà interne ed estere con una politica aggressiva di espansione territoriale.
I PRECEDENTI DELLO SCOPPIO
IL GIAPPONE
Dal 1930 il Giappone era dominato da un governo imperiale autoritario di destra, rappresentato dal giovane imperatore Hirohito e portato avanti dai militari i quali avevano eliminato il potere dei partiti politici.
Nonostante la notevole potenza industriale giapponese, questo governo era convinto che il Giappone sarebbe divenuto una potenza mondiale anche grazie la colonialismo imperialistico, grazie, cioè, alla creazione di un vasto impero coloniale al pari di altre potenze europee.
Così nel 1931-32 il Giappone invase la vasta regione cinese della Manciuria.
L’ITALIA
Se la Germania era stata privata di tutti i suoi possessi coloniali (spartiti fra Francia e Inghilterra in seguito alla sua sconfitta nella prima guerra mondiale), l’Italia aveva possessi coloniali come Libia, Somalia ed Eritrea. Questi, però, non le bastavano e così, nel 1935, Mussolini, per risolvere alcuni problemi economici e di disoccupazione del paese, ordinò di conquistare anche l’Etiopia: e difatti l’Italia aggiunse l’Etiopia come possesso coloniale, gli indigeni del posto furono atrocemente massacrati, Vittorio Emanuele III assume il titolo di imperatore d’Etiopia e, per questo momento di successo, il fascismo ottenne vasti consensi in Italia.
Ma fu in seguito a questa improvvisa e violenta conquista dell’Etiopia che l’Italia venne eliminata dalla SOCIETA’ DELLE NAZIONI (organizzazione voluta dal presidente americano Wilson al termine della prima guerra mondiale, che avrebbe dovuto tutelare la pace facendosi arbitra delle controversie internazionali), la quale pensò di infliggere al nostro paese pesanti sanzioni economiche come il divieto di commerciare con gli altri paesi della società stessa; tali sanzioni, tuttavia, non furono mai applicate.
LA GERMANIA
Nel marzo ’36, la Germania di Hitler invade la Renania, regione dell’Europa centrale che la pace di Versailles, al termine della prima guerra mondiale, aveva dichiarato smilitarizzata.
Nello stesso ’36 essa stringe con l’Italia un’alleanza contro i due pericoli del comunismo e dell’URSS, il cosiddetto asse Roma-Berlino.
Nel ’37 tale alleanza contro i due pericoli del comunismo e dell’URSS si estese anche al Giappone col cosiddetto asse Roma-Berlino-Tokio; allora il Giappone si sentì così forte di questa alleanza che, dopo aver già invaso la vasta regione cinese della Manciuria, scatenò guerra alla Cina e al partito comunista cinese guidato da Mao Tse Tung.
Anche Italia e Germania, forti di questa alleanza, iniziano un’analoga offensiva europea ed extraeuropea.
La Germania di Hitler progetta di unificare sotto il suo dominio tutte le popolazioni accomunate dalla lingua, cultura e razza tedesca, così nel ’38 invade l’Austria e l’annette ai suoi territori, sicché con le stesse intenzioni si volge ai Sudeti, regione della Cecoslovacchia, col pretesto che anche tale regione, benché assegnata alla Repubblica cecoslovacca, fosse anch’essa di lingua, cultura e razza tedesca.
A questo punto, Francia ed Inghilterra, insospettite da quest’aggressiva politica espansionistica della Germania, convocano quest’ultima alla Conferenza di Monaco del settembre ’38. A questa conferenza interviene l’Italia a fare da mediatrice: essa, sfruttando la paura di Francia e Inghilterra di un secondo conflitto mondiale, s’impegnò a far accettare a queste l’occupazione tedesca dei Sudeti, regione della Cecoslovacchia, garantendo, però, che la Germania non avrebbe avanzato altre richieste di espansione.
Ma, nonostante questi impegni presi alla Conferenza di Monaco, pochi mesi dopo l’Italia di Mussolini continuava la propria aggressiva politica espansionistica occupando l’Albania, cacciandone il re e conferendone la corona a Vittorio Emanuele II, mentre la Germania occupava tutta la Cecoslovacchia e decideva di occupare anche i territori polacchi intorno a Danzica (il cosiddetto “corridoio” di Danzica) che separavano la Germania dalla Prussia, sì da ricongiungere le due terre.
Nel maggio ’39, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler stringevano una seconda alleanza, il “patto d’acciaio”, che impegnava l’Italia a combattere al fianco dell’alleato tedesco se la guerra fosse scoppiata.
Invece, nello stesso ’39, la Germania firma un patto decennale di non aggressione col suo nemico storico (l’URSS); tale patto, oltre alla non aggressione, stabiliva anche le reciproche zone d’influenza di Germania e URSS nell’Europa orientale e conteneva delle clausole segrete circa la loro futura spartizione della Polonia.
Infatti, nel settembre ’39, in base a tali clausole segrete, la Germania occupava la parte occidentale della Polonia, mentre due mesi dopo la Russia ne avrebbe occupato la parte orientale e, per rendere ancor più sicuri i suoi confini, si sarebbe estesa anche a parte della Finlandia.
All’occupazione tedesca della Polonia occidentale, Francia e Inghilterra risposero con la dichiarazione di guerra alla Germania: il 3 settembre 1939 scoppiava la prima guerra mondiale.
POTENZE CAPITALISTE
Francia
Inghilterra
ASSE TRIPARTITO NAZIFASCISTA
Giappone
Germania
Italia (entrerà un anno dopo)
Le tre nazioni che con la loro aggressiva politica espansionistica avevano preparato la prima guerra mondiale (Italia, Giappone e Germania) erano assai più deboli –economicamente e militarmente- di quelle che si sarebbero schierate dopo contro di loro (Inghilterra, Francia, URSS e USA).
Tuttavia Hitler contava sui seguenti espedienti:
o Sulla disciplina dei soldati, su armi più moderne e su tattiche militari innovative (l’uso combinato del carro armato e dell’aeroplano), con le quali sperava di rendere possibile quella guerra lampo che già la Germania aveva tentato nella prima guerra mondiale, ma senza successo.
o Sulle diffidenze reciproche dei suoi nemici: da un lato voleva sfruttare i sentimenti anticomunisti e antisovietici delle potenze capitaliste di Francia e Inghilterra (anche per la Germania il pericolo principale era il comunismo e l’URSS); dall’altra parte voleva sfruttare i sentimenti anticapitalisti dell’URSS (anche per la Germania un altro pericolo erano le potenze capitaliste di Francia e Inghilterra, suoi avversari diretti nella seconda guerra mondiale).
Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Francia e Inghilterra e dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, la Germania continuava la sua espansione occupando Danimarca e Norvegia e garantendosi l’accesso alle miniere di ferro svedesi (la Svezia era rimasta neutrale alla guerra) di cui aveva assoluto bisogno per la fabbricazione delle sue armi.
GERMANIA CONTRO FRANCIA
Era per la Germania giunto il momento di attaccare la Francia.
Il numeroso esercito francese si era schierato lungo una linea di fortificazioni chiamata linea MAGINOT, dal nome del generale francese che l’aveva ideata e sulla quale cominciava una guerra di trincea: una guerra, anziché di movimento, di posizione, senza prendere iniziativa e simile a quelle del primo conflitto mondiale.
Di questo immobilismo vollero approfittare i tedeschi per scatenare la famosa guerra lampo già tentata nella prima guerra mondiale, ma senza successo.
Nel maggio ’40, dopo aver invaso i paesi neutrali di Olanda, Belgio e Lussemburgo, l’esercito tedesco aggira la linea MAGINOT dei francesi cogliendoli di sorpresa alle spalle.
Da questo momento in poi, il Nord della Francia e la stessa Parigi sono direttamente governati dai tedeschi, mentre a Vichy, nel Sud, viene instaurato un governo formalmente libero e affidato al generale Petain, ma di fatto sottomesso al potere nazista tedesco (un regime collaborazionista).
GERMANIA CONTRO INGHILTERRA
Sottomessa la Francia, la Germania si volse all’Inghilterra, che da sola avrebbe dovuto quindi fronteggiare tutto il peso dell’attacco tedesco.
Tra l’agosto e l’ottobre ’40, durante la battaglia d’Inghilterra, Hitler scelse il duro metodo di bombardare sistematicamente le città inglesi (Londra per esempio) fino a raderle al suolo (Birmingham), con l’intento di distruggere soprattutto le fabbriche (simbolo del potere economico dell’Inghilterra) e di demoralizzare la popolazione civile per poi costringerla alla resa.
Ma nonostante questi bombardamenti sistematici, il morale degli inglesi fu tenuto alto dall’energica e incoraggiante guida del primo ministro Winston Churchill, che rispose con successo agli attacchi tedeschi anche grazie ad una buona difesa antiaerea e all’uso dei radar che i tedeschi ignoravano.
L’INGRESSO DELL’ITALIA IN GUERRA
Abbiamo visto come nel maggio ‘39 l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler stringevano una seconda alleanza, il “patto d’acciaio”, che impegnava l’Italia a combattere al fianco dell’alleato tedesco se la guerra fosse scoppiata.
Tuttavia, dopo gli sforzi in Etiopia, l’Italia non era affatto pronta a sostenere una nuova guerra mondiale, a causa di una certa debolezza economica e soprattutto a causa dell’avversione alla guerra da parte dell’opinione pubblica, del sovrano, degli ambienti di Corte, di esponenti delle stesse gerarchie fasciste e del capo dell’esercito Badoglio, consapevole dell’innegabile impreparazione militare italiana.
Nonostante in base al patto d’acciaio del maggio ’39 l’Italia s’impegnava a combattere al fianco dell’alleato tedesco se la guerra fosse scoppiata, nelle giornate convulse dopo lo scoppio della guerra (settembre ’39), prevalse – e fu accettata dalla stessa Germania- la linea di non belligeranza. Così per un po’ la Germania dovette combattere da sola.
Ma, entusiasta per la conquista tedesca della Francia, Mussolini riuscì a convincere gli italiani e i gruppi contrari alla guerra della necessità di intervenire in un conflitto che in breve tempo sarebbe terminato con la vittoria e avrebbe permesso agli italiani di spartirsi un ricco bottino con l’alleato tedesco.
Il 10 giugno ’40, in un esaltato discorso, Mussolini annunciava alla nazione che l’Italia entrava in guerra e che pertanto un nuovo fronte si sarebbe aperto nell’Europa meridionale.
Così l’Italia strinse una nuova alleanza con Germania e Giappone, il cosiddetto PATTO TRIPARTITO, al quale aderivano anche altri stati europei e che impegnava i contraenti a costruire un nuovo ordine nel mondo, con Italia e Germania al comando d’Europa e Giappone al comando dell’Asia.
Ma come previsto, l’Italia in guerra darà presto prova della sua immensa debolezza e inadeguatezza.
Tra l’ottobre e dicembre ’40, Mussolini ordina di invadere la Grecia, ma l’Italia subiva una dura sconfitta da parte di quest’ultima e furono i tedeschi a portare avanti con successo l’aggressione nell’aprile ‘41.
La sconfitta italiana, oltre a rivelare la sospetta impreparazione militare, sottolineò l’impossibilità del paese di condurre a termine azioni belliche in modo autonomo dall’alleato tedesco.
ITALIA CONTRO INGHILTERRA IN AFRICA
Nel ’41, Mussolini ordina di spostarsi in Africa e di attaccare l’Egitto e la Somalia britannica. Tuttavia l’Inghilterra si difese validamente e anzi occupò le colonie italiane in Africa (Somalia, Eritrea, Libia e Impero d’Etiopia cerato nel ‘36), sì da mettere in fuga e rendere prigionieri molti italiani.
Ancora una volta la sconfitta italiana, oltre a rivelare la sospetta impreparazione militare, sottolineò l’impossibilità del paese di condurre a termine azioni belliche in modo autonomo dall’alleato tedesco.
E infatti, due divisioni motocorazzate tedesche guidate dal generale Rommel (detto “volpe del deserto” per la sua abilità strategica), salvarono l’Italia dal disastro e permisero la riconquista dei territori perduti.
Tuttavia, tale impreparazione militare e tale l’impossibilità di condurre a termine azioni belliche in modo autonomo dall’alleato tedesco diventavano per l’Italia sempre più un passivo asservimento alla potenza nazista della Germania di Hitler: le spese di allestimento e mantenimento dell’esercito tedesco furono addebitate all’Italia, dove i nazisti tedeschi requisirono armi, denaro e viveri per mandarli in Germania.
Anche nel resto dell’Europa conquistata, le risorse naturali e umane furono messe a disposizione dell’economia tedesca; in questo modo la Germania riuscì a sostenere lo sforzo della guerra senza penalizzare tanto la sua popolazione civile e anzi facendolo pagare ai paesi conquistati e anche all’alleato italiano: questi paesi erano tenuti a fornirle soldati, viveri, denaro o altri prodotti quasi come fossero sue colonie.
GERMANIA CONTRO URSS
Ancora sulla cresta dell’onda, stando ad un progetto già formulato precedentemente nel cosiddetto “piano Barbarossa”, la Germania decide di attaccare il suo nemico storico (l’URSS), violando il precedente patto decennale di non aggressione del settembre ‘39.
Con l’invasione della Russia, il nazismo tedesco avrebbe potuto realizzare le sue due massime aspirazioni: l’espansionismo verso oriente e verso le ricchezze sovietiche, e infine la lotta al comunismo.
Secondo il “piano barbarossa”, nel giugno ’41, l’esercito tedesco, affiancato da truppe italiane –dell’ARMIR: Armata italiana in Russia-, rumene, ungheresi, finlandesi e volontari spagnoli e francesi, avanzarono dai paesi baltici dell’Ucraina e della Crimea verso le porte di Mosca e Leningrado.
Per alcuni mesi, i tedeschi conseguirono qualche vittoria, anche perché l’URSS non si aspettava di essere invasa proprio in quel momento; tuttavia, l’esercito russo non cedette subito e anzi seppe organizzarsi successivamente in un’accanita resistenza, sì da riuscire a recuperare gran parte dei territori perduti e da allontanare i tedeschi da Mosca.
Ancora una volta sfumava la possibilità di quella guerra lampo che già la Germania aveva tentato nella prima guerra mondiale senza successo e nel maggio ’40 con la Francia con successo parziale.

GIAPPONE CONTRO USA
Incoraggiato dall’aggressiva politica espansionistica della Germania sua alleata, il Giappone rafforzò l’intenzione di costruirsi un grande impero in Asia e nell’Oceano Pacifico.
Per questa ragione, il 7 dicembre ’41, attaccò gli USA –che in Asia aveva forti interessi-, distruggendone la flotta a Pearl Harbour, un porto delle isole Hawaii.
Fu allora che gli Stati Uniti decisero di intervenire in guerra (una guerra che adesso, con USA e col Giappone, assumeva davvero una portata mondiale) al fianco delle potenza capitaliste di Francia e Inghilterra e contro l’asse tripartito di Italia, Giappone e Germania.
Già nell’agosto ’41, il primo ministro inglese Winston Churchill e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, incontratisi nell’isola di Terranova, avevano stretto alleanza con la “carta atlantica”.
Questi i nuovi schieramenti:
POTENZE CAPITALISTE
(GLI ALLEATI)
Francia
Inghilterra
USA
URSS (sciolto il patto con la Germania)
ASSE TRIPARTITO
NAZIFASCISTA
Italia
Germania
Giappone
Inizialmente il Giappone riportò brillanti vittorie sugli USA, sfruttando le loro carenze belliche quanto ad esercito ed aviazione.
Forte di tali brillanti vittorie sugli USA, il Giappone realizza le suddette intenzioni di costruirsi un grande impero in Asia e nell’Oceano Pacifico, conquistando le penisole del sud-est asiatico e minacciando India e Australia. Tali conquiste furono dovute non solo alla disciplina e alla adeguatezza militare del Giappone, ma anche al largo favore delle popolazioni conquistate, che vedevano nei giapponesi dei liberatori dai predenti domini coloniali europei. Ben presto, però, si comprese subito che l’intenzione principale del Giappone era quella di sfruttare le grandi riserve di materie prime di quelle terre del sud-est asiatico: fu così che in Birmania, Malesia e nelle Filippine sorsero importanti movimenti di resistenza antigiapponese.
I CAMPI DI CONCENTRAMENTO E L’OLOCAUSTO
Nel ’42, le potenze nazifasciste del patto tripartito (Italia, Germania e Giappone) raggiunsero la loro massima espansione.
L’Europa era diventata un impero tedesco, in parte sottoposta direttamente al governo militare nazista, in parte costituita da “Stati satelliti”, fedeli ala politica nazista di Hitler.
Quasi in tutta Europa (tranne in Russia e Polonia), il nazifascismo trovava l’appoggio forte di quella parte di popolazione legata a movimenti di destra precedentemente esistenti.
Abbiamo già accennato alla politica di sfruttamento tedesco di paesi conquistati: qui le risorse naturali e umane furono messe a disposizione dell’economia tedesca; in questo modo la Germania riuscì a sostenere lo sforzo della guerra senza penalizzare tanto la sua popolazione civile e anzi facendolo pagare ai paesi conquistati e anche all’alleato italiano: questi paesi erano tenuti a fornirle soldati, viveri, denaro o altri prodotti quasi come fossero sue colonie.
Non solo, ma nei paesi conquistati i tedeschi organizzarono un’ossessiva e autoritaria propaganda delle idee nazifasciste, volte a convincere la gente della pericolosità e inutilità di comunisti, democratici, zingari, omosessuali ed ebrei, a reprimere e punire ogni manifestazione di libertà o dissenso attraverso dure sanzioni.
La situazione peggiorò quando, a partire del ’43, il controllo tedesco e nazifascista dei paesi conquistati fu affidato alle SS, l’organizzazione paramilitare del partito nazista, che si rese responsabile di torture, fucilazioni in massa e della deportazione in campi di concentramento anche della popolazione civile.
I campi di concentramento rinchiudevano prigionieri politici ed oppositori d’ogni genere (tutti coloro che avevano manifestato libertà o dissenso alle idee nazifasciste), nonché tutte quelle categorie ritenute pericolose o inutili dal potere nazifascista: comunisti, democratici, zingari, omosessuali ed ebrei.
Furono gli Ebrei a pagare il destino più infame e a subire le condizioni di vita più dure nei campi di concentramento; Hitler aveva deciso, in nome della superiorità della razza ariana, di cancellare questo popolo dalla faccia della terra, perché ritenuto di razza inferiore, e pertanto di compiere il più terribile e sistematico genocidio (sterminio di un’intera razza) della storia di tutti i tempi: il genocidio degli Ebrei fu compiuto principalmente con il terribile strumento delle camere a gas e fu detto Olocausto (come nelle religioni antiche –per esempio quella greca- era detto Olocausto il sacrificio di vita compiuto dalla vittima, come un animale, in nome degli dei).
Ma i campi di concentramento avevano anche una funzione di sfruttamento economico: poiché gli uomini più validi erano stati impiegati per la guerra, la Germania decise di reclutare la manodopera mancante necessaria per le sue fabbriche da tutti i paesi conquistati; prigionieri di guerra o civili semplici furono prelevati dai loro paesi e costretti a lavorare nei campi di concentramento della Germania.
LA RESISTENZA
Troppe erano le violenze che gli europei sottomessi dovettero subire dalla Germania e dal potere nazifascista dei tedeschi perché presto non si sviluppasse ovunque un’opposizione attiva che prese il nome di Resistenza.
La Resistenza fu innanzitutto una lotta nazionale, cioè di intere nazioni contro l’invasore straniero tedesco, ma fu anche una lotta civile (contro quella parte dei propri connazionali che collaborava col regime nazifascista di Hitler) e una lotta sociale (di classi sociali comuniste –specie operai e contadini- contro il borghesismo e l’autoritarismo del regime nazifascista di Hitler).
Tali partigiani comunisti erano appoggiati sul fronte orientale dai sovietici, ed erano guardati con diffidenza dagli Alleati (Inghilterra e USA), potenze capitaliste anticomuniste e antisovietiche, per quanto avessero entrambi in comune l’obiettivo di sconfiggere il nazifascismo della Germania.
La Resistenza venne così a combinarsi e intrecciarsi con gli interessi delle grandi potenze rivali in guerra.
Quali furono i centri e i movimenti più famosi della Resistenza europea?
Naturalmente la Resistenza in Italia emerse più tardi, visto che ancora Italia e Germania erano alleate e visto che ancora l’Italia era un paese aggressore e non occupato.
In Germania un vero e proprio movimento di Resistenza non poté aver luogo, visto che il solido consenso al regime nazifascista di Hitler stroncava ogni manifestazione di libertà o dissenso. Tuttavia non mancarono episodi clandestini di Resistenza, ma sempre fallimentari; per es., il 20 luglio ’44, alti ufficiali dell’esercito tentarono di uccidere Hitler con una bomba posta nel suo quartier generale di Rastenburg, nella Prussia orientale; per una fatalità, il dittatore sfuggì all’attentato e uccise tutte le 5.000 persone che ritenne coinvolte nella congiura.
Ben diversa fu la sorte e l’ampiezza dei movimenti di Resistenza dei paesi occupati.
In Polonia, nell’aprile ’43, alcuni ebrei resistenti si opposero strenuamente, ma invano, alla distruzione del ghetto di Varsavia.
In Russia, la Resistenza prese il via dall’occupazione tedesca e italiana di Mosca e Leningrado del ’41.
In Grecia, la Resistenza fu guidata dal maresciallo,partigiano comunista, Tito.
In Francia abbiamo visto come, dalla sconfitta subita dalla Germania del maggio ’40, il Nord e la stessa Parigi sono direttamente governati dai tedeschi, mentre a Vichy, nel Sud, viene instaurato un governo formalmente libero e affidato al generale Petain, ma di fatto sottomesso al potere nazista tedesco (un regime collaborazionista).
Il generale Charles de Gaulle, oppostosi a tale regime collaborazionista di Petain nel Sud della Francia, si rifugiò in Inghilterra dove, sin dal ’40, cominciò a proclamare la necessità di una vera e propria Resistenza al nazifascismo tedesco; solo dal ’43 diresse un vero e proprio comando unificato di Resistenza francese.
LE SCONFITTE FINALI DI GERMANIA, ITALIA E GIAPPONE
Intanto, l’entrata in guerra di URSS e USA cominciarono a rovesciare le sorti della guerra e, tra il ’42 e il ’43, a infliggere le prime sconfitte alla Germania e ai suoi alleati. Esse furono le seguenti:
USA CONTRO GIAPPONE
UTra l’agosto ’42 e il febbraio ’43 si combatté sul Pacifico: gli Stati Uniti ingaggiano una battaglia aeronavale contro il Giappone per la conquista dell’isola di Guadalcanal (arcipelago delle Salomone) e per il controllo delle penisole del sud–est asiatico e dell’Oceano Pacifico di cui si era impossessato il Giappone nel ‘41: presto vinsero il Giappone anche grazie alla novità delle portaerei e dei sommergibili e si rimpossessarono di quei territori precedentemente perduti per mano dei giapponesi.
INGHILTERRA CONTRO ITALIA E GERMANIA
TTra l’ottobre ’42 e il maggio ’43, si combatté in Africa: gli inglesi, guidati dal generale Montgomery, sconfissero ad El Alamein, in Egitto, l’esercito italotedesco comandato dal generale Rommel; successivamente gli americani sbarcarono in Marocco e insieme ai francesi del generale De Grulle, sconfissero l’esercito italotedesco costringendolo ad abbandonare l’Africa.
GERMANIA CONTRO RUSSIA
ITra il settembre ’42 e il febbraio ’43 si combatté in Russia: i tedeschi provarono ad occupare Stalingrado, ma si trovarono improvvisamente accerchiati dai Russi che li decimarono e li costrinsero alla resa, sfruttando la loro intollerabilità di quel rigido inverno (il famoso ”inverno russo”). Anche i soldati dell’ARMIR (Armata italiana in Russia), mandati da Mussolini a sostenere i tedeschi, pagarono duramente la sconfitta e i disagi intollerabili di quel rigido “inverno russo”.
Con questa terza sconfitta, aveva fine il sogno imperiale germanico.
LO SBARCO DEGLI ALLEATI IN SICILIA
LA FINE DEL FASCISMO IN ITALIA
L’OCCUPAZIONE TEDESCA DELL’ITALIA
LA RESISTENZA ITALIANA
Nel luglio ’43, gli alleati americani, che già erano sbarcati precedentemente in Marocco, sbarcano in Sicilia, sottoponendola a durissimi bombardamenti e conquistandola.
Ciò ebbe un’immediata ripercussione sul governo, visto che il prestigio del fascismo e del suo duce Mussolini erano ampiamente compromessi.
Nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio ’43, un ordine del giorno, approvato con 19 voti contro 7, dichiarò la sfiducia a Mussolini, destituito e successivamente fatto arrestare dal re Vittorio Emanuele III. Quella data segna la fine della ventennale dittatura fascista in Italia.
Fu allora che il governo venne affidato al maresciallo Badoglio, ma l’entusiasmo suscitato in tutto il paese alla notizia della caduta del fascismo fu presto smorzato dalla dichiarazione che la guerra sarebbe stata continuata. Tuttavia Badoglio stipulò accordi segreti di armistizio con gli angloamericani, armistizio che fu firmato a Cassibile in Sicilia il 3 settembre, ma che sarà reso noto soltanto l’8 settembre.
Sentendosi tradito dall’Italia per questa segreta richiesta d’armistizio agli alleati angloamericani, Hitler ordinò all’esercito tedesco di mettere in atto l’operazione “Alarico”, ossia di occupare tutta la penisola italiana e rapire Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Da allora l’Italia andò in preda al caos più totale specie da un punto di vista di disciplina militare, e si divise in due: al Sud, occupato dagli alleati sbarcati da poco, permaneva in carica il governo Badoglio e lì si rifugiavano il re Vittorio Emanuele III e la Corte; al Nord si attestavano i tedeschi come un vero e proprio esercito occupante: Mussolini, liberato dai tedeschi a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, si poneva a capo di un governo fascista fantoccio, chiamato “Repubblica sociale italiana” con sede a Salò, sul lago di Garda.
La Resistenza in Italia emerse più tardi, visto che ancora finché Italia e Germania erano alleate e finché l’Italia era un paese aggressore e non occupato, naturalmente non diede alcun segno di Resistenza antinazista, antifascista o antitedesca; per questo la Resistenza in Italia comparve più tardi rispetto agli altri paesi europei e cominciò ad essere operativa proprio in questa situazione di occupazione subita dai tedeschi.
La Resistenza partigiana italiana, operativa dall’8 settembre ’43, oltre ai vecchi e nuovi antifascisti, raccoglieva anche soldati italiani decisi a ribellarsi all’ex alleato tedesco.
Essa trovò la sua espressione nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), nel Comitato di Liberazione Nazionale alta Italia (CLNAI), nel Corpo dei volontari della Libertà (CVL) con a capo Raffaele Cadorna, e nella rinascita di tutti quei partiti politici messi a tacere dalla dittatura fascista:
Il PSIUP (Partito socialista di unità proletaria) raccoglieva l’ala riformista e massimalista del movimento socialista e fu favorevole all’unità d’azione col PCI (Partito comunista italiano).
Il PCI(Partito comunista italiano), che non aveva mai cessato la propria attività clandestina anche durante la guerra e il fascismo, la riprese pubblicamente nel ’44, sotto la guida di Palmiro Togliatti, rientrato in Italia dopo un lungo esilio in URSS e volto a correggere le posizioni più intransigenti del vecchio PCI e a lanciare una politica di collaborazione con le altre forze antifasciste per costruire uno “Stato democratico”.
Anche il vecchio PARTITO POPOLARE riprese pubblicamente la propria attività col nome di “Democrazia cristiana” sotto la guida di Alcide De Gasperi, volto a conciliare i vecchi movimenti cattolici prefascisti con le nuove problematiche sociali del vecchio cooperativismo e sindacalismo “bianchi”.
Il PARTITO D’AZIONE fu l’unico partito politico nuovo rispetto agli anni precedenti, nel quale confluirono forze laiche, progressiste e liberalsocialiste, volte ad una rivoluzione democratica pronta a istituire un regime repubblicano contraddistinto da radicali riforme istituzionali.
Il Sud venne via via liberato dalle truppe alleate che, dopo la dura battaglia di Cassino del febbraio ’44, superarono un fronte tedesco, detto “linea Gustav”, potendo così entrare a Roma.
Il Nord rimaneva ancora per poco occupato dai tedeschi, visto che vari gruppi partigiani, organizzati in vere e proprie repubbliche autonome ed autogovernantesi, riuscirono pian piano ad aver ragione sulle truppe tedesche e sulle “Brigate nere” di Salò; inoltre furono aiutati dagli Alleati che man mano si spingevano sempre più a Nord, liberando le principali città d’Italia (Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Milano e Torino) e superando il fronte tedesco a Nord detto della “linea gotica”.
LE VICENDE CONCLUSIVE DELLA GUERRA
LA SCONFITTA DELLA GERMANIA
Tornando alla guerra in Europa, la vittoria dei russi sui tedeschi a Stalingrado nel febbraio ’43, fece sorgere alcune polemiche tra gli Alleati, ossia fra Francia/Inghilterra e Russia: durante la sua battaglia contro i tedeschi, la Russia si lamentò di essere stata lasciata troppo sola dagli alleati francoinglesi e americani e, d’altra parte, gli alleati francoinglesi e americani temevano che la Russia, da questa vittoria contro la Germania, potesse avanzare eccessive pretese.
Fu così che nel novembre ’43, i vertici di quei paesi, Stalin, Roosevelt e Churchill, si incontrarono a Teheran, in Iran e, nonostante alcune diffidenze reciproche, decisero che, per porre fine alla guerra, gli alleati angloamericani sarebbero sbarcati in Normandia, nel nord della Francia.
Lo sbarco avvenne nella notte del 6 giugno ’44, quando gli alleati angloamericani del generale Eisenhower sbarcarono in Normandia e travolsero le linee difensive dei tedeschi, costringendoli ad abbandonare i territori vicini del Belgio e della Francia.
Mentre gli alleati angloamericani procedevano all’occupazione della parte occidentale della Germania, l’URSS procedeva con quella della parte orientale fino ad entrare in Berlino: questa forza immensa di alleati antitedeschi non poteva non vincere una Germania stremata e incalzata da più fronti.
Nel febbraio ’45 la Conferenza di Yalta cominciava a spartire il mondo nel seguente modo:
Grecia e Austria ( sotto la tutela angloamericana
Romania e Bulgaria( sotto quella sovietica;
Ungheria, Polonia e Jugoslavia ( sotto una tutela comune,
furono abbozzate inoltre:
(la spartizione della Germania in quattro zone
(un’ultima modalità di intervento sovietico contro il Giappone(l’URSS si apprestò ad invadere Manciuria e Corea)
(ed un’organizzazione finale delle nazioni unite.
Il 25 aprile ’45 la guerra si concludeva con la liberazione d’Europa dai tedeschi e dunque con la sconfitta della Germania e dei nazifascisti.
Il 28 aprile ‘45, Mussolini fu catturato e ucciso dai partigiani mentre cercava di fuggire in Svizzera.
Il 30 aprile, Hitler si uccide.
Il 7 maggio ’45 la Germania si arrende senza condizioni: in Europa la seconda guerra mondiale era terminata.
USA CONTRO GIPPONE: IL BOMBARDAMENTO ATOMICO
Restava solo la questione del Giappone.
Quest’ultimo era stato sconfitto dagli USA tra l’agosto ’42 e il febbraio ’43 durante una battaglia aeronavale ingaggiatagli contro dagli USA per la conquista dell’isola di Guadalcanal (arcipelago delle Salomone) e per il controllo delle penisole del sud–est asiatico e dell’Oceano Pacifico di cui si era impossessato il Giappone nel ’41.
Nel giugno ’45, gli USA avevano iniziato l’occupazione del Giappone, ma questi preferiva essere sterminato anziché arrendersi.
Già durante la conferenza di Yalta del febbraio ’45 venne abbozzata un’ultima modalità di intervento sovietico contro il Giappone (l’URSS si apprestò ad invadere Manciuria e Corea). Tuttavia l’ultimo intervento decisivo contro il Giappone fu effettuato dal nuovo presidente americano Henry Truman; dopo aver lanciato inutilmente un ultimatum al Giappone, egli ricorse alla nuova e micidiale arma atomica, lanciando la prima bomba il 6 agosto ’45 ad Hiroshima e la seconda il 9 agosto ’45 a Nagasaki, città incenerite in pochi secondi, causando la perdita di gran parte della popolazione.
Il 14 agosto ’45, il Giappone non poté far altro che arrendersi senza condizioni e determinare così la fine della seconda guerra mondiale.
IL PROCESSO DI NORIMBERGA
Tra il novembre ’45 e l’ottobre ’46, le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Unione Sovietica) decisero di istituire un processo contro il principale responsabile dei disastri soprattutto morali (per es. dell’Olocausto) del conflitto: i nazisti.
Il processo si tenne nella città tedesca di Norimberga, e gli imputati presenti furono 23, tra cui il braccio destro di Hitler, Goring, il ministro degli esteri tedesco Ribbentrop e altri dirigenti nazisti.
Le accuse furono le seguenti: crimini contro la pace (per la premeditazione di una guerra aggressiva); crimini di guerra (per le violenze contro popolazione militare e civile); crimini contro l’umanità (per la tortura e il sistematico genocidio degli Ebrei -l’Olocausto- nei campi di concentramento o Lager, cose delle quali solo allora l’umanità venne a conoscenza, giacché furono tenute abilmente nascoste dai dirigenti nazisti fino a quel momento).
Di quegli imputati, 12 furono condannati a morte, 8 a dure sanzioni punitive e detentive, 3 assolti e altri riuscirono a sfuggire, specialmente in Sud America.
CONCLUSIONE
La fine del fascismo, del nazismo e della seconda guerra mondiale consentì un ritorno –attraverso anche la rinascita di vecchi e nuovi partiti politici- degli antichi ideali di libertà, democrazia e giustizia, e questo non solo grazie ai liberatori USA, ma anche grazie al coraggio delle stesse popolazioni europee.
Per questo si è parlato della seconda guerra mondiale come di un conflitto non solo tra potenze diverse, ma anche tra valori e ideologie diverse: liberalismo e totalitarismo autoritario.

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